Ormai la piattaforma off shore è OPERATIVA, anche se non si sa bene quanto ci torni utile e tuttavia pagandone il costo in bolletta, essendo quindi inutile ogni ulteriore opposizione, lasciamo però questa pagina per testimoniare comunque il nostro dissenso al progetto..........sperando che tutto vada sempre per il meglio, benchè anche  per il nucleare si sia sempre affermato che di problemi non ne esistevano e in Giappone a FUKUSHIMA, sappiamo come è andata. (i diversi link qui sotto sono in ordine di tempo crescente, fino all'ultimo datato 2014)

perchè un referendum?

perchè no alla piattaforma?

gli aggiornamenti sulla questione, reperibili sul link dedicato: cliccare qui.

iniziativa del 12 maggio 2006, dibattito sulla questione: noi ci esprimiamo contro................

petizione per il Santuario dei cetacei (09.2007)

per un referendum autogestito, incontro il 14.02.2008

accolto il ricorso al T.A.R 30.07.08

Un progetto mastodontico per garantire profitti alle imprese (marzo 2010)

http://www.offshorenograzie.it/ - per seguire tutti gli aggiornamenti recenti (vedi link in home page)

che accade quando tutto è pronto e gli investimenti fatti, risparmiamo sulle bollette del gas, come garantito a giustificazione dell'uso del territorio? (gennaio 2014)

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Progetto terminale gas off shore al largo delle coste di Livorno......il perchè di un referendum richiesto.

secondo le previsioni di parte ed ottimistiche della OLT (Olt off shore Lng Toscana) , società presentatrice del progetto,  si otterrebbe da tutta l’operazione una qualche decina di posti di lavoro ………….. ne vale la pena, ci siamo domandati, considerando il danno che il terminale provocherebbe alle attività turistiche della zona interessata, per i vincoli posti dal terminale off shore, per il traffico di grandi e pericolose navi gasiere, per la grande quantità di aree marine interdette alla navigazione per motivi di sicurezza, ostacolando oltretutto la normale attività di pesca e altererando le condizioni dell’eco sistema marino, con ripercussioni sulla quantità e qualità della fauna ittica presente?

Sia come sia, di fronte ad una questione importante, riguardante il territorio livornese, con scarsi vantaggi e tanti rischi per la collettività, ritenendo che  debbano essere i cittadini  ad esprimersi su una questione che li riguarda direttamente, l’associazione AGIREVERDE ha aderito al Comitato cittadino contro la piattaforma off-shore, richiedendo un referendum consultivo sulla piattaforma.

Per ogni dettaglio riguardante la questione, vi rimandiamo al dossier relativo che potete trovare su www.agireverde.it al link  “terminale gas off shore a Livorno”.(vedere più avanti).

E’ sottinteso che ogni riflessione in merito, da parte degli associati, sarà ospitata nello spazio opinioni del sito stesso, accedendovi con invio di e mail a agireverde@tin.it. 

sez. AMBIENTE, 
Agireverde Livorno

1) conferenza stampa di presentazione del comitato

2) progetto in dettaglio ed i motivi del no

1) Oggetto: conferenza stampa in Comune per presentare il nuovo "Comitato cittadino contro la piattaforma off shore".

Le associazioni che hanno promosso il nuovo comitato sono Agire Verde, Cittadinanza Attiva, Comitato di difesa dall'inquinamento ambientale, Comitato Salute Ambiente, Forum Ambientalista, Medicina Democratica, Lipu,   Sequenze Cultura, Unione Inquilini, Verdi Ambiente Società.
Alla conferenza stampa sono stati presentati gli obiettivi del comitato: 1) una nuova richiesta di referendum sulla piattaforma, 2) una campagna di informazione rivolta a tutti i cittadini, 3) la realizzazione di azioni legali per garantire la partecipazione dei cittadini alle importanti decisioni che li riguardano.


Il Comitato è nato all'indomani della conferenza dei servizi che ha prospettato lo spostamento a sud della collocazione della piattaforma off shore.
I promotori del Comitato non sono per niente convinti che tutte le questioni sulla piattaforma siano risolte e meno che mai con un suo spostamento verso l'area della Meloria.
Era stato detto che il sito era volutamente lontano dalla Meloria per rispettare quell'area. Ora invece si dice che gli impatti sull'ambiente sono sostanzialmente non significativi, mentre tutti possono leggere sulla Gazzetta Ufficiale un bando dell'ICRAM di messa a concorso di borse di studio per valutare e monitorare gli effetti degli impianti off shore sull'ambiente marino.
E' chiaro che il prospettato spostamento verso l'area della Meloria e il nuovo progetto di metanodotto Algeria-Toscana presentato dalla società Galsi cambiano completamente il quadro della situazione e fanno cadere molti degli argomenti dei fautori dell'impianto off shore. E' altrettanto chiaro che i cittadini hanno il diritto di pronunciarsi di fronte alla nuova situazione che si va profilando e che riguarda direttamente il loro ambiente e la loro vita. I nuovi motivi di perplessità vanno così a sommarsi alle precedenti obiezioni.

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n 2

Il prospettato spostamento dell'impianto off shore di rigassificazione verso l'area della Meloria, fino ad oggi considerata parco marino e non zona industriale, riapre la questione sull'opportunità della sua costruzione. Il nuovo progetto di metanodotto Algeria-Toscana presentato dalla società Galsi, di minore impatto ambientale e capace di fornire tutto il gas di cui la Toscana avrebbe eventualmente bisogno, fa cadere poi molti degli argomenti, credibili o no, dei fautori dell'impianto off shore. L'opportunità della sua costruzione va quindi rivista radicalmente alla luce degli elementi nuovi e con la partecipazione dei cittadini che hanno il diritto di pronunciarsi e di far pesare le proprie opinioni in una decisione che riguarda direttamente il loro ambiente e la loro vita.
Resta comunque irrisolta la questione relativa all'assetto societario della società OLT proponente l'impianto. La società, come ha anche riconosciuto la stessa Regione, non fornisce adeguate garanzie imprenditoriali. D'altra parte la forte partecipazione dell'Asa e sopra tutto, i complicatissimi intrecci, che giungono fino all'estero, delle società controllanti non forniscono le adeguate garanzie di una netta separazione tra chi esercita i pur legittimi interessi d'impresa e coloro che nelle Istituzioni hanno il compito di tutelare l'interesse collettivo.
Tutti questi dubbi si aggiungono alle precedenti obiezioni.
Già ha destato, a suo tempo, perplessità venire a sapere a posteriori e non dalle pubbliche autorità, che nell'estate 2002 il progetto di terminal off shore gas da costruire al largo delle coste livornesi era stato presentato all'ex-sindaco Lamberti dall'ing. Aldo Belleli già condannato nel 1995 e nel 1997 dal GIP del Tribunale di Milano nell'ambito delle inchieste per "tangentopoli" e nel 1999 dal Tribunale di Mantova per bancarotta fraudolenta. Ha poi destato perplessità che lo stesso Lamberti, accolto entusiasticamente il progetto, ha impegnato il Comune di Livorno in un accordo con la società proponente l'impianto, senza che ci sia stata alcuna preventiva discussione da parte del Consiglio Comunale. Ha destato infine perplessità che il Comune ha eluso la richiesta di referendum regolarmente presentata da associazioni e cittadini e ha fatto quindi cadere la possibilità di un pronunciamento popolare. E' insomma una storia di silenzi.
Senza stare a fare il lungo elenco delle domande a cui non è stata data adeguata risposta, facciamo poi notare che nessun competente ha mai speso una parola riguardo i rischi derivanti dalla sismicità della zona o riguardo ai danni derivanti dall'immissione in aria, ogni anno, di milioni di metri cubi di gas che contribuirebbero a inquinare l'ambiente e ad aumentare l'effetto serra.
E' una storia fatta di silenzi ma anche di forzature: si da' ad intendere che l'agonizzante Cantiere navale Fratelli Orlando (oggi chiuso) possa trarre sostanziale giovamento dall'operazione; si da' per certo che le bollette del gas dei livornesi diminuirebbero del 10% quando invece non c'è alcun documento che lo comprovi; si dice che l'impianto permetterà la conversione a gas della centrale Enel e quindi il miglioramento della qualità dell'aria cittadina, quando invece non c'è alcun documento che leghi la conversione a gas della centrale alla realizzazione dell'impianto off shore.
Noi chiediamo ora di riaprire la questione, di rivedere tutti i reali vantaggi e svantaggi, di informare adeguatamente e obiettivamente i cittadini e di farli pronunciare sull'argomento. Vedremo se, con il nuovo stile di governo del Sindaco Cosimi, ciò sarà possibile.

Progetto terminale gas off shore al largo delle coste di         Livorno ........I MOTIVI PER UN REFERENDUM.

                                      Dossier : piattaforma gas off shore.................

a cura del “Comitato cittadino contro la piattaforma off-shore”

Agire Verde, Cittadinanza Attiva, Comitato di difesa dall’inquinamento ambientale

Comitato Salute Ambiente, Medicina Democratica, Sequenze Cultura, 

Verdi Ambiente Società  

Quanto gas arriverà in Toscana?

Il gasdotto GALSI dall’Algeria

(10 miliardi di metri cubi di metano l’anno)

La piattaforma OLT per il gas metano off-shore

(2 miliardi di metri cubi di metano l'anno)

                                                                Non basta il metanodotto dall’Algeria?

 

 

      

Il progetto GALSI (10 miliardi di metri cubi di metano l’anno)


15 aprile 2005

Il progetto GALSI prevede un gasdotto di collegamento tra l’Algeria e la Sardegna con prolungamento all’Italia. Avrà come punto probabile di arrivo la Toscana. Il consorzio GALSI è composto da da 7 azionisti: 36% Sonatrac (compagnia petrolifera di Stato algerina), socio di maggioranza relativa, 18% Edison (Italia), 13,5% Enel produzione (Italia), 13,5% Wintershall (Germania), 9% Hera (Italia), 5% Sfirz (Italia- regione Sardegna) e 5% Progemisa (Italia, regione Sardegna).

 

La GALSI ha già elaborato lo studio di fattibilità del metanodotto e prevede un investimento di due miliardi di euro per trasportare sino a 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno verso l’Italia passando per la Sardegna.

 

Un gasdotto che secondo gli esperti diventerà un’alternativa al passaggio dal canale di Sicilia attraverso il Transmed dell’Eni, attualmente l’unico “corridoio” di transito nel Mediterraneo, sul quale viaggiano 25 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno.

 

  Scandalo off-shore

Domande e risposte su ciò che ci avrebbero dovuto dire ma che non hanno avuto il coraggio di dirci

 

dicembre 2004

 

L’affare off-shore è stato molto chiaccherato. E’ vero che l’ex sindaco Lamberti contrattò il progetto off shore con un personaggio più volte condannato per ‘tangentopoli’ e per bancarotta?

Si, è vero. Vale la pena però di spendere due parole in più. La Commissione Europea, nel Libro Bianco 66/2000 dedicato all’Ambiente, afferma che “si deve evitare la possibilità di eludere la responsabilità trasferendo le attività pericolose ad imprese con risorse minime di capitale, che diventano insolventi nel caso di danni rilevanti.”. Come è noto, la OLT, presentatrice del progetto off shore, è una nuova società. Era quindi doveroso chiedersi se questa rispondesse o meno a tali requisiti.

Oggi si sa qualcosa. Il labirinto di partecipazioni azionarie nella Olt off shore Lng Toscana sembra fatto apposta per impedire che si possa risalire a chi la controlla. Di certo si può dire che il marito del’ex Presidente della OLT off shore Lng Toscana, Paola Marini, è l’ing. Aldo Belleli. E’ stato lui che si è recato in Comune a Livorno per presentare all’allora sindaco Gianfranco Lamberti il progetto di terminal off shore per il metano. Lo stesso Belleli è stato condannato tra il 1995 e il 1997 dal Gip del Tribunale di Milano per il suo coinvolgimento in ‘tangentopoli’, nel 1999 dal Tribunale di Mantova per bancarotta fraudolenta e nel 2003 dal Tribunale di Mantova per bancarotta fraudolenta a seguito di un crac da 1500 miliardi di lire che coinvolse tre società del suo gruppo - Interklim, Belleli Spa e Belleli Holding – e che a Taranto nel 1998 portò la controllata Belleli Offshore Srl a gettare nella disoccupazione circa 2.500 dipendenti, compreso l’indotto.

Ci sono poi altre tracce consistenti della famiglia Belleli nell’affare off shore. L’80% della suddetta Olt off shore Lng Toscana è detenuto dalla Olt Energy Toscana partecipata, tra l’altro, da Crossnet gas (di cui è anche socia, ndr). Quest’ultima, che pare sia la società cassaforte per l’operazione off shore a Livorno, ha come amministratrici appunto Paola Marini e Gaia Belleli, rispettivamente moglie e figlia di Aldo Belleli.

La OLT, in conclusione, non sembra fornire garanzie di affidabilità. La stessa Regione ha ritenuto che sia necessario approfondire l’assetto societario dell’OLT “al fine di poterne valutare l’idoneità e l’adeguatezza tecnico-economica” e ha anche prospettato, a garanzia, l’opportunità di un’adeguata fideiussione.

Il Comune di Livorno ha comunque a suo tempo sponsorizzato il progetto e il 15 Ottobre 2002 ha firmato un accordo con la OLT nel quale è previsto l’utilizzo del Cantiere Navale Fratelli Orlando per una commessa di 50 milioni di euro e la partecipazione di ASA al progetto OLT.

Il 17 novembre 2004 Luca Bussotti, ex assessore all’ambiente del Comune di Livorno e nominato il 15 luglio 2004 presidente del consiglio di sorveglianza di Asa, ha dichiarato riguardo alle prospettive di realizzazione dell’impianto: “Il vero problema ora è quello di cercare di mettere d’accordo il gruppo Falk e l’ingegnere Aldo Belleli… Il silenzio poi, in questa fase così delicata per la trattativa, è la cosa migliore per non comprometterla”.

Colpisce davvero che questa sia la sua principale preoccupazione.

 

Uno degli argomenti che vengono portati a sostegno del progetto di piattaforma off shore è il benefico effetto sui livelli occupazionali della città. Questo è un argomento forte in un’area, come la nostra, dove la disoccupazione rimane a livelli drammaticamente alti. Ma in conclusione, quanti posti di lavoro potrebbe garantire la realizzazione del progetto?

Al tempo della presentazione del progetto (2002) il sindaco Lamberti parlò di una grande opportunità di rilancio per il Cantiere Navale, allora in gravissima crisi. Nell’operazione OLT il Cantiere avrebbe avuto un doppio ruolo: trasformare la nave gasiera in terminale di rigassificazione e successivamente curare la sua manutenzione. Tutti sappiamo come è finita l’agonia del Cantiere: la soluzione Azimut/Benetti ha profondamente mutato le caratteristiche del Cantiere Navale rendendolo inadatto ai profondi lavori di trasformazione della nave gasiera in terminale di rigassificazione “on board” come si dice oggi.

Secondo quanto risulta, l’unica valutazione dei livelli occupazionali derivanti è stata fatta da uno studio effettuato per conto della stessa OLT. Le previsioni sembrano piuttosto ottimistiche: 100 persone dovrebbero essere impiegate dal terminale, altre 40 provvederebbero alla manutenzione. Secondo lo stesso studio, nella fase preparatoria (costruzione del metanodotto e del terminale) sarebbero impiegati 360 lavoratori; in realtà ne sarebbero utilizzati in minor numero poiché, come si è detto, il Cantiere non potrà effettuare l’impegnativo lavoro di trasformazione della nave gasiera in terminale galleggiante per la rigassificazione. Lo stesso studio fa anche una, egualmente ottimistica, previsione per gli impieghi prodotti dalle attività collaterali: 100 lavoratori! Naturalmente cifra tonda!

