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a
cura della sezione "rete Lilliput"
Nel 1964, per la
prima volta, all'inizio della conferenza UNCTAD di Ginevra, fu lanciato lo
slogan "Trade not aid", per sintetizzare il nuovo orientamento
strategico delle politiche di sviluppo, volte, cioè, a favorire un maggior
equilibrio nella distribuzione della ricchezza mondiale, tramite il
miglioramento delle condizioni di vita nei Paesi economicamente meno sviluppati
(PEMS). Fino a quel momento le nazioni industrialmente sviluppate avevano
essenzialmente evaso il problema dell'accesso al mercato dei PEMS, preferendo
offrire a questi paesi prestiti ed aiuti allo sviluppo.
Nel 1968, la
conferenza si concluse osservando che "Commercio, non aiuti" sarebbe
stato il metodo migliore di cooperazione allo sviluppo, ma le raccomandazioni di
quest'organismo delle Nazioni Unite rimasero inascoltate per mancanza di volontà
politica. In quel momento storico, in Olanda, alcuni gruppi attenti alle
tematiche dello sviluppo, Cane Sugar Groups, avevano cominciato a manifestare
degli obiettivi politici, attraverso la vendita dello zucchero di canna:
"Comprando lo zucchero di canna, puoi aumentare la pressione sui governi
dei paesi ricchi perché anche i paesi poveri abbiano un posto al sole della
prosperità". L'evoluzione e lo sviluppo di questi gruppi portarono alle
prime Botteghe del Mondo che vendevano, oltre alla canna da zucchero, anche
artigianato importato, a quell'epoca, da SOS Wereldhandel. Questa organizzazione
(poi divenuta Fair Trade Organisatie, secondo importatore europeo per volume
d'affari dopo GEPA in Germania), importava già da alcuni anni prodotti da paesi
in via di sviluppo. Fondata da diversi gruppi missionari cattolici olandesi,
aveva cominciato le proprie attività con una campagna per portare latte in
polvere in Sicilia (non dimentichiamoci che l'Italia era un paese in via di
sviluppo). L'idea base di questa organizzazione era di raccogliere fondi e dare
assistenza finanziaria a gruppi di produttori in aree economicamente
svantaggiate, aiutando questi gruppi a divenire economicamente indipendenti.
Questo aiuto
finanziario portò alla creazione di laboratori di produzione artigianale in
vari paesi di quello che, a quel tempo, era chiamato "Terzo Mondo".
Tuttavia, ben presto si pose il problema della commercializzazione di tali
prodotti, molto ridotta nel mercato locale. SOS Wereldhandel cominciò, così,
ad importare tali prodotti in Olanda, vendendoli attraverso gruppi di solidarietà
ed attraverso le prime Botteghe del Mondo.
Questo periodo,
fine degli anni 60, vede lo svilupparsi delle prime idee di quello che poi sarà
chiamato "Fair Trade", tradotto in Italia come "Commercio Equo e
Solidale". OXFAM, ONG inglese fondata da un gruppo di quaccheri e da altri
gruppi religiosi ad Oxford, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale,
aveva cominciato ad interessarsi al problema della fame nel mondo, avviando
progetti di cooperazione nei PEMS. Ben presto i cooperanti in questi paesi, si
resero conto che una delle necessità di base di queste popolazioni era trovare
un mercato per i propri prodotti. Comprare questi prodotti, favorendo
occupazione a livello locale, e rivenderli nel Regno Unito, era una forma di
cooperazione molto più rispettosa delle popolazioni locali, rispetto alla
"charity" classica. Le popolazioni svantaggiate nei PEMS non erano più
"mendicanti" bisognosi di elemosine, ma partner commerciali che
ricevevano un giusto prezzo per le loro produzioni.
