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Questa pagina è riservata alle comunicazioni dell'Associazione ed agli interventi dei soci su argomenti di loro interesse. Per posizionare il proprio intervento è sufficiente inviare la comunicazione ad agireverde@tin.it, spiegando brevemente di cosa si tratta, ricevendo in seguito le necessarie istruzioni per la pubblicazione.
rappresentanti del popolo con condanne, processi in corso e prescrizioni

per costruire un processo partecipativo dal basso, finalizzato ad un nuovo modello di sviluppo.
Sabato
28.11.09
a Livorno, alla Coop di via Settembrini (
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"In
un momento drammatico come questo, con il Governo
italiano commissariato dall'Europa, il Paese ha piu' che mai bisogno di un
Parlamento pienamente rappresentativo, capace di prendere decisioni impegnative
ma condivise da tutti.
Affidando la
nomina dei parlamentari a pochi capipartito, la legge elettorale che chiamiamo
Porcellum li ha separati dai cittadini, facendoli apparire come una casta di
privilegiati.
Vogliamo
impedire che la "legge porcata" sporchi anche il prossimo Parlamento: lo dicono
in troppi da 6 anni, ma il porcellum è ancora lì.
Firmate per
consentire al popolo di abrogarla.
Firmate per
ridare al cittadino il diritto costituzionale di scegliere i propri
rappresentanti attraverso i collegi uninominali.
Firmate per
rafforzare e migliorare il sistema bipolare italiano e assicurare l'alternanza
politica, consentendo ai cittadini di scegliere i parlamentari e chi deve
governare il Paese."
I dettagli e le informazioni li trovi su:
http://www.firmovotoscelgo.it/
dove si può firmare:
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/128952/referendum_antiporcellum_ecco_dove_si_puo_64257rmare
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Antipolitica, l’averne abbastanza di gente che gode di privilegi inusitati e di stipendi e pensioni d’oro e che in cambio ci ha regalato una tassazione nordeuropea senza comunque migliorare né l’occupazione né il debito pubblico? Mandarini appollaiati su un ramo dorato a difendere se stessi, così definisce Michele Ainis, giornalista dell’Espresso, coloro che ci governano da decenni (senza neppure essere stati scelti da noi ma nominati dalle segreterie dei partiti)…………e noi siamo del tutto d’accordo con lui, nel definirli così.
Per comprendere meglio però, perché sarebbe l’ora che questa gente andasse a farsi pagare da altri che non il popolo italiano, smettendola di parassitari, vi sottoponiamo alcune letture che vale la pena di fare, sempre tratte da l’Espresso…… così, tanto per schiarirsi le idee e capire meglio perché la gente è indignata e stufa di loro:
Chi sono i “nostri mandarini”?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/noi-onorevoli-e-nullafacenti/2156856
quale sarà la loro pensione dopo tutto il lavoro sopra descritto?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pensioni-doro-tutti-i-nomi/2157568
un’idea di come sprecano il denaro pubblico che tanto a loro non costa nulla perché poi i sacrifici per ripianare il debito siamo chiamati noi a farli e non loro.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/onorevole-che-belle-penne/2158649/24
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Un appello di Padre Alex Zanotelli contro la manovra finanziaria: tagliamo drasticamente le enormi spese militari italiane non i servizi sociali
Segnaliamo un nuovo appello di padre Alex Zanotelli sul tema della manovra finanziaria.
Egli sollecita le comunità cristiane, i vescovi, i cristiani impegnati in politica sul tema delle enormi spese militari del nostro paese la cui riduzione compenserebbe l'intera manovra finanziaria.
Padre Alex si dichiara stupito del silenzio "dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?".
Vi invitiamo a diffondere e a sottoscrivere l'appello di padre Alex al seguente indirizzo:
http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm
La redazione del sito www.ildialogo.org
.....................................................................................................................................................................................................
Per un progetto di partecipazione al Piano Regolatore di Livorno, una modalità democratica di definizione del nuovo piano strutturale, viene inviato un COMUNICATO STAMPA, unitamente all' Osservatorio Trasformazioni Urbane, riguardante una lettera inviata in giugno al Sindaco di Livorno, per adottare un progetto di partecipazione al Piano Regolatore di Livorno. Lettera alla quale non è ancora stata data risposta:
Comunicato stampa
In Giugno a seguito dell'incontro che si è svolto nello spazio dibattiti di Gaia Scienza, numerose associazioni e comitati cittadini, hanno deciso di inviare IL 20 GIUGNO 2011 una lettera documento al Sindaco di Livorno e agli assessori Bernardo, Picchi, Roncaglia, Toncelli, per adottare un progetto di partecipazione al Piano Regolatore di Livorno, per conoscenza inviato al Presidente del Consiglio Comunale e ai Capigruppi.
Ad oggi dai diretti interessati non ci è giunta ancora risposta.
Nell'attesa rendiamo pubblico il documento consegnato, perché possa essere oggetto di discussione in città.
Osservatorio Trasformazioni Urbane
Tre anni fa, nel giugno 2008, il Comune di Livorno ha sottoscritto, con la Regione Toscana, il protocollo di intesa previsto dalla legge regionale 27 dicembre 2007, n.69 “Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”
In questo modo ha scelto di condividere la lettera e lo spirito di questa legge, che dice, significativamente, all’art. 1 “ la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali è un diritto…..”.
La legge regionale, inoltre, apre la possibilità agli Enti locali, di richiedere alla Regione stessa risorse per attivare processi partecipativi.
Pensiamo che la revisione del Piano Strutturale sia una occasione esemplare per attivare e sperimentare processi di partecipazione. soprattutto se l’amministrazione locale pone tra i suoi obiettivi quello che la comunità lo senta come proprio, vi si riconosca perché contiene le immagini che la comunità locale assegna ai luoghi di vita e di relazione.
Un Piano strutturale, infatti, stabilisce le grandi direttrici strategiche (economiche, sociali, territoriali) che orienteranno nei prossimi anni tutti gli interventi di trasformazione e conservazione dei luoghi, nonché le tutele ed i vincoli da applicare alle diverse porzioni di territorio, in relazione alle loro caratteristiche morfologiche, ambientali, paesaggistiche e alle loro qualità storiche e culturali. Ed è un disegno che avrà un forte impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali dei cittadini e delle cittadine che, pensiamo, hanno il diritto ed il dovere di essere protagonisti di scelte che li riguardano fortemente.
Inoltre “….In generale si può affermare che l'adozione dei metodi di partecipazione tende a ricostruire un equilibrio tra attori forti (portatori di interessi economici e lobbies) e attori deboli (portatori di interessi generali e diffusi) o, come spesso si afferma, a garantire la presenza del terzo attore (gli abitanti) tra istituzioni e mercato.” (Donatella Venti, introduzione al volume di selezione di esperienze di urbanistica e progettazione partecipata e comunicativa, Europolis, Convegno INU-WWF Bologna 25 febbraio1996)
Chiediamo, quindi, che l’Amministrazione Comunale di Livorno, in occasione della revisione del Piano Strutturale della città, attivi un processo partecipativo , predisponendo un progetto di coinvolgimento della cittadinanza in tutte le fasi mediante :
Chiediamo, inoltre, un incontro al Sindaco ed agli assessori in indirizzo per illustrare le nostre richieste e proposte, nello spirito di una collaborazione, nello stesso tempo, critica e propositiva. Altri importanti comuni toscani hanno iniziato esperienze di urbanistica partecipata ( es. Siena, Grosseto e Firenze). Una città come la nostra così ricca di comitati e di organizzazioni di cittadinanza attiva che chiedono ascolto e informazione alle istituzioni non merita di essere privata di una occasione di confronto così importante.
Segue l’elenco di chi ha sottoscritto
Hanno sottoscritto il documento, alla data del 15 giugno 2011:
Osservatorio Trasformazioni Urbane
ASSOCIAZIONE AGIRE VERDE
ASSOCIAZIONE CASA TERRITORIO - LIVORNO
Associazione centrodonna Evelina De Magistris
ASSOCIAZIONE ECOMONDO
APPL - Assemblea Permanente per la Partecipazione a Livorno
Cittadini Ecologisti
Comitato Promotore del Referendum sull'Ospedale di Livorno
Lab – Lab
Unione Inquilini
WWF LIVORNO
Francesco Agapite
Giacomo Bazzi
Daniela Bertelli
Leonardo Bertelli
Vito Borrelli
Antonio Breschi
Paolo Bruciati
Marco Cannito
Giovanni Ceraolo
Daniela Chimenti
Andrea Cionini
Simona Corradini
Lorenzo Cosimi
Letizia Del Bubba
Chiara De Marino
Daria Faggi
Marusca Falanga
Claudio Frontera
Paolo Gangemi
Maurizio Giacobbe
Lamberto Giannini
Marcello Lenzi
Francesco Marani
Stefano Mecacci
Paola Meneganti
Ignazio Monterisi
Daniela Miele
Sergio Nieri
Maila Nosiglia
Fabio Papini
Maurizio Pazzaglia
Salvatore Picardi
Graziella Pierfederici
Francesca Pritoni
Lucia Posarelli
Mario Puggelli
Annalisa Ravenna
Stefano Romboli
Ruggero Morelli
Tommaso Tocchini
Moreno Toigo
Gabriele Volpi
La Casta taglia le pensioni degli italiani, ma non tocca le proprie. Per i parlamentari il diritto al vitalizio scatta dopo soli cinque anni di mandato, con contributi molto bassi e con compensi incassati anche prima dei 50 anni. Così 2.307 tra ex deputati ed ex senatori si mettono in tasca ogni mese fino a settemila euro netti
da: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/un-privilegio-da-200-milioni/2157780/ )
A tutti noi vengono chiesti sacrifici e 40 anni di lavoro ed un’età di pensionamento sempre di più avanti negli anni, a loro no……. Perché?
Tutti i nomi dei pensionati di lusso:
da: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pensioni-doro-tutti-i-nomi/2157568
chi gestisce la cosa pubblica, è opportuno che possa avere condanne, processi in corso e prescrizioni nel proprio c.v? Garantisce noi tutti questo, circa la sua affidabilità?

Sono 84 i parlamentari che hanno pendenze giudiziarie. Un lungo elenco nel quale sono presenti membri del Pdl, del Pd, della Lega, ma anche di Idv e Responsabili. Sono tutti rappresentanti del popolo con condanne, processi in corso e prescrizioni, sul groppone. Dal ministro delle Riforme Umberto Bossi al Premier Silvio Berlusconi, ecco alcuni dei nomi più 'celebri'..................se volete prenderne visione, basta che copiate questo link e lo incolliate sul motore di ricerca.......oppure è sufficiente cliccarci sopra:
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/22/foto/i_disonorevoli_di_camera_e_senato-19436341/1/#1
Terra futura a Firenze (ingresso libero) dal 20/05/2011 al 22/05/2011
A dieci anni dal primo World Social Forum, si apre ora una nuova fase per la più grande rete mai esistita di connessione tra gli attori della società civile, che dalla sua prima edizione (2001, Porto Alegre) invoca un cambiamento radicale per un mondo migliore, più sostenibile e solidale. Dal 6 febbraio Dakar (Senegal) ospiterà il suo 11°annuale incontro, una tappa che, superato il traguardo del decennio, dà il via a ulteriori sfide: dimostrare che “l’altro mondo possibile”, da tanti auspicato, ha già tasselli importanti posti alla sua costruzione e che un modello di civiltà alternativa non è solo necessario, ma improrogabile.
Ai medesimi obiettivi - passati ora dalla denuncia alla proposta
di un nuovo progetto di società e di economia per il benessere di tutti - da
sempre si ispira Terra Futura,
mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità
ambientale, economica e sociale, che si terrà a
Firenze, alla Fortezza da Basso, dal
20 al 22 maggio 2011, e così
i suoi promotori: Fondazione culturale Responsabilità etica Onlus per il
sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia
sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle
Utopie Concrete e Legambiente. Una loro delegazione sarà tra l’altro
presente all’appuntamento di Dakar.