Insomma anche secondo le discutibili previsioni dello studio commissionato dalla OLT si tratterebbe, nella migliore delle ipotesi, di 140 posti stabili e di qualche decina di temporanei. Non sembra gran che se si pensa, ad esempio, ai più di 500 dipendenti, oltre a quelli impegnati nelle ditte esterne, della raffineria ENI e alle centinaia dell’Ipercoop di Porta a terra!

La stessa Regione Toscana, nel documento ufficiale conclusivo di “Valutazione Integrata” del progetto OLT, in data 9 luglio 2004, un bel po’ di tempo dopo la cessazione delle attività proprie del vecchio Cantiere Orlando, riprende le argomentazioni OLT e ricorda l’accordo, firmato da OLT e dal sindaco Lamberti nel 2002, che appunto prevedeva il coinvolgimento delle maestranze del Cantiere Navale Fratelli Orlando nelle attività di trasformazione della nave metaniera in terminale galleggiante. Il documento regionale suddetto afferma: “Questa operazione rappresenta un contributo importante per la valorizzazione del capitale umano presente sul territorio”. Lo stesso documento regionale insiste ancora sull’argomento; osserva criticamente solo che non è ancora avvenuta la costituzione di un previsto gruppo di lavoro con compiti di monitoraggio sulla concreta attuazione degli impegni”.

Queste affermazioni del documento regionale, a Cantiere Navale di fatto chiuso, sono gravissime perché indicano che le valutazioni della Regione sul progetto OLT, sulla base delle quali la Regione stessa ha preso importanti decisioni, sono fondate su documenti presentati dalla OLT senza che questi siano stati oggetto di un qualche controllo, neanche grossolano.

In realtà, guardando ai livelli occupazionali complessivi, l’off shore fa perdere posti di lavoro perché distrugge le condizioni ambientali che sono necessarie per un sano sviluppo economico. E’ bene tener presente che l’aver puntato nel periodo post bellico sulla grande industria ha prodotto in 30 anni (1971-2001) nella Provincia di Livorno la perdita, nel settore, di 40.000 posti di lavoro oltre a un permanente inquinamento del territorio. Insomma, i posti di lavoro se ne sono andati, l’inquinamento è rimasto.

 

E’ ovvio che un progetto del genere produce dei danni, anche economici. Potrebbe però portare eventualmente ad uno sviluppo delle attività industriali complessive. Quali sono le reali prospettive?

Gli ambienti favorevoli al progetto OLT sono spesso ritornati sulla questione degli effetti positivi del progetto relativamente alle possibilità di espansione industriale dell’area livornese. Cosa parecchio strana, considerato che il “Piano territoriale di coordinamento” della Provincia di Livorno, documento ufficiale ben noto, afferma: il “sistema della pianura settentrionale (cioè l’area livornese, ndr) presenta limitate potenzialità di ulteriore espansione industriale a parte il riuso delle aree dismesse”. Insomma, nella nostra zona l’unica possibilità di installare nuove imprese industriali è quella di sfruttare aree lasciate libere da attività dismesse. Queste aree però sono state in gran parte utilizzate per le attività portuali. E’ quindi puramente illusorio pensare che i pochi spazi lasciati liberi in città dalle fabbriche chiuse possano interessare gruppi industriali attratti dall’ipotetico minor costo delle tariffe del gas. Appare quindi certo che “l’espansione industriale legata all’arrivo di gas a buon mercato” sia, almeno relativamente ad attività di peso economico non trascurabile, solo una rozza trovata propagandistica.

Quello che la lobby favorevole all’off shore si dimentica invece di ricordare è il danno che il terminale provocherebbe alle attività turistiche.

 

Perché, quali possono essere le conseguenze dell’impianto sul rilancio turistico della città?

Il “piano” sopra citato punta “all’affermazione della città come polo turistico attraverso la riconversione del Porto Mediceo e il potenziamento delle attività legate alla crocieristica ” ma è fin troppo evidente che il turismo verrebbe danneggiato dai vincoli posti dal terminale off shore, a causa del maggior traffico di grandi e pericolose navi gasiere e, soprattutto, a causa della grande quantità di aree marine interdette alla navigazione per motivi di sicurezza (43 chilometri quadrati). E’ significativo che i documenti OLT ben si guardano da analizzare in dettaglio le interazioni fra progetto OLT e attività turistiche.

E’ bene tener presente che secondo un’indagine del 1998 di Unioncamere, in Toscana i settori produttivi capaci di produrre, nel breve periodo, il maggior incremento di occupati sono quelli del commercio e del turismo, seguiti dai servizi alle famiglie e alle imprese e da alcune branche dell’industria.

Anche su un piano semplicemente utilitaristico, che prescinde quindi da ogni valutazione sui danni ambientali in sé, un’analisi seria del rapporto costo/benefici dimostra chiaramente che la città ha tutto da perdere e ben poco da guadagnare da questo progetto.

 

Ma quali saranno le ripercussioni sui traffici marittimi e sulla pesca?

E’ indubbio che il previsto impianto off shore comporterebbe un radicale cambiamento del traffico marittimo.

L’area complessiva di interdizione alla navigazione dovrebbe avere un raggio minimo di circa due miglia nautiche (circa 3,7 chilometri), pari, come detto, a 43 chilometri quadrati. In quella zona sarebbe vietato l’attraversamento di qualsiasi imbarcazione. Si prevede la presenza di una nave guardiana che pattugli la zona 24 ore su 24.

Tutto ciò causerebbe inevitabilmente notevoli disagi per il normale transito dei natanti (ad es. con modifiche delle rotte navali, ecc.) in una zona di notevole traffico. Ad esempio, nell’anno 2002 ci sono state 1640 navi, tra mercantili e passeggeri, in arrivo o in partenza dal porto a Livorno. Di queste, si stima siano transitate nelle acque circostanti il terminale galleggiante il 9%, vale a dire circa 160 navi, oltre alle imbarcazioni adibite ad attività di pesca.

L’incremento di traffico, dovuto alle metaniere (sono stimati 42 arrivi ogni anno) e ai mezzi a servizio del terminale (due rimorchiatori da e per il porto di Livorno per ogni metaniera in arrivo, nave guardiana, mezzi di servizio), ostacolerebbe la normale attività di pesca e altererebbe le condizioni dell’eco sistema marino con ripercussioni sulla quantità e qualità della fauna ittica presente. E’ prevedibile poi che la qualità delle acque, ossia dell’habitat di molte specie, possa subire un peggioramento a causa della maggior quantità di reflui, civili e non, immessi in mare dalle navi.

E’ bene tener presente che la pesca svolge un ruolo di notevole importanza nel tessuto socio-culturale della regione, con ricadute economiche non trascurabili. Alla fine del 1998 in Toscana c’erano 25 porti pescherecci e vi erano registrate circa 700 imbarcazioni. Soltanto nel porto di Livorno risultano attualmente presenti 121 barche, in larga parte dedite alla piccola pesca artigianale nelle zone antistanti la costa livornese e che si estendono al largo, fino alle Secche della Meloria e alle isole minori Capraia e Gorgona.

L’importanza di quest’attività ha permesso l’istituzione del Piano Regionale della Pesca marittima e acquacoltura (approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 31/10/2000, n. 226). Il piano prevede, fra gli obiettivi, il miglioramento della competitività delle imprese della filiera pesca-acquacoltura che, a sua volta, viene perseguito anche attraverso “il miglioramento delle condizioni di esercizio della piccola pesca costiera…”.

Concludendo, il sistema della pesca, a seguito della costruzione e dell’esercizio del terminal, subirebbe sensibili ripercussioni negative dovute sia alla costituzione di aree di interdizione alla navigazione, sia all’incremento della movimentazione marittima nelle aree adiacenti alla zona interdetta.

 

E’ vero che l’impianto favorirebbe la metanizzazione della centrale Enel?

In realtà la costruzione della piattaforma off shore della società OLT non è legata alla conversione a metano della centrale ENEL. Non esiste infatti alcun documento preliminare, né tanto meno accordo, fra OLT e ENEL sull’eventuale utilizzo del gas proveniente dalla piattaforma off shore nella centrale di via S. Orlando. E’ la stessa Regione Toscana nel documento di Valutazione Integrata a confermarlo quando afferma che: “L’impianto di rigassificazione non appare direttamente correlato a nessun progetto volto alla riconversione di centrali esistenti”.

L’ENEL, se davvero fosse interessata alla conversione a metano della centrale, potrebbe comunque rifornirsi di gas sia con impianti propri (la stessa società ha già presentato al Ministero competente progetti per suoi impianti off shore), sia mediante l’utilizzo dei metanodotti Snam.

            Sembra poi non corrispondente al vero quanto affermato dalla OLT riguardo la necessità di costruire un nuovo metanodotto “da Pomaia a Livorno” per rifornire la centrale di Livorno, poiché secondo il citato documento della Regione Toscana “la rete regionale dei gasdotti non presenta vincoli tecnici tali da impedire un maggior prelievo di risorse”.

 

Ma un’eventuale metanizzazione della centrale Enel porterebbe o no un sostanziale miglioramento dell’ambiente cittadino?

C’è innanzitutto da sottolineare che, contrariamente a quanto viene detto anche da parte di autorità pubbliche, le centrali a turbogas emettono, tra l’altro, notevoli quantità di polveri fini e ultrafini. Una centrale a gas da 750-780 MW (grosso modo della potenza dell’eventuale nuova centrale a gas di Livorno) funzionante per 6000-7000 ore all’anno, consuma circa un miliardo di metri cubi di gas all’anno ed emette ogni anno da 150 a 250 tonnellate di polveri fini, di cui circa il 95% sono ultrafini (particolarmente nocive e pericolose). La combustione di gas metano (in simili centrali) produce inoltre consistenti quantità di ossidi di azoto (circa 1500 tonnellate all’anno), che a loro volta causano la formazione di notevoli quantità di altro particolato.

Alcuni recenti e autorevoli lavori scientifici (Armaroli, Po - 2003) evidenziano i seri pericoli per la salute derivanti principalmente dalle polveri fini e ultrafini prodotte dalle centrali turbo gas, e suggeriscono l’utilizzo di sofisticati impianti (non in uso in Italia) per l’abbattimento dei fumi. Ma nessun membro della OLT e nessuna autorità pubblica ha mai neanche accennato all’eventuale utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per l’abbattimento dei fumi della prospettata centrale turbogas.

            Secondo la stessa “Valutazione integrata”, relativamente alla qualità dell’aria, “il territorio della Provincia di Livorno appare già fortemente compromesso”; in particolare, “risultano critici nel Comune di Livorno i livelli di benzene, ozono, biossido di azoto e polveri fini”. Inoltre la centrale Enel di Livorno, come rileva anche un documento Arpat del 2000, ha una collocazione decisamente infelice, sia per la sua notevole vicinanza al centro della città, sia per la direzione e l’andamento medio dei venti. Solo la sua chiusura potrebbe migliorare notevolmente l’ambiente.

 

E’ vero che il metanodotto sarà costruito in una zona sismica?

Tutta la fascia tirrenica è andata soggetta col passar del tempo a notevoli trasformazioni della crosta terrestre. 15 milioni di anni fa, dove oggi si estende il mare, c’era una catena di montagne sorte a seguito della compressione fra due zolle continentali. Tali catene montuose sono poi andate progressivamente scomparendo anche a seguito della distensione della crosta continentale prodotta dalla risalita delle sottostanti rocce. Ne seguì la rottura della crosta stessa in tanti blocchi che iniziarono ad allontanarsi gli uni dagli altri, scorrendo lungo superfici (dette faglie). Le ampie depressioni, così formate, sono oggi occupate dal mare.

In particolare, nella zona di Livorno, i terremoti hanno origine a piccole profondità; ciò è un elemento che aumenta la gravità delle conseguenze prodotte sulla superficie. I monti livornesi presentano poi un fitto reticolato di faglie, indice di attività sismica, mentre la zona di Stagno, a nord della città, è tuttora soggetta a fenomeni di sprofondamento. A conferma dei rischi, è bene tener presente che l’attuale sistema statistico-probabilistico nazionale - istituito per individuare le aree sismicamente instabili – e che pure aveva portato ad indicare “calme” zone come la valle del Bèlice in Sicilia (teatro di un disastroso terremoto), colloca Livorno al margine di una area a rischio di grossi terremoti.

La zona poi, in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto off shore, è a ridosso della faglia sismica causa dell’ultimo terremoto del 30 giugno 2003. L’allora Assessore comunale all’ambiente, Luca Bussotti, si affrettò a dichiarare che non c’era pericolo e aggiunse, quasi come prova, che i quattro terremoti avvenuti nella zona negli ultimi quarant’anni non hanno prodotto danni alle condotte del Costiero Gas.

In realtà, impianti del genere non dovrebbero essere mai costruiti in zone sismiche. La Edison, presentando un progetto similare a Rovigo, dichiara che la zona non è sismica e che la “localizzazione prescelta è stata determinata a seguito di approfonditi studi sismici, geologici”. Al contrario, il rischio relativo alla zona d’installazione dell’off shore di Livorno non è stato preso concretamente in considerazione né tanto meno è stato oggetto di accurati studi.

 

L’impianto previsto può essere causa di gravi incidenti industriali?

E’ indubbio che il traffico di navi gasiere destinate ad alimentare l’impianto sarebbe di per sé elemento di pericolo. Non va poi dimenticato che l’impianto previsto è del tipo “a rischio d’incidente rilevante”. La normativa nazionale ha classificato l’area di Livorno-Collesalvetti come “critica” per la concentrazione di attività appunto “a rischio d’incidente rilevante” e ha indicato la necessità di prevedere un piano d’intervento per la riduzione o l’eliminazione dei fattori di rischio. Non è quindi un buon criterio aggiungere altri rischi a quelli già esistenti.

 

Ma perché, anche il Comune di Collesalvetti corre qualche rischio?

Quasi certamente gli abitanti di Stagno sono all’oscuro del progetto della società OLT che prevede, tra l’altro, la costruzione di un metanodotto. Essi probabilmente non sanno che questo passerebbe a poche centinaia di metri dalla raffineria Agip Petroli e che per quasi la metà del percorso a terra attraverserebbe il territorio di Stagno, comune di Collesalvetti. Non si è sentito dire pubblicamente, a proposito, una sola parola dalla giunta comunale, né tanto meno dal Sindaco di Collesalvetti.

L’Amministrazione Comunale di Collesalvetti ha comunque espresso, nelle sedi opportune, parere negativo sul tracciato individuato sul territorio di competenza e ha proposto a suo tempo un diverso tracciato di cui però non si è tenuto alcun conto.

Il percorso, ormai definitivo, attraversa nel territorio di Stagno il fosso Navicelli e l’antifosso Acque Chiare, il fosso Torretta, l’argine dello scolmatore dell’Arno, passa poi sotto l’autostrada A12, va al raccordo stradale, lo percorre in parallelo, quindi arriva alle cabine Snam e Asa in via Aiaccia. Questo tracciato è molto pericoloso per i punti critici che attraversa. Il gasdotto sarebbe interrato a solo un metro di profondità. Bisognerebbe quindi riflettere e pensarci due volte prima di realizzarlo. Agli abitanti di Stagno, se fossero informati, verrebbe certo naturale chiedersi se è proprio necessario aggiungere questo metanodotto a tutti i problemi ambientali della zona nord: superstrada, autostrada, svincoli, traffico veicolare più che caotico, raffineria Agip con ben otto ciminiere attive, inceneritore a poche centinaia di metri, il Faldo (che interessa Stagno e Guasticcie). Sicuramente gli abitanti di Stagno, seguendo il buon senso comune, concluderebbero che nuovi rischi e nuovi problemi sono proprio da evitare.