Nel 1965 OXFAM
lanciò il programma "Bridgehead", con il quale cominciò
l'importazione di artigianato da Africa, Asia ed America Latina. "Bridgehead"
divenne ben presto un'ATO (Alternative Trade Organisation) la cui missione era
legare contadini ed artigiani nel "Terzo Mondo" con i consumatori del
"Primo Mondo".
Agli inizi degli
anni 70 si assiste ad un primo sviluppo europeo del Commercio Equo. In Olanda
ben presto furono aperte 120 Botteghe del Mondo, ATOs nacquero in altri Paesi,
Belgio, Germania, Svizzera, Austria, Francia, Svezia. Inizialmente si trattava
di ONG o di imprese private che importavano prodotti dal Sud del Mondo per
rivenderli in Europa attraverso le Botteghe del Mondo (che allora si chiamavano
anche Third World Shops), per posta, nelle fiere, nei mercatini missionari.
Fra il 1974 e
1975, ci fu una fase di collegamento delle idee di Commercio Equo a quelle dei
vari movimenti terzomondisti, antinucleari, ambientalisti, femministi, presenti
all'epoca ed al movimento sindacale. Tutti basati su di una visione alternativa
della società nazionale ed internazionale. A partire dal 1977 i prodotti
vennero acquistati non solo dai piccoli produttori, ma anche da produzioni
nazionalizzate dei paesi socialisti, come la Tanzania, per esempio. La parola
"solidarietà" fu affiancata a "Fair Trade" ed usata spesso
nella comunicazione fatta dalle ATOs. Nonostante quest'avvicinamento ideologico
con i movimenti alternativi dell'epoca, il Commercio Equo rimase sempre basata
sull'idea commerciale ed indipendente dai partiti politici.
È di questa
fase l'importazione di prodotti legati ad un messaggio politico o di solidarietà
internazionale: caffè del Nicaragua e dalla Tanzania (governi socialisti) o dai
Paesi dell'African Frontline, come sostegno alla lotta anti-apartheid. In
particolare il caffè del Nicaragua divenne un prodotto simbolo: rappresentava
il sostegno alla rivoluzione Sandinista, vista come un genuino sviluppo di
un'alternativa politico-economica, ed il rifiuto-denuncia della politica
imperialistica degli Stati Uniti, concretizzatasi, nel caso specifico,
nell'embargo e nell'addestramento e sostegno alla contro-rivoluzione (Contras).
Tale
impostazione rimarrà per lungo tempo nel movimento di Commercio Equo, tanto da
marcare anche l'inizio di questo movimento in Italia (le confezioni di caffè
del Nicaragua importato da CTM, contenevano, fino al 1991, un esplicito sostegno
alla rivoluzione Sandinista).
Agli inizi degli
anni 80, il quadro internazionale muta nuovamente. Nel 1973 i cosiddetti Paesi
in Via di Sviluppo, avevano chiesto un Nuovo Ordine Economico Internazionale (NOEI)
che, attraverso una fase di ristrutturazione delle relazioni economiche
internazionali, portasse ad un miglioramento delle condizioni di vita nel Sud
del Mondo. Come risposta a questa esigenza e di fronte al fallimento delle
politiche di aiuto allo sviluppo seguite fino a quel momento, inizia una fase di
"contro-rivoluzione" liberista, sotto forma di politiche di
aggiustamento strutturale che prevedevano la fine dell'aiuto allo sviluppo
"classico" (donazioni). I grandi organismi finanziari internazionali,
Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, sotto la spinta delle imprese
multinazionali, cominciano a condizionare gli aiuti ad un riaggiustamento, in
senso liberista, delle politiche economiche e sociali di un paese. Comincia,
inoltre, a delinearsi un'opposizione al sistema di accordi internazionali sulle
tariffe dei beni commerciali, fino a allora essenzialmente protezionisti. Il
protezionismo e le tariffe preferenziali vengono viste, dagli economisti più in
voga, come ostacoli allo sviluppo, e quindi da abolire. La strategia
neoliberista ha i suoi alfieri in Ronald Reagan, Margret Thacher, Augusto
Pinochet, o meglio, nei loro consiglieri economici.