Al centro dell’ottava edizione di
Terra Futura il tema della “cura dei beni comuni”. Una cura
che - considerato il disinteresse evidente o l’incapacità dei governi e
delle istituzioni di farvi fronte - è sempre più nelle mani dei cittadini e
delle organizzazioni. È l’altra parte dell’umanità, quella che non sa e non
vuole arrendersi all’irreparabile “tragedia” dei beni comuni, se si pensa
che nel 2010, secondo il Global Footprint Network, si è varcata la soglia
critica oltre la quale il consumo globale delle risorse naturali ha superato
il tasso con cui la natura le rigenera. Il ritardo è già grave e una
gestione finalmente responsabile e sostenibile non si può più rimandare:
oltre all’irrimediabile danno ambientale, altrimenti, c’è anche il rischio
che vengano meno molti diritti come la salute, l’equità sociale, il lavoro,
la sicurezza, l’educazione e l’informazione… Così si legge nel Position
Paper, il documento condiviso che riassume la visione politica dei partner
di Terra Futura e che, trattando dei beni comuni, pone al centro anche una
questione di democrazia: chi può decidere delle risorse della Terra? chi
stabilire quali uomini e quali popoli possano goderne più di altri? e
ancora, chi decretare dove e cosa produrre?
«Ciò che Terra Futura chiede da anni - spiega Ugo Biggeri, presidente di
Banca Etica, – è un nuovo contratto sociale “a responsabilità collettiva”.
Le contraddizioni del modello di sviluppo attuale se da una parte generano
continue crisi dall'altra hanno prodotto pratiche ed idee di economia di
mercato basate sulla responsabilità, la relazione, la sostenibilità.
Finalmente la necessità di riconvertire l’economia in modo partecipato e
democratico e in ottica ecologica e sociale, è avvertita come un’esigenza e
un’opportunità concreta da parte di settori sempre più ampi della società
civile».
Alla Fortezza da Basso, un ampio panorama delle buone pratiche
già esistenti e sperimentate nelle nostre città e sui territori: prodotti,
progetti e percorsi, frutto di scelte e azioni di vita, di governo e di
impresa che sono l’unica strada possibile verso un futuro più equo e
sostenibile. Nell’ampia rassegna espositiva, articolata in diverse sezioni
tematiche, numerosi i settori rappresentati: tutela dell’ambiente, energie
alternative, finanza etica, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia
e mobilità sostenibili, turismo responsabile, e ancora consumo critico,
welfare, impegno per la pace, solidarietà sociale cittadinanza attiva e
partecipazione…. Un mondo che sa produrre nuova economia e generare
occupazione.
L’evento propone anche un
programma
culturale fitto, fra
seminari,
dibattiti e
convegni con
esperti e
testimoni dei diversi ambiti; e ancora numerosi
workshop e
laboratori, per far
sperimentare ai visitatori come sia possibile declinare la sostenibilità a
partire dal quotidiano di ciascuno.
Terra Futura, a ingresso libero, è un evento sostenibile grazie alle sue
scelte e azioni responsabili.
Per maggiori informazioni:
www.terrafutura.info
Tratto da: http://www.saimicadove.it/tempolibero/evento.asp?Id=32396
per andare dal teorico al pratico, ecco
TERRA FUTURA IN CINQUE BUONE PRATICHE
TURISMO, PER UN USO RESPONSABILE [ROBERTO DATI]
http://www.carta.org/2011/05/turismo-istruzioni-per-luso-di-un-bene-comune-atipico/
L'AROMA ZAPATISTA DEL CAFFE' ANTICAMORRA [MAURO MONDELLI]
http://www.carta.org/2011/05/buone-pratiche-laroma-zapatista-del-caffe-anticamorra/
COMUNISMO E PESCI A CHILOMETRO ZERO
http://www.carta.org/2011/05/comunismo-e-pesci-a-chilometro-zero/
I BENI COMUNI PER I GAS E PER I RES [DAVIDE BIOLGHINI]
http://www.carta.org/2011/05/come-sono-visti-intesi-sognati-i-beni-comuni-da-gas-res-des/
IL CIBO NON SI SPRECA
http://www.carta.org/2011/05/buone-pratiche-il-cibo-non-si-spreca/
Con gli Occhi sulle Colline, un progetto proposto dal wwf livorno, cui abbiamo dato piena adesione e collaborazione e che vi presentiamo, con l'intesa, se interessati e per avere chiarimenti, di contattarci ad agireverde@tin.it
intanto comunichiamo la costruzione di un sito dedicato (attualmente è presente l'home page) a questo indirizzo: occhisullecolline.com e, immediatamente sotto, riepiloghiamo l'intero progetto sul Parco naturale.
FINALITA’ DEL PROGETTO:
Creare una comunità di associazioni, enti, aziende, persone che collaborino per promuovere la
conoscenza, la tutela e la fruizione del territorio delle Colline Livornesi e nello stesso tempo si
adoperino per monitorare e segnalare alla cittadinanza e alle autorità competenti ogni eventuale
abuso.
Per “territorio delle Colline Livornesi” non intenderemo esclusivamente il piccolo e frammentato
Parco Provinciale ma tutto il “Sistema delle Aree protette delle Colline Livornesi” come era
auspicato e “sognato” da coloro che fin dagli anni ’80 lavorarono per la nascita del parco (in primis
lo studioso Gianfranco Barsotti). Un Parco ben più esteso, progettato con un’opportuna zonizzazione
(aree a diverso regime di tutela e regolamentazione) che consenta la massima conservazione della
natura e che promuova allo stesso tempo tutte le attività sostenibili* che possano attingere alle
risorse fornite dal Parco.
Nella figura a sinistra si riporta l’estensione attuale del parco e delle ANPIL (Aree naturali protette
di interesse locale) limitrofe mentre nella figura a destra sono evidenziati gli ipotetici confini
dell’area considerata in questo progetto. Nella pagina successiva la mappa dell’area in esame tratta
dal libro di G. Barsotti “Storia Naturale dei Monti Livornesi”(Belforte & C. Editori, 2000).

figura 1

figura 2

figura 3
figura 3
RESPONSABILI DEL PROGETTO:
Il WWF Livorno si propone come capofila di questo progetto ma la completa realizzazione delle
attività previste dipenderà dal numero di partner che potranno collaborare attivamente.
DESCRIZIONE DEL PROGETTO
La comunità deve “crearsi”, “collaborare”, “discutere” attorno a 4 progetti specifici illustrati di
seguito. Ogni progetto dovrà produrre materiale condivisibile e il più possibile interattivo su una
piattaforma web appositamente creata.
1) Mappatura e monitoraggio dei sentieri. Costituzione del gruppo di volontariato per la
segnaletica e per l’esplorazione.
- STEP 1.1 : creazione di uno spazio web amatoriale dove gli utenti possono caricare da
subito mappe di percorsi da realizzare nel territorio (esclusivamente a piedi, in bicicletta o a
cavallo) con descrizione dettagliata e possibilmente con allegato il file con la traccia GPS da
utilizzare con navigatori satellitari.
- STEP 1.2 : creazione all’interno dello spazio web di una “bacheca” (per esempio sotto
forma di forum o blog) dove gli escursionisti possono incontrarsi e organizzare insieme
esplorazioni del territorio (esclusivamente a piedi, in bicicletta o a cavallo).
- STEP 1.3 (con eventuale finanziamento): con l’assistenza e l’autorizzazione della
Provincia, creazione di un gruppo di volontari che possa compiere semplici operazioni di
manutenzione della sentieristica e della segnaletica. Un finanziamento potrebbe essere utile
per fornire il gruppo di idoneo materiale per apporre la segnaletica e di un navigatore GPS.
- STEP 1.4 (con finanziamento): implementazione dello spazio web amatoriale con software
professionali che permettano la creazione o l’inserimento di una mappa interattiva che
raccolga tutte le tracce GPS e le informazioni sui percorsi (vedi come esempio il sito
dell’Alta Valtellina: http://www.altavaltellina.eu/Altavaltellina/outdoor.cfm).
2) La segnalazione degli abusi e delle infrazioni.
- STEP 2.1 : creazione di una mappa specifica all’interno dello spazio web, per esempio sotto
forma di geoblog, dove inserire tutte le segnalazioni pervenute (ora e data, descrizione ed
eventuale foto, nome del segnalatore) riguardanti infrazioni nel parco come sentieri inagibili,
sentieri chiusi, caccia illegale, discariche abusive, opere edilizie non autorizzate, distruzione
di habitat ecc…
- STEP 2.2 : contatto con enti provinciali e comunali, Polizia Provinciale e Guardie
Ambientali Volontarie delle Associazioni Ambientaliste a cui far pervenire le segnalazioni
accertate, eventualmente con utilizzo di posta elettronica certificata.
3) Centro di documentazione sul Territorio delle Colline Livornesi: lo spazio dedicato a chi
già opera studia vive e lavora nel Parco.
- STEP 3.1 (con eventuale finanziamento): creazione di un database pubblico consultabile
dallo spazio web in cui inserire elenchi di documenti o indirizzi utili che riguardano il
territorio o iniziative e attività di coloro che operano nelle Colline Livornesi in modo
sostenibile. L’accuratezza del database dipenderà anche dalle risorse e dalle competenze
disponibili per la sua creazione.
Creazione di una mailing list di divulgazione o di un piccolo ufficio stampa che diffonda il
calendario delle iniziative delle associazioni e degli operatori coinvolti.
Ecco alcuni esempi suddivisi in tre categorie principali:
• FRUIZIONE DEL TERRITORIO E TURISMO: iniziative di Associazioni
Ambientaliste, servizi offerti da Associazioni, Guide Ambientali Escursionistiche e
Agenzie turistiche, Agriturismi e strutture ricettive. Servizi per bikers. Maneggi. Servizi
di trasporto pubblico.
• ALTRE ATTIVITA’ ECONOMICHE SOSTENIBILI : agricoltura e allevamento animali
con tecniche biologiche sostenibili, selvicoltura sostenibile, produzione di energie
rinnovabili.
• STUDIO DEL TERRITORIO E CONSERVAZIONE DELLA NATURA : Associazioni,
musei, Università o gruppi informali che si occupano dello studio del territorio (scienze
naturali e storico-archeologiche); documenti di Associazioni Ambientaliste. Biblioteche,
libri e documenti utili.
- STEP 3.2 : agevolare l’apertura di un canale di comunicazione tra tutte le realtà, con
interviste e momenti di incontro.
- STEP 3.3 : creazione di almeno tre principali gruppi di studio (vedi categorie dello STEP
3.1) che si occupino di studiare possibili strategie per analizzare e migliorare la situazione
attuale con il duplice scopo:
• di aumentare la tutela del territorio
• di promuovere la nascita di opportunità economiche che ne utilizzino in maniera
sostenibile le risorse.
I gruppi di studio dovranno da una parte analizzare la situazione attuale, visionare le proposte
presenti nel Piano del Parco dei Monti Livornesi e i regolamenti delle ANPIL e dall’altra
ipotizzare modi per allargare la tutela del Parco ai territori attualmente non inclusi nei confini
dell’area protetta, studiando strategie virtuose già utilizzate con successo in altre aree
protette.
4) Creazione di una Mappa di Comunità.
- STEP 4.1 (con finanziamento): attraverso le esperienze e i risultati ottenuti da tutte le
attività precedenti sarà possibile creare una cosiddetta “Mappa di Comunità” che riassuma in
una carta tutte le “bellezze” e le “bruttezze” del territorio, tutte le “opportunità” e tutti i
“difetti”, e che inoltre rappresenti il legame uomo-ambiente e l’aspetto emozionale che ne
deriva.