 

Ma davvero, l’impianto off shore farà diminuire, come è stato affermato, le bollette del gas degli utenti livornesi?

In effetti, la diminuzione del costo del gas è promessa in un articolo riportato dal giornale Il Tirreno dell’1/4/2004. Secondo questo articolo, in un dibattito tenutosi alla sezione Capocchi-Turati dei socialisti democratici, il Presidente dell’ASA Paolo Rotelli e il consigliere Nedo Di Batte hanno prospettato che se verrà costruito l’impianto off shore vi saranno prezzi più vantaggiosi per il gas. Rotelli e De Batte non hanno precisato però per quale utenza e in che misura ciò potrebbe avvenire.

In data 18/5/2004 sulla cronaca di Livorno de Il Tirreno con il titolo “con l’off shore il gas costerà meno” la diminuzione del costo del gas è promessa di nuovo. Lo afferma Silvano Cinuzzi, Presidente di ASA-TRADE nonché componente del consiglio di amministrazione della OLT. Precisa che non si tratta di un semplice annuncio ma di un preciso impegno verso i cittadini. Il suo obiettivo dichiarato è di partire con uno sconto del 10% per le famiglie livornesi e per tutta l’area.

Dichiarazioni sui giornali a parte, l’unico documento scritto al riguardo risulta il Documento di Valutazione Strategica nel sistema Socio Economico Toscano e Sviluppo Sostenibile” redatto su incarico OLT, a cura di Dionisia Cazzaniga Francesetti, professore dell’Università di Pisa. La stessa dichiara che la riduzione del 10% del prezzo del gas è “stimata dalla OLT”; la professoressa si guarda però bene dal quantificare un sicuro ribasso sia per le bollette livornesi che per le altre. A questo proposito, non si può far a meno di censurare ancora una volta la “Valutazione integrata” regionale. Questo documento, distorcendo la verità, dichiara che nelle conclusioni dello “studio elaborato dall’Università di Pisa (sic)…si afferma che OLT applicherà uno riduzione del 10% sul prezzo del proprio gas”, mentre avrebbe dovuto dire che lo studio è effettuato dalla professoressa Francesetti dell’Università di Pisa su incarico OLT e che nelle conclusioni dello stesso si afferma, non che l’OLT applicherà una riduzione, ma molto più cautamente che la riduzione “è stimata dalla OLT”. Stimata dunque dalla OLT, non promessa e tanto meno assicurata.

Lo stesso documento regionale, secondo una metodologia che appare consolidata, fa poi qualche critica marginale ma significativa come, ad esempio, quando afferma: “Non risultano chiari gli strumenti operativi e i meccanismi di raccordo con l’utenza locale che si intendono attuare per realizzare la riduzione dei costi energetici.”.

Rimangono alla fine le promesse del Cinuzzi, membro, come detto, del Consiglio di Amministrazione dell’OLT. Ma, si sa, “verba volant”.

 

Che ruolo ha avuto in tutta la vicenda OLT il professore Severino Zanelli autore dello studio di “Valutazione concettuale di sicurezza” del progetto di terminale off shore per GNL?

Severino Zanelli è professore dell’Università di Pisa. Per la verità è anche membro della direzione provinciale dei Democratici di sinistra, membro del Consiglio d’amministrazione dell’ENEA, presidente del Consorzio polo tecnologico Magona di Piombino e di chissà quante altre istituzioni scientifiche. Ma il professor Zanelli è anche un “consulente”, cioè un “esperto” chiamato da questa o quella amministrazione locale o da questa o quella società industriale a dare il proprio contributo a questo o a quel progetto.

Si tratta, dunque, di una personalità variegata, dalle molte facce o personalità che, a quanto pare, convive felicemente con le tante contraddizioni che il ruolo di “consulente” gli procura. Per esempio il professor Zanelli negli anni ‘70 e ‘80 era consulente del sindacato unitario dei chimici (FULC) per il quale realizzò documenti e consulenze fortemente critici nei confronti dell’industria chimica nazionale. Troviamo però lo stesso professor Zanelli tra i consulenti dell’Enichem nel tristemente famoso processo di primo grado al petrolchimico di Porto Marghera, durante il quale, evidentemente “folgorato sulla via di Damasco” come sostenne il P.M. Casson, rinnegò quanto asserito 20 anni prima contribuendo all’assoluzione del gruppo dirigente della fabbrica accusato di aver provocato la morte di centinaia di operai.

Ma, evidentemente, il professor Zanelli fa della contraddizione (o mutevolezza) un proprio stile di vita, almeno secondo quanto appare a livello professionale e pubblico. A conferma, si ricordi che lo stesso, nella sua qualità di consulente del Comitato di coordinamento incaricato nel 1997 dal Ministero dell’ambiente e dalle amministrazioni locali (Regione toscana, Provincia e Comune di Livorno) di redigere il piano per la riduzione dei rischi nell’area industriale di Livorno, partecipò alla riunione tenuta al Ministero dell’ambiente il 13 febbraio 2001 per discutere la valutazione del rischio ambientale collegato alla presenza di gasiere nel porto di Livorno. In quell’occasione il professor Zanelli difese a spada tratta la scelta del Comitato, contrario alla costruzione di una piattaforma off shore al largo del porto di Livorno da utilizzare per lo scarico del GPL (gas di petrolio liquefatto) destinato al Costiero Gas. Zanelli, insieme agli altri membri del Comitato, argomentò questa scelta con una serie di motivazioni fra le quali spiccano:

1.      il tipo di condizioni meteoclimatiche” (i venti e il moto ondoso sono tali da non poter garantire un sufficiente numero di giorni/anno con condizioni di operabilità in sicurezza)”;

2.      il tipo di traffico marittimo del tratto di costa antistante la zona (prevalentemente di tipo da diporto e turistico)”;

3.      la presenza in zona del santuario dei cetacei”.

Secondo quanto riportato dal verbale di quella riunione “gli aspetti sopra enunciati, a parere del Comitato di coordinamento, contribuiscono inoltre alle difficoltà di poter gestire con un sufficiente grado di sicurezza le strutture off-shore ed i collegamenti con la costa”.

Il Ministero dell’ambiente accettò quelle motivazioni e l’off shore per il gas GPL non fu fatto. Peccato che pochi mesi dopo (aprile 2002) è lo stesso professor Zanelli a presentare a nome della Cross-Energy di proprietà della Famiglia Belleli (la OLT non era stata ancora costituita), la “Valutazione concettuale di sicurezza” del progetto di terminale off shore per GNL al largo delle coste livornesi, nella quale si nega di fatto quanto affermato appena 14 mesi prima nella riunione al Ministero dell’ambiente. Ma cosa era cambiato nel frattempo? Era stato scoperto un repentino cambiamento delle “condizioni meteoclimatiche”? I diportisti non frequentavano più le nostre coste? I cetacei avevano deciso di “cambiare aria”? Boh! Forse il professor Zanelli era stato stimolato dagli “aspetti innovativi” presenti nel progetto, come ha dichiarato al convegno organizzato da Piazza Maggiore il 7 giugno 2003? O forse da altri aspetti, scientificamente marginali ma personalmente da lui ritenuti importanti? Chissà!

Ormai il professore Zanelli, deciso a prendere una chiara posizione, scrive insieme ad altri il “Rapporto sulla sicurezza della navigazione- Terminale galleggiante per la rigassificazione di GNL a largo di Livorno” redatto per conto della STA Engeneering s.r.l. (Ghezzano) su commissione della OLT.

Il professore non ha poi mancato di intervenire pubblicamente a sostegno dell’off shore, come quando il 25 agosto 2004, nel pieno della polemica Livorno-Pisa sul terminale, ha scritto l’articolo, pubblicato in prima pagina su Il Tirreno: “Perché dico si al terminal gas tra Livorno e Pisa”, firmato da “Severino Zanelli, architetto” (sic), nel quale l’autore ha dimenticato di informare l’ignaro lettore di essere un personaggio implicato in prima fila nel progetto (e non un semplice collaboratore come sostenuto).

Per la verità, Zanelli non è stato il solo ad intervenire su Il Tirreno dimenticando di informare del proprio coinvolgimento nel progetto: qualche giorno dopo, il 4 settembre, è il turno del professor De Ranieri, direttore dell’Istituto di Biologia Marina di Livorno, ad intervenire sull’argomento senza però ricordare di essere il coautore dello studio di impatto ambientale commissionato dalla OLT.

 

Perché, di fronte a tutti i problemi legati all’off shore, non è stato chiesto ai cittadini cosa ne pensavano?

In effetti, nonostante leggi e trattati internazionali (si ricordi la Convenzione di Aarhus del 1998) prevedano la partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni su impianti di tal genere, nessuna autorità politica ha ravvisato l’opportunità di sentirne almeno il parere.

Numerose associazioni e gruppi politici della città di Livorno dettero vita nel 2003 a un comitato di coordinamento che mise a punto due quesiti, da sottoporre a referendum comunale consultivo secondo i regolamenti vigenti, riguardo alla prospettata costruzione dell’impianto off shore di rigassificazione. Il 23 maggio 2003 il “Comitato Promotore del Referendum comunale sulla piattaforma gas off shore”, appositamente costituito, ha presentato pubblicamente i quesiti referendari e nello stesso giorno ha depositato in Comune le relative richieste. Dopo qualche tempo si è venuti però a sapere da fonte comunale che il referendum non si poteva fare perché non era stata costituita l’apposita “Commissione dei garanti” che doveva decidere sulla ammissibilità dei quesiti referendari e che inoltre la costituzione della suddetta commissione era problematica perché un suo membro doveva essere nominato dal Tribunale mediante una procedura lunga e complessa. Di fatto, malgrado vari solleciti la “Commissione dei garanti” non è stata mai costituita.

Se davvero non era possibile costituire la “Commissione dei Garanti”, stando così le cose non era possibile che i cittadini potessero far indire alcun referendum consultivo. C’è quindi da chiedersi per quale motivo sia stata scelta, per l’attivazione dei referendum consultivi, una procedura non attuabile.

Il 16 Aprile 2004, verso la fine del mandato, il Consiglio comunale ha addirittura abolito la possibilità per i semplici cittadini di poter chiedere un referendum consultivo, riservandola per i tre quinti dei consiglieri comunali (articolo 6 del nuovo Regolamento per i referendum). I cittadini hanno visto così svanire ogni residua speranza di far valere in qualche modo la loro opinione.

 

Che si può dire, in conclusione, del progetto?

E’ innanzitutto un progetto improvvisato e privo di garanzie sia tecniche che imprenditoriali; è un vero e proprio salto nel buio. La stessa Regione Toscana ammette, a proposito, che “non esistono impianti, né esistenti né in progetto, analoghi a quello che OLT vorrebbe realizzare a Livorno” e, come già ricordato, che è necessario verificare “l’idoneità e l’adeguatezza tecnico-economica” della OLT.

Il progetto non è in ogni caso vantaggioso per la città di Livorno non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello sociale ed economico poiché, come abbiamo visto, Livorno ha tutto da perdere e ben poco da guadagnare dalla sua realizzazione.

Alla luce degli avvenimenti di questi mesi riguardanti la grave crisi finanziaria dell’ASA, si può ipotizzare che uno degli scopi principali di tutta l’operazione sia quello di permettere la sua privatizzazione. Con l’off shore si spera di tappare i buchi di bilancio aperti dalla passata gestione, diciamo così, “allegra” di Rotelli, Cinuzzi & Company. E’ molto dubbio che i genovesi dell’AMGA avrebbero investito a Livorno se non fossero stati attratti dalle prospettive aperte dalla partecipazione a OLT.

Insomma, il progetto appare il frutto della congiunzione di interessi maturati in ambienti più attenti agli affari personali, settoriali e di parte piuttosto che agli interessi ambientali, economici e sociali della città.

Progetto terminale gas off shore al largo delle coste di Livorno

12 gennaio 2003

 

PREMESSA

Il nostro paese non ha bisogno di tutto il gas di cui parlano le societa' interessate al business della liberalizzazione del mercato dell'energia.

La liberalizzazione del mercato dell'energia ha scatenato gli appetiti di parecchi gruppi privati che vi vedono un modo per fare lucrosi affari. Per preparare il terreno favorevole a vantaggiose speculazioni in questi mesi si è perciò molto parlato di una crescente "sete" di energia e si è agitato lo spettro del rischio "black out". Poiché non è questa la sede per una approfondita disamina del problema, ci limiteremo a ricordare alcuni dati essenziali della realtà italiana:

La potenza nominale degli impianti attualmente esistenti è di 76mila MW (MegaWatt), mentre la massima potenza effettiva disponibile è 48mila MW. Il fabbisogno massimo di potenza registrato a tutto il 2002 è stato di 52mila MW. Il disavanzo è stato colmato con circa 6mila MW importati dall'estero.

Questo vuol dire che ottimizzando l'utilizzo degli impianti esistenti e lasciando inalterata la quota delle importazioni si potrebbe raggiungere una potenza di circa 80mila MW, cioè il 53% in più del fabbisogno massimo nel 2002.

Gli incrementi dei consumi di energia previsti sono valutati attorno al 1-3% annuo. Ciò vuol dire che migliorando l'utilizzo degli impianti esistenti e incentivando l'uso delle fonti rinnovabili a scarsa o nulla produzione di inquinamento, l'Italia non rischia i black out di energia paventati dagli ambienti interessati al business dell'energia. In questo ambito è prevedibile ed auspicabile un aumento della quota di energia prodotta dal gas metano, fonte meno inquinante del petrolio e del carbone, ma in misura molto ridotta rispetto a certe faraoniche previsioni. L'alternativa alle fonti petrolifere non sta però nel metano ma in un uso razionale dell'energia e nello sviluppo delle fonti rinnovabili: solare, eolico, idrogeno, biomasse, maree, ecc.

 

IL PROGETTO DI TERMINALE GAS OFF SHORE DELLA CROSS ENERGY (ALIAS OLT OFF-SHORE LNG TOSCANA)

 

Il terminale di cui si sta trattando sarebbe costituito da una nave ancorata stabilmente in uno specchio d'acqua antistante il porto di Livorno (l'esatta ubicazione non è conosciuta), sulla quale sono installati: 3 o 4 serbatoi sferici con una capacità complessiva di 200-270mila metri cubi di gas metano, l'impianto di rigassificazione, altri impianti ausiliari. Le navi gasiere scaricherebbero il loro contenuto nella nave-terminale che dopo la "lavorazione" lo invierebbe, sotto pressione e attraverso una condotta sottomarina, sulla costa livornese per la successiva immissione nella rete nazionale di distribuzione. Sulla costa la condotta terminerebbe in una semplice cabina di distribuzione. Il terminale di Livorno dovrebbe trattare 2 milioni di metri cubi di gas l'anno. L'investimento sarebbe di 250 milioni di euro. I tempi di realizzazione sono attualmente previsti in 25 mesi.

Il progetto viene giustificato con l'aumento delle necessità di gas metano e con l'opportunità di diversificare le fonti di gas, oggi legate al monopolio di ENI e ENEL proprietarie delle tubazioni con le quali il gas viene importato soprattutto da Russia, Algeria e Libia.

 

Da una prima analisi del progetto sorgono almeno due domande preliminari.

 

La prima domanda è:

Quali garanzie dà il soggetto imprenditoriale che ha presentato il progetto?