La conseguenza
di queste politiche fu che, quando i prezzi delle materie prime, incluso quelle
alimentari, crollarono agli inizi degli anni 80, i risultati furono disastrosi
per i piccoli produttori dei PEMS. Molti di questi, infatti, dipendevano da un
solo prodotto, per esempio cacao, caffè o zucchero, conseguenza delle politiche
nazionali di incentivo alla produzione di beni esportabili. La caduta dei prezzi
portò ad un aumento della povertà e del divario fra paesi economicamente
ricchi e paesi economicamente poveri, tanto che, alla fine del decennio, il
numero di Paesi cosiddetti in Via di Sviluppo era aumentato, anziché diminuito,
così come il numero di persone al di sotto della soglia di povertà fissata
dalla Nazioni Unite.
I produttori di
questi paesi necessitavano, disperatamente, di prezzi equi per i loro prodotti,
di relazioni a lungo termine, di investimenti, di nuovi mercati. Le ATOs
tradizionali non erano più in grado di assorbire una domanda crescente e si
rendeva necessario il coinvolgimento del settore commerciale tradizionale nelle
pratiche etiche. Verso la fine degli anni 80 ed agli inizi del 90, nasce,
quindi, una seconda generazione di ATOs, sotto forma di Organizzazioni di
Marchio di Garanzia, come Max Havelaar in Olanda (1988), o di imprese
commerciali profit specificamente dedicate al commercio equo, come Cafédirect
nel regno Unito (1992). È di questi anni anche il radicamento del Commercio
Equo in Italia e Spagna, anche se, ancora, sotto forma di ATOs tradizionali.
Sempre in questo periodo, nascono i primi coordinamenti internazionali di
Commercio Equo: nel 1988, IFAT (International Federation of Alternative Trade)
che raggruppa ATOs di importazione e di produzione/esportazione; nel 1990 EFTA (European
Fair Trade Association).
L'idea alla base
delle nuove iniziative era di cominciare a rivolgersi ad un pubblico più vasto
del "pubblico militante" degli anni 70-80. Raggiungere il consumatore
nei suoi luoghi di acquisto, piuttosto che "costringerlo" a cercare
una Bottega del Mondo, spesso decentrata e poco visibile. È in questa fase che
comincia a delinearsi anche un nuovo tipo di comunicazione al pubblico, basato
sul concetto di salario giusto pagato ai produttori, di miglioramento delle
condizioni di lavoro, di promozione dell'autosviluppo, di promozione dei diritti
dei lavoratori. Questi criteri erano stati elaborati già nelle fasi precedenti,
ma, fino a quel momento, non esplicitati. Si cominciano, quindi ad intravedere
le linee di tendenza del movimento del Commercio Equo negli ultimi anni.
A partire dal
1992-1993, cominciano anche a svilupparsi progetti di assistenza ai produttori
in senso commerciale: design dei prodotti artigianali, miglioramento delle
proprietà organolettiche per gli alimentari, microcredito, studio di nuovi
prodotti, uso di prodotti alimentari di base per prodotti trasformati in Europa.
Il movimento del Commercio Equo diventa, gradualmente, più "business-oriented",
attento al marketing, alla qualità dei prodotti, ad aumentare le capacità dei
produttori di "stare sul mercato". Nascono nuove organizzazioni di
Marchio di Garanzia, come TransFair in Italia (1994), che poi daranno vita al
coordinamento internazionale FLO (Fair Trade Label Organisation). Parallelamente
anche l'informazione si fa più sofisticata, differenziandosi fra informazione
sui prodotti ed informazione più generale. Vengono sviluppate campagne europee
di informazione/educazione attraverso la rete europea della Botteghe del Mondo,
NEWS (Network of European World Shops) costituita nel 1994. In generale
l'informazione è meno politicizzata e tende sempre di più a parlare dei
produttori e dei principi di base, promuovendo il Commercio Equo nell'ambito di
un più generale consumo responsabile.
