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Parco Monti Livornesi

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2022

  

Si ricorda che le iniziative sono riservate agli associati, i quali, con il tesseramento annuale si rendono tutti compartecipi delle responsabilità e della gestione dell’associazione stessa. Chi non è socio può comunque partecipare una tantum alle escursioni, versando 5 euro che verranno considerate come acconto del successivo tesseramento, da effettuarsi in occasione di una ulteriore uscita (€.15 singolo/€.20 familiare).

L'iscrizione ha validità annuale e si può effettuare o partecipando ad un'iniziativa e versando la quota al referente dell'iniziativa stessa, che poi la consegnerà al tesoriere, oppure contattando direttamente il tesoriere: attualmente Luisa Rocchi - luisa.massimo@gmail.com - 349 7114943

note e regole di partecipazione:

1) tramite una mailing list vengono effettuate comunicazioni di vario tipo agli associati, dai periodici incontri nell'attuale sede provvisoria (via Roma 230 c/o locali annessi al museo di storia naturale) ad eventi interessanti ma gestiti da altre associazioni etc.etc................chi vorrà ricevere tali informazioni è sufficiente che lo comunichi ad agireverde@tin.it .

2) per partecipare alle diverse attività dell'associazione si deve prendere atto che diventando soci ci si corresponsabilizza nella gestione dell'associazione stessa, divenendo tutti con eguali diritti/doveri essendo quindi tacitamente inteso che, non esistendo accompagnatori professionali e retribuiti, i referenti occasionali (anch'essi soci) che si prestano alla conduzione ed auspicati in ampia rotazione, non saranno mai da considerarsi responsabili per eventuali incidenti possano verificarsi in occasione delle diverse iniziative. E' sottinteso come sia opportuno verificare le proprie condizioni fisiche prima di partecipare alle escursioni, benchè esse siano sempre previste per essere alla portata di tutti, trattandosi sempre di percorsi oggettivamente privi di qualsiasi rischio.

3) Partecipando ad una iniziativa, quando non previsto altrimenti, è opportuno farlo sapere entro il venerdi sera precedente, al più tardi (lasciando nome, numero di partecipanti e telefono) per essere avvertiti di eventuali mutamenti di programma anche all'ultimo minuto, senza correre il rischio di arrivare nel luogo dell'appuntamento quando questo è stato precedentemente annullato per maltempo o altro motivo.

4) Per favorire l'amalgama tra soci e direttivo (rinnovabile a scadenza, a norma di statuto) e far sentire tutti responsabili della crescita dell'associazione, intesa non solo come momento aggregativo ma anche come attrice di cambiamento in tema di politiche ambientali e salvaguardia del territorio, quando il direttivo in carica ha proposte da presentare ai soci oppure quando un socio lo richiede, avendo egli stesso proposte o questioni che desidera affrontare e sviluppare in associazione, viene chiamato un incontro soci/direttivo in via Roma 230, c/o locali annessi al museo di storia naturale alle h.21.15, come precedentemente specificato.

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Avvertenze: prima di iniziare un trekking, oltre ad auto valutare la propria condizione fisica, senza barare, vi consigliamo la lettura di questo sito, utilissimo per chi ha poca pratica di escursionismo. Da ricordare, quando si affrontano dislivelli, che in media per circa 250/300 metri occorreranno circa 1 ora (ma se anche ce ne mettete h.1,30 va bene lo stesso), non dimenticando comunque eventuali soste di recupero di 15 minuti ogni ora (in escursione non c’è alcun record da battere e l'ambiente intorno va gustato senza alcuna fretta).            http://xoomer.virgilio.it/geotrek/page271.htm . Ovviamente è scontato che si debbano calzare scarpe da trekking con suola robusta e non scarpette tempo libero.

Buona lettura e buone scarpinate con Agire Verde.

ps: informatevi sempre e personalmente c/o il referente di eventuali problemi che possano esserci sul percorso, anche in base alla propria condizione fisica, del tipo: dislivelli da superare; cosa fare se, sentendo la stanchezza, non si riesce a tenere passo di chi va più veloce; se c’è acqua per rifornirsi etc.etc.

NOTA IMPORTANTE: il programma di questo semestre è molto particolare per cui vi preghiamo di leggere i motivi per cui lo è, molto ben specificati a questo link (cliccateci sopra) e anche rifletteteci perchè potrebbe rappresentare il nostro ultimo tentativo di evitare la cessazione definitiva delle attività dopo  25 anni di esistenza sul territorio.

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Programma primo trimestre 2022   (scorrere la pagina)

 

Info: la quota di partecipazione alle escursioni, per i soci iscritti 2020, è interamente a carico dell’associazione, per gli altri sarà invece di €.5 a giornata. Per motivi

organizzativi è necessario prenotarsi al referente dell’iniziativa una settimana prima (per quelle con soggiorno un mese prima). A proposito delle motivazioni di questa ripresa

delle attività inoltre, dopo due anni di sosta, vi preghiamo di leggere la nota inserita sotto questo notiziario informativo.

Domenica 23.01 - Nel Parco costiero di Rimigliano

Non è comune trovare un Parco che unisca così armoniosamente una costa incontaminata a una vegetazione così ricca e rigogliosa: una striscia verde, affacciata sul mare, dove la vegetazione mediterranea si mostra in un’eccezionale varietà di specie, forme e colori. Dalla sabbia alle dune, dove la macchia è modellata da venti marini, all’ombrosa foresta dominata da lecci e pini domestici: questo è lo scenario in cui si è immersi quando si attraversa il Parco costiero di Rimigliano, con la pineta prevalente vicino a San Vincenzo, la caratteristica macchia mediterranea più a sud e infine la spiaggia, tipica per un vasto arenile con dune mobili modificate dai venti e dalle maree, che si alternano a dune fisse dove s’insedia la macchia mediterranea, fino al golfo di Baratti. Info e prenotazioni entro il 16.01 a Laura 338 9083212

 

Domenica 13 febbraio: escursione didattica lungo il Canale dei Navicelli

Le prime notizie del canale dei Navicelli, che, partendo a valle della città di Pisa giunge a Livorno, risalgono alla fine del XVI secolo, all’epoca di Cosimo I de’ Medici, quando Pisa e Livorno erano ormai sotto il dominio di Firenze. Fu allora che venne progettata la costruzione di un canale navigabile che collegasse Livorno a Pisa e poi a Firenze lungo il corso dell’Arno, fino al porto del Pignone. L’opera si rese necessaria poiché le condizioni del vecchio porto pisano, sempre più interrato, continuavano a peggiorare e ciò impose la scelta di rafforzare il porto di Livorno che nei secoli successivi divenne il più importante scalo marittimo della Toscana. L’escursione didattica sarà condotta da un esperto che ci condurrà alla scoperta di questa antica via d’acqua, lungo i suoi argini, tornando poi verso la costa, dove il tema trattato verterà sulle colonie marine di Calambrone. Info e prenotazioni entro il 6.02 a Gianfranco 328 2352712

 

Domenica 27.02: al castello dei Vescovi, nel Parco di Berignone (Volterra)

I resti del Castello dei Vescovi si trovano nel complesso forestale di Berignone-Tatti, nel comprensorio di Volterra. Oggi, ben nascosti all'interno del bosco, rimangono in piedi solo i resti di una torre, pochi frammenti delle mura che la circondavano e appena qualche traccia del borgo intorno, ma anche osservando queste rovine si intuisce perfettamente la forza severa e l'eleganza che potevano avere all’epoca (XIII° secolo) queste poderose strutture. Vi arriveremo  attraversando un maestoso bosco di latifoglie (lecci, carpini, cerri, ornielli),  in gran parte ricoperti da muschi vellutati che, oltre a possedere un notevole interesse naturalistico, ha visto una presenza importante dell’uomo in quanto indiscutibile riserva di legname, combustibile necessario ad alimentare le saline di Volterra, come testimoniato dalla presenza di molte carbonaie. CON GUIDA MAX 20 presenze - Info e prenotazioni entro il 20.02 a Leo 340 0033113

Domenica 13.03: Campiglia-San Vincenzo, attraverso il parco minerario e il sentiero dei corbezzoli - Un percorso trekking che riesce a fornire una visione totalmente diversa da quella classica della costa toscana, dove, invece di spiaggia e mare, ci troveremo immersi in un territorio carsico e in un bosco ombroso. Il punto di partenza è in prossimità del Parco archeominerario e da qui saliremo dolcemente, immersi nella tipica macchia mediterranea composta prevalentemente da boschi di leccio, corbezzolo, quercia, cerro e frassino. Il sentiero, prenderà quota molto gradatamente e raggiungerà la parte più interessante di un percorso che, rispetto al precedente tratto, muta completamente le proprie caratteristiche diventando molto panoramica sul mare del promontorio di Populonia, con una vegetazione che cambia in maniera sensibile diventando, a causa del terreno roccioso calcareo, da arborea a quasi arbustiva, con piante di dimensioni molto più piccole, come il ginepro, il lentisco e la ginestra. Di particolare, specialmente nella parte più alta, troveremo alcune grotte e voragini, debitamente segnalate e recintate, come la Buca del Serpente e la Buca del Grillo. CON GUIDA MAX 20 presenze - Info e prenotazioni entro il 06.03 a Leo 340 0033113

 

Domenica 27.03: Castellina Marittima, terra di olio e di vino. Conosciuta fin dal periodo etrusco per le sue cave di alabastro, è collocata in uno scenario che sintetizza gli aspetti più caratterizzanti del paesaggio toscano, con colline coltivate a olivo, vite e grano. filari di cipressi e una rigogliosa macchia mediterranea, habitat naturale di cinghiali e altri animali selvatici. L’escursione di oggi ci porterà a spasso per questo territorio, nel verde e nella quiete di una zona ancora incontaminata, inserita nella “ Strada del Vino delle Colline Pisane”.  Info e prenotazioni entro il 20.03 a Leo 340 0033113

 

 

SOGGIORNO ALL’ELBA – le rotte del tempo 8/9/10 Aprile (3gg. 2notti) – Un viaggio tra archeologia, geologia, mito e natura, sulle tracce di un passato, nascosto ma ancora sorprendentemente presente, che ci vedrà a lezione di natura, in una due giorni di immersione lenta nei colori intensi del verde e dell'azzurro di un’isola ricca di storia e leggende, che scopriremo passo dopo passo. CON GUIDA MAX 14 presenze - Info e prenotazioni entro il 10.03 a Rossano 331 1131900