La Mappa di Comunità dovrà contenere le invarianti strutturali del territorio delle Colline,
ovvero gli elementi costitutivi dell’identità dell’area dal punto di vista storico, economico,
ambientale e percettivo, che siano di riferimento per valutare ogni tipo di proposta di
trasformazione, per creare una sorta di carta costituzionale del territorio (vedi come esempio
il sito http://www.casentino.toscana.it/ecomuseo/mappe.htm)
Esistono varie modalità per attuare questa parte del progetto (processi partecipativi più o
meno strutturati, utilizzo di software, mappe on-line o cartacee, ecc…) la cui scelta dipenderà
esclusivamente dalle risorse e dalle competenze disponibili.
TEMPI DI REALIZZAZIONE:
· Scrittura condivisa del Progetto e contatti con esperti e partner (entro Marzo 2011)
· Ideazione di una piattaforma web (3 mesi) che possa rappresentare il substrato per partire con gli
STEP 1.1, 1.2, 2.1, 2.2, 3.1 (6 mesi).
A questo punto i tempi dipenderanno dalla crescita della comunità che aderirà all’iniziativa (attività
trasversale costante di monitoraggio T1).
Nel caso la risposta sia positiva si potrà passare agli step successivi:
· Creazione del gruppo di volontari per la segnaletica, dei gruppi di studio e dei momenti di
incontro (STEP 1.3, STEP 3.2 e 3.3) - (6 mesi)
A questo punto in caso di successo delle iniziative e possibilità di accedere a finanziamenti (attività
trasversale costante di ricerca finanziamenti T2) potranno essere apportati miglioramenti agli step
precedenti e infine passare agli ultimi STEP:
· STEP 1.4: mappa professionale on-line dei percorsi (4 mesi)
· STEP 4.1: creazione di una “Mappa di Comunità” (6 mesi)
Progetto a regime
0.1 Scrittura del progetto e ricerca partner
0.2 Ideazione piattaforma web
1.1 Raccolta itinerari e tracce GPS
1.2 “Bacheca” degli escursionisti
1.3 Creazione gruppo volontari per la segnaletica
1.4 Implementazione sito web e mappa professionale dei percorsi on-line
2.1 Geoblog segnalazione abusi
2.2 Canale di segnalazione abusi alle autorità competenti
3.1 Database di attività e indirizzi di chi opera nel parco
3.2 Rete di comunicazione
tra tutti coloro che operano nel parco
3.3 Gruppi di studio
4.1 Mappa di Comunità
T.1 Monitoraggio
T.2 Ricerca finanziamenti
RISULTATI ATTESI DEL PROGETTO/AZIONE:
· Spingere i cittadini a “vivere” il Territorio delle Colline e a tutelarlo
· Aumentare gli “occhi” che possano segnalare abusi nel Parco
· Ampliare la conoscenza naturalistica e storica dell’area
· Creare rete tra le associazioni e tutti coloro che operano nel Parco senza impattare negativamente
sul suo ecosistema
· Promuovere nella cittadinanza l’idea che un’area protetta ben gestita può determinare
opportunità e benefici duraturi e non solo regole
· Suggerire idee e spingere le Istituzioni ad investire nell’Area per favorire attività ecosostenibili e
turismo verde
FINANZIAMENTI:
E’ fondamentale che il progetto si affidi ai contributi e alle attività di VOLONTARI. Gli eventuali
finanziamenti dovranno essere utilizzati per:
• materiale tecnico o tecnologico
• corsi di formazione per i volontari
I finanziamenti ad esempio non dovranno essere utilizzati per il pagamento di servizi specifici di
tecnici per la creazione di siti web professionali ma esclusivamente per corsi di formazione per
INSEGNARE ai volontari l’utilizzo e la gestione di siti web professionali o software geografici.
In molti step iniziali le spese potranno essere ridotte al minimo e in parte autofinanziate da coloro
che partecipano al progetto.
Possibili fonti di finanziamento:
• Da valutare se nell’ambito dell’Associazione di Associazioni Livornesi per la Scienza e la
Tecnologia (di cui il WWF Livorno fa parte) potrebbero nascere opportunità di finanziamenti.
• Finanziamenti di Enti Locali o Fondazioni.
• Sponsorizzazioni di coloro che operano nel parco.
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150 anni Unità d’Italia
ma anche
150 anni
della Chiesa valdese
di Livorno
2) Manifestazioni per i 150 anni a Livorno
La Chiesa valdese nasce nel 1532 nelle Vallate del Pellice, del Chisone e del Germanasca in Piemonte (oggi note come Valli Valdesi) ed è l’unica chiesa, nata nella Riforma protestante sul territorio italiano, sopravvissuta alla Controriforma.
La Chiesa valdese prende il suo nome da Valdo, che fondò intorno al 1170 il movimento dei Poveri di Lione, dopo la sua morte chiamati valdesi. I valdesi medioevali erano pauperisti, pacifisti, con una fede legata in modo letteralista al testo biblico, letto e diffuso in lingua volgare. Dalle contraddizioni tra testo biblico e realtà della chiesa medievale, nacque la loro critica della Chiesa di Roma. Vennero ben presto perseguitati dall’Inquisizione come eretici.
La presenza di sostenitori del movimento valdese nelle Vallate del Piemonte contribuì all’adesione dei Comuni di quella zona alla Riforma protestante. In memoria del movimento medioevale, sotto alcuni aspetti precursore della Riforma del ‘500, la Chiesa ha conservato il nome valdese.
La sanguinosa storia della Chiesa valdese, che ha visto persecuzioni, roghi, ghettizzazione e angherie di tutti i tipi, finì definitivamente il 17 febbraio 1848, quando il Re Carlo Alberto di Savoia con le Lettere Patenti riconobbe ai suoi sudditi valdesi ed ebrei i pieni diritti civili.
Calendario delle Manifestazioni
Tutte le manifestazioni si svolgeranno
presso il Tempio valdese
Sabato, 14 maggio 2011, ore 17
Apertura della Mostra:
Evangelici e Risorgimento
Saluti delle autorità
Interviene: Dr. Simone Maghenzani (Torino)
Partecipa il Coro della Chiesa valdese di Pisa
Buffet
Venerdì, 20 maggio 2011, ore 17.30
Livorno:
Dalla Città delle Nazioni alla
città dell’Italia unita
Interviene: Dr. Fabio Bertini (Comitato Livornese per la promozione dei valori risorgimentali)
Sabato, 28 maggio 2011, ore 21
Serata con
la Corale di Prarostino
(Valli Valdesi)
Martedì, 31 maggio 2011, ore 17.30
Le Scuole Evangeliche:
un dono alla città di Livorno
Interviene: Dr. Andrea Mannucci (Firenze)
Martedì, 7 giugno 2011, ore 17.30
l pastore Giovanni Ribetti,
il protagonista degli inizi
della Chiesa di Livorno
Interviene: Prof. Pardo Fornaciari (Livorno)
Domenica, 12 giugno 2011,
presso il Tempio Valdese
Festa per i 150 anni di presenza valdese in città
Ore 10.30 Culto solenne
Ore 13 ca. Pranzo comunitario
Ore 15 Notizie varie sulla storia della Chiesa valdese di Livorno.
Saluti delle autorità
Intervengono:
Dr. Simone Maltinti
Pastore Klaus Langeneck
Domenica, 19 giugno 2011, ore 21
(Il 19 giugno 1861 venne inaugurato il primo locale di culto della Chiesa valdese sugli Scali dei SS. Pietro e Paolo, oggi Piazza Manin)
Il Canto nuovo delle nuove Chiese
Con il Coro della Chiesa valdese di Pisa,
diretto da Klaus Langeneck
Sabato, 25 giugno 2011, ore 17.30
(Nel 1911 la Chiesa valdese ha lasciato i locali in Piazza Manin e si è trasferita nell’ex-chiesa scozzese, costruita nel 1847)
La Chiesa scozzese di Livorno
interviene: Prof. Stefano Villani
In conclusione:
ore 21
Concerto
A cura del Maestro Federico M. Sardelli
da aprile a giugno 2011 "Primavera della scienza a Livorno"
Torna, puntuale come sempre, la Primavera della Scienza, il
calendario di appuntamenti che il Comune di Livorno promuove per diffondere
nella cittadinanza l’interesse verso il mondo scientifico ed i suoi saperi.
Trentaquattro gli incontri in programma da aprile a giugno, con un protagonista:
il mare; il mare in tutti i suoi molteplici aspetti e l’influenza che ha sulle
persone, nella città, nell’ambiente in cui viviamo.
Coinvolte, anche quest’anno (è la sesta edizione), istituzioni quali l’Accademia
Navale, associazioni ed enti che daranno vita a conferenze, visite guidate ed
osservazioni astronomiche.
I livornesi avranno modo di aggiornarsi sugli strumenti per la previsione dei
dati metereologici e sulle future missioni nello spazio per affrontare le
emergenze in mare. Ma potranno anche tuffarsi nel passato per riscoprire come
veniva praticata anticamente la pesca a Livorno e conoscere le attività dei
vecchi pesciaioli, corallai ed ostricai.
Tra mappe, carte nautiche, astrolabi, molluschi , vecchie galere e moderne navi
ro-ro, sarà possibile fare una “full-immersion” nel nostro mare per conoscerne
risorse, segreti e bellezze.
Astrofisici, chimici ed esponenti di rilievo nazionale del mondo della scienza
riferiranno su nuove scoperte, nuove teorie e nuove tematiche da affrontare. E,
in prossimità della stagione balneare, dermatologici e neuropsichiatri
offriranno indicazioni utili per affrontare l’estate in buona salute.
Per conoscere gli appuntamenti in calendario, che si terranno in diversi spazi della città (alla Biblioteca Labronica, al Museo di Storia Naturale, all’Istituto Cappellini , in Accademia Navale, allo Scoglio della Regina e in Fortezza Vecchia), consulta il programma allegato oppure il link Vedi tutti gli eventi
PER INFORMAZIONI
Comune di Livorno - Ufficio Cultura Scientifica
Tel. 0586 820494 -
culturascientifica@comune.livorno.it
Per ulteriori informazioni sulle singole iniziative rivolgersi a enti,
istituzioni ed associazioni organizzatori
Nota: per visualizzare gli eventi, andare a questo indirizzo: http://www.comune.livorno.it/_livo/agenda.php?only_cat=T
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La rete si è trasformata in un immenso contenitore di storia e di memoria ed è anche il mezzo attraverso cui la storia entra nel quotidiano, ecco allora un contenitore sia di memoria che di iniziative per ricordare e festeggiare l'evento............
www.italiaunita150.it (progetti ed eventi)
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NOTA: per tenersi aggiornati sulle iniziative, cliccare su:
http://www.caffescienza-livorno.org/
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Missione di pace? Morti e
feriti nel Sahara Occidentale, strage di Copti in Egitto, soldati
italiani ammazzati in Afghanistan, stragi quotidiane in Somalia, rivolta
popolare in Tunisia, rabbia e repressione in Algeria, proteste e
uccisioni in Albania, forti tensioni in Libano, in Israele e nei
Territori Palestinesi, proteste in Giordania, manifestazioni,
repressione e morti in Egitto. Oltre il mondo di Arcore e di Ruby c'è un
mondo che brucia e il Parlamento che fa? Vota per l'ennesima volta,
quasi all'unanimità, il rifinanziamento della guerra in Afghanistan.