Per quanto
riguarda i produttori, si assiste alla nascita di organizzazioni di esportazione
che comprano da diversi gruppi di produttori, da soli non in grado di sostenere
gli oneri dell'esportazione, e rivendono alle ATOs europee, nordamericane,
giapponesi, australiane e neozelandesi. I produttori, inoltre, reclamano sempre
più un ruolo di partner, e non di semplici fornitori di prodotti, cominciando a
partecipare al dibattito internazionale con un peso via via crescente. Nascono,
inoltre, i primi negozi gestiti dai produttori nei loro paesi, per il mercato
locale, e si effettuano i primi tentativi di commercio Sud-Sud.
A partire dal
1998 il Commercio Equo entra in una nuova fase. Nel panorama internazionale le
tendenze liberiste sono ormai diffuse ovunque, e le politiche economiche possono
ormai distinguersi in liberiste moderate o liberiste estremiste. Inoltre, i
concetti etici alla base del Commercio Equo cominciano ad essere conosciuti da
un pubblico sempre più vasto e fatti propri da imprese tradizionali desiderose
di "ripulire" la propria immagine, sotto la pressione dei consumatori.
Anche le
istituzioni europee cominciano ad interessarsi anche politicamente al Commercio
Equo (finanziariamente già da alcuni anni venivano sostenuti progetti di
educazione): è di quest'anno la risoluzione Fassa del Parlamento Europeo, che
riconosce il Commercio Equo in termini economici e politici, chiede
l'elaborazione di criteri comuni, di un marchio unico, di una linea di
finanziamento ad hoc, di un'apertura al dialogo da parte della Commissione
Europea. A questa risoluzione seguirà, nel 1999, una Comunicazione della
Commissione al Consiglio, atto non vincolante ma, comunque, politicamente
rilevante.
Le
organizzazioni di Commercio Equo europee, che avevano già cominciato ad
interrogarsi sulla necessità di criteri comuni per un miglior riconoscimento ed
una maggior garanzia verso il pubblico, elaborano dapprima una carta europea
delle Botteghe del Mondo (1998) e, l'anno successivo, definizione ed obiettivi
comuni a importatori, produttori, botteghe, marchi. Questo importante risultato
viene raggiunto nell'ambito di FINE, sigla che indica il coordinamento informale
dei network internazionali (FLO, IFAT, NEWS, EFTA). Si comincia, inoltre, a
discutere di un sistema di monitoraggio integrato, che, partendo dal lavoro
fatto finora dalle Organizzazioni di Marchio, vada oltre i loro limiti, ed aiuti
ad identificare chiaramente quali sono le organizzazioni che possono definirsi
"di Commercio Equo". Nel 1999 nasce la prima Bottega del Mondo in
Portogallo, lasciando così la sola Grecia, nell'Unione Europea, senza una
struttura stabile di Commercio Equo.
In Italia viene
creata, nel 1999, la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo, firmata da
tutti gli importatori e dalle principali Botteghe del Mondo (in tutto 100
organizzazioni). Le organizzazioni firmatarie, inoltre, decidono di dar vita
all'Assemblea Generale del Commercio Equo Italiano, con lo scopo di favorire il
dibattito nazionale, elaborare la griglia di criteri per la verifica della
Carta, avviare il dibattito sulla certificazione, creare gruppi di lavoro di
interesse comune, coordinare, a partire dal marzo del 2001, le azioni verso le
istituzioni italiane, attraverso un apposito Tavolo Politico.
per approfondire la conoscenza al riguardo di questo tema, potete iniziare da questi siti per risalire ad altri, secondo i propri interessi:
informazioni sul commercio equo e solidale
prodotti alimentari assoc.Italia Nicaragua Livorno -
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