Domenica 08.05: al monte Altissimo, un’onda di pietra. Partendo dal rifugio Città di Massa a Pian della Fioba (m.900) e oltrepassato un bosco di castagni, si inizia a salire per rocce, prati e rada vegetazione verso il passo della Greppia (m.1209), in circa h.1. La zona è molto bella e panoramica e chi non volesse proseguire per il m.Altissimo potrebbe benissimo fermarsi qui, a godere dello splendido panorama sulle cave di marmo sovrastanti. Chi proseguirà invece, raggiungerà il passo degli Uncini (m.1366) e quindi il m.Altissimo (m.1589) in altre h.1,30. Tenete però presente che il sentiero di crinale, dal passo della Greppia, richiede esperienza e fatica (per l’intero anello h.4,5/5) e quindi chi vuole completare l’anello dovrà obbligatoriamente consultarsi prima col referente. CON GUIDA MAX 10 presenze diff. EE. Info e prenotazioni entro il 01.05 a Rossano 331 1131900

 

 

 

SOGGIORNO All’alpe di SUCCISO – tra cielo, vento e acqua 21/22 Maggio (2gg. 1 notte) – La Primavera, nel territorio di questo Parco nazionale, offre splendidi paesaggi in cui le vette più alte ancora innevate sovrastano le valli dove il colore verde è già predominante e punteggiato da bellissime fioriture di primule e giunchiglie, che trasformano sottoboschi foraggere e pascoli in orti botanici naturali. In questo magico contesto, andremo alla scoperta della resilienza delle foreste e delle popolazioni di montagna, dove vivremo la rinascita di un borgo abbandonato che viveva e ancora vive in armonia con l’ambiente naturale (giro/salita al Succiso + monte Ventasso) diff.E+. CON GUIDA MAX 16 presenze - Info e prenotazioni entro l’ 21.04 a Salvatore 347 3637538

 

 

 

Domenica 12.06: incontro didattico sulla filiera del grano

Nella campagna dell’Alta Valdera, a Fabbriche di Peccioli, visiteremo un’azienda agricola bio, con Filiera diretta campo di grano/mulino a pietra/pastificio/forno e l’utilizzo esclusivo di grani antichi. Sapientemente guidati in un percorso didattico particolare, ci porteremo al mulino e quindi al pastificio, per ricevere spiegazioni dettagliate su come si arrivi dalla coltivazione bio dei grani alla loro molitura a pietra e infine alla produzione di pane e pasta, lavorati con processi artigianali e lunghe lievitazioni, sempre garanzia di qualità e gusto. CON GUIDA Info e prenotazioni entro il 05.06 a Leo 340 0033113

 

Domenica 19.06: INCONTRO AL MUSEO – ASSEMBLEA ASSOCIATIVA E RINNOVO (ELEZIONI) DIRETTIVO. Dopo circa due anni di inattività causa covid, avrete notato che a partire da gennaio è stato proposto un programma particolare, impostato per stimolare la riflessione dei soci su come gestire l’associazione in seguito ma soprattutto se sia possibile rinnovare il serbatoio di energie e volontariato che hanno permesso l’esistenza dell’associazione Agire Verde dal 1997 ad oggi, tenuto conto anche che le disponibilità attuali per continuare e per vari motivi non sono né sistematiche né continuative. Questi concetti espressi sono maggiormente dettagliati nello scritto a seguire e che vi preghiamo di leggere con attenzione). Nota: i dettagli di questa iniziativa, con rinnovo dell’attuale direttivo, verranno specificati in prossimità della data prefissata per email.

AGLI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI AGV

Le ultime iniziative che furono organizzate e svolte dall’associazione AgV risalgono al periodo gennaio 2020 (Apuane Camaiore) . Nell’ottobre 2020, fu svolta un’unica iniziativa a Sasso Pisano, dopo il periodo più duro della pandemia e del lock-down, proseguiti poi nel 2021.

Già nell’ultimo periodo, prima della pandemia, il nucleo delle persone attive, in grado, per esperienza e disponibilità, di organizzare eventi e iniziative per le domeniche autunnali, invernali e primaverili era già molto ridotto.

L’estate in genere veniva lasciata libera da appuntamenti associativi, salvo una esperienza molto ben accolta e riuscita in Valtellina per una settimana verde. OGGI, DOPO IL LOCK-DOWN CHE HA ULTERIORMENTE ISOLATO E SEPARATO LE PERSONE, LA SITUAZIONE È PEGGIORATA.

Dopo questi 2 anni, vicende di salute o cambiamenti di orizzonti personali hanno quasi azzerato questo serbatoio di energie e di volontariato messo a disposizione degli altri. LE DISPONIBILITÀ PER CONTINUARE NON SONO NÉ SISTEMATICHE NÉ CONTINUATIVE.

Eccoci quindi QUI, a 2 anni dalla normale attività associativa, a proporre un SEMESTRE SPECIALE, un cantiere di riflessione e di proposte nell’ambito del quale decidere serenamente se CHIUDERE o CONTINARE in altre forme l’esperienza AgV, la cui fondazione risale al 1997.

Di qui la decisione di rimettere ad un PERIODO PARTICOLARE e ad una ASSEMBLEA più rappresentativa, sia numericamente, sia della storia di AgV, la scelta sul FUTURO. I problemi su cui confrontarsi sono 4 :

1)  Cosa fare della piccola CASSA di circa 1300 € e qualche dotazione (il proiettore) che abbiamo

 

 

2)La presenza tra associazioni OSPITI DEL MUSEO di Storia Naturale e parte della sua comunità

 

 

3)L’ADESIONE A “OCCHI SULLE COLLINE” e alle iniziative per la mappa di COMUNITÀ del Parco

 

 

4)La possibilità di continuare le attività con una FORMA LEGGERA DI IMPEGNO DEGLI ASSOCIATI

 

Le iniziative di questo semestre saranno parzialmente (5 su 8) organizzate con guide professionali . Gli iscritti 2020 avranno la quota personale per la guida pagata con la cassa dell’associazione. I partecipanti alle iniziative del semestre non iscritti pagheranno una quota guida 5 € per giornata. Devolvere in questo semestre in favore degli iscritti i soldi in cassa è un modo per rioffrire le iniziative interrotte dal lock-down.

Questo SEMESTRE COSTITUENTE PER IL FUTURO è stato ideato come progetto di iniziative che ci permettano di ricalarci nei ns valori fondanti, cioè l’idea che la vita è più bella se vissuta nella natura e nella comunicazione della comunità di esperienze che si crea durante le iniziative.

Abbiamo voluto toccare luoghi focali della ns storia: l’arcipelago toscano e il mare, le Apuane , la montagna e le colline, la costa e la pineta, l’ospitalità delle aziende e l’alimentazione, la storia locale.

Le esperienze sul campo riscontrano una partecipazione e un calore che la semplice assemblea convocata a freddo non ha. Durante le iniziative del programma sarà possibile sicuramente allargare il dialogo sulle prospettive con tutti i partecipanti.

Se nuove disponibilità e nuove idee apriranno un futuro anche se diverso dal passato i punti 2 e 3 verranno di conseguenza e saremo felici di RIPARTIRE.

E’ bene dire però, che è più probabile che si vada verso una CHIUSURA per esaurimento della spinta propulsiva. Una RIPARTENZA auspicata richiede in tutti i casi un piccolo gruppo disponibile .

        INFOSOCI: Nota: tramite una mailing list gli associati vengono informati di periodici incontri direttivo/soci, di eventi gestiti anche da altre associazioni, di variazioni al programma etc.etc.. Chi vuole ricevere tali informazioni può comunicare il proprio indirizzo e-mail ad agireverde@tin.it .

IMPORTANTE: Quando non sono interessati accompagnatori professionali, ogni socio è corresponsabile delle iniziative programmate, essendo i referenti occasionali volontari e quindi non da considerarsi responsabili per eventuali incidenti occorsi in escursione. L’accettazione tacita ma consapevole di questo fatto è condizione indispensabile di partecipazione.

Prendere contatto telefonico col referente delle singole uscite e prenotarsi entro le date indicate è obbligatorio, sia per informarsi delle difficoltà dei percorsi ma anche perché il programma del notiziario potrebbe essere soggetto a variazioni.

Agireverde: www.agireverde.it e-mail: agireverde@tin.it


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 Altre iniziative da riproporre

 La Riserva Naturale del Lago di Sibolla

nasce per proteggere una piccola ma significativa zona umida che si estende per circa 60 ettari nel comune di Altopascio e rappresenta, dal punto di vista floristico, uno dei più importanti biotopi palustri della Toscana. 
Per un'ampia parte l'area palustre è circondata da prati incolti e campi tuttora coltivati, mentre nelle parti sudorientale e orientale del bacino si trovano i boschi. 
Il Lago di Sibolla, rimasto incontaminato negli anni e rende bene l'idea di come dovevano apparire i vicini Paduli di Fucecchio e di Bientina prima delle bonifiche del secolo scorso. Sulle rive dello specchio d'acqua si possono ammirare diverse specie di uccelli acquatici, tra cui una colonia di 
aironi coloniali.

dettagli:

Il bacino della Sibolla, situato a circa 2,5 km. a nord-est di Altopascio, e’ costituito da un piccolo specchio lacustre  circondato da un territorio paduloso. Qui infatti si sono mantenute condizioni ambientali che hanno permesso la conservazione di una flora interessantissima, ormai quasi totalmente scomparsa altrove. Il laghetto di Sibolla presenta una forma allungata ed e’ diviso da una strozzatura.  Lungo circa 400 metri e largo  50, non e’ mai profondo piu’ di 3 metri. Non vi sono emissari e l’alimentazione dipende in massima parte dalle acque meteoriche. Esiste invece un fosso di scolo, il cosiddetto “fosso di Sibolla”,  e si tratta di un emissario artificiale, come testimonia un decreto del podesta’ di Lucca datato 22 Agosto 1263. Circonda lo specchio d’acqua una caratteristica formazione che prende il nome di aggallato o pollino.Tali formazioni vegetali erano un tempo comuni in tutte le paduli della Toscana e la loro pecularieta’ ha attirato l’attenzione dei naturalisti fin dal Settecento.