Vediamo. Il titolare nominale del progetto risulta essere la "Olt Off-Shore LNG Toscana", società costituita l'11 settembre 2002, cioè pochi giorni prima della firma del protocollo d'intesa con il Comune di Livorno ma molti mesi dopo la presentazione del progetto da parte della Cross Energy, avvenuta presumibilmente almeno nella primavera 2002. Da fonti giornalistiche - L'Espresso del 5/12/2002 e Il Tirreno del 6/12/2002 - sappiamo che dietro la Cross Energy, che sembra controlli la Olt, ci sarebbe il Gruppo Falk di Sesto S. Giovanni che avrebbe presentato un altro progetto di gas off shore a Trieste e due progetti di terminal gas costieri in Calabria. Appare comunque strano che:

a) la Olt sia stata costituita ad hoc per l'off shore livornese (fra i suoi compiti istituzionali la costruzione di terminali gas, ma solo in Toscana);

b) che la struttura societaria sia formata da una serie di "scatole cinesi" costituite da svariate società dai nomi fantasiosi, dai più vari interessi e dal capitale sociale spesso irrisorio che si controllano a vicenda o a catena e che hanno sede anche fuori d'Italia, per la precisione in Svizzera;

c) che la Olt, o Cross Energy o Falk, non sia mai uscita allo scoperto per presentarsi alla città lasciando la promozione del progetto al Sindaco e all'assessore all'ambiente.

Scorrendo la documentazione disponibile si scopre poi un particolare di cui nessuno ha parlato: la Cross Energy intende costruire il terminale attraverso un accordo con la SAIPEM, gruppo ENI, che ha acquistato la Moss Marittime, società norvegese proprietaria di un brevetto per la costruzione di terminal off shore basati su navi gasiere. Ci domandiamo: perché tenere segreto tale accordo?

La mancanza di chiarezza e di trasparenza sul soggetto (o i soggetti) che intendono operare in un settore tanto delicato non è per nulla tranquillizzante.

 

La seconda necessaria domanda è: Esistono impianti simili a quello previsto nel progetto?

Sulla base dei documenti pubblici in nostro possesso è legittimo ritenere che non esistono altri terminali gas off shore simili a quello progettato dalla Cross Energy. La stessa Cross Energy sostiene che il progetto si basa su una tecnologia innovativa anche se provata in altre situazioni, cioè per altri prodotti e con altri fini. Dal canto suo la relazione Zanelli, di cui parleremo più diffusamente in seguito, ammette che "la realizzazione di terminali galleggianti di ricezione di GNL (gas naturale liquido) è stata avviata recentemente", ma non cita alcun esempio di questi terminali.  La nostra impressione è che terminal gas off shore basati su nave non esistano in nessuna altra parte! Comunque sia, ogni tipo di analisi e giudizio sul progetto di off shore nel mare livornese deve partire dalla constatazione che si tratta di una tecnologia nuova, non adeguatamente provata, e quindi per nulla sicura.

 

 

GLI EFFETTI DEL TERMINALE GAS OFFSHORE: I RISCHI DI INCIDENTE E L'IMPATTO

AMBIENTALE

 

Non ci è dato conoscere il progetto presentato dalla Olt, o Cross, o Falk. L'unico documento in nostro possesso è la "Valutazione concettuale di sicurezza" del prof. Zanelli dell'Università di Pisa che porta la data dell'aprile 2002. Si tratta di una relazione presentata dalla Cross Energy, cioè si tratta di una relazione di parte, anche se il prof. Zanelli, autore dello studio commissionatogli dalla Cross Energy, è rappresentante tecnico dell'Amministrazione Provinciale nel programma per la difesa del mare nonché coredattore del Piano di risanamento dell'area industriale a rischio di incidente rilevante di Livorno e Piombino presentato dalle Amministrazioni locali nella primavera 2001.

Quella di Zanelli è una relazione, per sua stessa ammissione, limitata visto che non prende in considerazione il progetto ma una delle "proposte costruttive presentate dalla Moss Maritime", ora SAIPEM-ENI, che come abbiamo visto è proprietaria del brevetto di terminale off shore che la Cross vorrebbe utilizzare. 

La relazione appare non esauriente, innanzitutto perché Zanelli scarta come "inverosimili" tre gravi eventi: a) rottura di uno dei serbatoi con fuoriuscita di gas, b) troncatura della tubazione sottomarina, c) collisione fra la nave-terminale e un'altra imbarcazione con conseguente penetrazione in uno dei serbatoi. A nostro modo di vedere si tratta di un modo non corretto di affrontare il problema: tali eventi infatti, per quanto si possano considerare improbabili, non possono essere a priori esclusi categoricamente e dovrebbero quindi almeno essere presi in considerazione insieme ai loro possibili effetti.

Nella sua analisi, Zanelli ritiene poi che gli incidenti "minori" ma, osserviamo noi, per nulla improbabili  (per esempio perdita nel sistema di compressione e ricondensazione, perdita delle pompe di rilancio, perdita di vaporizzazione), siano comunque limitabili entro 60 secondi grazie al blocco automatico fatto scattare dai sistemi di sicurezza. Peccato che tale blocco non sia previsto dal progetto della "Mass Maritime", visto che lo stesso Zanelli lo inserisce come il primo dei suoi "suggerimenti" per la sicurezza. Zanelli considera nullo il rischio di esplosione anche in caso di emissione di nubi di vapore che trovino un innesco, perché l'esplosione avverrà ad una distanza di sicurezza dai serbatoi (almeno 20 metri). Quest'affermazione appare, per lo meno, non adeguatamente spiegata e giustificata.

 

Zanelli glissa infine sulle importanti questioni meteo-climatiche relative al braccio di mare dove dovrebbe essere ancorato il terminale. Questo atteggiamento è sorprendente visto che il prof. Zanelli conosce bene i rischi dell'area. Nel maggio 2001, infatti, Zanelli partecipò, come correlatore del piano di risanamento dell'area Livorno-Piombino, alla riunione della commissione ministeriale incaricata di valutare la proposta di costruire un terminale off shore per il GPL (gas petrolio liquido) da inviare al Costiero Gas di Livorno. In quell'occasione la commissione approvò il piano, scartando l'ipotesi off shore perché, fra l'altro, "il tipo di condizioni meteo-climatiche" lo sconsigliavano: "i venti e il moto ondoso sono tali da non poter garantire un sufficiente numero di giorni/anno con condizioni di operabilità con sicurezza". Si tratta di un giudizio netto che riprendeva quanto sostenuto dalla commissione che aveva redatto il piano di risanamento dell'area Livorno-Piombino. In quell'occasione il rappresentante della Edison Gas, che aveva presentato un analogo progetto in Adriatico si affrettò a sostenere che la situazione meteo-climatica di quel mare era molto più favorevole di quella livornese. Cosa è cambiato nel giro di pochi mesi?

 

Quello di Zanelli è comunque l'unico documento sui rischi del terminale off-shore poiché il parere dell'Ufficio ambiente del Comune, citato da Sindaco e assessore all'ambiente, si limita in sedici righe a prendere atto di quanto sostenuto da Zanelli e a rimandare a successivi approfondimenti.

 

Appare stupefacente che il Comune si sia fatto promotore di tale progetto senza neppure sentire la necessità di corroborare la relazione presentata dalla Cross Energy con uno studio di un istituto indipendente. Pare anche stupefacente che nessuno abbia considerato e fatto presente che al largo delle coste livornesi esiste una faglia sismica di notevole pericolosità (il terremoto del 1985 ebbe l'epicentro proprio nella zona delle secche della Meloria) sulla quale o nelle vicinanze della quale verrebbero poste le condutture sottomarine.

 

LE RICADUTE SULLA CITTA'

 

I sostenitori del progetto hanno evidenziato alcune ricadute positive sulla città. Vediamole. Il Sindaco Lamberti ha asserito che il progetto porterà 100 nuovi posti di lavoro. Ebbene, in nessun documento relativo al progetto si quantifica la manodopera impiegata nel terminale. Francamente 100 posti di lavoro sembrano davvero troppi per un progetto che prevede una nave gasiera, per quanto attrezzata (15, 20, forse 30 posti di lavoro al massimo) e una cabina di distribuzione a terra (qualche addetto al massimo).

Si è poi parlato di ricadute sul Cantiere Navale che potrebbe fare le modifiche necessarie a trasformare una nave gasiera nella nave terminale, ma si tratta di una pura ipotesi, come ipotetiche sono le riparazioni effettuate dal Cantiere Navale sulle navi gasiere impegnate a scaricare nel terminal off shore. Le positive ricadute sull'indotto sono talmente evanescenti da non poter essere in qualche modo quantificabili. Ha poi poco senso sostenere che il terminal off shore favorirebbe la metanizzazione della centrale ENEL: a Livorno il gas arriva già e nessuno nel passato ha posto il problema della carenza di gas per giustificare la mancata conversione della centrale. Vantaggi deriverebbero forse per l'ASA, o meglio per gli acquirenti dell'ASA privatizzata. I vantaggi per le casse comunali sarebbero comunque limitati nel tempo mentre è tutto da dimostrare che una eventuale partecipazione dell'ASA alla società che gestisce il Terminal off shore (ma siamo sicuri che questa prospettiva sia realistica?) possa avere ricadute significativamente positive sulle tasche dei livornesi, in termini di riduzione delle bollette.

 

CONCLUSIONI

 

Riassumiamo brevemente i termini della questione:

¨       Il progetto è stato presentato da una società di cui, in sostanza, non si conosce la reale proprietà. Questa mancanza di trasparenza e di chiarezza risulta incomprensibile.

¨       In Europa e, probabilmente, nel mondo non risultano esperienze analoghe a quella che si vorrebbe intraprendere a Livorno; ne derivano tutte le incognite e i rischi possibili.

¨       Il Comune di Livorno ha accettato il progetto sulla base di una sola relazione di parte per lo meno lacunosa, senza neppure considerare l'ipotesi di commissionare una relazione ad un istituto indipendente.

¨       Al largo delle coste livornesi esiste una faglia sismica ma tale rischio non è stato neppure preso in considerazione.

¨       Le ricadute sulla città dal punto di vista occupazionale sarebbero limitate a qualche decina di nuovi occupati. Le ricadute positive sulle tasche dei livornesi (leggi: diminuzione delle bollette ASA) sono solo ipotetiche. Le ricadute sui tentativi di salvataggio del Cantiere sono praticamente inesistenti.

 

Detto questo occorre poi far presente che quando si parla di gasdotti si parla di impianti pericolosi. E' bene ricordare, per esempio, che il 28 aprile 1995 lo scoppio di un gasdotto provocò oltre cento morti a Taegu, metropoli sud coreana con più di due milioni di abitanti. Pare poi inutile sottolineare che le gasiere sono sottoposte ad incidenti anche disastrosi. Tanto per fare un esempio recente, basta ricordare la gasiera che prese fuoco al largo delle coste cinesi lo scorso dicembre. Lo stesso Zanelli allega alla sua relazione una serie di incidenti a navi gasiere e a terminal gas costieri, costati spesso morti e danni.

E' evidente che ci sarebbe nelle nostre acque un traffico di gasiere indirizzate verso il terminale. E' altrettanto evidente che il terminale è pericoloso in sé, checché ne dicano gli "esperti" scomodati dalla Cross Energy, anche se, ponendosi a circa a circa 18 chilometri dalla costa, le eventuali esplosioni catastrofiche avrebbero ricadute modeste sulle popolazioni costiere e si "limiterebbero" ai lavoratori delle due navi impegnate nelle operazioni di scarico e ai natanti presenti nella zona.

Non c'è quindi alcun motivo per accettare un impianto comunque pericoloso, che non avrebbe ricadute positive di alcun tipo sulla città mentre invece appesantirebbe ulteriormente il nostro territorio che per motivi sia ambientali che economici ha bisogno di ridurre, non di aumentare, il numero degli attuali impianti inquinanti e pericolosi.

Pare, a proposito, opportuno sottolineare che le attività inquinanti e pericolose producono gravi danni economici perché distruggono l'ambiente e le condizioni adatte per altre vantaggiose attività. Ad esempio, ci possiamo immaginare come sarebbe favorito lo sviluppo del ventilato porto turistico di Livorno con le gaserie che girottolano nella zona e con un terminal pericoloso non troppo lontano? Quale ricco magnate sarebbe invogliato a scegliere questo porto come base per il suo yacht?

Se si vuol rilanciare Livorno si deve favorire l'avvio e lo sviluppo di vantaggiose attività economiche legate al turismo, al commercio, ai servizi e alle produzioni, anche industriali, a scarso o nullo impatto ambientale. Se si continua invece a favorire grandi progetti industriali pericolosi e inquinanti si condanna Livorno ad essere definitivamente un territorio destinato esclusivamente ad attività "sporche" rifiutate da altri, dove non arriveranno mai investimenti in settori ben remunerativi e non inquinanti.

Riteniamo in conclusione che ci siano ottimi motivi per rifiutare l'ipotesi di terminal off shore al largo delle coste livornesi.

Riteniamo poi che ci siano altrettanti buoni motivi per rifiutare anche il progetto presentato da Solvay, Edison e British Gas. Il problema non è infatti quello di scegliere uno dei due progetti: una volta constatato la loro inutilità per gli interessi collettivi e la loro pericolosità per le popolazioni e l'ambiente, le amministrazioni locali (Comune di Livorno, Comune di Rosignano e Provincia di Livorno) devono opporsi con decisione a tali progetti. I nostri Comitati operano già in collegamento con associazioni della zona di Rosignano per collegare le lotte tese a preservare la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente.

Medicina Democratica

Centro per la Salute “Giulio A. Maccacaro” - via Roma 12 - 21053 Castellanza (VA)

fax 0331/501792 - medicinademocratica@libero.it

 

Note preliminari relative alla documentazione presentata dalla società Off-shore Lng Terminal - CrossGas per la realizzazione di un terminale galleggiante di ricevimento e rigassificazione di Gas naturale liquefatto a Livorno

 

3 febbraio 2003

 

Le note che seguono intendono presentare delle osservazioni, su alcuni aspetti ambientali e di sicurezza, sui contenuti del progetto per la realizzazione di un terminale galleggiante di ricevimento e rigassificazione di Gas naturale liquefatto a Livorno presentato dalla società Off-shore Lng Terminal - CrossGas.

A tal fine si è potuto disporre della seguente documentazione :

 

a)       Cross- Energy - "Terminale galleggiante di gas naturale liquefatto (GNL). Valutazione concettuale di sicurezza del Prof. Ing. S. Zanelli", datato aprile 2002;

b)       raccolta di lucidi della società OLT - Off-shore Lng Terminal datati 11.07.2002;

 

Non si dispone pertanto né di un progetto dell'impianto, né del rapporto di sicurezza e dello studio di impatto ambientale dello stesso (in relazione a tali assenze non è chiaro in base a quali valutazioni "il Comune esprime giudizio favorevole alla realizzazione dell'iniziativa anche in funzione delle positive ricadute sull'economia locale della disponibilità di gas a condizioni competitive e porrà in essere tutto quanto di propria competenza affinchè l'iter autorizzativo interno possa concludersi in tempi brevi"[1]).

 

1. Caratteristiche generali del progetto e rapporto dello stesso con le iniziative in atto nel campo della importazione di gas naturale

 

Sotto il profilo delle caratteristiche tecniche del progetto si tratta, sinteticamente, della realizzazione di un terminale di ricevimento e di rigassificazione di GNL (Gas Naturale Liquefatto) posto in un luogo non definito davanti alla costa livornese a 14 miglia, cui afferiranno nave gasiere in costruzione.