Oltre 350 milioni di euro per altri sei mesi di guerra. Soldi, altri
soldi, solo soldi. Non una parola, un dibattito, un cenno di
ripensamento, un'iniziativa politico-diplomatica. Solo soldi, che per la
guerra si trovano sempre. Scuola, università, giovani, povertà e lavoro
continueranno a fare con quel poco che resta. Intanto la TV balla sempre
di più al ritmo del bunga bunga. Come si fa a restare in silenzio? Appendi la bandiera della pace alla tua finestra. Scatta una foto e inviala all'indirizzo: redazione@perlapace.it Dillo a tutti: L'Italia ripudia la guerra Invia la tua adesione alla Tavola della pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - email segreteria@perlapace.it |
Tagliano Scuola, Università, Sanità e Servizi Sociali
per costruire l’Hub Militare e armi di nuova generazione
proprio in questi giorni, mentre si vara la manovra che riduce i fondi per la Sanità e tutte le altre spese sociali e mentre ci si sta riempiendo la bocca con tanti piccosi “allora, si va al voto!”, con incuranza bipartisan per le spese elettorali dirette ed indirette, che faranno aumentare il debito pubblico di altri 500 milioni di euro, alla faccia di precari e disoccupati, il Parlamento ha approvato la spesa di circa un miliardo di euro per nuovi sistemi d’arma e infrastrutture militari.
Due di questi, riguardano direttamente il nostro territorio.
1) Il siluro pesante di «nuova generazione» del tipo Black Shark (Squalo Nero) prodotto dalla Wass di Livorno, con la collaborazione del Centro di ricerca sulla robotica marina della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Finanziandosi così la ricerca militare, mentre si tagliano i fondi per quella civile e tanti ricercatori precari rischiano di restare senza lavoro.
2) L’Hub aereoporto nazionale delle forze armate che sarà realizzato a Pisa. Si tratta di un grande aeroporto internazionale, nodo del traffico aereo, che svolgerà in campo militare il ruolo che l’Hub di Fiumicino svolge in campo civile. Da esso transiteranno tutti i militari e i materiali diretti dal territorio italiano ai teatri operativi (Afghanistan e altri), e viceversa.
Una megastruttura, a disposizione anche delle forze armate statunitensi presenti sul territorio con Camp Darby, che potrà movimentare ogni mese 36mila militari perfettamente equipaggiati e 12mila tonnellate di materiali, inclusi carichi di merci pericolose, accrescendo l’impatto ambientale dell’aeroporto, già oggi ai limiti della sostenibilità.
Per tutto questo i soldi si trovano, ammontando la spesa militare italiana, per il 2010, a circa 25 miliardi di euro e non “per difendere il suolo nazionale”, costituzionalmente legittimo ma a far partecipare il Paese a missioni militari che definirle “missioni umanitarie” ci sembra quantomeno improprio ed in aperto contrasto con l’art.11 della nostra Costituzione………L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Diciamo basta a questo spreco di denaro pubblico: l’enorme spesa militare serve non alla difesa della patria sancita dalla Costituzione, ma a far partecipare l’Italia a guerre, spacciate per «missioni umanitarie», che violano l’Art. 11 della nostra Costituzione.
Alessandro Bocchero
Per completezza di informazione, dal sito http://www.sbilanciamoci.org :
Roma, 23 nv - Nel nostro Paese i
tagli alla Difesa sono stati pochi e sbagliati, come vedremo poi nel dettaglio
abbattendo la scure sulla
formazione del
personale e la manutenzione dei mezzi,
senza intaccare minimamente inutili sistemi d’arma o rivedendo il numero dei
militari da impiegare.
Questi piccoli tagli allarmano comunque la lobby dell’industria bellica, che fa
affidamento per i suoi affari sulla certezza dei finanziamenti governativi al
sistema difesa. Non è un caso che il Sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto,
proprio a margine dell’apertura di “Euronaval” 2010, la più grande fiera navale
della difesa del mondo che si svolge a
Parigi, abbia assicurato l’assenza di tagli
nel nostro settore militare, prospettando solo razionalizzazioni ed
eventualmente uno slittamento dei tempi per la realizzazione di nuovi mezzi, in
particolare quelli navali. Il riferimento è alle dichiarazioni fatte dal
Ministro della Difesa Ignazio La Russa che prima dell’estate aveva annunciato il
taglio di 25 caccia Eurofighter della tranche 3b ed il rinvio dell’acquisto
delle 4 Fregate FREMM mancanti per completare le 10 chieste dalla Marina, e che
il Ministro ha ipotizzato di poter rivendere al Brasile.
Bilancio della Difesa per l’anno 2011
Per capire bene gli stanziamenti in bilancio nel 2011 occorre fare un piccolo
passo indietro, in particolare esaminando agli effetti delle misure di
contenimento della spesa pubblica contenute nelle D.L. n. 112/2008 (convertito
con Legge 6 agosto 2008 n. 133) e nel D.L. n. 78/2010 (convertito con la Legge
30 luglio 2010 n. 122). Nel D.L. n. 112 del 25.6.2008, che abbiamo visto in
maniera approfondita nel rapporto di due anni fa, sono stati apportati tagli al
bilancio del Ministero della Difesa per 503,7 milioni di
euro per l’anno 2009, 478,1 milioni di euro
per il 2010 e 834,5 milioni di euro per il 2011. Nel D.L. n. 78 del 2010 dispone
una riduzione lineare del 10% sulla dotazione delle spese rimodulabili che per
il Ministero della Difesa prevedono una riduzione di 255.854.000 euro per l’anno
2011, 304.778.000 per l’anno 2012 e 104.786.000 a decorrere dall’anno 2013. Il
risultato finale prevede uno stanziamento complessivo per il 2011 alla Difesa di
20.494,6 milioni di euro con un incremento rispetto al bilancio previsionale
approvato dal Parlamento per il 2010 di 130,2 milioni di euro pari allo 0,6% ed
un rapporto rispetto al P.I.L. dell’1,279%.
Dal 2008 il bilancio dello Stato è predisposto ed articolato per Missioni e
Programmi ma noi lo analizzeremo con il sistema tradizionalmente usato
internamente dalla Difesa, per Funzioni, così da garantire continuità con i
precedenti rapporti. Il Bilancio della Difesa è suddiviso in Funzione Difesa che
per il 2011 è cresciuta di 32,6 milioni di euro (+0,2%) per un totale di
14.327,6 milioni di euro; Funzione Sicurezza del territorio, che riguarda le
spese per i carabinieri, quarta Forza Armata ma che in parte, per la sicurezza
del territorio, dipendono dal Ministero dell’Interno, che ha avuto un incremento
di 145,2 milioni di euro (+2,6%) per complessivi 5.740,3 milioni di euro; le
Funzioni Esterne che riguardano
compiti affidati alla difesa ma non rientrano nei compiti strettamente
istituzionali, voce diminuita di 49,8 milioni di euro (-33,1%) per complessivi
100,7 milioni di euro; il Trattamento di Ausiliaria, cresciuto di 2,3 milioni di
euro (+0,7%) per una spesa complessiva di 326,1 milioni di euro, che corrisponde
alla corresponsione del trattamento di quiescenza al personale nella posizione
di ausiliaria.
La Funzione Difesa contempla le spese per il
Personale, per l’Esercizio, dove troviamo le spese per la formazione del
personale e la manutenzione di mezzi e strutture e l’Investimento riguardante
l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma. In merito alla ripartizione percentuale
delle spese per la Funzione Difesa sarebbe ottimale un rapporto tra 50%
destinato al Personale e l’altro 50% ripartito tra Esercizio ed Investimento;
sono molti anni tuttavia che le cifre del bilancio non rientrano in questi
parametri ed in particolare per il 2011 le spese per il Personale ammonteranno
al 65,8% mentre la somma dell’Esercizio e dell’Investimento giungerà appena al
34,2%, 10,1% della quale destinata all’Esercizio e 24,1% all’investimento. Le
previsioni di spesa per il Personale per l’anno 2011 ammontano a 9.433,9 milioni
di euro con una crescita rispetto all’anno precedente di 86,8 milioni di euro
(+0,9%); tale cifra permette di avere una consistenza di personale militare pari
a 178.571 unità e civile pari a 31.459. La situazione del personale presenta
molteplici criticità: innanzitutto dopo aver fallito l’allineamento numerico dei
vari gradi previsto nel modello a 190.000 unità deciso con il congelamento della
leva obbligatoria ed il passaggio a Forze Armate totalmente professionali, si
sta andando verso una forzata riduzione del personale. Questa riduzione però
anziché intaccare le fasce in soprannumero, come quella dei marescialli, riduce
principalmente quella dei militari di truppa, in particolare quelli a ferma
prefissata. Si sta andando così verso un rischio potenziale di blocco
generalizzato dei reclutamenti, creando di fatto uno strumento sempre più
anziano e meno disponibile all’operatività; infatti una forte anomalia del
modello esistente è quella di avere un numero di graduati superiore ai militari
di truppa, con la conseguenza di avere più comandanti che comandati!
Considerando infine che l’attività principale delle nostre Forze Armate è
costituita dalle missioni all’estero, che impegnano circa 8.300 militari, (pari
a circa 25.000 uomini e donne con le rotazioni), un apparato di 180.000 unità
sembra ancora più spropositato. Per l’Esercizio durante il 2011 sono stati
stanziati 1.440,0 milioni di euro, con un decremento rispetto all’anno
precedente di 320,4 milioni di euro (-18,2%); questi tagli non fanno altro che
rendere più difficile rispondere agli standard internazionali di formazione del
personale e di sicurezza dei mezzi, lasciando lo strumento militare al livello
minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali. Gli stanziamenti
previsionali per il 2011 per l’Investimento, ammontano invece a 3.453,7 milioni
di euro con una crescita di 266,3 milioni di euro (+8,4%).
Nella tabella 10 abbiamo sintetizzato i principali programmi di ammodernamento,
anche con la spesa prevista per il 2011.
Il Joint
Strike Fighter
del quale abbiamo parlato in maniera approfondita nel rapporto dello scorso
anno, è un caccia multiruolo di quinta generazione realizzato in cooperazione da
Stati Uniti (primo livello), Regno Unito ed Italia (secondo livelli) e Paesi
Bassi, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca (terzo livello). Si
prevede la costruzione di 3.173 aerei, dei quali 2.433 sono per gli USA,
l’Italia ha deciso di acquistarne 131, anche se ancora ad oggi non è stato
firmato il contratto.
Questo progetto presenta molteplici problemi, oltretutto prevedibili per imprese
così faraoniche e velleitarie. Infatti sulla carta il JSF vuole essere un caccia
di penetrazione con caratteristiche stelth, cioè bassa visibilità. Aumento dei
costi, ritardi nella produzione, scarso numero di collaudi e veri e propri flop
di pezzi collaudati sono costantemente e puntualmente denunciati dal GAO,
Government Accountability Office, il Corrispettivo USA della nostra Corte dei
Conti. Per capire meglio citiamo un solo dato un singolo aereo, partito da un
costo iniziale di 81 milioni di dollari, è arrivato oggi a 131 milioni di
dollari. A questo dobbiamo aggiungere che le ricadute industriali saranno
minime, vista la scarsa
disponibilità di Washington a cedere il know-how del velivolo e così i ritorni
occupazionali, visto che ci saranno da collocare tutti quelli che perderanno il
posto per i tagli alla tranche 3B dell’Eurofighter. Malgrado tutto questo, con
una velocità inusuale e sconvolgente il Senato prima e la Camera dei Deputati
poi, hanno dato l’8 aprile 2009 il via libera al Governo per l’acquisto di 131
cacciabombardieri Joint Strike Fighter al costo di 12,9 miliardi di euro,
spalmati fino al 2026 e la realizzazione a Cameri (Novara) di un centro europeo
di manutenzione al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012.