Gli aggallati durante i periodi di magra del Sibolla si posano sul fondo, contribuendo al naturale processo di interramento del lago che va infatti lentamente evolvendosi in torbiera. Dal punto di vista botanico, sono presenti sia specie palustri che acquatiche. In copiosa quantita’ vi si trovano le ninfee sia gialle che bianche; le brasche, l’erba vescia, le callitriche, il mirofillo,eccetera. Sebbene piu’ rara, e’ presente  anche l’aldrovanda, che e’ da considerarsi un relitto terziario accantonatosi a Sibolla poiche’, durante piu’ mesi dell’anno, le acque raggiungono una elevata temperatura – fino a 30°  – e sono poverissime di calcio. Durante la visita naturalmente incontreremo anche numerose specie di uccelli, tra le quali garzette,  aironi, falchi, oche eccetera.

 Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Sibolla

http://angoliditoscana.it/altopascio-lucca-riserva-naturale-del-lago-di-sibolla/

http://www.regione.toscana.it/documents/10180/14438515/Riserva_Naturale_Regionale_Lago_di_Sibolla_LU.pdf/a6f9205a-6985-46c0-9299-3c2fc5db69e1

galleria fotografica -

Tempi: visita al borgo h.1,5 – sosta pranzo h.1 -  visita Sibolla h. 2 a/r  tramonto alle h. 17.50  

Scheda di viaggio con direzione indicativa: andata – Livorno-Arnaccio-Fornacette-Vicopisano-Bientina-Altopascio- lago di Sibolla (Riserva Naturale del Lago di Sibolla, Via dei Sandroni, 15, 55011 Altopascio LU. (h.1.00). Dopo Sibolla- Montecarlo e ritorno da Montecarlo x medesimo percorso andata o autostrada

 

Dal Gabbro al “ponte romano” sul botro Riardo (anello) 

Utilizzando la nuova segnaletica del Parco dei monti livornesi, realizzata e messa in opera grazie al lavoro delle associazioni aderenti al “progetto occhisullecolline”, oggi percorreremo un interessante anello che si sviluppa ora in zone boschive, ora per tratte agresti ora infine nella valle del botro Riardo, sotto i rilievi di Monte Carvoli e del Monte Pelato, nel Parco di Camaiano, arrivando al cosi detto “ponte romano di Castelnuovo della Misericordia”, benchè le sue origini siano più recenti, verosimilmente tardo settecentesche,  costruito per rendere raggiungibile una fornace di mattoni oltre il botro Riardo, anche durante eventuali periodo di piena. L’escursione inizierà dal paese del Gabbro per raggiungere i vecchi lavatoi, un itinerario che veniva seguito dalle donne del Gabbro per andare ad attingere l’acqua ed a lavare i panni dalla seconda metà del 1600 fino alla seconda del 1900. Saremo parzialmente sul “sentiero del mille” (tracciato altomedioevale che collegava i borghi collinari a Vada e quindi al mare, anche se la costa era tuttavia raggiungibile ben prima, prendendo per la via vecchia della Marina del m.Pelato), per boschi e viottoli di campagna che si alternano piacevolmente, in un trekking di circa h.4/4.30, escluse le soste.

Dettaglio: Dal parcheggio del Gabbro saliamo all’asfaltata e prendiamo subito per via della Rosa, di fronte a noi e ben riconoscibile per la presenza di un ambulatorio veterinario. Andiamo avanti per circa 10 minuti, uscendo dal paese e trovando prima un’edicola votiva a sinistra e quindi un bivio che ci indica Colognole andando avanti e Ricaldo invece a destra.Scendiamo per Ricaldo, ora nel bosco, ora uscendo verso i coltivi ed in altri 20 minuti siamo ai lavatoi del Gabbro, di cui si ha notizia fin dal tardo ‘600. Una breve visita e risaliamo quindi per una

 stradina sterrata (a destra) che ci riporta sull’asfaltata in circa 20 minuti. Prendiamo ancora a destra per altri 10 minuti sulla provinciale ed iniziamo l’avvicinamento al ponte romano, facendo attenzione a scendere alla nostra sinistra (ben evidenti i cartelli che indicano la direzione da seguire, seguendo il sentiero 199). Ci aspetta adesso un saliscendi di circa h.1, per zone boschive, sterrati e canneti e viottoli lastricati di massi, vestigia degli antichi tracciati, finchè, dopo aver guadato il botro Riardo, saremo ad un cancello grigio dove gireremo a sinistra per altri 45 minuti, per raggiungere il “ponte romano”. Il ritorno sarà per questo stesso sterrato, altre h.0,45 dunque, ma andando questa volta a diritto per h.0,20 finchè, alla nostra sinistra, troveremo un breve stradello a fondo chiuso dove noi gireremo invece alla prima carrareccia a destra. In altre h.0,30 saremo al botro Sanguigna ed ai suoi mulini e, girando a destra e seguendo il corso d’acqua termineremo la nostra passeggiata, risalendo per circa h.0,20 (unica salita impegnativa) ed arrivando al campo sportivo prima e dopo ancora al parcheggio dove avremo lasciato le auto. Tot. Prima parte h.1 + seconda parte h.1.45/.Ritorno circa h.1.45 Calcolare le soste al ponte h.1 (sosta pranzo). Trekking di h.4.30/5 + soste.

Altre note descrittive :

1) Gabbro - Sorto sul versante orientale dei monti livornesi ha origini medievali: mai citato dalle fonti come castello – nel ‘300 è definito ‘comune rurale’ - l’agglomerato ereditò probabilmente la popolazione dei vicini castelli di Torricchi e Contrino, forse distrutti già nel corso del basso-medioevo. Il toponimo, dal latino glabrum, allude alla sterilità del suolo, ricco di rocce di origine vulcanica - il “gabbro” appunto, così battezzato in onore del paese, trovando un curioso parallelo nell’appellativo ‘Pelato’ dato al poggio su cui il paese sorge.

La zona fu oggetto, dal 1547  - con Cosimo I° de Medici - in poi, di ripetuti tentativi di colonizzazione voluti dai Medici allo scopo di accrescere la produzione agricola necessaria allo sviluppo del centro di Livorno. L’interesse granducale è testimoniato anche dai resti di numerosi mulini ad acqua, risalenti allo stesso periodo e che sorgevano lungo l’alta valle del Botro Sanguigna, facenti parte di un più ampio sistema produttivo creato proprio allo scopo di approvvigionare di grano la nascente e vicina città di Livorno. Dal 1886 visse a Gabbro il pittore macchiaiolo Silvestro Lega che nella sua opera si è ispirato più volte al paesaggio di questo ridente paese.

2) I vecchi lavatoi:

Situata fra Gabbro e Torricchi, per secoli è stata usata da uomini e donne per l'acqua da bere e per lavare i panni. Da Piazza Cavour, seguendo Via Rialto che scende verso la vallata orientale si ha occasione di percorrere un sentiero molto suggestivo che si snoda fra alberi di sughero ai margini della boscaglia. Questo itinerario veniva seguito dalle donne del Gabbro per andare ad attingere l’acqua e a lavare i panni alla fonte di Rialto. Tale fonte fu ristrutturata nel 1609 e nel 1682 quando vennero costruiti i lavatoi e gli abbeveratoi per gli animali. Prima di arrivare alla fonte è possibile scorgere una edicola votiva originaria del 600, che custodisce un quadro della Madonna, ed alcuni cunicoli nei quali i Gabbrigiani si nascondevano per sfuggire ai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale. Si ha notizia dei lavatoi fin dal 1682, quando vengono stanziati dalla Comunità del Gabbro: "25 scudi per fare un arco e muro attorno alla Fonte del Ricaldo, per far venire l'acqua a doccio, fare un abbeveratoio per le bestie.Il rifornimento di acqua potabile avveniva presso le due fonti distanti un chilometro dal paese sulla parte destra della strada che porta a Castelnuovo della Misericordia. Veniva anche attinta a una fonte situata nella località Riardo, anche questa distante oltre un chilometro dal paese, lungo

 

                                                                                                                       una strada secondaria che porta verso la località di Staggiano. Dopo il

1945 la fonte fu chiusa e l'acqua incanalata, a mezzo di un piccolo acquedotto, fu fatta affluire alla Fornace Serredi per le necessità della lavorazione. L'acqua veniva trasportata giornalmente alle abitazioni dalle donne che portavano sulla testa brocche o canestre piene di fiaschi e da ragazzi con carrettino, con corbellini anche questi pieni di fiaschi. La lontananza delle fonti causava fatica e perdita di tempo specialmente nell'estate quando si doveva fare la fila perchè il getto dell'acqua diminuiva. Le donne spesso si recavano, portando sempre grosse canestre in testa, a lavare i panni ai due lavatoi pubblici, cioè a quello di Rialdo e a quello che si trova dalla parte opposta, sulla via che dal Gabbro porta a Castelnuovo della Misericordia. Due fonti di incerta potabilità, una chiamata fonte di Giomo sulla via Taversa Livornese per Castelnuovo poco prima della località Stregonie e l'altra situata nelle vicinanze, fornivano acqua, per far fronte alle diverse necessità degli agricoltori e dei possidenti, i quali riempivano damigiane e botticelle che trasportavano con carri trainati da buoi o con barrocci trainati da cavalli o di ciuchi. Dopo il 1945 il comune di Rosignano Marittimo, dietro le insistenti richieste dei paesani, deliberò di fare l'acquedotto per portare l'acqua potabile in paese. Fu allora incanalata l'acqua delle due fonti e, utilizzate altre sorgenti a mezza costa della collina di Poggio d'Arco, fu creato un deposito sul Poggio Pelato. Col passar del tempo le fonti del paese furono integrate da altre direttamente installate nelle case avendo così gli utenti l'acqua sempre a disposizione senza fatica, con vantaggi igienici e senza perdita di tempo. Purtroppo quando il Comune, per approvvigionare l'acqua potabile al paese di Nibbiaia, decise di alimentare l'acquedotto con altra acqua presa lungo il fiume Sanguigna, in località Bucafonda, la situazione peggiorò sia come qualità sia come quantità. testo da - http://www.lungomarecastiglioncello.it/

Pellegrinaggi medioevali nel territorio livornese - Nell’area settentrionale delle Colline livornesi sono presenti due complessi storico-religiosi di culto Mariano che hanno caratterizzato dal punto di vista sociale, economico e religioso questa porzione di territorio: il Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero (1390) e l’Eremo di Santa Maria alla Sambuca (1367). In questi due luoghi i pellegrini medioevali, di ritorno da Santiago di Compostela o diretti a Roma, arrivano alla ricerca di riparo, ospitalità e cibo e ci sono testimonianze di un percorso che dalla pianura livornese, attraverso la via delle Sorgenti, costeggiava la valle del torrente Ugione per giungere all’Eremo della Sambuca, da dove poi proseguiva verso Roma lungo la Via delle Parrane. La presenza di testimonianze religiose e dello storico uso di strade e sentieri come percorso di umiltà e semplicità ci offre lo spunto per proporre un particolare utilizzo dell’anello di sentieri di questa porzione del Parco che, come il pellegrino di un tempo, noi ripercorreremo.