La capacità di immissione di gas a terra mediante una condotta sottomarina da parte del terminale galleggiante sarà di 2,5 - 3 miliardi di mc/anno (in altro documento si indica una capacità di 2 miliardi di mc/anno[2]) a fronte di una capacità di stoccaggio presso lo stesso terminale di 200.000 - 270.000 mc di gas naturale.

 

Questi quantitativi forniscono alcune indicazioni di massima :

a)       con riferimento a una capacità annua di immissione in rete di 3 miliardi di mc/anno, tale quantità equivale a quella necessaria per alimentare una centrale termoelettrica a ciclo combinato (con rendimento del 55 % e funzionamento per 7.500 ore l'anno) di potenza pari a 2.200 MWe;

b)       tenuto conto che il GNL (metano a – 170 °C) ha una densità pari a 436 kg/mc, una nave gasiera da 135.000 mc di GNL ( la gasiera con la massima capacità indicata nei documenti del proponente) trasporta l’equivalente di poco meno di 82 milioni di Smc di  metano (posti identici al gas naturale), quindi per 3 miliardi di Smc di gas naturale occorrerebbero circa 37 carichi (navi della massima capacità) all’anno per raggiungere la immissione di gas naturale  indicata nel progetto.

 

Attualmente l'unico terminale di rigassificazione italiano è detenuto dalla società GNL Italia di proprietà della Snam Rete Gas; si tratta di un terminale a terra, a Panigaglia - La Spezia, dotato di pontile di scarico per le gasiere, costruito nel 1967 e ammodernato nel 1996, dotato di due serbatoi di stoccaggio per complessivi 100.000 mc di gas naturale. Nel 2001 questo terminale ha immesso in rete 3,6 miliardi di mc di gas.

La società GNL Italia [3] dichiara che nel 2001 “l’attività ha comportato l’emissione in atmosfera di circa 77 tonnellate di ossidi di azoto, 48 tonnellate di monossido di carbonio e 93.000 tonnellate di anidride carbonica … le emissioni in atmosfera di gas naturale sono state pari a circa 1,77 milioni di metri cubi … sono stati utilizzati 2,3 milioni di metri cubi di acqua di mare per il raffreddamento degli impianti ausiliari”, la medesima società evidenzia che questi ultimi dati non si discostano da quelli degli anni precedenti, eccezion fatta per le emissioni di gas naturale che sono diminuite da 9,75 milioni di metri cubi nel 2000 a 1,77 milioni di mc nel 2001, come già detti.

Ovviamente la società Cross Energy ben si guarda a presentare stime inerenti gli impatti di questo genere - esistenti in un impianto analogo, ancorchè su terra – per quanto concerne l’impianto proposto a Livorno.

A fronte della approvazione della Legge 443/2001 (cosiddetta "legge Lunardi"[4]) e del contestuale "1° programma delle infrastrutture strategiche" [5], tra le opere "strategiche" in campo energetico sono stati indicati i seguenti terminali di rigassificazione :

 

Tabella 1. Terminali di gassificazione indicati nel “1° programma delle infrastrutture strategiche"

 

Società

Ubicazione

Capacità (miliardi di mc/anno)

Edison Gas

Alto Adriatico

4,6 - 6

ENEL

Taranto

5 - 8,9

British Gas

Brindisi

4 - 12

ENEL

Vado Ligure

5 - 9

 

Pertanto la proposta della Cross Energy non è parte di questo programma né lo sono gli altri interventi che la medesima società indica come in cantiere ovvero un altro terminale galleggiante nell'Alto Adriatico (Trieste) e due impianti a terra a Lamezia e a Corigliano (Calabria).

Viceversa la società LGN Terminal (Gruppo Falck) viene indicata (dall’Autorità per l’Energia Elettrica e del Gas)  come proponente di "un terminale sulla costa calabra, da 8 Gmc/a espandibile a 12 Gmc/a oltre che di un impianto off-shore (da realizzare in Calabria o in Toscana)"[6].

 

Il proponente non è in grado di fornire documentazione inerente altri impianti off-shore dello stesso tipo in altri paesi europei in quanto tutti gli esempi indicati si riferiscono a terminali a terra.

 

L’unico impianto analogo in progetto è quello sopra indicato della società Edison, che intende realizzare a 17 chilometri dalla costa in corrispondenza di Punta della Maestra (Rovigo).

A tal proposito la stessa società [7] dichiara che la “localizzazione prescelta è stata determinata a seguito di approfonditi studi sismici, geologici e meteomarini condotti a livello nazionale, che hanno determinato la scelta di quest’area come ottimale, in primo luogo, per la sicurezza dell’esercizio dell’impianto”.

Viene altresì indicato che lo Studio di Impatto Ambientale è stato presentato nel 1999 e ha superato l’esame del Ministero dell’Ambiente nel dicembre 1999.

 

Non si ha notizia di studi del medesimo spessore per quanto concerne la proposta di terminale per Livorno né della redazione e presentazione dello Studio di Impatto Ambientale che, come è noto, è preliminare a qualunque autorizzazione (da parte di qualunque ente).

 

2. Principali motivazioni addotte per la realizzazione dell’impianto e  previsioni di crescita del fabbisogno di gas naturale in Italia

 

Le motivazioni dell'impianto sono indicate principalmente in questi termini :

 

a) crescita del fabbisogno di gas naturale, con previsione al 2010 di un fabbisogno complessivo di 100 miliardi di mc/anno e un deficit a quell'anno tra i 15 e i 20 miliardi. Questa situazione, secondo Cross Energy è rappresentata dai dati riportati nella tabella 2.

 

Tabella 2. Consumi di gas naturale in Italia, anno 2000 e previsioni anno 2010, secondo Cross Energy

 

Settore di utilizzo

Anno 2000 (miliardi di mc)

Anno 2010

(miliardi di mc)

Crescita attesa  1998-2010

Industriale

20,0

24,0

+ 19 %

Civile

29,5

32,2

+ 16 %

Termoelettrico

20,3

32,4

+ 125 %

Totale

69,8

88,6

 

 

Fonte : Slides Cross Energy/OLT -11.07.2002

 

Tabella 3. Consumi di gas naturale in Italia, anno 2000 e previsioni anno 2010, secondo ENEA

 

Settore di utilizzo

Anno 2000 (miliardi di mc)

(*)

Anno 2001 (miliardi di mc)

(*)

Anno 2010 previsione

“minimo costo”

(**)

Anno 2010 previsione

“opzioni tecniche riduzione” (***)

Industriale

23,7

24,6

 

 

Civile

24,6

23,0

 

 

Termoelettrico

21,3

22,5

 

 

Totale

69,6

70,1

87,1

62,4

 

Fonti :

(*) Relazione della Autorità per l'energia elettrica e il gas, anno 2001

(**) ENEA, “Verso un modello energetico sostenibile”, Conferenza Nazionale Energia e Ambiente. Con il termine “minimo costo  si intende l’uso di opzioni tecnologiche senza vincoli sulle emissioni di CO2 con una emissione di anidride carbonica pari a 474 Mt anno.

(***) Con il termine “tecnologia di riduzione” termine si intende l’uso di opzioni tecnologiche indotte da una tassa di 100 dollari tonn/CO2 e una emissione di anidride carbonica annua pari a 419 Mt.

 

Dalla Tabella 3 si evidenzia in particolare che le valutazioni presentate da Cross Energy relativa al consumo al 2010 di gas naturale in Italia corrispondono sostanzialmente allo scenario “naturale” di crescita dei consumi nel settore energetico nel suo complesso senza interventi finalizzati alla riduzione dei “gas serra”. Si tratta di uno scenario che non fa i conti con l’applicazione del “protocollo di Kyoto” in Italia.

Va precisato, rispetto alle indicazioni della Conferenza Nazionale Energia e Ambiente del 1998, che lo scenario a minore emissione di gas serra (con “opzioni tecniche” di riduzione) nel comparto energetico ricordato in Tabella 3 (una emissione annua al 2010 pari a 419 Milioni di tonnellate di CO2 equivalente - a fronte di una emissione di questo settore pari a 422,9 Mt di CO2 eq nel 1990), è stato in parte “rivisitato” dalla recente proposta di delibera CIPE. In sintesi quest’ultima prevede una emissione, raggiunta con le diverse iniziative in atto e che si intende attuare, al 2010 pari a 444,5 Mt di CO2 eq, quindi superiore a quella indicata da ENEA nel 1998, per lo stesso anno, ma comunque inferiore ai 474 Mt di CO2 eq emessa al 2010 “equivalenti” allo scenario di consumo – tra l’altro – di gas naturale indicati da Cross Energy.

In altri termini le stime presentate da Cross Energy per evidenziare la necessità di incrementi elevati nelle importazioni di gas naturale fanno riferimento ad uno scenario in cui è assente una incisiva politica di riduzione dell’impatto ambientale nel settore dell’energia.

Paradossalmente le stime della società Cross Energy potrebbero anche   essere considerate errate per difetto se si fa riferimento ad una prospettiva di realizzazione anche solo di parte degli oltre 150 impianti termoelettrici a gas naturale per i quali il GRTN ha ricevuto una richiesta di connessione alla rete (per una potenza installata di ben oltre 100.000 MWe).

 

Rispetto alle prospettive immediate l'Autorità per l'energia elettrica e il gas segnala[8] :

"Uno degli elementi di maggiore novità riguarda la limitata crescita dei consumi di gas naturale, pari ad appena lo 0,3 per cento rispetto a incrementi medi dell’ordine del 3,5 per cento negli anni precedenti. Il limitato sviluppo della sua domanda, largamente inatteso, è il risultato di un forte aumento del suo impiego negli usi civili, di una leggera crescita della sua richiesta per la generazione termoelettrica e di un calo significativo del suo bisogno nel settore degli usi industriali. L’aumento nel settore degli usi civili è in gran parte ascrivibile alla componente climatica; infatti, mentre nella prima parte dell’anno la temperatura mite ha comportato una riduzione dei consumi di circa il 5 per cento, l’ondata di freddo degli ultimi mesi ha condotto l’impiego di gas naturale a un picco tanto rilevante 1 da determinare, su base annua, un aumento del suo consumo del 3,4 per cento. Nel settore industriale, invece, il rallentamento dell’attività produttiva ha provocato una riduzione del 2,4 per cento del suo utilizzo, arrestando un trend di crescita ininterrotto da molti anni. Su tale diminuzione ha però inciso anche la sospensione di alcune forniture interrompibili che si sono rese necessarie per fronteggiare le punte di domanda nel settore civile degli ultimi mesi dell’anno. Più complesse e articolate sono viceversa le cause, descritte in seguito, che hanno determinato il limitato incremento, di poco superiore all’1 per cento, dei consumi di gas nel settore termoelettrico. Va rilevato che anche in questo caso la crescita è in buona parte dovuta al picco di freddo degli ultimi mesi dell’anno, che ha prodotto un recupero della flessione registrata nella prima metà dell’anno. La riduzione della domanda ha avuto riflessi determinanti sull’andamento degli approvvigionamenti. Si riscontra, infatti, un calo del 4,6 per cento nelle importazioni corrispondente a circa 3,5 miliardi di mc. La scarsa crescita della domanda ha influenzato anche la produzione nazionale che è diminuita da 16,2 a 15,5 miliardi di mc.".

 

In altri termini la forte crescita nei consumi di gas naturale prevista dalla società Cross Energy non è così scontata almeno nei valori indicati.

 

c)       Motivazioni di carattere generale connesso principalmente con la dipendenza estera nelle fonti di approvvigionamento richiamando le indicazioni europee finalizzate a ridurre i rischi connessi da tale dipendenza.

Per quanto concerne la provenienza del gas viene indicata da "Mediterraneo, Golfo, West Africa" (nel primo caso si fa riferimento ai paesi dell'Algeria, della Libia e dell'Egitto). A tale proposito si evidenzia che tra i progetti "strategici" vi è anche la realizzazione di un metanodotto sottomarino per l'importazione di gas dalla Libia con innesto alla rete nazionale a Gela.

L'Algeria e la Libia sono dotate di 6 terminali di liquefazione di gas naturale per una capacità complessiva di 35 miliardi di mc/anno; l'Algeria oggi è già il secondo fornitore di gas all'Italia (per il 29 %) dopo il CSI (per il 41 %).

In altri termini si parla di fornitori per lo più già “conosciuti” per cui non si capisce in quale modo questo progetto contribuirebbe a diversificare (per rendere più sicura la continuità della fornitura del gas) le fonti di gas naturale per evitare problemi dovuti alla instabilità politica dei paesi fornitori.

Inoltre, le indicazioni di provenienza europea sulla sicurezza dell’approvvigionamento dell’energia primari, non si limitano alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento con particolare riferimento alla stabilità politica dei paesi fornitori ma anche allo sviluppo delle fonti rinnovabili e alla promozione dell'efficienza energetica in particolare negli usi finali.

 

3. Profili autorizzativi e procedimentali del progetto Cross Energy

 

Sotto il profilo autorizzativo l'impianto è soggetto, in particolare a

 

1.       al DLgs 334/99 ("Seveso II") in quanto il gas naturale è un gas molto infiammabile (frase di rischio R12) e il superamento della quantità di 50 tonnellate implica l'applicazione dell'art. 8 e dell'art. 9 del DLgs 334/99. Queste norme prevedono che "per gli stabilimenti nuovi, prima dell'inizio dell'attività" deve essere inviato un "rapporto di sicurezza" all'autorità competente[9] e l'impianto deve ottenere un "nulla osta di fattibilità" sulla base di un "rapporto preliminare di sicurezza";

 

2.       alla normativa inerente la "procedura di compatibilità ambientale" (in particolare DPCM 27.12.1988 e s.m.i. nonché il DPR 2.09.1999 n. 348). Si fa notare che non essendo la proposta inserita nel "programma delle infrastrutture strategiche", lo stesso non è sottoposto alle procedure e ai tempi di autorizzazione previsti sia dalla Legge 443/2001 e successive modifiche e integrazioni[10]. Viceversa i contenuti e la forma con cui deve essere attivata la procedura di compatibilità ambientale a partire dal deposito dello studio di impatto ambientale sono specificati, per il tipo di opera in progetto, nel DPR 348/1999 (paragrafo 6).

 

Nessuno dei due documenti suddetti è stato presentato o è in fase di valutazione per cui non è possibile entrare in alcun dettaglio in termini di osservazioni per l’assenza della “materia prima”.

L’unico documento – parziale – che in qualche modo richiama, pur lontanamente, gli obblighi di legge sopra ricordati è il contenuto dello studio Cross- Energy - "Terminale galleggiante di gas naturale liquefatto (GNL). Valutazione concettuale di sicurezza del Prof. Ing. S. Zanelli", datato aprile 2002.

Lo studio è stato sviluppato sulla base di uno “schema progettuale così come è stato definito allo stato attuale da Cross-Energy” e da altri documenti che non sono conosciuti da chi scrive.

 

Comunque sia, questo studio richiama la struttura di una parte del “rapporto di sicurezza” ex Dlgs 334/99 ma solo e parzialmente per la parte relativa alla individuazione e valutazione degli scenari incidentali connessi con l’attività in questione (v. DPCM 31.03.1989).

Diciamo che è parziale in quanto – come indicato nello stesso documento – ci si limita a individuare degli scenari incidentali e descriverne le possibili conseguenze e probabilità di accadimento senza i dettagli richiesti dalla normativa tecnica di settore.

Questa parzialità emerge dalla riproposizione in forma tabellare degli elementi presi in considerazione nello studio del Prof. Zanelli, come riportati nel seguito.