Le fregate FREMM Il programma per la costruzione delle fregate
FREMM è stato firmato da Italia e Francia nel 2004; tale progetto prevede la
costruzione di 17 unità per la marina francese e di 10 per quella italiana. Il
costo complessivo delle nostre Fregate è di 5.680 milioni di euro e la fine del
progetto è prevista per il 2017, anche se tale data è stata fatta slittare dal
nostro Governo di due anni. Il costo unitario medio di una fregata francese,
tasse escluse ed alle condizioni economiche del gennaio 2003 ammonta a 280
milioni di euro, mentre per l’Italia è di 350 milioni di euro. Una domanda sorge
spontanea, perché le fregate italiane costano di più? Abbiamo armamenti più
sofisticati? Se si perché? Abbiamo esigenze strategiche diverse? Altra domanda
da porsi è se avevamo veramente bisogno di dieci fregate, considerando che
adesso siamo disposti a rivenderne quattro? Alcuni programmi però sono
finanziati o cofinanziati con fondi del Ministero dello Sviluppo
Economico ed in questa maniera non compaiono tra le spese della Difesa:
si tratta tra gli altri del caccia Eurofighter, delle Unità navali della classe
FREMM e dei veicoli blindati VBM 8x8 Freccia.
In particolare lo stato di previsione del Ministero dello Sviluppo Economico
prevede uno stanziamento di 255 milioni per il Fondo per gli interventi
agevolati alle imprese, che negli ultimi anni è stato destinato totalmente ad
interventi per l’aereonautica e l’industria aerospaziale e duale, uno
stanziamento di 1.483 milioni di euro destinato ad interventi agevolati per il
settore aeronautico, uno stanziamento di 510 milioni di euro destinato ad
interventi per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe
FREMM. Alla fine nel 2011 si prevedono spese per nuovi sistemi d’arma, tra i
fondi della Difesa e quelli del Ministero dello Sviluppo Economico per
complessivi 5,7 miliardi di euro, una cifra non proprio trascurabile in un
periodo di crisi economica e di tagli alla spesa pubblica in settori cruciali
come la sanità, la ricerca, l’istruzione,la giustizia ed i trasporti.
Nello Stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze è presente
poi uno stanziamento di 4,3 milioni di euro destinato al Fondo di riserva per le
spese derivanti dalla proroga delle missioni internazionali di pace; in questa
maniera, considerando che nel 2010 si è speso 1,5 miliardi di euro per le
Missioni, mancano di fatto i finanziamenti. intanto durante la discussione in
Commissione Bilancio alla Camera il Governo, in un suo maxi-emendamento, ha
stanziato per il fondo per le Missioni internazionali 750 milioni di euro per la
proroga della partecipazione italiana fino al 30 giugno 2011, confermando che,
anche nel 2011, si dovrebbero spendere 1,5 miliardi di euro. Uno stanziamento di
645,8 milioni di euro è destinato alle spese per il sistema di informazione per
la sicurezza della Repubblica; una parte di esso è destinato al Servizio per le
informazioni e la sicurezza militare (AISI ex SISMI), nell’ultima ripartizione
approvata (2008) al Ministero della Difesa vi erano destinati 143,1 Milioni di
euro.
L’Italia alla fine per la “Difesa” spende quasi 24,4 miliardi
di euro e non è poco; se anche se sottraessimo i fondi destinati all’Arma dei
carabinieri saremmo sempre intorno ai 20 miliardi, circa 6 miliardi in più di
quelli destinati alla funzione difesa, che viene presa come parametro per le
spese militari da politici e militari nostrani, ma non all’estero, dove la Nato,
il Sipri ed altri organismi soprannazionali includono tutte le spese destinate
ai militari. Allo stato attuale l’Italia è impegnata in oltre 30 missioni
internazionali dislocate in 20 paesi, che vedono coinvolti oltre 8.000 militari.
Le missioni di maggior impegno sono quella in Afghanistan, dove sono impegnati
circa 4.000 militari, in Libano dove sono presenti circa 1.700 soldati e i
Balcani dove sono impegnati circa 1.600 militari. I fondi destinati alle
missioni sono per oltre il 90% destinati alle spese delle Forze Armate; quel
poco che resta è destinato alla cooperazione ed agli aiuti umanitari. Sulle
missioni, ormai si porta avanti un rituale scontato: il Governo vara il Decreto
Legge semestrale per il loro rifinziamento ed il Parlamento lo ratifica con voto
solitamente bipartisan In nessuno di questi luoghi, avviene un dibattito per
capire se gli obiettivi dati alle missioni siano stati raggiunti o meno ed in
che tempi, con il rischio di mantenerle a vita.
L’Afghanistan è
l’esempio più lampante. Un conflitto iniziato il 7 ottobre 2001 con un costo
economico (353 miliardi di dollari solo gli USA) ed umano spropositato, circa
50.000 vittime, delle quali 14.000 civili e 2.000 soldati Nato che, malgrado la
continua crescita di presenza di militari e mezzi, si trova nel classico
pantano. I talebani hanno ripreso ormai il controllo di buona parte del Paese,
infiltrandosi anche nella capitale Kabul, la produzione di oppio procede
imperterrita, il 70, 80% degli aiuti internazionali non è mai arrivato alla
popolazione afgana, tanto che dal 2002 sono aumentate mortalità infantile,
ignoranza e povertà.
L’Italia alla fine di quest’anno avrà sul campo 4.000 uomini, mezzi sempre più
pesanti (cacciabombardieri AMX, elicotteri Mangusta, carro armato Dardo,
blindati Freccia, ) e soprattutto avrà speso 750 milioni di euro, contro i 540
milioni di euro spesi nel 2009, portando la cifra globale a quasi 3 miliardi di
euro. Visto che anche la presenza militare non garantisce l’arrivo degli aiuti
alla popolazione, si potrebbe ritirare tranquillamente il contingente militare e
destinare il costo del suo mantenimento direttamente per gli aiuti umanitari.
Politica di difesa e sicurezza nazionale del
Governo
Come abbiamo visto le principali nazioni europee stanno attuando tagli ai loro
bilanci e rivedendo il modello di Difesa, principalmente riducendo il numero dei
militari e rivedendo le scelte sui sistemi d’arma. L’Italia, invece, taglia poco
e male e soprattutto non avvia un dibattito serio sul Modello di Difesa cui
dotarsi. Da un lato si portano avanti iniziative di facciata di dubbia utilità
come la mini-naja e militari in città, dall’altra non si trovano i fondi per la
formazione, la sicurezza del personale ed il mantenimento di mezzi e strutture.
Da un lato aumentano le spese del personale verso i vertici e ed i sistemi
d’arma e dall’altra si taglia sull’arruolamento delle truppa.
Con un blitz il Governo ha fatto approvare nella legge n.122/2010 ( Misure
urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria), provvedimento passato a
colpi di fiducia, l’istituzione dell’iniziativa
“Vivi le Forze Armate. Militare per tre settimane”.
Tale iniziativa avrà un costo di 6.599.720 euro per l’anno 2010, 5.846.720 per
il 2011 e 7.500.000 per il 2012. Si tratta di corsi di formazione a carattere
teorico-pratico della durata di tre settimane, destinati a giovani tra i 18 ed i
30 anni che assumono lo stato di militari. Questo progetto, fortemente voluto
dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, si pone l’obiettivo di avvicinare
sempre più il mondo giovanile alle Forze Armate, per favorire una maggiore
condivisione dei valori che da esse promanano ed una più approfondita conoscenza
delle loro attività a beneficio della collettività nazionale e della stabilità
internazionale.
Considerando tuttavia che non esistono problemi di arruolamento ed anzi il
problema è casomai dare stabilità ai giovani che si sono arruolati con la ferma
breve, l’iniziativa si connota come puramente di facciata e di propaganda.
E’ stata poi prorogata fino al 31 dicembre 2010 l’operazione “città sicure” con
l’impiego di 4.250 militari per garantire la sicurezza nelle città; i militari
sono equiparati agli agenti di Pubblica Sicurezza e possono arrestare,
perquisire e sequestrare materiale. Percepiscono un’indennità pari a 26 euro al
giorno per chi opera fuori dalla propria città e 13 euro per chi opera in sede.
Dei 4250 militari, 1.095 sono impiegati per la vigilanza dei centri di
identificazione degli immigrati, 1.467 per le pattuglie cittadine e 1.688 per la
vigilanza dei siti sensibili come ambasciate, luoghi di culto, ecc.. I soldi
spesi per tale operazione, circa 62 milioni di euro l’anno, se fossero investiti
per pagare gli straordinari alle forze di polizia, ovvero di chi è preposto
professionalmente a tale mansione, permetterebbero di raggiungere sicuramente
risultati migliori. Per approvare la “Difesa servizi spa” il Governo ha fatto un
vero e proprio blitz, giacchè dopo un anno di discussione in Parlamento del suo
disegno di legge ha presentato in seconda lettura alla Camera un emendamento
alla Finanziaria 2010 che poi è passata a colpi di fiducia.
All’articolo 2 della Legge Finanziaria 2010 sono stati inseriti i commi che
vanno dal 27 al 36 riguardanti l’istituzione della “Difesa Servizi Spa” e la
tutela di distintivi e marchi delle Forze Armate. Il comma 27 delega il Governo
ad emanare un decreto per costituire la società per azioni denominata “Difesa
Servizi Spa” per la quale si prevede che: “Ai fini dello svolgimento
dell’attività negoziale diretta all’acquisizione di beni mobili, servizi e
connesse prestazioni strettamente correlate allo svolgimento dei compiti
istituzionali dell’Amministrazione della difesa e non direttamente correlate
all’attività operativa delle Forze Armate, compresa l’Arma dei carabinieri….. è
costituita la società per azioni ‘Difesa Servizi Spa’”. Il capitale sociale di
partenza della società è stabilito in 1 milione di euro e le azioni della
società sono interamente sottoscritte dal Ministero della Difesa, che esercita i
diritti dell’azionista. Al Ministro della Difesa spetta anche la nomina del
Consiglio di amministrazione della Società. Nei commi restanti si esplicitano i
contenuti del decreto attuativo che dovrebbe essere varato entro 45 giorni, cioè
lo statuto e la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione. Ad oggi
non se ne hanno notizie.
Questa scarsa trasparenza e volontà di confronto legittimano dubbi e perplessità
sulla reale portata del provvedimento. La mancanza di una dettagliata
definizione completa dei compiti lascia spazio ad ipotesi che delineano un
quadro molto inquietante. In primo luogo è vero che, escludendo dalle competenze
della Spa le attività negoziali “direttamente correlate all’operatività delle
Forze Armate”, dovrebbero essere preclusi gli armamenti; il mercato delle armi è
però talmente vasto e spesso non automaticamente ascrivibile alla definizione di
arma, basti pensare ad un camion ad un radar; c’è poi un indotto di pezzi di
ricambio che non ha sicuramente un fatturato irrilevante, ma soprattutto essendo
tutto collegato al settore bellico, non può assolutamente essere escluso dal
controllo pubblico.
Nulla è stato detto sulla sorte del personale civile della Difesa nel caso in
cui dovesse spostarsi alla Difesa Spa con un contratto privatistico. C’è il
rischio che aumentino le esternalizzazioni dei servizi e che si vada sempre più
verso appalti senza bando. Si potrebbe arrivare all’uso dei contractors, cioè
compagnie private per la sicurezza. Pesa infine la gestione del patrimonio
immobiliare, circa 4 miliardi di euro che stanno risvegliando appetiti
speculativi. Cosa impedirà di trasformare una caserma in un centro commerciale o
un faro in un albergo? Esattamente come sta succedendo a Roma, che nella scorsa
finanziaria ha ricevuto immobili militari per un valore di 600 milioni di euro,
al fine di ripianare il
debito. E’ chiaro che l’Amministrazione capitolina sta facendo di tutto per fare
cassa con quegli immobili. Il problema di fondo è che il concetto privatistico
poco si addice ad un settore delicato e strategico come quello della Difesa.
Sono molti anni che la Difesa cerca di “fare cassa” con la vendita dei beni
immobili non più utili alle nuove strategie, ma spesso senza risultati
apprezzabili. L’ultimo tentativo è contenuto nella legge n. 133/2008 che
permette al Ministero della Difesa in autonomia l’attività di alienazione,
permuta, valorizzazione e gestione dei beni immobili ad esso affidati. Si
ipotizza una dismissione di circa 1.000 infrastrutture, di cui 200 caserme.