Dettaglio: - Nell’area settentrionale delle Colline livornesi sono presenti due complessi storico-religiosi di culto Mariano che hanno caratterizzato dal punto di vista sociale, economico e religioso questa porzione di territorio: il Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero (1390) e l’Eremo di Santa Maria alla Sambuca (1367). In questi due luoghi i pellegrini medioevali di ritorno da Santiago di Compostela o diretti a Roma, due delle tre grandi mete spirituali dell’epoca, insieme a Gerusalemme, arrivano alla ricerca di riparo, ospitalità e cibo e ci sono testimonianze di un percorso che dalla pianura livornese, attraverso la via delle Sorgenti, costeggiava la valle del torrente Ugione per giungere all’Eremo della Sambuca, da dove poi proseguiva verso Roma lungo la Via delle Parrane oppure lungo il principale percorso della Via Francigena, verso Volterra e S. Gimignano. I Gesuati gestirono congiuntamente i beni dell’Eremo della Sambuca e del Santuario di Montenero (tra il 1450 e il 1650) ed è quindi probabile che per questo siano aumentati i contatti tra i due luoghi facendo in modo che i devoti che venivano in pellegrinaggio al Santuario proseguissero poi il loro cammino penitenziale o devozionale verso l’Eremo della Sambuca e viceversa. Oggi è storicamente possibile ricostruire un percorso che, partendo dall’Eremo della Sambuca sale a Valle Benedetta, prosegue per un breve tratto verso ovest sulla S.P. 5 di Valle Benedetta fino a Poggio Montioni e, deviando a sinistra verso Campo della Menta e Popogna Nuova, raggiunge la Strada provinciale e Popogna Vecchia per terminare, seguendo l’attuale segnavia 140, a Castellaccio e quindi, per la via del Poggio, arrivare in breve all’Aula Mariana ed al Santuario, dove nel 1500 i fedeli si recavano, dopo la fine della pestilenza della città di Livorno (1479) a rendere grazie alla Madonna di Montenero. La presenza di testimonianze religiose e dello storico uso di strade e sentieri come percorso di umiltà e semplicità offre lo spunto per proporre un particolare utilizzo dell’anello di sentieri di questa porzione del Parco che, come il pellegrino di un tempo noi percorreremo, ritrovando forse un’occasione per rallentare i nostri ritmi quotidiani, ascoltare la voce della natura ed anche ascoltare noi stessi.

Il Percorso del Pellegrino si sviluppa su una parte dei sentieri presenti nella foresta di Montenero, tutti efficacemente e recentemente segnalati con segnaletica a terra dalle associazioni aderenti al Progetto “Occhi sulle Colline”. Il Percorso del Pellegrino è formato da quattro sentieri principali, percorribili ad anello, e due varianti che permettono di “chiuderlo”. L’intero percorso è segnalato con frecce segnavia.

Testo liberamente adattato da: http://www.percorsodelpellegrino.it/pagine/pellegrinaggi.html

Maggiori dettagli sui percorsi a: http://www.percorsodelpellegrino.it/pagine/i_sentieri.html

Noi oggi seguiremo un itinerario breve, utilizzando i sentieri 138 (in discesa per h.0,40 fino a Pian della Rena dove, a vista della costruzione, si prosegue per il sentiero 138, in salita per h.0,20, fino all’intersezione col n°140. Qui si va a sinistra per il sentiero 134 (non segnalato), bellissimo tratto nella macchia che scende per h.1.45 ed arriva a un evidente bivio dove noi, lasciando il 134, scendiamo per la bretella di raccordo 134 a, altri h.0.20. Terminata la discesa, talora difficoltosa, siamo sul sentiero 136, costeggiamo il botro del Molino nuovo, passando un paio di ponti in muratura, e proseguiamo in leggera salita per h.0.45, tornando quindi a Pian della Rena dove saliremo nuovamente per il sentiero 138 e quindi il 140 verso destra per arrivare in h.0,45 all’asfaltata. Altre h.0.15 e saremo di nuovo alle auto. Nota: in prossimità di questo percorso sono accessibili sia 1) la fonte del Sasso Rosso (dall’area di sosta del Castellaccio si scende per il primo sentiero a sinistra del parcheggio – non segnalato- per m.0,20). 2 la Grotta dei Banditi (lungo il n°140, poco dopo lo sbocco del n°138, una deviazione a destra -non segnalata- che scende per circa m.0,40.

Da: http://www.agireverde.it/PARCO%20MONTI%20LIVORNESI.htm

Totale escursione, escluso soste, h.4/4.30 circa.

 

 

 

 

I mulini ad acqua del rio Sanguigna - Sorto sul versante orientale dei monti livornesi Gabbro, ha origini medievali e, benchè mai citato dalle fonti come castello, già nel ‘300 viene definito ‘comune rurale’, probabilmente ereditando l’agglomerato la popolazione dei vicini castelli di Torricchi e Contrino, comunque distrutti già nel corso del basso-medioevo. Con Cosimo I° de Medici la zona fu oggetto, dal 1547 in poi, di ripetuti tentativi di colonizzazione voluti dai Medici allo scopo di accrescere la produzione agricola necessaria allo sviluppo del centro di Livorno, come è testimoniato dai resti di numerosi mulini ad acqua, risalenti allo stesso periodo, che sorgevano lungo l’alta valle del Botro Sanguigna e che facevano parte di un più ampio sistema produttivo creato proprio allo scopo di approvvigionare di grano la nascente e vicina città di Livorno. Info: Luciano Suggi - 0586 406468 (ore serali) o 339 8700530

descrittivo:

Dettaglio: Dal parcheggio del Gabbro saliamo all’asfaltata e prendiamo subito per via della Rosa, di fronte a noi e ben riconoscibile per la presenza di un ambulatorio veterinario. Andiamo avanti per circa 10 minuti, uscendo dal paese e trovando prima un’edicola votiva a sinistra e quindi un bivio che ci indica Colognole andando avanti e Ricaldo invece a destra.Scendiamo per Ricaldo, ora nel bosco, ora uscendo verso i coltivi ed in altri 20 minuti siamo ai lavatoi del Gabbro, di cui si ha notizia fin dal tardo ‘600. Una breve visita e risaliamo quindi per una stradina sterrata (a destra) che ci riporta sull’asfaltata in circa 20 minuti. Prendiamo ancora a destra per altri 10 minuti sulla provinciale ed iniziamo  a scendere alla nostra sinistra, attraversando l'asfaltata e dopo circa m.200 (ben evidenti i cartelli che indicano la direzione da seguire, seguendo il sentiero 199). Ci aspetta adesso un saliscendi di circa h.1, per zone boschive, sterrati e canneti e viottoli lastricati di massi, vestigia degli antichi tracciati, finchè, dopo aver guadato il botro Riardo, saremo ad un cancello grigio dove gireremo a destra (a sinistra si andrebbe al ponte romano). Altre h.0,45, andando a diritto per h.0,20, finchè, alla nostra sinistra, troveremo un breve stradello a fondo chiuso ma noi gireremo invece alla prima carrareccia a destra. In altre h.0,30 saremo al botro Sanguigna ed ai suoi mulini e, girando a destra e seguendo il corso d’acqua termineremo la nostra passeggiata, risalendo per circa h.0,20 (unica salita impegnativa) per arrivare al campo sportivo prima e dopo ancora al parcheggio dove avremo lasciato le auto. Trekking di h.3.30/4 + soste, media difficoltà e con piccoli tratti da guadare

 

La valle del Chioma e la grotta dei banditi

L’escursione ci porterà dove il torrente Chioma è raggiunto dall’affluente Quarata, per proseguire nell’ampia valle collinare che lo conduce a Quercianella, ampio ed in un letto ben scavato. L’itinerario è naturalistico, poiché passeremo per una delle zone dove iniziò l’esondazione del Chioma, nel settembre ’17 , ma anche storico, poiché da Nibbiaia ripercorreremo i sentieri che portavano alla macchia i partigiani del Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa della Terza Brigata Garibaldi e quindi alla così detta “grotta dei banditi”, dove trovavano momentaneo rifugio.