Tabella 4. Scenari incidentali relativi alle operazioni del terminale galleggiante (come risultanti dallo studio del Prof. Zanelli dell’aprile 2002)

 

Ipotesi incidentale considerata

Descrizione

Effetto

Quantità rilascio

Danno

Frequenza

Note

1)  perdita contenimento del primo involucro del serbatoio

perdita per criccature/fori del serbatoio

Fuoriuscita di GNL nel secondo serbatoio e sfiato in torcia spenta

limitata

nessuno

bassa

necessità di svuotamenteo del serbaotoio;

perdita totale per collasso serbatoio considerata non credibile (costruzione del serbatoio come da EB 1473.1997)

2) oscillazione del GNL nel serbatoio

amplificazione dell'oscillazione nel serbatoio parzialmente pieno amplificata da rollio della nave

sollecitazioni sulle pareti con discontinità geometriche

?

?

?

ipotesi considerata nulla in virtù della forma sferica del serbatoio

3) rollover del serbatoio

stratificazione del GNL presente con densità diverse e gassificazione di parte del gas

sovrapressione con gas da sfiatare

grandi

?

bassa

necessità di sfiato di elevate quantità di gas con interruzione delle operazioni

4) sovrariempimento serbatoio

trasferimento di quantità eccessive rispetto alla capacità del serbatoio

tracimazione di GNL, apertura delle valvole di sicurezza, sversamento nell'intercapedine e rilascio verso la torcia spenta

?

?

bassa

sfiato di quantità non definite con interruzione delle operazioni

5) apertura delle valvole di sicurezza

aumento di pressione nel serbatoio per varie cause

apertura della valvole di sicurezza nel caso in cui le quantità sono superiori al dimensionamento dello sfiato e possibilità di innesco

?

?

media

progettazione delle valvole con posizionamento tale da evitare danni alle strutture e alle persone in caso di innesco

6) perdita dalle tubazioni di scarico

criccatura della tubazione o rottura del tronchetto con strumenti

getto di GNL innescabile con nube e/o pozza a evaporazione rapida

?

irraggiamento a 15 kw/mq a 20-30 metri

media

intervento dei sistemi di sicurezza entro 60 secondi; non possibilità di effetti domino

7) perdita dal sistema di compressione e ricondensazione del GNL

perdita di gas evaporato nel sistema di compressione o da quello di ricondensazione

perdita con possibilità di nubi, pozze, getti di dimensioni notevoli

limitate da sistema di compressione, maggiori da ricondensazione

sovrapressioni per esplosione nube

bassa

intervento dei sistemi di sicurezza entro 60 secondi;

8) perdite dalle pompe di rilancio

rottura del tronchetto degli strumenti

perdita ad alta pressione con nube di gas

come da perdita da ricondensazione (10-14 kg/s)

sovrapressioni per esplosione nube

modesta

intervento dei sistemi di sicurezza entro 60 secondi;


 

Ipotesi incidentale considerata

Descrizione

Effetto

Quantità rilascio

Danno

Frequenza

Note

9) perdite da vaporizzatori

rilascio di gas per apertura valvole di sicurezza, perdita da guarnizioni, rottura di tubo porta strumenti

getto con formazione di nube infiammabile

alcune decine di kg/s

sovrapressione per esplosione nube o irraggimento per incendio

modesta

intervento dei sistemi di sicurezza entro 30 secondi;

il getto incendiato può colpire oggetti fino a 60-70 metri con elevate sollecitazioni di strutture colpite dal flusso termico

10) perdita da tubazioni di sfiato della torcia spenta

perdita di gas a bassa pressione dalle tubazioni di sfiato e  dalla torcia

possibilità formazione di nube infiammabile sopra la torcia

?

eventuale innesco

bassa

posizione del getto verso l'alto con dispersione dei gas o accensione lontano da strutture

11) perdita dal giunto snodato e nel sistema che discende al condotto sottomarino

perdita di gas ad alta pressione

possibilità di getto innescabile che può colpire una catena e/o la prua della nave

?

eventuale innesco

bassa

presenza di più catene e di doppio scafo della nave

12) distacco non previsto nei bracci di scarico

distacco a causa di condizioni meteoclimatiche avverse con rilascio di gas sul ponte della nave

formazione di nube innescabile anche tra la nave terminale e la nave di trasporto

anche notevole

eventuale innesco o esplosione

?

danneggiamento dello scafo della nave senza effetti domino

13) impatto di una nave con il terminale

collisione tra nave di trasporto e nave terminale

danni alle navi

?

?

bassa

possibilità ridotta dalle procedure di  accosto, dalla velocità ridotta e, per navi di passaggio, dalla lontananza da rotte; non si ritengono possibili danni ai serbatoi

14) getto incendiato originato dalla nave di trasporto accostata

getto originato da tubazioni o contenitori da braccio di scarico o compressore

innesco del getto (a bassa pressione)

?

innesco

?

presenza di protezioni delle strutture e delle navi; non possibilità effetto domino

15) rilascio di nube di gnl da nave di trasporto accostata

rilascio da perdita di GNL da nave accostata

innesco della nube

1000-2000 kg

innesco

?

le quantità limitate e le distanze non permetterebbero il verificarsi di danni alle strutture ed effetti domino

16) rottura dell'ormeggio per maltempo

compromissione dell'integrità dell'ormeggio per maltempo

possibilità di getto innescabile che può colpire una catena e/o la prua della nave

?

innesco

?

le procedure operative prevedono il blocco delle operazioni in modo preventivo

17) rottura della tubazione sottomarina

rottura della tubazione sottomarina a causa di urto con ancora di nave estranea

rilascio in acqua di GNL

?

?

?

protezione della condotta con strutture in cemento; divieto di ancoraggio nella zona di passaggio della condotta

 

 


Come è agevole constatare non vengono forniti per quasi tutti gli scenari incidentali elementi tali per valutarli (in particolare  in termini di probabilità di accadimento, di quantità rilasciate) per cui le conclusioni dello studio in questione appaiono perlomeno azzardate ove vengono esclusi degli eventi e altri vengono considerati praticamente come di nessun effetto.

Infatti nel documento (v. “considerazioni finali”) si afferma che “L’analisi di quei rischi, assieme allo sviluppo della stima delle conseguenze degli incidenti ipotizzati sarà eseguita in sede di redazione del Rapporto di Sicurezza quando il progetto sarà stato definito meglio di quanto ora è visibile”.

 

Si vuole porre inoltre in evidenza tre aspetti :

 

a)       diversi scenari incidentali ed in particolare quelli connessi con rilasci di gas dal primo involucro , prevedono l’invio del gas a sfiato in “torcia fredda” il che significa prevedere l’emissione diretta in atmosfera, senza alcun trattamento, di elevate quantità di gas naturale nei casi di gestione di “ordinaria emergenza” descritti. Non si condivide assolutamente tale previsione ad elevato impatto ambientale e di dubbia garanzia sotto il profilo della sicurezza;

b)       Nello studio si afferma (par. 4.9) che “Non è fra gli scopi del presente lavoro esaminare le procedure di avvicinamento, accosto, collegamento fra le due imbarcazioni, che sono fortemente condizionate dalle condizioni meteoclimatiche, in particolare dal moto ondoso del mare”. In altri termini le condizioni operative di maggiore rischio e l’elemento meteoclimatico, i fattori  di maggiore magnitudo che possono comportare il verificarsi di incidenti industriali rilevanti non sono stati presi in considerazione. Si afferma solo che occorre limitare l’operatività delle operazioni in determinate condizioni di moto ondoso. Manca pertanto un elemento importante per valutare se la localizzazione prevista sia tra quelle “migliori”. Sempre a proposito della problematica delle condizioni meteoclimatiche, appare significativo che nelle “Risultanze della Commissione tecnico-scientifica per la valtuazione del rischio ambientale derivante dalla localizzazione dei depositi e dalla movimentazione di Gas di Petrolio Liquefatto in alcune aree portuali italiane” (febbraio-maggio 2002) nella riunione del 19.03.2001 la commissione si è incontrata con rappresentanti delle istituzioni che hanno preso parte alla predisposizione del Piano di risanamento dell’area critica ad elevata concentrazione industriale di Livorno, tra cui il Prof. Zanelli. In quella occasione sono stati valutate le problematiche relative all’utilizzo di strutture off-shore per lo scarico di GPL, tra gli aspetti critici enunciati vi è stato “il tipo di condizioni meteoclimatiche (i venti ed il moto ondoso sono tali da non poter garantire un sufficiente numero di giorni/anno con condizioni di operabilità in sicurezza)” . Quindi “a parere del Comitato di Coordinamento  dell’Area, (quegli aspetti, ndr) contribuiscono inoltre alla difficoltà di poter gestire con un sufficiente grado di sicurezza le strutture off-shore ed i collegamenti con la costa”. E’ ignoto a chi scrive per quale ragione nello stesso momento il Prof. Zanelli non considerasse questi aspetti come critici o, meglio, omettesse semplicemente di prenderli in considerazione nello studio da Lui redatto per conto della società Cross Energy.

c)       Il fatto che il terminale si trovi lontano dalla costa e quindi che lo sviluppo di scenari incidentali prevedibili non possa interessare direttamente la popolazione sulla costa non può essere considerato come un fattore che rende insignificante il rischio in quanto questa condizione se favorevole rispetto alla popolazione per la distanza diventa un fattore di ulteriore aggravamento potenziale degli effetti di incidenti in primis sugli addetti al terminale (che hanno ridotte possibilità di allontanamento dal terminale stesso in tempi brevi per portarsi a distanza di sicurezza) come pure di navi di passaggio nelle vicinanze (non si conosce la posizione ipotizzata per il terminale).

 

Allo  stato e con gli elementi a disposizione non è possibile da parte di chi scrive porre all’attenzione ulteriori considerazioni di un idoneo dettaglio, si rimane a disposizione ove emergano ovvero siano messi a disposizione nuovi elementi.

 

Per il Centro per la Salute “Giulio A. Maccacaro” - Caldiroli Marco

Interrogazione parlamentare

Sen. Boco. – Ai Ministri delle attività produttive e dell'ambiente e della tutela del territorio.

- Premesso:

che il 16 ottobre 2002 il sindaco di Livorno Gianfranco Lamberti e l'amministratore delegato della Olt Offshore Lng Toscana Mario Iviani hanno firmato un protocollo di intesa, con l'obiettivo di definire gli impegni reciproci per portare a buon fine il progetto per la realizzazione nell'Alto Tirreno di un terminale di rigassificazione off-shore, per un investimento pari a 250 milioni di euro;

che l'impianto, che sarebbe realizzato a 12 miglia dalla costa livornese, consisterebbe in due grosse navi che convertono i gas naturali in metano, poi ridistribuito a terra tramite una condotta sottomarina;

che la giunta comunale di Livorno ha dato il suo parere favorevole alla sottoscrizione del protocollo d'intesa dopo aver esaminato uno studio – fornito dalla Olt – in cui si dimostrerebbe come i margini di pericolosità della piattaforma off-shore siano praticamente nulli: questo studio, secondo quanto dichiarato dall'assessore alle politiche ambientali del Comune di Livorno Luca Bussotti, è stato redatto per la Olt dal professor Zanelli dell'università di Pisa, professore indicato dalla provincia di Livorno come proprio rappresentante all'interno del programma relativo alla sicurezza in mare, nonché coredattore del piano di risanamento dell'area critica ad elevata concentrazione industriale di Livorno;

che nel luglio 2002 il ministro dell'ambiente Altero Matteoli riferiva in un'intervista al quotidiano "il Tirreno" di aver discusso di un progetto di piattaforma off-shore nel porto di Livorno, giudicandolo un'occasione importante, con l'assessore regionale all'ambiente Tommaso Franci, il quale immediatamente e con decisione smentiva il ministro, perché non avrebbe potuto discutere di un progetto di cui il suo assessorato non possedeva alcuna informativa;

che il presidente della provincia di Livorno Claudio Frontera, dopo aver appreso dai quotidiani locali del 17 ottobre 2002 del protocollo d'intesa tra il comune di Livorno e la società Olt Offshore Lng Toscana, in un comunicato stampa ha dichiarato, tra l'altro, che "nell'ambito del piano di risanamento dell'area critica ad elevata concentrazione industriale di Livorno (legge 137/97) approvato dal ministero dell'ambiente nel 2001, per quello che concerne l'approvvigionamento energetico dal mare con condotte sottomarine, fu presa in considerazione e scartata in quanto considerata pericolosa una tale ipotesi. Per riprendere in considerazione un progetto, ancorché diverso, rispetto a quelli precedentemente valutati, occorre una doverosa prudenza e un'attenta valutazione degli aspetti riguardanti la sicurezza dell'impianto e delle aree marine interessate. Bisogna prendere infatti in attenta considerazione non solo gli elementi di pericolosità intrinseca nell'impianto (rischi di esplosione e simili) ma l'aumento del rischio nautico derivante dal forte incremento di traffico di grandi navi gasiere che verrebbero a conferire il gas liquido all'impianto di rigassificazione posto in lato mare";

che nella stessa dichiarazione il presidente della provincia di Livorno ha giustamente evidenziato la necessità di una valutazione anche di tipo economico sulla compatibilità di un simile impianto, considerando le linee di sviluppo del traffico diportistico legate al progetto di porto turistico di Livorno e anche ad altri porti turistici limitrofi,

per sapere:

se e quale progetto la società Olt Offshore Lng Toscana abbia presentato ai ministri in indirizzo;

se il ministro delle attività produttive abbia informato e coinvolto la regione Toscana e la provincia di Livorno in merito al progetto citato in premessa o in che tempi abbia intenzione di procedere al loro coinvolgimento;

se il ministro dell'Ambiente intenda procedere, per la valutazione dell'impatto ambientale, riferendosi esclusivamente allo studio presentato dalla società interessata al progetto;

se è intenzione dei ministri in indirizzo considerare, nella valutazione della compatibilità ambientale ed economica del progetto, gli interessi collettivi alla tutela delle aree marine, alla sicurezza, allo sviluppo del turismo diportistico o dare priorità a quelli della società Olt Offshore Lng Toscana.

 



[1] Protocollo di intesa tra il Comune di Livorno e la Società OLT Off-shore Lng Toscana, delibera della Giunta Comunale n. 357 del 7.10.2002.

[2] Dobbiamo supporre, anche se in nessuna parte dei documenti esaminati viene specificato, che si tratta di normal metri cubi.

[3] V. Rapporto 2001 “Salute Sicurezza Ambiente” della società Snam Rete Gas.

[4] Legge 21.12.2001 n. 443 "Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive".

[5] Delibera CIPE n. 121/2001 del 21.12.2001.

[6] Così nel rapporto 2001 dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, p. 190, riferendo altresì che "per questi nuovi terminali si presenta il problema della conciliazione dell'accesso ai terzi a un'infrastruttura che in questa fase transitoria di sviluppo della concorrenza, riveste ancora il carattere di infrastruttura essenziale". Più avanti (p. 194) l'Autorità indica che "Per la definizione della tariffa per l’utilizzo degli impianti di rigassificazione degli impianti del Gnl, trasportato con navi metaniere, è stata seguita la stessa metodologia di rigassificazione di calcolo utilizzata per le tariffe di trasporto, prevedendo una remunerazione degli investimenti del 9,15 per cento. Il maggiore tasso di rendimento applicato all’attività di rigassificazione rispetto a quello per l’attività di trasporto è motivato dal maggior rischio che tale attività comporta. Per lo stesso motivo, ma anche per incentivare in Italia la realizzazione di nuovi impianti di rigassificazione la riduzione del price cap è stata fissata al 2 per cento."