Considerando che il demanio militare è di proprietà statale, tale possibilità
costituirebbe un privilegio per la Difesa. Molte infrastrutture oltretutto hanno
una valenza storica ed ambientale che andrebbe tutelata diversamente e molti
immobili dopo diversi anni di aggravio per le comunità dove sono dislocati,
dovrebbero essere restituiti gratuitamente come “risarcimento” tramite gli enti
territoriali locali. La crisi economica ha portato il Consiglio Superiore di
Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, a decidere di raccordare gli impegni
dei nostri militari con le risorse economiche disponibili. Per questo, nella
seduta del 29 gennaio 2009, su proposta del Ministro della Difesa Ignazio La
Russa, è stata istituita la “Commissione di alta consulenza e studio per la
ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionale”. Tale
Commissione si è riunita per la prima volta il primo aprile 2009, impegnandosi a
presentare i risultati del proprio lavoro entro il successivo 31 luglio. Ad oggi
nessuno è riuscito a leggere il rapporto di tale Commissione.
Mentre procede con molte difficoltà un’ipotesi di riforma delle Forze Armate,
come al solito le modifiche avvengono nei fatti. I vertici militari, preso atto
dell’impossibilità di aumentare le spese militari a loro piacimento, lavorano
per orientare lo strumento militare al suo interno. Come abbiamo visto salgono
le spese per l’investimento, per acquistare sistemi di dubbia utilità come il
nuovo cacciabombardiere JSF; contestualmente si tagliano i fondi per il
personale di truppa, senza intaccare i vertici. Andando proprio nella strada
opposta rispetto alle priorità dichiarate, infatti se l’attività principale è il
peacekeping, servono uomini preparati e non cacciabombardieri. Ma questo è un
dibattito che questo Parlamento forse non sente il dovere di affrontare!
Eppure come è stato dimostrato da una recente ricerca dell’Università Bocconi
commissionata da Science for Peace, se invece che sulle armi si investisse per
esempio su sanità ed energie rinnovabili raddoppierebbero i posti di lavoro e
aumenterebbe di una volta e mezza lo sviluppo economico in generale. Un motivo
in più per razionalizzare lo strumento militare e liberare risorse per altri
settori. (Analisi a cura di "Sbilanciamoci") ![]()
la discarica al Limoncino ( in fondo a queste note, è visibile il collegamento con la mozione ed il dibattito in Comune e con la classificazione delle tipologie dei rifiuti).
Visto che "il problema discarica" interessa l’ambiente, ci siamo preoccupati di mettere a fuoco la questione, almeno per quanto ci è stato possibile, ed a tale scopo: abbiamo visitato la discarica, siamo stati dal geologo del Comune, dott.Gonnelli ed abbiamo sentito la versione di un ambientalista come il prof.Martelli.
E’ ipotizzabile che quando si parla di rifiuti e sono in gioco progetti da milioni di euro, ci siano anche molti interessi e convenienze da valutare, da salvaguardare o rifiutare, soprattutto da parte dell’Amministrazione, tanto per dire che non si tratta semplicemente di trovare una buca per terra in cui posizionare frammenti di mattonelle………….ma questo è un aspetto che non ci interessa indagare, preferendo pensare, fino a prova contraria, che tutto si svolga sempre nel modo più trasparente.
Siamo però interessati a che la salute pubblica venga tutelata e gli aspetti ambientali anche e quindi, ascoltato il geologo e dibattuta pubblicamente la questione con il prof.Martelli, veniamo ad evidenziare quanto ne è emerso, lasciando al vostro pensiero critico un giudizio ed al vostro interessamento personale, l’andare ad approfondire.
Ecco le posizioni:
Il geologo del Comune, dott.Gonnelli, ci ha rassicurato sul progetto, dicendo che più che di discarica si dovrebbe parlare di un ripristino di cava, previsto dalla legge, che, dopo un'asportazione di materiali, permette di ritornare ai livelli precedenti ed ha aggiunto che i rifiuti deriverebbero dall'edilizia o da altri settori lavorativi, comunque non pericolosi anche perché non ci sarebbero falde acquifere inquinabili.
Il prof.Martelli, noto ambientalista, ha discusso con noi nella serata di giovedì 21, andando anche oltre il contingente, con problematiche ed ipotesi connesse, a medio - lungo periodo. Per evitare sintesi improprie, vi proponiamo perciò una sua conferenza stampa a proposito della discarica (27.09.10) in cui il suo p.d.v. si evidenzia bene.
CONFERENZA STAMPA DEL 27 9 2010 - DISCARICA DEL LIMONCINO
Gli scopi dichiarati
Comune e Provincia di
Livorno, nella conferenza Stampa del 26 agosto 2010,
hanno presentato la discarica del Limoncino come passo di un "percorso per
il
riutilizzo di cave dismesse e/o attive basato sulla piena sostenibilità
ambientale per
... restituire agli usi legittimi aree degradate e/o abbandonate" e per la
realizzazione
di '''un impianto di smaltimento per rifiuti speciali, inerti, inorganici e
non pericolosi
(la cosiddetta discarica green) presso il sito del Monte La Poggia".
A conferma di queste dichiarazioni, la disposizione n. 28 del 2/3/2009 del
Comune di
Livorno rilascia "l'autorizzazione paesaggistica ...in quanto l'intervento,
allo stato
attuale, mira ad una riqualificazione dei luoghi attualmente destinati ad
una cava".
D'altra
parte - come recita un documento ufficiale - "la cava rientra in area di
ambito di protezione dei Biotipi e valori naturalistici (Bi.b) regolamentato
dall'Art.
17 Aree di interesse naturalistico - ambientale (A4) della Normativa del
vigente
P.T.C".
Il
Piano Strutturale Comune di-Livorno (approvazione 1997) dichiara, da parte
sua, che "Le aree collinari sono considerate di particolare valore
paesaggistico e di
rilievo territoriale, da tutelare e valorizzare nel rispetto dei valori
ambientali
storicamente consolidati."
Infine
l'Atto Dirigenziale n. 132 del 7 11 2008 della Provincia di Livorno - che
decreta la conclusione positiva della Valutazione d'impatto ambientale -
dichiara:
"L'intervento proposto" è "da realizzarsi nell'ambito della fase di
ripristino
morfologico dell'area interessata all'attività estrattiva".
I fatti
Sorprendentemente il progetto prevede lo sbancamento di circa 178.000 metri
cubi (il volume di un cubo di 56 metri di lato) di roccia e un gradonamento,
attività
antitetiche al "ripristino morfologico" dell'area.
È pure
sorprendente che il progetto preveda per quell'area, sottoposta a
Vincolo Idrogeologico (R.D.L. 3267/23), la soppressione di una vena
sorgiva,
l'eliminazione di un laghetto, la canalizzazione di un torrente in un tubo
interrato, ecc.ecc.ecc.
Significativo è poi il parere Arpat che - nel corso della Conferenza di
Servizi
finale del 10 marzo 2009 - ribadisce ancora una volta: "non si concorda con
la
definizione di discarica di RSNP inerti, inorganici. Si evidenzia che
l'intento
dichiarato è incoerente rispetto alla tipologia di discarica che si vuole
realizzare"
ed evidenzia: "... la tipologia di discarica (RSNP INORGANICI) destinata
comunque
ad accogliere anche rifiuti pericolosi stabili e non reattivi e la
particolare criticità di
questa tipologia di rifiuti, principalmente legata alla provenienza
(impianti di
trattamento inertizzazione autorizzati anche a miscelazione in deroga al
divieto
previsto dall'ari. 187 D.lgs 52106)".
Per
brevità sono omessi altri fatti (deroga ai limiti acustici ecc) che
contribuiscono a provare come il progetto sia in realtà causa di gravissimo
degrado.
Considerazioni conseguenti
- E'
assolutamente da censurare il tentativo
del Comune e della Provincia di Livorno
di presentare la costituzione di una impattante discarica, come una
operazione di
"riqualificazione"
ambientale.
E'
non accettabile che un'area "di
particolare valore paesaggistico" - come gli
stessi documenti ufficiali dichiarano - sia gravemente degradata per
conferirvi i
fanghi derivanti dalle attività di bonifica
- pur necessario - dei Siti di Interesse
Nazionale presenti nel nostro territorio.
E'
pure da censurare che sia stata rilasciata un tal tipo di autorizzazione
senza che
sia stato effettuato un approfondito dibattito pubblico nelle sedi
Istituzionali e
senza che i cittadini siano stati pienamente coinvolti.
E'
da stigmatizzare che importanti controlli sulla tipologia dei rifiuti da
conferire
in discarica - comprese le complesse analisi su
diossine e furani - siano in
realtà
degli "autocontrolli" (così definiti
dalla stessa Arpat), in quanto
effettuati dalla
stessa ditta proprietaria della
discarica. Evidentemente le doverose esigenze sanitarie
sono state poste in secondo piano.
C'è da
domandarsi, a questo punto, se Comune e Provincia di Livorno
intendano proseguire sulla linea intrapresa, riempire di discariche per
rifiuti
speciali e pericolosi il territorio livornese magari mediante il piano cave
dismesse,
e contribuire così al declino ambientale e anche economico di tutta la
Provincia.
L’Associazione non commenta le due posizioni, come accennato all’inizio, intendendo solo permettere di farsi un’opinione in merito, salvo approfondire ed integrare o c/o il Comune: Settore ambiente e territorio: (secondo piano - tel. 0586 820350); Segreteria Direzione (secondo piano - tel. 0586 820196, fax 0586 820325)
oppure, andando ad ascoltare direttamente cosa ne pensa il Comitato, soprattutto sui codici dei rifiuti da lasciare o togliere, recandosi a discorrere con gli abitanti della zona, in via Limoncino, al sito del Monte La Poggia, ben individuabile seguendo gli automezzi che vanno alla discarica.
A completamento di questa breve nostra sintesi su quanto dice l’Amministrazione Comunale e su quanto invece sostengono i rappresentanti del Comitato ed a proposito della pericolosità o meno dei rifiuti che saranno conferiti al Limonino e della loro tipologia, vi invitiamo a leggere il dibattito e l’approvazione della mozione sulla discarica/cava, in Consiglio Comunale, di lunedì 11 ottobre 2010.
http://www.comune.livorno.it/_nuovo_notiziario/notizia.php?id=7817&lang=it
ed anche, per classificazione e definizioni dei rifiuti in genere
Agireverde 23.10.2010
ricordando Raimondo: un amico che non è più tra noi e che era veramente una bella persona, sempre disponibile e generoso e sempre pronto ad ascoltare più che ad essere ascoltato e ad aiutare più che ad essere aiutato, anche quando la malattia contro cui aveva lottato lungamente e duramente, stava per avere il sopravvento .............sulla Pania, oggi, sarai ancora con noi, ciao Raimondo!
Gli amici di Agireverde e non solo.
Alla conquista della Pania della Croce - 16 - 17 Ottobre 2010
Sperando nel bel tempo, ecco una bellissima escursione tra le
Alpi Apuane.
Ritrovo alla Guglia alle ore 8,00 si prende l’autostrada per la Versilia e si
segue la strada che conduce a Isola Santa, dove parcheggeremo le nostre auto. Si
prosegue poi per il sentiero n.9 e in breve saremo alla prima tappa del
nostro week end: il col di Favilla.
nota: questo sentiero, per la nostra associazione ha una certa importanza
affettiva in quanto è uno dei percorsi realizzati da un nostro associato,
Raimondo, scomparso da non molto tempo e che vogliamo ricordare in questa
occasione ed in questo modo. Lo affascinava la bellezza di questi luoghi ed era
ricco d’amore per la natura, ed è così che lo vogliamo ricordare oggi, anche se
purtroppo solo idealmente, insieme a noi, come "ai vecchi tempi"......