La “grotta dei banditi” è a neanche un paio di chilometri dal Castellaccio ed era il luogo dove si rifugiavano i partigiani del Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa della Terza Brigata Garibaldi, insieme ai tanti giovani alla macchia che, dopo l'8 settembre’43, fuggivano dal reclutamento forzato fra i repubblichini e dai rastrellamenti dei tedeschi (ricordiamo che la strage di Sant’Anna di Stazzema avvenne nell’agosto del’44 e quindi che la guerra era tutt’altro che finita). La zona “Quarata” è impervia e boscosa ma, conoscendone i sentieri, non sarà difficile arrivarci a partire da Nibbiaia. L’escursione ha una notevole valenza paesaggistica ed evidentemente anche storica, sviluppandosi per i 2/3  nel folto del sottobosco collinare e per 1/3 su strade vicinali, ad uso dei numerosi poderi della zona. Dettaglio: seguendo il sentiero 00 in discesa (segni bianco/rossi), si arriva al podere del Gorgo dove, per una carrareccia, prenderemo la direzione Quarata per salire verso una casa colonica bianca, in alto sulla collina e a destra. Ci addentreremo quindi nella macchia, arrivando ad uno spiazzo aperto con evidente bivio da dove, in discesa, ci porteremo alle grotte (dei banditi dal tedesco banditen), da dove, visitati questi anfratti naturali, sempre in discesa,  chiuderemo il nostro anello in circa h.4.30 di cammino.I mulini lungo il torrente Lòmbrici. Alle pendici delle montagne che circondano Camaiore si trova un luogo incantevole, in una zona ad alto valore paesaggistico e storico la cui natura è incontaminata, con il torrente che crea piscine naturali e cascatelle di rara bellezza. Sulle pareti rocciose laterali esistono poi alcune tra le palestre di roccia più interessanti dell’Italia centrale e lungo la via d’acqua, riccamente verde, sono disseminati numerosi opifici di epoca pre-industriale. Dei 40 mulini, pastifici e frantoi, tutti azionati tramite l’energia idraulica ricavata dalla forza propulsiva del torrente ed uno dei quali troviamo addirittura documentato a Casoli sin dal 1347, rimangono tuttavia ad oggi soltanto dei ruderi, benchè ne sia previsto un recupero strutturale. L’escursione non presenta difficoltà e viene abbinata alla raccolta delle castagne nei boschi sovrastanti che raggiungeremo in auto nel pomeriggio, lasciando tuttavia la possibilità, per chi volesse camminare un po’ di più, di raggiungere il borgo di Metato per il "Sentiero do Saudade" (h.1.30), dedicato ai soldati brasiliani che lo percorsero nel 1944 per scollinare il monte Prana, dove ci ricongiungeremo tutti insieme. 

Lasciata l’auto in località Candalla (dove la strada finisce), si attraversa il ponte sul torrente Lombricese e si prosegue lungo il sentiero che costeggia il torrente stesso, e trascurando la deviazione per Casoli a sinistra. Alla destra è ben visibile un’imponente parete di roccia. Trascurare la deviazione a destra (sentiero con balaustra) che conduce al torrente ed alla vicina palestra di roccia. Si incontrano i primi ruderi (ex pastificio) e si prosegue ancora per una decina di minuti lungo la traccia, fino a giungere ad una biforcazione in prossimità di due grossi massi. Pochi metri oltre i massi, un guado facilmente superabile porta ad altri ruderi di vecchi mulini. Se si volesse proseguire verso Metato o verso Casoli, entrambi luoghi caratteristici meritevoli di essere visitati, basta salire a sinistra e superare una grossa pietra sul sentiero per arrivare allo stradello che porta a sinistra a Casoli (h.0,15) ed a destra a Metato (h.1,30)..Per Candalla si chiuderà poi l'anello, in discesa, seguendo le indicazioni nella piazzetta del paese.

Domenica di marzo: l’area boschiva del Cisternino di Pian di Rota ed "il risveglio muscolare"

Spesso andiamo in cerca di aree verdi lontano dalla città quando invece le abbiamo e belle proprio fuori porta, nella zona del Cisternino di Pian di Rota ad esempio. A partire dai Bagnetti, una delle ultime costruzioni di Pasquale Poccianti, costruiti tra il 1843 ed il 1844 nella campagna intorno alla città per rappresentare il nuovo centro di attrazione dei villeggianti dell'epoca, stante la presenza di alcune polle d'acqua solfurea idonee per lo sfruttamento termale, seguiremo il corso del rio Puzzolente nel suo andare a nord verso il torrente Ugione, per sentieri recentemente riadattati all’attività dei taglialegna e, seguendo campi incolti prima e tracciati nella macchia poi, dove il leccio si alterna al Cerro e alla Rovella, descriveremo un anello di circa h.3/3.30. L’escursione è quasi una passeggiata, con percorso pianeggiante e nel verde, appena macchiato da ginestroni e cisto bianco che cominciano a fiorire proprio in questo inizio di primavera e, se non disturberemo troppo con il nostro chiacchiericcio l’avifauna locale, sarà bello sentirsi accompagnati ora dai verso dell’Upupa, ora dal grido d’allarme della ghiandaia che segnalerà la nostra presenza, come anche dal volo della poiana che ci scruterà dal cielo. Nel corso dell'escursione un esperto introdurrà i partecipanti alle metodiche del "risveglio muscolare", esercizi di preparazione e completamento dell'attività motoria Percorso: dai Bagnetti prendiamo a sinistra del ponte e devieremo per la salitella che troveremo alla nostra sinistra. Prima il bosco, poi una radura ed ancora il bosco e saremo in vista degli archi dell’acquedotto dove noi prenderemo a destra, lungo i campi e costeggiando una distesa di grano selvatico. Andiamo adesso sempre a diritto per entrare in un bosco più fitto di lecci e querciformi, trovando un bivio che dovremo prendere a sinistra

perché a destra andremmo al monte La Poggia. Il sentiero diviene adesso più largo e battuto e ci riporta alla radura di prima, da dove in poco tempo si ritorna, non prima però di aver seguito un percorso nella macchia molto frequentato dai numerosi cinghiali che vivono in queste selve.

I Bagni nell’Acqua… Puzzolente ………..

"Lasciammo a destra la strada del Limone e da mano sinistra è una pozza o Lagunetta formata da una sorgente di Acqua Sulfurea fredda, la quale a cagione del gran fetore, viene in Livorno chiamata l'Acqua Puzzolente […] L'acqua assaggiata non ha sapore, né acido di alcunasorta in se, ma puzza di Uova sode. Ella fa bene per i Mali cutanei". Così scrisse Giovanni Targioni Tozzetti nelle sue "Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana" del 1786.Per sfruttare le proprietà dell’acqua solforosa i proprietari della tenuta Limone affidarono all'architetto Poccianti la realizzazione dei bagni della Puzzolente, iniziati nel 1843 e inaugurati nel 1844. L’edificio ha pianta rettangolare con due emicicli che contenevano ognuno otto bagnetti. A poca distanza dietro le terme vi è un'altra costruzione a forma di tempietto rotondo dove sono riunite e allacciate tutte le polle. Qui la pompa aspirante raccoglieva l'acqua che veniva riscaldata e diramata nelle diverse cabine. A quell'epoca Livorno, con le sue 12 sorgenti, era un famoso centro termale. Anche la fonte Puzzolente ebbe successo, infatti nell'anno 1876 usufruirono di tali impianti circa 9.720 persone e furono praticati giornalmente oltre 90 bagni. “Molto potremmo dire sopra felici risultati ottenuti dall'uso di quest'acqua e si potrebbero ancora allegare numerosi attestati di persone ammalate che ricuperarono la salute, o trovarono nell'acqua puzzolente alleviamento alle loro sofferenze” (G.Orosi, 1845). Col volgere dei tempi però, con la scoperta di nuove acque simili, con le comodità sempre maggiori che nuovi stabilimenti offrivano ai frequentatori, dopo un lento e graduale decadimento, i bagni della Puzzolente furono chiusi al pubblico nell'anno 1897 ed adibiti ad uso di magazzini e di cantina di vino e le acque furono abbandonate per i fossi adiacenti. Da - http://www.webalice.it/diego.guerri/EeP/guida_boschi_rid.p

altra proposta analoga:

l’area boschiva del Cisternino di Pian di Rota ed "il risveglio muscolare" - Spesso andiamo in cerca di aree verdi lontano dalla città quando invece le abbiamo e belle proprio fuori porta, nella zona del Cisternino di Pian di Rota ad esempio. A partire dai Bagnetti, una delle ultime costruzioni di Pasquale Poccianti, costruiti tra il 1843 ed il 1844 nella campagna intorno alla città per rappresentare il nuovo centro di attrazione dei villeggianti dell'epoca, stante la presenza di alcune polle d'acqua solfurea idonee per lo sfruttamento termale, seguiremo il corso del rio Puzzolente nel suo andare a nord verso il torrente Ugione, per sentieri recentemente riadattati all’attività dei taglialegna e, seguendo campi incolti prima e tracciati nella macchia poi, dove il leccio si alterna al Cerro e alla Rovella, descriveremo un anello di circa h.3/3.30. L’escursione è quasi una passeggiata, con percorso pianeggiante e nel verde, appena macchiato da ginestroni e cisto bianco che cominciano a fiorire proprio in questo inizio di primavera e, se non disturberemo troppo con il nostro chiacchiericcio l’avifauna locale, sarà bello sentirsi accompagnati ora dai verso dell’Upupa, ora dal grido d’allarme della ghiandaia che segnalerà la nostra presenza, come anche dal volo della poiana che ci scruterà dal cielo. Nel corso dell'escursione un esperto introdurrà i partecipanti alle metodiche del "risveglio muscolare", esercizi di preparazione e completamento dell'attività motoria, adesso che questo inizio di primavera comincia ad indurci di nuovo al movimento.