[7] Vedi www.edison.it/idrocarburi-gnl.html.

[8] Relazione della Autorità per l'energia elettrica e il gas, anno 2001, pp. 97-98.

[9] La Commissione prevista dall'art. 21 del DLgs 22/97 o all'autorità definita dalla specifica normativa regionale.

[10] V. Legge 1.08.2002 n. 166 e Dlgs 20.08.2002 n. 190.

 

IL PROGETTO OFF-SHORE

È prevista la costruzione di un terminale galleggiante per scaricare metano, trasportato da navi, in forma liquida alla temperatura di  –161 gradi centigradi.

Il terminale sarebbe costituito da una nave ancorata davanti alla costa tra Pisa e Livorno.

Dal terminale partirebbe un gasdotto. La prevista condotta a terra segue la sponda dello scolmatore, attraversa il fosso a Torretta e poi il Canale dei Navicelli, entra nel territorio di Stagno, attraversa la ferrovia, raggiunge poi il raccordo della superstrada, lo segue e arriva alla stazione di decompressione dell’Asa in via Aiaccia.

 

LA SITUAZIONE

Al momento, risultano sotto utilizzati i tre gasdotti esistenti in Italia, uno proveniente dalla Tunisia e dalla Libia, uno dalla Russia e uno dall’Olanda. Un altro gasdotto dovrebbe essere costruito a breve dall’Algeria alla Sardegna e poi fino a Piombino.

Ipotesi di percorso, secondo il progetto Galsi, del nuovo metanodotto Algeria-Sardegna-Italia, con possibile diramazione in Corsica. I tal caso, il progetto coinvolgerebbe anche la Francia

 

 

 

I MOTIVI DI OPPOSIZIONE

I danni ambientali

·   L’impianto sarebbe collocato in mare vicino alle secche della Meloria, nel mezzo del santuario dei cetacei.

·   Non è stata fatta alcuna valutazione degli effetti degli sversamenti dell’impianto in mare; i danni sono certi.

·   L’impianto, libererebbe ogni anno, oltre a altri inquinanti, molti milioni di metri cubi di gas metano contribuendo all’effetto serra e all’inquinamento di tutta la zona.

 

 

I rischi d’incidente

·   L’impianto sarebbe collocato in zona sismica senza che sia stato fatto alcuno studio preliminare.

·   Un impianto di questo tipo “a rischio d’incidente rilevante” andrebbe in una zona ricca di tali impianti.

·   Ci sarebbe un aumento di traffico di navi gasiere, ulteriori elementi di pericolo.

·   Un impianto di questo tipo non è stato ancora realizzato in nessuna parte del mondo. Le cavie saremmo noi.

·   Una apposita commissione ministeriale aveva espresso nel 2001 parere sfavorevole alla costruzione di un impianto off-shore per ragioni di sicurezza.

 

I danni economici

·   L’interdizione alla navigazione per 42 chilometri quadrati di mare sarebbe di ostacolo alla nautica da diporto, all’attività del porto di Livorno, oltre che alle sue future possibilità di espansione.

·   Ampie aree vicine all’impianto e al gasdotto sarebbero interdette alla pesca procurando danni non trascurabili.

·   L’impianto sarebbe di grave danno per l’attività turistica, uno dei settori di maggiore espansione e più produttivi in termini occupazionali in Toscana.

·   L’impianto prevede l’impiego solo di 10-15 addetti.

·   I vantaggi economici derivanti dalla prospettata riduzione del costo del gas sono incerti e tutti da quantificare.

 

L'inaffidabiltà del progetto

·   Il progetto è nato per iniziativa di un imprenditore più volte incriminato. L'ultima sua condanna, nel 2003, è per bancarotta fraudolenta.

·   Il labirinto di partecipazioni azionarie, anche estere della società OLT proponente l’impianto, non forniscono garanzie di una netta separazione tra coloro che esercitano legittimi interessi d'impresa e coloro che nelle istituzioni devono tutelare l’interesse collettivo.

·   Sono fortissime le perplessità sulla affidabilità della OLT e sulle sue capacità di risarcire eventuali danni.

·   Non risultano esistere studi seri e obiettivi che abbiano valutato attentamente gli aspetti economici e ambientali.

·   I processi autorizzativi sono andati avanti sulla base di documenti di parte senza che neppure si rivedesse quanto approvato man mano che il progetto subiva cambiamenti. Ad esempio, a tutt’oggi non è nota la precisa localizzazione della piattaforma.

·   Violando trattati internazionali e leggi, non sono state fornite ai cittadini adeguate informazioni e si è loro impedito di esprimere le proprie opinioni.

·   La scorrettezza delle procedure, l’esclusione dei cittadini dalle decisioni, le affermazioni false perfino da parte delle Istituzioni rendono illegittimo il procedimento autorizzativo fino ad oggi seguito.

Comitato contro il terminale gas off shore

via S Andrea 75, f. i. p., dicembre 2005  

 

Agireverde e il comitato:

informasoci:   importante iniziativa 12.05 h.21 sul TERMINAL GAS OFF – SHORE

AGIRE VERDE ha aderito al Comitato di Livorno e Pisa contro il terminal – gas off – shore (una piattaforma galleggiante, posta a 12 miglia dalla costa, davanti alle secche della Meloria, che dovrebbe rifornirsi di GNL – gas naturale liquefatto – da navi gasiere. Gas che poi, attraverso condutture sottomarine, arriverebbe sulla costa.

(Progetto mai realizzato al mondo).

Condividiamo le preoccupazioni e le perplessità sollevate dal comitato ed ecco alcuni dei motivi che ci hanno portato ad aderire:

RISCHI PER LA SICUREZZA

In caso di incidenti il gas può espandersi fino ad un raggio di 55 chilometri. Il gas corre sull’acqua, appena incontra una scintilla, basta una lampadina, s’incendia. Ed è un tipo di fuoco che non si può arginare: si spegne solo quando tutto il gas si è esaurito.

Il sito scelto non sembra proprio brillare in quanto a precauzioni per la sicurezza infatti:

1)      si troverebbe proprio sopra l’epicentro di fenomeni sismici come il terremoto di Pasquetta ci ha ricordato. In merito a ciò il geologo strutturale del CNR di Firenze, Prof. Luigi Piccardi afferma:”La preoccupazione per la realizzazione dell’impianto di rigassificazione in una zona sismica non è ingiustificata” (Il Tirreno del 19/4/’06).

2)      nel raggio di 55 Km si trovano la darsena petroli, la raffineria dell’Agip petroli e Camp Darby con i suoi depositi esplosivi.

3)      La superficie marina davanti alla costa di Livorno vede un intenso traffico di navi: mercantili, traghetti passeggeri, petroliere, militari dirette a Camp Darby; per cui il rischio di incidenti non è escluso,  come la tragedia della Moby Prince ci ha dimostrato.

DANNI AMBIENTALI

Il GNL trasportato dalle gassiere è a una temperatura di –160°, occorre quindi, perché arrivi attraverso le condutture marine a terra, rigassificarlo, cioè riportarlo dallo stato liquido allo stato gassoso.

Per fare tale operazione sarebbe utilizzata acqua marina addizionata con varichina. Tale acqua raffreddata sarebbe poi ributtata in mare.: 612 milioni di metri cubi d’acqua raffreddata, addiziona con varichina, che ogni giorno verrebbe ributtata in mare.

Quali gli effetti sull’ecosistema marino?

Quali i danni per la pesca?

Si parla dell’immediata moria del 25% del pesce, tanto per iniziare.

la località prescelta non sembra proprio in linea con criteri che volessero salvaguardare una fascia costiera che vede appena dietro il terminal la “Riserva naturale della Meloria”, a nord il”Santuario dei Cetacei” e a sud – ovest il “Parco Naturale dell’Arcipelago Toscano”

VOGLIAMO DEMOCRAZIA E TRASPARENZA

Pensiamo che la decisione in merito a un’opera di così tale portata non possa essere presa solo in ambito istituzionale ma che necessita del coinvolgimento dei cittadini che devono essere debitamente informati.

Pertanto, con il comitato, chiediamo che sia fatto un referendum.

INIZIATIVE DEL COMITATO CONTRO L’OFF – SHORE

Petizione popolare per chiedere uno studio di fattibilità che faccia piena luce sui rischi per la sicurezza e sull’impatto ambientale (chi volesse firmare può tel. a Fiorigia 0586 801235)

 

VENERDI’ 12 MAGGIO ORE 21

Presso la Circ. 5 in V. Machiavelli

     DIBATTITO PUBBLICO SULL’OFF – SHORE

Sono invitati a partecipare:

·        Rappresentanti delle istituzioni locali

·          Le segreterie provinciali dei sindacati

·     Rappresentanti della Confindustria

A FINE MAGGIO (data ancora da precisare ), al Cinema AURORA, verrà proiettato il film

   “I RISCHI DEI RIGASSIFICATORI”  

Agireverde
Associazione per l'ambiente
via Anna Frank 17,  57124 Livorno
www.agireverde.it

e-mail:
agireverde@tin.it

Ritenendo che un rigassificatore alla Meloria porti più svantaggi al territorio che vantaggi, destinati tuttavia alle multinazionali impegnate in un progetto da centinaia di milioni di euro, e ritenendo che anche il gas, come il petrolio sia a termine e quindi non un buon investimento per la politica energetica del Paese, ci adoperiamo volentieri, unitamente ad altre Associazioni per l’ambiente, a perorare la causa dei cetacei: meno dipendenza da petrolio e gas, più incentivi alla ricerca per l’impiego massivo delle energie alternative e salvaguardia dell’ambiente.

Segue la petizione:

 

                                                      

I SOTTOSCRITTI CITTADINI, CONSIDERATO CHE:

                                   

·        L’impianto previsto, sarebbe il primo al mondo ad essere collocato in mare aperto e  vi è la possibilità che un incidente possa causare una vera catastrofe ambientale in pieno Santuario dei Cetacei, area particolarmente protetta a livello internazionale;

·        Sul sito insistono specie protette ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE, quali la posidonia oceanica, su cui la VIA è carente. Non vi è stata valutazione di incidenza nell’ambito della procedura di VIA;

·        La valutazione di impatto ambientale sembra lacunosa almeno sotto quattro profili, e segnatamente:

o       la movimentazione dei sedimenti

o       il reimpianto della prateria di posidonia

o       la qualità degli scarichi in mare dell’impianto

o       l’analisi sulla rumorosità dell'impianto industriale e dell'impatto sulle popolazioni di cetacei residenti e migratori;

·        Esistono notevoli perplessità in ordine alla correttezza del procedimento autorizzatorio semplificato, utilizzato di cui all’art.8 della legge n.340/00 stante che il progetto insiste in un sito marino, e non già su un sito classificato come industriale dai vigenti strumenti pianificatori;

·        Sono diversi gli enti illegittimamente pretermessi dai lavori della conferenza dei servizi;

·        È mancata completamente la fase consultiva con le popolazioni interessate, pur prevista dalla vigente normativa europea, recepita nel nostro ordinamento;

 

CHIEDONO

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Attività Produttive, al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle Infrastrutture, al Consiglio dei Ministri,al Presidente della Commissione Europea,al Commissario all’Ambiente UE.

 

L’immediato blocco delle procedure autorizzative e la totale riconsiderazione della realizzazione del rigassificatore off-shore.

 

GIOVEDI' 14 FEBBRAIO ore 21.00

Via S. Andrea, 75

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA APERTA PER LA COSTITUZIONE DI UN COORDINAMENTO PROMOTORE DI UN REFERENDUM AUTOGESTITO SUL RIGASSIFICATORE.

 

Livorno, 6 febbraio 2008

 

Il Comitato contro il Rigassificatore di Livorno e Pisa chiama a raccolta la cittadinanza per preparare una campagna di mobilitazione, da svilupparsi nei prossimi mesi nei quartieri della città, con lo scopo di costruire un fronte comune ampio ed articolato che cerchi di fermare l'ipotesi di costruzione dell'impianto di rigassificazione offshore previsto a largo della costa di Livorno e Pisa. Lo strumento che riteniamo idoneo a questo scopo è il referendum autogestito, da tenersi nei modi e nei tempi che lo stesso coordina-mento deciderà, referendum che chieda alla cittadinanza tutta intera di esprimersi nel merito della questione "rigassificatore".

Ci accingiamo a promuovere questa iniziativa con la consapevolezza che, nonostante le continue false informazioni circolanti principalmente a mezzo stampa, la partita sia ancora tutta da giocare (come dimostra il tentennamento di gruppi finanziari a sborsare i promessi investimenti economici) e che sia sempre più urgente e necessario dare una concreta dimostrazione che le comunità locali non sono solo serbatoi di voti, da richiamare esclusivamente in prossimità di ogni tornata elettorale, ma gruppi di persone che vogliono poter contribuire attivamente alle scelte sul proprio destino.

A fronte dei definitivi e ripetuti rifiuti da parte dell'ente pubblico di avviare confronti,

dibattiti, incontri pubblici o referendum sulla questione "rigassificatore", il coordinamento dovrebbe impegnarsi a colmare questo enorme vuoto di democrazia, dando vita ad una strada autonoma di percorso democratico: visto che i nostri amministratori non ci ascoltano, saremo noi stessi a farci sentire. Lo strumento ultimo di questo percorso dovrebbe essere, ripetiamo, un referendum autogestito.

Invitiamo tutti coloro che sono contrari al rigassificatore ad unirsi a noi in questa campagna, ricordando, per chi ancora ha qualche dubbio, che:

1) Questo progetto, se dovesse giungere a compimento, darebbe vita ad un ecomostro di cui non esistono altri esemplari al mondo. Si tratterebbe del primo di una nuova generazione di impianti sui quali non esistono riscontri effettivi di nessun genere e la cui realizzazione è stata rifiutata, per la pericolosità e nocività, in ogni parte del mondo.

2) La presenza di questa struttura davanti alle nostre coste delineerebbe, anche qui per la prima volta al mondo, il mare come "sito industriale", con tutto quello di pericoloso e devastante che ne conseguirebbe, e avrebbe enormi effetti negativi per la pesca e per la salute dell'ambiente ittico. Per di più sarebbe situato in una zona particolarmente rilevante:

il “Santuario dei Cetacei”, parco marino internazionale, il cui ambiente marino sarebbe pesantemente inquinato e penalizzato dagli sversamenti di tonnellate al secondo di acqua fredda piena di varechina che verrebbe espulsa in mare dopo ogni trattamento, e dai rumori devastanti per la fauna marina protetta che si trova in questo parco.

3) Incrementerebbe l'economia violenta di rapina da parte delle multinazionali del gas nei confronti dei paesi terzi fornitori della materia prima, in particolare del delta del Niger.

4) Farebbe aumentare notevolmente il traffico navale di petroliere e gasiere nel Mediterraneo con un aumento esponenziale di inquinamento.

5) Non comporterebbe alcun guadagno per la città di Livorno, sia in termini di occupazione, dato che i lavori sono stati appaltati a ditte esterne e comunque i posti di lavoro si riducono a poche decine, tutti estremamente specializzati, che in termini di riduzione dei costi delle bollette, visto che i processi di trasformazione del gas e di mantenimento della struttura galleggiante sono estremamente onerosi e verrebbero pagati tramite le nostre bollette.

Per questi e molti altri motivi gridiamo il nostro NO a questo progetto assurdo, di fatto solo l'ennesima speculazione ai danni di tutti che farà guadagnare i soliti noti, e chiediamo l'impegno di tutti in questa avventura, che ha come fine quello di provare a costruire gruppi di sostegno nei quartieri e nelle situazioni interessate, grazie ai quali arrivare a realizzare il referendum, che - negatoci in passato con un vergognoso stratagemma burocratico – può rappresentare un autentico importantissimo momento di democrazia autogestita, l'unica, a quanto pare, che ci resta.