Arriveremo dunque a Colle di Favilla dove pranzeremo e qui
vedremo uno dei tanti agglomerati di case che attualmente sono stati abbandonati
e che una volta invece erano uno degli alpeggi che accompagnavano le transumanze
dei pastori apuani e non solo.
Dopo la sosta, sempre per il sentiero n.9, in serata saremo al rifugio G. del
Freo, dove sarà possibile pernottare a mezza pensione (36 euro).
Fin'ora sarà stata una piacevole passeggiata, considerate le soste, e senza difficoltà particolari, tant'è che tranquillamente la definiremmo turistica.
Il giorno seguente verranno formati due gruppi: il gruppo A, quello di coloro che la salita alla Pania se la vogliono risparmiare e che resterà al rifugio, non avendo tuttavia a pentirsene, perchè la bellezzza dei luoghi ed il relax sono garantiti ed il gruppo B, quello dei camminatori, che salirà invece alla Pania della Croce.
Infine i gruppi si ritroveranno e scenderanno ad Isola Santa, un percorso tutto in discesa per tornare a casa nel tardo pomeriggio della domenica.
NB: Come da sempre è obbligo
dell’uso delle scarpe da trekking.
referente gita:
Davide Orsi gruppo escursioni Agire Verde:
Cell: 329-9754774 telefonare nelle ore serali
E Mail: docfd1@virgilio.it
Altre indicazioni sul nostro sito: www.agireverde.it
Per partecipare alle nostre iniziative è necessario accettare le norme di
comportamento seguenti, per non compromettere l’esito delle nostre uscite:
1) Per motivi di organizzazione, si rende necessario informare il referente
della
propria adesione alla gita in programma, possibilmente entro e non oltre i tre
giorni precedenti la gita, per le uscite di un giorno. Per più giorni è bene
invece farlo per tempo.
2) Presentarsi all’appuntamento non più tardi dei venti minuti canonici, che
oltre non si attende e, per chi ha l’auto, con il
rifornimento carburante già effettuato, salvo differenti indicazioni del
referente.
3) Onde evitare incomprensioni e disguidi, si rende necessario rispondere
positivamente alle richieste del referente/i della gita, altrimenti vi
autoescluderete automaticamente dalla gita stessa.
4) Per i non soci (adulti) l'iscrizione giornaliera è di tre euro, quando
richiesto o l'iscrizione Annuale e questo perchè i costi di gestione
dell'associazione vanno condivisi e non sono quelli della semplice iniziativa ma
coprono l'intero anno. NB: se si partecipa ad una iniziativa si
accondiscende tacitamente al regolamento escursioni, visibile al link
http://www.agireverde.it/programma.e quindi, se partecipate, diamo per
scontato che lo abbiate letto.

è stata inoltrata una proposta alla Provincia di Livorno ed al Comune, per un Corso di formazione sul “Parco dei Monti Livornesi”, articolato in lezioni con foto-proiezioni e trekking di conoscenza ambientale.
Viene richiesto il patrocinio e la collaborazione per l’organizzazione di un corso-evento sul parco dei Monti Livornesi e sui territori circostanti, finalizzato alla conoscenza e valorizzazione di tale patrimonio naturalistico, avendo letto dell’approvazione del regolamento del parco (Luglio 2008) ma non avendo ancora visto sul terreno gli effetti di tale normativa e desiderando invece che la conoscenza del parco si estenda, diventando esso una presenza viva per i tre Comuni interessati Livorno, Rosignano e Collesalvetti.
La nostra proposta va quindi, oltre che in tale direzione, anche in quella di :
§ individuare collettivamente delle proposte praticabili per migliorare lo stato dei nostri territori naturali in termini di maggiore fruibilità (cartellonistica, sentieri, carta del parco), di turismo ambientale e didattico (porte del parco);
§ di protezione del territorio da pratiche che a nostro parere sono da evitare ( moto-cross e scarico di rifiuti);
§ di diffondere anche in ambito regionale e nazionale tale territorio promuovendo iniziative ed itinerari.
Riteniamo auspicabile, in definitiva, la creazione di una “Comunità del Parco” che collabori alla gestione di tale territorio, alla sua promozione e che valorizzi la partecipazione dei cittadini.
Questo il progetto per un corso/evento annuale:
La proposta si rivolge alla Provincia di Livorno per una fertile collaborazione da parte della nostra associazione e del gruppo archeologico del Museo di “Storia Naturale” del Mediterraneo. In itinere potrebbero aggregarsi altri soggetti che lavorano sulle tematiche. L’idea è quella di abbinare una lezione con foto-proiezioni in una serata settimanale con un evento trekking di conoscenza e studio domenicale.
Una possibile articolazione potrebbe essere quella di seguito individuata; il tutto ovviamente con possibilità di ricalibrazione non avendo per ora contattato nemmeno tutti i relatori proposti:
1- Il parco dei “Monti Livornesi” Stato attuale dei regolamenti, normative e prospettive;
Inquadramento del parco nell’ambito delle aree protette regionali.
possibile relatore : dott.ssa Francesca Ruggeri (Provincia di Livorno);
2- Testimonianze dal passato: dalla Preistoria all’Età contemporanea, emergenze da tutelare e valorizzare;
possibili relatori: Preistoria (F. Sammartino);
Medioevo, Età moderna e contemporanea (R. Branchetti);
3- Minerali e paesaggi geologici
possibile relatore : F. Sammartino;
4- Particolarità floristiche e faunistiche
possibili relatori: Mairo Mannocci, Bruno Quochi, R. Branchetti
5- Il parco e la città : paesaggi, relazioni e sinergie;
possibili relatori prof. arch. Pizziolo Università di Firenze;
ing. Picardi S. presidente AgV..
Le prime quattro conferenze con foto-proiezioni dovrebbero essere seguite da 4 trekking interessanti le zone di maggiore interesse del parco, guidate da esperti e aperte ad un massimo di 30 cittadini, con la possibile opzione di una loro reiterazione. I trekking dovrebbero riguardare i territori dei Comuni interessati al Parco, Livorno, Rosignano e Collesalvetti. Essi dovrebbero avere rimandi e collegamenti alle conferenze ma anche una loro autonomia finalizzata alla conoscenza generale del parco ed in generale del territorio naturale.
f.to:
Roberto Branchetti
(presidente gruppo archeologico
Museo Storia Naturale del Mediterraneo)
Salvatore Picardi
(presidente Agire Verde) Livorno 28.09.2009

Sintesi del libro di F. Gesualdi “ L’altra via “, di Antonio Careddu
per costruire un processo partecipativo dal basso:
La globalizzazione impoverisce la classe lavoratrice mondiale e la costringe ad indebitarsi, ma questo porta al crollo l’intera economia. Le crisi ambientale e climatica impediscono di tornare alla crescita giacchè i nostri consumi hanno superato la capacità della terra di generare risorse. Dal punto di vista sociale poi, sappiamo che il 20% della popolazione mondiale possiede l’86% della ricchezza, mentre il 40% ha solo il3% . Bisogna quindi passare ad un sistema equo, sostenibile solidale e sobrio perché tutti possano vivere . Occorre quindi garantire le condizioni che attengono al piano dei diritti, alla qualità della vita e dell’ambiente, ciò che si definisce benvivere. Le vie della sobrietà si possono riassumere in alcuni consigli fra cui . evitare l’inutile e l’usa e getta, riusare, condividere beni durevoli, riparare, riciclare ,investire in energie rinnovabili, far attenzione agli imballaggi ,consumare locale e biologico.
Per coniugare sostenibilità, piena occupazione e diritti per tutti occorrono tre capovolgimenti : politici culturali e organizzativi .Dobbiamo ridefinire i percorsi preferenziali dell’economia non considerandola solo come mercato ma articolata in un’economia del fai da te, in quella della solidarietà collettiva e in quella dello scambio mercantile.
L’economia del fai da te ci fa recuperare sicurezza e libertà e si può entrare in un rapporto di scambio tra pari . Non solo scambi di oggetti sulla base del baratto ,ma anche scambio di servizi sulla formula delle banche del tempo che sostituisce lo scambio delle attività allo scambio del denaro.
Per le grandi scale servono però forme più organizzate che possano rispondere ai bisogni ed ai desideri .I bisogni o diritti fondamentali non appartengono al mercato ma alla comunità organizzata che, oggi, vi fa fronte con il meccanismo fiscale. Questo significa far dipendere le risorse dal buon andamento dell’economia. Ora che questa non può più crescere , bisogna far funzionare l’economia pubblica non con la tassazione del reddito ,ma con la tassazione del tempo per cui tutti veniamo a passare parte del nostro tempo in un servizio pubblico. Avremo così beni e servizi gratuiti in cambio di lavoro gratuito. Si potrebbe anche far funzionare la macchina pubblica attraverso il lavoro dei cittadini. In concreto, ogni adulto potrebbe mettere a disposizione della comunità qualche giorno al mese; avrebbe in cambio garantito il diritto di accedere gratis ai servizi pubblici. Si riattiverebbe così , la coesione sociale e la forza della comunità . Per garantire al pubblico piena autonomia, dobbiamo assicurargli un retroterra produttivo in modo da non costringerlo a comprare sul mercato tutto ciò che serve.
Il mercato infine,si occuperebbe dei desideri sottostando alle regole che tutelano l’interesse collettivo. Il benvivere esige una miscela corretta di fai da te, di economia pubblica e di mercato. Ogni individuo viene inserito nei tre comparti e la flessibilità deve essere al servizio dei lavoratori perché possano scegliere in base alle proprie esigenze di reddito.I cambiamenti del sistema richiedono tempi lunghi. Occorre indicare alle persone l’obiettivo verso cui andare,un lavoro da svolgere in maniera collettiva e tornando alla politica vera.Cambiare è possibile ,facciamolo con coerenza e il sostegno della gente. Opponiamoci all’avanzata di scelte distruttive, presidiamo il territorio con gruppi di cittadini,trasformiamo il sistema in un’ottica di sostenibilità. Con la crisi bisogna aggrapparci a due ancore: la solidarietà collettiva e la creazione di posti di lavoro nell’economia sostenibile come la riconversione dell’industria meccanica per produrre mezzi di trasporto collettivi, il potenziamento e rifacimento della rete idrica, il rafforzamento di molte infrastrutture e servizi di pubblica utilità.Produrre poi per i bisogni del sud del mondo contribuirebbe al loro sviluppo e sosterrebbe la nostra economia, mentre la riduzione dell’orario di lavoro ci permetterebbe di avere la piena occupazione e dividere la ricchezza più equamente fra salari e profitti. Per realizzare tutto questo, le associazioni, i gruppi, i movimenti sociali oggi numerosi ma separati, dovranno relazionarsi tra loro organizzando strutture di collegamento al livello nazionale ed anche internazionale.Dobbiamo costruire un grande movimento all’interno del quale ogni gruppo mantiene la sua identità e specificità d’azione, ma contemporaneamente porta avanti un comune progetto politico. Mandate un messaggio di adesione per costruire un processo partecipativo dal basso.
Indirizzo.
Centro nuovo modello di sviluppo, via della Barra 32 , 56019 Vecchiano ( Pi ).
Email: coord@cnms.it
Il libro di cui questo è un estratto:
l'altra via - dalla crescita al benvivere, programma per una economia della sazietà

Manifesto oltre la crisi di Francesco Gesualdi
Dall’autore della “Guida al consumo critico”, “Il mercante d’acqua” e “Sobrietà”, un breve saggio che è un invito a scrollarsi di dosso il senso di impotenza di fronte alla crisi per costruire un nuovo sistema economico.Una riflessione sulla necessità di una “altra economia” che faccia i conti con i limiti del pianeta, ma nel contempo sappia garantire sicurezze e dignità a tutti. Un’economia possibile e addirittura buona per tirarci fuori dalla crisi.