L’Acquedotto del Limone, andando verso il monte La Poggia (colline livornesi)

Nascosti dal bosco e dimenticati ci sono i resti dell'antico Acquedotto di Limone, che diede l'acqua a Livorno fra il '600 e l''800 prima della costruzione dell’Acquedotto Leopoldino.

descrittivo -

All’altezza del ponte in cemento, dopo i vecchi bagni della Puzzolente si va a destra e si procede a diritto per uno stradello che collega tra di loro i diversi poderi e orti della zona e lo si segue per circa h.0,45. Arrivati ad un bivio, lasciamo questa carrareccia e, dove vediamo una sbarra bianco/verde che ci segnala che siamo nel Parco, giriamo ed entriamo nel bosco. Risaliremo adesso il rio dell’acqua puzzolente per circa h.1, dovendolo guadare di traverso per alcune volte. L’ultimo tratto di questo itinerario è in leggera salita per altri h.0,15 (unico tratto con una pendenza noiosa) e ci vede sbucare sotto il monte La Poggia, proprio sotto la zona della cava del Canaccini. A questo punto prendiamo lo stradello asfaltato alla nostra destra e in discesa per circa h.0,20, finchè troveremo un bivio che scende a destra (a sinistra vedremo un viale alberato a cipressi, che sale), prima per h.0.30 di stradello sassoso e dopo, entrando nel bosco per altre h.0.20, uscendone infine sulla sinistra trovando una rete divisoria lunghissima che seguiremo, non lasciando il bosco finchè non arriveremo alla zona degli oliveti. Scendiamo a diritto tra gli olivi, leggermente sulla destra  ed eccoci nuovamente alla fonte della Puzzolente in altri h.0,45 (volendo possiamo anche restare a contatto della rete divisoria ed andare a trovare lo stradello che porta alla fattoria didattica del limone) dove prenderemo a destra per tornare alle auto. Totale circa h.4 a/r (escluse soste) – dislivello ca mt.300

L’acquedotto del Limone e l’approvvigionamento idrico di Livorno

L’acqua di questo acquedotto, proveniente da sorgenti della zona (ancora oggi utilizzate ad uso agricolo locale), non serviva soltanto per la sopravvivenza delle popolazioni residenti, ma anche per il rifornimento di navi ormeggiate presso il vicino porto (porto pisano) e per il retroterra produttivo della zona, certamente fiorente vista l’attività del porto nelle varie epoche. Il termine Limone, con cui si definisce quest’area, non è da ricondursi a coltivazioni dell’omonimo agrume; essendo più probabile invece che derivi dal termine latino limus = fango, viste le caratteristiche del terreno che si presenta particolarmente fangoso.

Edificato seguendo un preesistente acquedotto romano che  testimonianze archeologiche permettono di datare in un periodo compreso fra il I sec. a.C. ed il IV sec. d.C, con un approvvigionamento stimato per circa 8.000 persone, l’acquedotto di Limone venne approvato nel 1601 da Ferdinando I dei Medici, onde sopperire alla continua mancanza d’acqua potabile in cui si trovava Livorno e divenne la maggiore fonte di approvvigionamento idrico della città fino alla fine dell’Ottocento.

Da dire che durante il Medioevo la cittadina di Livorno ebbe un forte incremento demografico con un costante aumento del fabbisogno idrico giornaliero, soddisfatto tramite la raccolta dell’acqua piovana in grandi cisterne e col prelievo da pozzi posti nelle vicinanze degli abitati. Nel 1421 a Livorno si contavano circa 1.200 abitanti e l’acqua potabile veniva cercata in fonti sempre più lontane ( gli incaricati che si procuravano e smerciavano quest’acqua erano detti acquaioli). Con la costruzione della Fortezza Vecchia (a.1530 circa) poi ed il conseguente ampliamento dell’abitato di Livorno, la popolazione salì fino a circa 1800 persone e quindi aumentò ulteriormente la necessità di acqua per cui, sotto il governo di Francesco I de’ Medici, fù indispensabile pensare ad un grande acquedotto che poi fu il  Granduca Ferdinando I a realizzare e che entrò in attività nel 1611, con il nome di Acquedotto di Limone o delle Vigne ( sorgenti ubicate sul Monte la Poggia). Questo permise l’ampliamento di Livorno e quindi della sua demografia fino al 1645, quando si raggiunsero gli 8.000 abitanti.  Un grande acquedotto si era reso indispensabile anche perchè agli inizi del 1600, con i lavori necessari per la costruzione dei fossi, furono interrotte numerose falde freatiche locali con in più la salinizzazione di numerosi pozzi all’interno della città. Per sopperire a questo grave problema ci si rivolse a sorgenti sempre più lontane dalla città, in particolare a quelle di Limone, finchè nel 1732, anche l’acqua proveniente da quest’area non si rivelò insufficiente per una popolazione che ormai contava 24.000 persone e che raddoppiò entro il 1789. Fù allora che il sovrano Ferdinando III approvò il progetto dell’Acquedotto di Colognole (1792) che entrò in funzione  nel 1816 per essere infine sostituito agli inizi del ‘900 con quello di Filettole che, con dovuti ammodernamenti, approvvigiona ancora oggi la città.

approfondimenti:

http://www.archart.it/livorno-sorgenti-di-limone.html  archeologia della costruzione

http://www.lalivornina.it/DESCRIZIONI%20PERSONAGGI%20FAMOSI/FERDINANDO%20I.htm   Livorno ai tempi di Ferdinando I

http://wsimag.com/it/economia-e-politica/17471-emergenza-idrica-a-livorno emergenza idrica cittadina nel 1600

da Montemarcello a Tellaro (anello)

Dalla cima del promontorio del Caprione, immerso nella vegetazione mediterranea, lascia senza fiato il panorama del golfo di La Spezia a ovest e della fertile piana del fiume Magra, a est. Apprezzata dai Romani, che vi fondarono l'insediamento di Luni, l'area fluviale alterna coltivazioni e zone umide, ove nidificano uccelli acquatici, a settori assai compromessi. Il parco, nato dalla fusione del precedente parco fluviale e dell'area protetta di Montemarcello, rappresenta quindi un esperimento (riuscito!) di riqualificazione di zone degradate, tant’è che la porzione di Parco in cui andremo è veramente bella. Dal borgo di Montemarcello, con le sue viuzze strette che s'intersecano ad angolo retto, ricordano un "castrum" romano, saliremo verso l’orto botanico, splendidamente collocato sulla sommità di Monte Murlo, e sosteremo a Tellaro, piccolo borgo marinaro abbarbicato sopra una penisoletta rocciosa digradante ed ultimo abitato della riva orientale del Golfo dei Poeti. Il ritorno sarà per un sentiero a mezza costa, solo recentemente riaperto, attraverso tratti di macchia mediterranea che si alternano alla folta lecceta. Trekking di media difficoltà ma abbastanza lungo, con tratti segnalati come esposti in cui fare attenzione e salite/discese su terreni sconnessi (in particolare per Tellaro da Zanego). Tempo occorrente circa 5/5,30 ore.

Descrittivo: Una volta giunti a Montemarcello si parcheggia e si entra nel paese attraverso l'antica porta (scegliendo il parcheggio che incontriamo seguendo l'indicazione stradale a destra. A sinistra ne troveremmo un altro che per adesso trascuriamo). Proseguiamo a destra della chiesa parrocchiale dove si scende lungo una scalinata, al termine della quale si attraversa la strada asfaltata, percorrendo circa 100 metri in una stradina tra le case. Attraversata che avremo la strada e trovato un altro parcheggio, quello di cui si diceva prima e che però ci priverebbe della visita al borgo ed anche ai punti panoramici su punta Corvo, si scenderà l’asfaltata in direzione Lerici per 5 minuti, trovando un sentiero segnato ( a destra) che seguiremo fino a Tellaro (n°433).Nota - da adesso seguire sempre il n°433.

Saliamo a destra e ci inoltriamo per 30 minuti in una folta macchia a leccio, uscendone per ritrovare l’asfaltata e, dopo 5 minuti e sempre alla nostra destra, troviamo la continuazione del sentiero 433 per Zanego/Lerici, salendo per altri 15 minuti, in un bosco a pini d'Aleppo e lecci. Altro attraversamento dell’asfaltata ed altri 15 minuti, di salitella col selciato in pietra e due muri a secco che lo delimitano, ed arriviamo ad un punto panoramico, con apertura sul golfo dei poeti, la Palmaria e Porto Venere (siamo ad un bivio col sentiero 437, per l’orto botanico). Noi andiamo a diritto ed in altri 15 minuti siamo a Zanego, nella zona dei coltivi e degli orti e poi tra le case della piccola frazione.

Siamo adesso nuovamente sull’asfaltata che attraversiamo, col ristorante Pescarino davanti a noi, dove, seguendo i segni bianco/rossi tracciati sul muro ( alla nostra destra) scendiamo per 20 minuti il sentiero, tra le abitazioni, arrivando alla segnalazione per Tellaro, davanti a noi ed in discesa ed Ameglia, in discesa ma alla nostra destra. Fin qui sono passate circa h.1.45/2.

Scendiamo per Tellaro, facendo attenzione al fondo sconnesso ed a alcuni punti franati e non troppo larghi. Altri 60 minuti e, passato il bivio per Portesone e Lerici, infine arrivati a Tellaro (borgo incantevole!)in altri 10 minuti, torniamo indietro per il sentiero 444, recentemente riaperto dal CAI di Sarzana e segnalato come con tratti potenzialmente pericolosi e da percorrere con molta attenzione, ed in altre h.1,45 a mezza costa torniamo a Montemarcello e volendo a punta Corvo (bellissimo promontorio ma cui si arriva dopo una scalinata con ben 700 gradini!). Trekking di media difficoltà ma abbastanza lungo, con tratti segnalati come esposti ed in cui fare attenzione. Salite/discese su terreni sconnessi (in particolare per Tellaro da Zanego). Tempo occorrente circa 5/5,30 ore.

Zone umide toscane e borghi: Il bosco di Tanali e Vicopisano

Alle pendici del monte Pisano c’è un’area posta ai margini dell’ex lago di Bientina, oggi prosciugato per interventi di bonifica intorno all’anno 1850, con flora e fauna tipici delle aree palustri, oggi sempre più rarefatte e soggette ad azioni di degrado, che vale la pena di conoscere ed apprezzare: il bosco Tanali.

La zona,  con prati umidi periodicamente allagati, pagliereti, boschi umidi ad ontano nero, canneti e piccoli specchi d’acqua, offre ambienti importanti per la vita di molte specie, sia botaniche che animali, tipo l’avifauna migratrice oppure i suoi antagonisti rapaci (la poiana, l’albanella o anche il

falco di palude, sebbene più raro).

L’escursione, semplice ma suggestiva, ci condurrà gradatamente verso la parte più interna dell’area, attraversando in sequenza le comunità vegetazionali principali (bosco mesofilo, bosco igrofilo, canneto/cariceto) terminando, con l’attraversamento di un pontile di legno, in un capanno per l’avvistamento degli uccelli.

Nota storica: Il lago di Bientina o di Sesto (Lacus Sexti) fino alla prima metà dell’ottocento costituiva il lago più grande della Toscana. Nel 1852 il Granduca Leopoldo II di Lorena, approvò il progetto di bonifica di Alessandro Manetti con il quale fu realizzata la deviazione del Canale Imperiale sotto l’alveo dell’Arno grazie a un condotto

sotterraneo per mezzo di una cosiddetta “botte”, cioè di un condotto sotterraneo lungo 255 metri, che permise il prosciugamento del lago di Bientina.