COMITATO CONTRO IL RIGASSIFICATORE OFFSHORE DI LIVORNO E PISA

 

www.offshorenograzie.it  

Il ricorso da noi effettuato al T.A.R, unitamente ai Comitati, è stato accolto e quindi tutto è rimandato, sperando che alla fine il rigassificatore, se proprio si dovrà farlo, trovi altre collocazioni. Del resto il mare non è zona industriale e un sito industriale come il rigassificatore, proprio accanto alla zona protetta detta "santuario dei cetacei" ,sarebbe stato come voler far passare una ferrovia o impiantare una raffineria proprio di petrolio accanto al Colosseo o a piazza del Campo a Siena.................o a Montecristo.E' proprio indispensabile svendere anche iI mare ai privati, per avere fonti alternative di energia?

Ecco comunque la notizia ansa, come pervenutaci:

ENERGIA: TAR BOCCIA RIGASSIFICATORE LIVORNO-PISA (ANSA) -
> FIRENZE, 30 LUG - ''Il Tar della Toscana ha accolto il ricorso di
> Greenpeace e quello del Comitato di Pisa e Livorno insieme a Medicina
> Democratica e Forum Ambientalista contro il rigassificatore offshore al
> largo della costa tra Livorno e Pisa. Di conseguenza l'autorizzazione a
> suo tempo concessa alla prima area marina industriale in un'area marina
> protetta e' stata annullata''. Ne da' notizia Greenpeace in un
> comunicato. ''Il ricorso - spiega l'associazione ambientalista - era
> stato presentato nell'ottobre 2007 quando Greenpeace prima aveva
> sollevato dubbi sulla legittimita' dell'operazione e in seguito aveva
> scoperto le prove di un clamoroso falso in atto pubblico: il decreto di
> valutazione di impatto ambientale che autorizzava l'impianto mentiva
> nell'affermare che il comitato di pilotaggio del santuario dei cetacei
> aveva espresso un parere positivo sulla compatibilita' tra
> rigassificatore e lo stesso santuario''. ''Non conosciamo ancora le
> motivazioni del Tar ma ne siamo sicuri: quel rigassificatore era e resta
> illegale - dichiara Alessandro Gianni', responsabile della campagna Mare
> di Greenpeace - il mare non puo' essere dichiarato zona industriale,
> tanto piu' un'area dichiarata protetta come il santuario dei cetacei, e
> i rigassificatori sono, per la direttiva Seveso, siti industriali
> pericolosi''. (ANSA). YG2-CH
>

un'altra opinione per il no:

Gesualdi, il rigassificatore: "Un progetto mastodontico per garantire profitti alle imprese"

Il presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano: "Livorno ha paura, ma Comune e Regione non ne tengono conto, vanno avanti spediti. La propaganda lo giustifica dicendo che l'Italia è a corto di gas. In realtà la stessa Eni riconosce che già oggi l'Italia riceve ogni anno 10 miliardi di metri cubi di gas oltre il suo fabbisogno".

da: http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20100302_gesualdi_rigassificatore.html

Livorno ha paura, ma Comune e Regione non ne tengono conto, vanno avanti spediti. Mi riferisco al rigassificatore in costruzione in mare aperto davanti a Livorno. Un impianto che immagazzina gas liquido trasportato da navi e, dopo averlo scaldato per riportarlo allo stato gassoso, lo manda a terra tramite tubi sottomarini. Proprietario e gestore è OLT Offshore LNG Toscana S.p.A., una società nata per accordo della tedesca E.On, che possiede il 47% del capitale e l'italiana Iride che possiede un altro 47%.

Una certa propaganda ha giustificato l'impianto alla luce delle esigenze energetiche della Toscana, in realtà il progetto è di portata nazionale perché il gas è immesso nella rete nazionale. La stessa propaganda lo giustifica dicendo che l'Italia è a corto di gas. In realtà la stessa Eni riconosce che già oggi l' Italia riceve ogni anno 10 miliardi di metri cubi di gas oltre il suo fabbisogno. Dal che si deduce che il vero obiettivo è l'Europa.

Avendo deciso di trasformare l'Italia in un magazzino di gas per l'Europa si capisce perché si sia messo in moto la corsa ai rigassificatori, ce ne sono in progetto una dozzina che aggiunti ai tre già esistenti, daranno un totale di quindici sparsi a corona lungo le coste d'Italia. Progetti che in termini occupazionali non valgono niente, al massimo una cinquantina di posti per impianto, che però rischiano di appesantire la bolletta degli italiani. Si dà il caso, infatti, che nel mondo ci siano più impianti di rigassificazione (una cinquantina) che impianti di liquefazione (una ventina) col bel risultato che gli impianti di rigassificazione rischiano di non poter ricevere abbastanza gas liquido e quindi di dover funzionare a scartamento ridotto con inevitabile aggravio di costi che però saranno coperti dallo Stato tramite un'apposita tassa introdotta nelle bollette energetiche fatte pagare agli italiani.

In conclusione i rigassificatori si stanno rivelando progetti mastodontici, costruiti col sostegno dello stato, ossia dei cittadini, solo per garantire profitti alle megaimprese. Un progetto che il PD toscano ha sposato in pieno, a dimostrazione ulteriore che al di là della retorica anche il PD sta diventando sempre di più un partito degli affari.

Un segnale che Rossi ha voluto mandare forte e chiaro scegliendo l'imprenditrice Stella Targetti come suo vice alla presidenza della Toscana. Quindi prepariamoci pure alle colate di cemento da parte delle imprese da costruzione, un settore dove sguazzano cooperative rosse e imprese mafiose, prepariamoci all'assalto da parte dei centri commerciali, Ikea in testa, prepariamoci all'assalto di catene alberghiere e qualsiasi altro tipo di affarista che veda nella toscana una terra da spolpare. Il tutto secondo la perfetta logica berlusconiana dell'Italia del fare.

E la gente? Che taccia e subisca tutto passivamente, anche quando si tratta di progetti a forte rischio ambientale e sanitario. I livornesi il rigassificatore non lo vogliono perché in caso di incidente può sprigionare una potenza di fuoco simile a una bomba atomica, per non parlare dei danni sistemici all'ambiente marino provocati da sversamento di sostanze chimiche e surriscaldamento dell'acqua. I livornesi non vogliono il rigassificatore, come in altre zone non vogliono gli inceneritori, pericolosi per diossina e polveri sottili, come mostra il recente ritrovamento di diossina nel latte materno di due mamme di Montale.

Allo stesso modo sull'Amiata la gente si oppone alla geotermia perchè sta prosciugando le falde acquifere della zona e sta disseminando in atmosfera e nelle falde sostanze pericolose fra cui l'arsenico. E' il solito vecchio conflitto: la difesa della salute e della qualità della vita contro una concezione di sviluppo basato sull'aumento di produzione fino a se stesso anche a costo di morte, tumore, compromissione del nostro futuro.

A quando un altro modello economico organizzato per la gente invece che per il profitto? Un altro modello economico consapevole che la buona vita non dipende tanto dal numero di elettrodomestici, quanto dalla sicurezza sociale, dalla solidarietà collettiva, dalla salute fisica e mentale, da un ambiente sano e pulito, da buone relazioni umane e affettive, da disponibilità di tempo per gustarci la vita.

Leggi anche:

-Gasiera in vista (http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20100226_breve_cronistoria_progetto_rigassificatore.html )

-Rigassificatore: al via i lavori. E' arrivata 'Castoro 7'

(http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20100216_inizio_lavori_rigassificatore.html)

-Rigassificatore tra Pisa e Livorno: Il Consiglio di Stato dà il via libera

(http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20100203_consiglio_di_stato_su_rigassificatore.htmlhttp://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20100203_consiglio_di_stato_su_rigassificatore.html )

 per ulteriori informazioni, visitare il sito www.offshorenograzie.it  

E' finita come al solito: qualcuno (pochi!) guadagnano senza rischio, molti (noi, come cittadini) non ci guadagnano mai ed anzi garantiscono i mancati guadagni dei pochi. In ogni caso, se avete seguito la vicenda potete farvene un'idea da soli, sia leggendo l'immagine sotto, come anche l'articolo di Mauro Zucchelli su IL TIRRENO del 30.01.2014

 dal TIRRENO DI FINE GENNAIO 2014//

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/01/30/news/offshore-fermo-per-ora-non-ha-clienti-1.8571149

Offshore fermo, per ora non ha clienti

Ma la società può avere dallo Stato ricavi garantiti (con un extra sulle bollette). E ora spunta l’idea del polo per il gas alle navi

di Mauro Zucchelli

LIVORNO. È stato un fantasma per 11 anni: 12 miglia al largo della costa di Tirrenia non c’era ancora nemmeno un bullone ma l’idea di arrivare lì il “bombo- lone” del rigassificatore offshore ha innescato cortei, comitati e proteste. Inclusa una alluvione di firme per poter dire la pria con un referendum: prontamente dribblato dal Comune con uno slalom di scuse. Adesso l’ex nave metaniera trasformata in un terminale gas è laggiù davanti, nove miglia a nord ovest della Torre della Meloria: ma resta ugualmente un fantasma perché, dopo la fine del periodo di collaudo, benché formalmente in funzione (dal 20 dicembre scorso), il rigassificatore Olt si è ritrovato al palo. Zero contratti, almeno per adesso.

CASTIGATO DAL MERCATO

Non l’avevano fermato la mobilitazione della galassia No Offshore, che pure all’inizio di agosto era riuscita a portare in piazza migliaia di persone al “funerale del mare” quando il terminale è arrivato in zona. Non l’aveva bloccato la battaglia ambientalista, compreso Greenpeace, a colpi di carte da bollo contro la trasformazione del mare in area “industriale”, contro le quantità di cloro immesse in mare per i trattamenti anti-vegetativi. Paradossalmente l’ha stoppato proprio il mercato, cioè la logica in base alla quale era nato: da un lato, per liberarsi dalla “dittatura del tubo” (i gasdotti con Russia e Algeria, a rischio per le turbolenze politiche); dall’altro, in nome della crescita esponenziale della domanda di energia, che nel nostro Paese costa troppo e azzoppa la competitività delle imprese.

Risultato: gli scenari di mercato nello specifico settore del gas naturale liquefatto (lng) sono finiti sull’ottovolante della crisi. A cominciare dal fatto che la domanda di gas è in netto calo: meno 6,4% nell’ultimo anno, raddoppiando (e in modo ancor più consistente il calo di 4 punti registrato nel 2012). Fino a tornare negli ultimi dodici mesi a consumi al di sotto degli standard 2002.

Non basta: i borsini delle “commodities” dicono che le quotazioni del gas naturale sono più che dimezzate rispetto al 2008 (ma adesso con un rimbalzo verso l’alto che però riguarda l’Asia, soprattutto dopo che il Giappone ha utilizzato i rigassificatori per rimpiazzare il nucleare dopo lo choc del terremoto che ha messo ko Fukushima).

CONTRATTI FORMATO SPOT

In questo puzzle di effetti e controeffetti, bisogna metterne nel conto che l’estrema volatilità delle condizioni di mercato ha in pratica fatto sparire i contratti di medio-lungo periodo sostituiti da contratti-spot di breve o brevissima durata.

È una analisi sulla quale curiosamente si possono ritrovare accenti (quasi) simili tanto nel “fronte del no” che nel quartier generale dell’Olt.

L’azienda lo sottolinea per dire che è una fase congiunturale, una sorta di “rodaggio” commerciale (con i potenziali clienti rimasti alla finestra finché non è stata ultimata poco prima di Natale la fase di collaudo). Gli anti-offshore la pensano in modo del tutto diverso: macché difficoltà congiunturale, è tutta l’operazione a fare acqua sotto il profilo strategico.

E qui l’arcipelago dei contestatori batte un doppio tasto.

L’uno riguarda la composizione societaria di Olt: non sono le illazioni di sovversivi e stremisti ma le notizie della stampa confindustriale a dire che il colosso tedesco E.On – proprietario del 46,8% del rigassificatore (esattamente la stessa quota in mano a Iren, l’ex municipalizzata di Genova più Torino e parte dell’Emilia) – ha intenzione di fare la valigia e lasciare l’Italia cedendo i propri impianti con la regia di Goldman Sachs (con una “vendi- ta-spezzatino” che vedrebbe interessati Eni e i russi di Gazprom ma soprattutto Edison). E Iren? A novembre, in una call sui risultati del trimestre, i vertici della società avevano detto che l’uscita dal rigassificatore è «possibile nel futuro ma non è attuale oggi».

LA STAMPELLA DEI RICAVI

L’altro ha a che vedere con la “stampella” dei ricavi garantiti: cioè, in caso di difficoltà è lo Stato a assicurare comunque alla società del rigassificatore una quota di ricavi garantiti: il giornale on-line di Legambiente parla di una percentuale oltre il 70% della capacità dell’impianto. E chi paga? Gli utenti con un extra in bolletta.

È questo un tema sul quale era intervenuta anche l’Authority dell’Energia che aveva cancellato i ricavi garantiti: il Tar lombardo ha dato ragione a Olt ma l’Autorità di settore è andata al contrattacco e ha portato tutto in appello davanti al Consiglio di Stato.

OLT:PREVISTO DAL 2005

Dalla sede di Olt ribattono che non c’è un beneficio “ad aziendam”: i ricavi garantiti sono stati introdotti nove anni fa in nome dell’idea di mettere da una parte dei rischi gli operatori che avessero investito in rigassificatori. Come? Con la garanzia che, attraverso una sorta di “contributo di sistema” (tramite bollette), gli investitori avrebbero potuto contare su introiti comunque sicuri, indipendentemente da come avrebbe funzionato il business. Insomma, questo canale di approvvigionamento gas era ritenuto fondamentale per non rischiare intoppi sul fronte energia.

IL GAS PER I PORTI

Nelle ultime settimane è saltata fuori una novità che potrebbe cambiare il “mestiere” del rigassificatore. Ne abbiamo già dato conto parlando dell’ultimo convegno dell’Authority all’interporto: alla presentazione del progetto “gru verdi” c’era anche l’amministratore delegato di Olt, Peter Carolan. E se questo non è un segnale di forte interesse, dite voi cos’è.

Detto in sintesi: le flotta navali del Mediterraneo affronteranno fra breve la trasformazione che hanno già avuto nel Baltico con l’obbligo di stare al di sotto di certi standard di emissioni inquinanti. Conseguenza: i motori delle navi riconvertiti a gas. Ma se anche una Panda ha bisogno di sapere dov’è il distributore di metano, figuriamoci una nave chimichiera. Ci vuole la “pompa” del gas sulle banchine. E siccome non è pensabile che tutto questo sia gestibile con grandi navi gasiere, l’offshore livornese si è di fatto candidato a diventare il polo di rifornimento delle bettoline che poi servirebbero i distributori del gas nei porti dell’Alto Tirreno.

Ma questo è uno scenario del futuro prossimo venturo: per l’immediato l’Olt punta ad avere in questi giorni l’ok del ministero per poter ricevere navi fino a 155mila metri cubi, cioè l’80% della flotta di metaniere in circolazione. Solo che se non arrivano i contratti, aumentare la capacità serve a poco........oggi, 2016, a che punto sono i contratti, ci sono e la piattaforma ha creato posti di lavoro locali, come promesso ? Boh!?!? Noi si paga, qualcuno ci guadagna .......... e via, andiamo avanti con il solito silenzio dell'informazione: chi ha avuto ha avuto etc.etc.