Dal sito della regione toscana

Riserva Regionale: BOSCO DI TANALI (PI)

Atto istitutivo: Delibera della Giunta Provinciale di Pisa n. 77 del 12/04/2010

Estensione: 175 ettari

Descrizione: Situata ai margini dell'ex alveo del Lago di Bientina, occupa un'area di 175 ettari, ricca di fauna e di flora. Agli inizi del secolo scorso il territorio, antico lembo

del padule di Bientina, fu oggetto di opere di bonifica per il prosciugamento del terreno paludoso e di edificazione di argini per convogliare al suo interno le acque del rio Tanali e del rio della Valle degli Alberi, determinando la formazione di un " bacino di colmata" . Tale bacino, con il trascorrere del tempo, ha contribuito alla creazione e al mantenimento di un ambiente umido di grande interesse naturalistico. L'area presenta attualmente una grande varietà di ambienti che, sotto l'aspetto vegetazionale, si possono distinguere in quattro differenti habitat. L’'associazione vegetale più importante è il bosco igrofilo caratterizzato, nelle specie arboree, dalla prevalenza di ontano nero e, nella flora tipica dei suoli inondati, dalla presenza della più grande felce italiana e di varie liane rampicanti. Nei terreni dove l'allagamento è ridotto si estende il bosco mesofilo, caratterizzato nella sua specie vegetale da ontano nero, pioppo bianco, farnia, sambuco e salicone. La parte più orientale del bacino di colmata è occupato da una vegetazione uniforme a cannella palustre. Il canneto è estremamente importante per la nidificazione di molte specie ornitiche, mentre nelle parti più depresse del canneto stesso vegetano i grandi carici, una specie palustre in via di estinzione. All'interno del cariceto è stata rinvenuta la primulacea Hottonia palustris, pianta rarissima in tutta l'Italia peninsulare e probabile unico esemplare superstite nel Padule di Bientina. Le raccolte di acqua sottoposte ad essiccamento estivo vedono lo sviluppo di vegetazioni di prato umido che annoverano specie molto rare come la Ladwigia palustris. Le piante idrofite, necessitando della presenza d'acqua per l'intero ciclo vitale, vivono confinate in alcuni canali e fossi; tra di esse meritano menzione il morso di rana, la ninfea bianca, la rarissima erba scopina e l'erba vescica, pianta carnivora il cui nome volgare è attribuibile alla presenza di piccole vescicole sulle foglie atte alla cattura di piccoli invertebrati acquatici. La ricchezza degli ambienti vegetazionali dell'area, la cui variabilità è incrementata dal periodico allagamento di alcune zone, che determina un’ulteriore diversificazione stagionale, favorisce la presenza di numerose ed interessanti specie animali. Le specie vertebrate presenti sono strettamente condizionate dalla ricchezza di acqua; tuttavia non manca una fauna meno legata a questo particolare ecosistema.

Negli ambienti palustri sono presenti specie nidificanti quali il pendolino, la cannaiola, il cannareccione, il bengalino comune e la gallinella d'acqua. Durante le stagioni invernali è presente il migliarino di padule in migrazione e l'usignolo di fiume che è nidificante. Tra gli ardeidi è stata rilevata la presenza dell'airone cenerino, soprattutto in autunno e inverno, della garzetta durante il periodo primaverile e dell'airone guardabuoi. In estate sono avvistabili l'airone rosso, la garza ciuffetto e la nitticora. Tra gli anseriformi sono stati osservati il germano reale, l'alzavola (nella stagione invernale) e la marzaiola. I rapaci avvistabili con più frequenza sono la poiana (tutto l'anno), il nibbio bruno (durante le stagioni migratorie), il falco di padule e la albarella reale (in inverno). I falconiformi sono rappresentati dal gheppio e dallo smeriglio; gli strigiformi da civetta, barbagianni, allocco e assiolo, presente durante la stagione riproduttiva. Il bosco è visitato regolarmente dal picchio verde e dal picchio rosso maggiore. La presenza d'acqua limitata al periodo fra l'autunno e la primavera costituisce l'habitat ideale per le specie di anfibi che trovano nel vicino bosco un rifugio ottimale per trascorrere gli stati di ibernazione ed estivazione. Le specie di anfibi avvistate sono cinque: il tritone punteggiato, il rospo, la raganella, la rana agile e il complesso delle rane verdi. I mammiferi presenti a Tanali sono il cinghiale, l'istrice, la volpe, la talpa e il riccio. All'interno della riserva sono presenti due strutture che fungono da osservatori, fruibili su richiesta.

Indirizzo: Regione Toscana Direzione Ambiente ed Energia Settore Tutela della Natura e del Mare Indirizzo sede centrale: Via di Novoli 26 - 50127 Firenze

 

ll Padule di Fucecchio

Il Padule di Fucecchio ha un’estensione di circa 1800 ettari, divisi fra la Provincia di Pistoia e la Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all'antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tuttora la più grande palude interna italiana. La zona naturalisticamente più interessante è situata prevalentemente nei Comuni di Larciano, Ponte Buggianese e Fucecchio. Da un punto di vista geografico, il Padule è un bacino di forma pressappoco triangolare situato nella Valdinievole, a sud dell’Appennino Pistoiese, fra il Montalbano e le Colline delle Cerbaie. Il principale apporto idrico deriva da corsi d’acqua provenienti dalle pendici preappenniniche. L’unico emissario del Padule, il canale Usciana, scorre più o meno parallelamente all’Arno per 18 chilometri e vi sfocia in prossimità di Montecalvoli (PI). Il valore di quest’area è incrementato dalla sua contiguità con altre zone di grande pregio ambientale: il Montalbano, le Colline delle Cerbaie ed il Laghetto di Sibolla, collegato al Padule tramite il Fosso Sibolla. La Riserva Naturale del Padule di Fucecchio è dotata di strutture per la visita che comprendono anche tre osservatori faunistici, uno dei quali realizzato tramite la riconversione di uno dei caratteristici casotti del Padule. 

1) Riserva Naturale del Padule di Fucecchio - Area Le Morette (itinerario mattutino)

L' escursione di oggi ci porterà nella Riserva Naturale del Padule di Fucecchio ed in particolare nell'area de Le Morette, raggiunta dopo una breve sosta al Centro Visite di Castelmartini per prendere visione dell'area prima della nostra passeggiata naturalistica.
Il sentiero è pianeggiante e consente di ammirare paesaggi suggestivi fino ad arrivare all'antico Porto de Le Morette.


L'itinerario ci porterà nel cuore della palude a raggiungere il Casotto del Biagiotti, da molti anni adibito ad osservatorio faunistico dell'area protetta, con un’ottima visuale sugli specchi d’acqua della Riserva Naturale e, se la stagione sarà stata piovosa, sulle

numerose specie di uccelli acquatici presenti: gli aironi europei, che nidificano in grandi colonie sugli alberi e nel canneto, gli Svassi maggiori nelle acque più profonde e gli eleganti Cavalieri d'Italia sulle rive degli argini. Arrivati all'area Righetti (più protetta) torneremo indietro per portarci poi a Monsummano Alto ed alla Rocca. Nota: portare un binocolo perchè ovviamente le nidificazioni sono lontane dalla presenza umana.

note più approfondite in: http://www.zoneumidetoscane.it/it/le-aree/padule-di-fucecchio/lambiente.


2) Visita alla rocca fortificata di Monsummano Alto (visita pomeridiana)

Il colle di Monsummano costituiva un luogo viario strategico, in posizione dominante sul Padule di Fucecchio e sulla Valdinievole, e per questo fu fortificato almeno dall'XI secolo con un sistema difensivo accresciuto ed ampliato nel corso del tempo.Dell'antico castello si conservano oggi i resti della cerchia ellittica delle mura, che lo cingevano per un perimetro di circa due chilometri e due delle tre porte di accesso: la porta di "Nostra Donna" e quella detta "del Mercato" verso il colle di Montevettolini.
Delle numerose torri di cui era munito il castello resta, all'estremità occidentale della cinta muraria, una robusta e imponente torre pentagonale, databile nella sua forma attuale agli inizi del XIV secolo. L'edificio meglio conservato del borgo è la Chiesa di San Nicolao, prospiciente l'antica platea communis, fondata nell'XI secolo e compresa nel plebato di Neure (o deMontecatino), entro la diocesi medievale di Lucca. Di fianco alla chiesa è presente una terrazza panoramica naturale con l'antica chiesa di San Sebastiano, di fronte alla quale recenti scavi hanno portato alla luce le fondamenta di due edifici, dove sono stati rinvenuti frammenti di ceramica di varie epoche. Seminascosti dalla boscaglia che circonda il nucleo centrale del castello si conservano ad ovest i resti di un convento e nella zona orientale, nei pressi della torre, i ruderi dell'antico Spedale di San Bartolomeo. Dalla cima del Colle si ha una visuale unica sul Padule di Fucecchio, sui castelli della Valdinievole e sul Monte Pisano; nelle giornate più limpide lo sguardo arriva fino alle
colline livornesi, alle balze di Volterra e alle torri di San Gimignano.

 

Tre giorni in Casentino:

Lago di Londa, pieve Santa Maria delle Grazie e visita a Poppi

Pieve di Romena/ castello di Romena/ visita al castello

Camaldoli – percorso natura 3 - 2km 100 dislivello o 3km 300 dislivello

Loro Ciuffenna/ Pieve di Gropina/Borro

Nota: Alloggio a La Torricella a Poppi, scelto per comfort, buona cucina con porzioni generose, cordialità ed equidistanza dalle località prescelte per l’occasione

In auto - A Scandicci uscire dalla FI.PI.LI per Roma (poi altra uscita a Firenze sud) quindi andare x Pontassieve, Rufina, Londa. h.2,30.

Primo giorno

Lago di Londa , grazioso laghetto, molto verde, con tavoli, balneabile e percorribile per passeggiata tutto intorno

pieve Santa Maria delle Grazie (a 4 km da Stia, lungo la strada per Londa, si trova il Santuario di Santa Maria delle Grazie, costruito sul luogo dove, secondo la tradizione, nel 1428 apparve la Madonna ad una contadina.

La chiesa conserva intatto l’impianto quattrocentesco arricchito da  splendide terrecotte di Andrea della Robbia. Annesso alla chiesa si erge maestoso ed affascinante il chiostro dell'antico monastero, memoria storica della funzione che questo complesso ebbe come abbazia succursale di quella di Vallombrosa.

Alloggio in albergo e visita al centro storico di Poppi (parcheggiare dopo il monumento ai caduti e prendere a destra, dove si legge tennis campaldino), uno dei borghi medioevali più belli d’Italia

Secondo giorno

Pieve di Romena/ castello di Romena (raggiungibili in auto)

L’antica pieve romanica di Romena è il cuore della fraternità. In una valle intrisa di spiritualità (in Casentino, Toscana), tra Camaldoli e La Verna, Romena si propone come un possibile crocevia per tanti viandanti del nostro tempo.
Come per i pellegrini del Medio Evo, in marcia verso Roma, la pieve rappresentava un punto di riposo dove fermarsi per una notte, rifocillarsi e ripartire, così oggi la Fraternità vuol offrire un luogo di sosta ai viandanti di ogni dove.
https://www.romena.it/la-pieve/

10/14.30 15.30/20 Pranzo a ROMENA RISTORA 10 - 17

castello di Romena h.10/13.30 – 14.30/19 Gi.Ve.Sa. festivi

Il castello di Romena, uno dei più maestosi castelli monumentali dei Conti Guidi del Casentino, sorge su un colle di 626 m s.l.m a sbarramento del Fiume Arno e in posizione centrale nell’Alto Casentino Fiesolano, nell’attuale Comune di Pratovecchio Stia. Conserva le vestigia della sua antica grandezza nelle strutture dell’area del cassero, di tre grandi torri fortificate e di varie parti delle tre cerchie fortificate concentriche disposte su diverse quote che ne testimoniano le varie fasi costruttive a cui andò incontro tra XI e XIV secolo.

Fondato dai Marchesi di Spoleto presumibilmente nel corso dell’XI secolo, conobbe una seconda fondamentale fase edificatoria dopo che, nel corso del XII secolo, entrò a far parte dei possessi dei Conti Guidi arrivando al massimo splendore architettonico, come i castelli di Porciano e Poppi, durante il XIII secolo, all’epoca di Dante Alighieri. Alla metà del 1300, fu ceduto tramite vendita dai Conti Guidi alla Repubblica di Firenze divenendo sede di un Comune e di un Ufficialato. Il complesso, così come lo possiamo ammirare ancora oggi, ha un orientamento sud/est – nord/ovest ed è frutto, soprattutto, dell’attività edificatoria raggiunta nel corso del 1200.

Alla fine del 1700 il castello venne messo all’incanto pubblico e venne in seguito acquistato dai conti Goretti de’Flamini che ne detengono la proprietà ancora oggi. All’inizio del XX secolo, inoltre, e, più precisamente, nel 1902, il poeta Gabriele d’Annunzio fu ospite dei conti Goretti e qui avrebbe scritto gran parte dell’Alcyone. Dopo i restauri della metà degli anni ’50 del XX secolo, il castello ha assunto l’attuale fisionomia architettonica, rimanendo uno dei monumenti castellani più significativi del Casentino e della Toscana.

Ritorno all’hotel e visita al castello di Poppi (controllare orari e prevedere almeno h.1/1,30 di visita). POPPI : https://www.viaggiesorrisi.com/cosa-fare-e-vedere-a-poppi/

Terzo giorno

MONASTERO - 9.00 - 13.00 e 14.30 - 19.30

Cosa vedere?

  • Il Monastero di Camaldoli

  • L’Antica Farmacia dei monaci camaldolesi

  • Il Sacro Eremo di Camaldoli

  • La Foresta (a piedi, prendere il sentiero natura 3, a salire a sinistra dall’asfaltata dove c’è il punto info). Percorso ad anello con dislivello m.100 di h.2 circa.

Nota: All’eremo ci si può arrivare sia in auto che a piedi, per un sentiero in faggeta di circa 3 km ma con dislivello di m.300.

EREMO - Da Lunedi al Sabato: 9.00 - 12.00 e 15.00 - 18.00

 

EREMO DI CAMALDOLI

Il complesso fu realizzato da San Romualdo nel corso dell'XI secolo. Intorno al 1012 arrivò in mezzo alle foreste casentinesi e decise di fondare un eremo in mezzo alla natura. Qui furono erette 5 celle e un piccolo oratorio dedicato a san Salvatore Trasfigurato. In un secondo momento furono aggiunte 15 celle al nucleo originario della struttura. Durante il medioevo divenne un importante centro culturale e, molti anni più tardi fu sede dell'Accademia Umanistica. Il complesso architettonico è formato da un'antica Foresteria, dalla chiesa e dal monastero. Un cancello separa il cortile dalla zona riservata ai monaci che vivono in piccole celle. 

Il Sacro Eremo venne fondato nel 1012 (data più certa) da San Romualdo che giunse qui in cammino da Ravenna. Si innamorò talmente tanto di questo luogo che il vescovo di Arezzo Teodaldo glielo diede in regalo.

San Romualdo creò qui una sua cella monastica insieme a qualche altro monaco, siamo intorno al 1023. Qui i monaci benedettini hanno scelto di vivere la loro vita, isolandosi dalla società, lontani dalla vita comune, dedicandosi alla meditazione e alla preghiera. Un tempo i monaci non potevano incontrare nessuno, oggi invece possono incontrarsi, ma solamente durante le messe e i pasti. Oggi sono 9 gli eremiti che hanno scelto la vita monastica! Pensa che il più giovane ha trent’anni. Oggi è possibile visitare solo alcuni ambienti: la foresteria, la chiesa, l'antica cella di San Romualdo e la sala dell'antico refettorio. Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il sito ufficiale http://www.camaldoli.it

Poppi – Loro Cuffenna – via Rassina e Terranova Bracciolini - 40 km. h.1 impostare navigatore

https://www.lamiabellatoscana.it/2015/10/loro-ciuffenna-ed-i-suoi-borghi-minori.html

Il piccolo borgo di Loro Ciuffenna (Ar), arroccato ai piedi del Pratomagno e sopra l’Area Protetta delle Balze a 330 metri di altitudine, è probabilmente il più caratteristico e ben conservato tra Firenze ed Arezzo. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e con le sue frazioni minori forma una delle aree geografiche più belle da vedere nel cuore della Toscana.

5 motivi per visitare Loro Ciuffenna

Il mulino ad acqua più antico della Toscana ed ancora funzionante;

La rossa Torre dell’Orologio che svetta tra i tetti del paese;

Per fare una passeggiata nella parte più vecchia del paese chiamata “il fondaccio” tra gli stretti vicoli e le caratteristiche case in pietra che si affacciano a strapiombo sul torrente Ciuffenna dove c’è anche il vecchio ponte romanico;

La casa-museo di Venturino Venturi;

Per visitare la chiesa dell’antico borgo medioevale dedicata a Santa Maria Assunta e l’Oratorio di Nostra Signora dell’Umiltà, poco fuori il centro storico, che conserva numerosi dipinti di pregio.


Nel vecchio borgo di 
Loro Ciuffenna (Ar), uno dei più caratteristici e meglio conservati di tutto il Valdarno Superiore, si trova  il più antico mulino ad acqua della Toscana ancora in funzione. Fu costruito intorno l’anno mille ai margini di un orrido sul torrente Ciuffenna.

Anticamente le sue sponde ospitavano diversi mulini ad acqua che poi con gli anni sono andati drasticamente dismessi. Nel dopoguerra se ne trovavano ancora sei, poi con lo spopolamento graduale delle campagne è rimasto solo quest’ultimo esemplare.

RITORNO: Loro Ciuffenna – Livorno km.150 h.2 x Firenze e quindi uscita Scandicci e FI PI LI

La pieve di San Pietro a Gropina, prima del borgo: un luogo di culto cattolico che si trova in località Gropina, nel comune di Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo. La chiesa costituisce uno degli esempi più alti dell'architettura romanica in Toscana.

La Pieve fu eretta attorno all’anno Mille e presenta una facciata in grandi bozze di pietra, con due monofore corrispondenti alle navate laterali e una bifora che sovrasta la porta d’ingresso, sull'architrave della porta è la data 1422, probabilmente riferibile ad uno degli interventi di restauro; lo stemma di Leone X che sovrasta l'architrave porta la data 1522.

Variante possibile, in sostituzione di Camaldoli, SANTUARIO DELLA VERNA (circa KM.50 PER H.1,20 di auto)

 

Individuerete senza indugio il Monte della Verna da ogni zona del Casentino e dell'Alta Val Tiberina. Infatti questo sperone di roccia ha una forma unica, la vetta è tagliata da tre parti. Per questo motivo La Verna è anche uno dei simboli più importanti del Casentino, sulla cui sommità sorge il bellissimo santuario francescano che si raggiunge anche attraverso un antico sentiero immerso nella natura. 

Arrivare a piedi alla Verna significa fare un viaggio spirituale alla scoperta di sé stessi percorrendo l’antica via delle Foreste Sacre. 

Il Santuario fu eretto intorno ai primi anni del duecento, dopo che il conte Orlando Cattani di Chiusi in Casentino donò a San Francesco il Monte della Verna.

OPPURE:

Poppi/lago di Ridracoli h.1 km 50 Poppi, Stia, passo della Calla, Campigna, Ridracoli

Un’oretta circa di cammino dal parcheggio di Ridracoli fino al rifugio che incontrerete sul sentiero, qui c’è anche un bel prato dove stendersi e riposarsi al sole..quindi portatevi con voi un bel plaid:D

Si parte dalla diga e tramite un percorso di 5 chilometri (andata e ritorno) e un dislivello di 150 metri si arriva a destinazione. Lungo la strada, che non presenta particolari difficoltà , sono numeros e tracce lasciate dall’uomo: la mulattiera, la Casetta Cà Margheritini, i muretti, il sentiero ciottolato… sino alla vista mozzafiato sul lago e sulla diga di Ridracoli.