Per acquistarlo, costa 3 euro, è possibile andare alla Gaia scienza di via Cairoli oppure c/o l’associazione Italia-Nicaragua in Piazza J. Monnet 4 Bottega Del Mondo (alla Scopaia) o contattando direttamente il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, via della Barra, n.32 I - 56019 Vecchiano (Pi)
tel. 050-826354 - fax 050-827165 - e-mail: coord@cnms.it
una breve descrizione del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano
Ci chiamiamo Centro Nuovo Modello di Sviluppo, ma siamo tre famiglie. Viviamo insieme da venti anni, ma non siamo una comunità. Naturalmente crediamo nel valore della vita in comune, ma non siamo pronti per questa scelta. Del resto, quando siamo partiti, alla fine degli anni '70, eravamo animati essenzialmente da ragioni di efficacia sociale e politica.
Eravamo già famiglie impegnate sul fronte sociale tramite l'affido familiare, e sul fronte politico tramite l'attività sindacale, la cooperazione internazionale, il volontariato. Ma ci eravamo resi conto che a fronte dei nostri sforzi ottenevamo risultati scarsi. Sul fronte sociale le difficoltà provenivano dal vivere in quartieri mal disposti ad accettare presenze scomode. Sul fronte politico provenivano dalla frammentazione del tempo, dalla mancanza di una sede e di mezzi per divulgare le nostre idee e le nostre proposte. Concludemmo che se avessimo potuto vivere in uno stesso caseggiato, in cui condividere spazi, progetti e momenti comuni, avremmo potuto fare di più. Così ci mettemmo in cerca di un casale sufficientemente grande da accogliere tre o quattro nuclei familiari e già predisposto per tirarci fuori degli spazi familiari autonomi e altri spazi comuni. Questa casa l'abbiamo trovata a Vecchiano, nei pressi di Pisa, e dopo cinque anni di duro lavoro, per rimetterla a posto, siamo entrati nel vivo del nostro progetto.
Sul piano della convivenza ogni nucleo familiare ha un proprio spazio. Da questo punto di vista assomigliamo molto a un condominio, con la differenza che non siamo vicini per caso, ma per scelta. Nel contempo condividiamo un progetto e vari momenti della giornata. Il che ci fa assomigliare a una comunità. Oltre alle iniziative sociali e politiche condividiamo la manutenzione della casa e vari servizi comuni come il pollaio, l'uliveto, la gestione della caldaia a legna. In più tutte le sere ceniamo insieme facendo a turno per la preparazione del pasto e della rigovernatura.
Sul piano economico varie esperienze ci hanno mostrato che la gestione comunitaria dei soldi presenta più complicazioni che vantaggi. Così abbiamo preferito che ogni famiglia avesse la propria autonomia finanziaria, con un membro che lavora fuori per riportare uno stipendio. Ciò non di meno, per ogni servizio comune abbiamo una cassa comune a cui ogni famiglia contribuisce con un metodo di calcolo particolare a seconda del servizio in questione. Ad esempio per la cassa cucina abbiamo fissato una quota a pasto, mentre per la cassa a cui attingiamo per le spese generali abbiamo allestito un complesso sistema di tassazione interna che tiene conto del reddito e del carico familiare. In conclusione la gestione dei soldi non ci ha mai creato problemi.
Abbiamo una buona intesa anche rispetto allo stile di vita che noi consideriamo benestante, ma che i nostri amici considerano sobrio. In effetti cerchiamo di non buttare via nulla, facciamo la scelta differenziata dei rifiuti e cerchiamo di usare l'energia con parsimonia. Viviamo in campagna ed abbiamo un'automobile a famiglia, ma privilegiamo l'autobus per andare in città, mentre per le lunghe distanze utilizziamo il treno. Per raggiungere l'autobus utilizziamo la bicicletta e se dobbiamo muoverci da soli su distanze medie, mal servite dai servizi pubblici, utilizziamo lo scooter.
Sul piano dell'impegno sociale, noi pensiamo che di fronte al disagio e all'emarginazione bisogna dare sempre due risposte: la solidarietà diretta e la politica. La prima per tamponare, la seconda per risolvere. E' chiaro che all'affamato, al senza famiglia, all'analfabeta, non si può chiedere di soddisfare i suoi bisogni dopo la rivoluzione. Bisogna dargli subito la possibilità di nutrirsi, di avere una casa, di istruirsi. Per questo la solidarietà immediata è fondamentale. A questo proposito noi ci siamo dedicati prevalentemente all'affido familiare perché è il gesto più naturale che possiamo compiere come famiglie. Nello stesso tempo sappiamo che se limitiamo il nostro impegno all'assistenza rischiamo di condannare chi si trova in stato di bisogno a rimanerci per sempre. Ecco la necessità della politica per rimuovere le cause profonde che generano disagio ed emarginazione. Per questo nella nostra casa abbiamo una sorta di centro studi e dedichiamo molto tempo alla formazione, all'informazione, alle campagne.
Abbiamo cominciato la nostra attività ponendoci una domanda angosciante: come mai un mondo tanto ricco produce tanta povertà. Che il mondo sia ricco lo sperimentiamo tutti i giorni. Basta che guardiamo come ci vestiamo, come viaggiamo, cosa mettiamo nei nostri piatti. Ci sfugge, invece, che questa condizione è riservata a pochi. Solo il 20% della popolazione mondiale vive secondo il nostro standard di vita. L'altro 80% vive in condizioni di miseria. Un 50% vive addirittura in condizione di povertà assoluta, una situazione che non consente di soddisfare neanche i bisogni fondamentali come il cibo, l'acqua potabile, la medicina di base, l'istruzione minima.
Per capire le ragioni di tanta ingiustizia ci siamo buttati a capofitto nello studio dell'economia mondiale ed abbiamo capito che la povertà non è una fatalità, ma il risultato di un'economia assurda organizzata per servire esclusivamente l' interesse dei mercanti. Più in particolare è il frutto dello scambio ineguale, del debito, dello sfruttamento del lavoro.
Ma aver capito non ci è bastato, perché noi non siamo un centro di ricerca fine a se stesso. Noi siamo militanti e facciamo ricerca per indicare a noi e agli altri come possiamo opporci ai meccanismi ingiusti a partire dalla quotidianità. In altre parole concepiamo il sapere solo se è orientato all'azione. Per questo abbiamo cercato di sciogliere un altro nodo. Abbiamo voluto capire che ruolo giochiamo all'interno della macchina oppressiva perché solo così possiamo intervenire là dove siamo più determinanti. Per trovare la risposta ci è bastato mettere la testa dentro all'armadio e constatare che la nostra dispensa è ricolma di prodotti che vengono dal Sud del mondo. Oggi che siamo nell'epoca della globalizzazione perfino i nostri guardaroba traboccano di camicie, canottiere, scarpe provenienti dall'Asia, dall'America latina, dall'Africa del nord. Così abbiamo capito l'importanza strategica del consumo ed abbiamo cominciato a chiederci come potevamo trasformare questo momento da strumento di complicità con gli oppressori a strumento di liberazione per gli oppressi.
E' stata la scintilla che ha fatto partire tutto il ragionamento attorno agli stili di vita. Ad un tratto è apparso chiaro che la politica non si fa solo nella cabina elettorale o nelle manifestazioni di piazza. La politica si fa ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all'edicola, in cucina, nel tempo libero, quando ci si sposa. Scegliendo cosa leggere, come, cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o vampiresche, contribuiamo a costruire la democrazia o a demolirla, sosteniamo un'economia solidale e dei diritti o un'economia animalesca di sopraffazione reciproca. In effetti la società è il risultato di regole e di comportamenti e se tutti ci comportassimo in maniera consapevole, responsabile, equa, solidale, sobria, non solo daremmo un altro volto al nostro mondo, ma obbligheremmo il sistema a cambiare anche le sue regole perché nessun potere riesce a sopravvivere di fronte ad una massa che pensa e che fa trionfare la coerenza sopra la codardia, il quieto vivere , le piccole avidità del momento.
Ciò spiega perchè la nostra attività si concretizza nella stesura di guide per informare i consumatori sul comportamento delle imprese, nell'organizzazione di campagne, in suggerimenti sugli stili di vita. Un piccolo contributo per un grande cambiamento.
pubblicazioni : http://www.cnms.it/pubblicazioni
Sabato 28.11.09
a Livorno, alla Coop
di via Settembrini (La Fondazione Banco Alimentare Onlus raccoglie le eccedenze alimentari e le ridistribuisce ad Enti ed iniziative che, in Italia, si occupano di assistenza e di aiuto ai poveri ed agli emarginati.
Per questo si pone al servizio, da un lato, delle aziende del settore che abbiano problemi di stock ed eccedenze perfettamente commestibili e, dall'altro, delle Associazioni ed Enti assistenziali che distribuiscono ai propri assistiti pasti o generi alimentari in via continuativa.
La rete Banco Alimentare è allora il tramite ideale perché l'eventuale "spreco" della filiera agro-alimentare diventi ricchezza per gli enti assistenziali che ogni giorno, con impegno e dedizione, accolgono i più poveri tra noi.
Come anticipato in indice, Sabato 28.11.09 la colletta alimentare si
svolgera'.a Livorno alla Coop di via Settembrini (
Si tratterà soltanto di raccogliere quello che la gente vorrà donare dal carrello della propria spesa..............la fascia oraria sarà così distribuita: dalle 8-11 o 11-14 o 14-17 o 17-20. Per maggiori informazioni sull'iniziativa e dare la propria adesione ci si dovrà rivolgere a Maria Pia Nacci e Antonino Incandela alla e mail antopia2007@tiscali.it , prima possibile ovviamente poichè le presenze vanno coordinate.
Per maggiori informazioni sull'associazione Banco Alimentare invece, vi rimandiamo al sito
http://www.bancoalimentare.it/
per dettagli sull'iniziativa: http://www.bancoalimentare.org/colletta/
L’esperienza di Maria Pia e le sue motivazioni
Approfitto di questo spazio per condividere con voi la mia esperienza della colletta alimentare.
Ho sempre o quasi sempre partecipato a questa iniziativa donando, come molti di voi, dei generi alimentari.
Nel 2007 mi è stato chiesto di mettere a disposizione 3 ore del mio tempo libero per partecipare alla colletta ed ho pensato…. PERCHE’ NO ?
L’anno scorso quando mi hanno proposto di fare la coordinatrice per la COOP in via A. Frank non ho esitato nemmeno un momento. Ho detto subito di SI..
E’ stato bello vedere la partecipazione di persone di tutte le età, religione e nazionalità, ed è stato anche bello sentir dire ai volontari ” CI VEDIAMO IL PROSSIMO ANNO.”
E’ stato emozionante anche vedere il magazzino di stoccaggio degli alimenti vuoto il giorno prima della colletta e trovarlo il giorno dopo pieno di scatole e pensare alle persone che hanno donato e alle persone che riceveranno.
Sono arrivata alla fine di questa giornata stanchissima, ma con una carica, una gioia dentro che mi ha fatto dimenticare tutta la fatica.
Cosi anche quest’anno sono qui a dare una mano alla colletta;
questa volta sono coordinatrice della COOP di via Settembrini, devo dire che all’inizio mi sono un po’ spaventata pensando alle dimensioni di questo supermercato.., ma poi.. ho accettato e sono contentissima di averlo fatto.
Se qualcuno fosse interessato a partecipare a questo gesto può contattarmi al 347 4061155 o inviare un e-mail: antopia2007@tiscali.it, indicando come oggetto “partecipazione colletta” nome cognome recapito telefonico Le fasce orarie sono le seguenti 8-11 11-14 14-17 17-20 .
Io sarò presente alla Coop via Settembrini tutto il giorno.
Maria Pia Nacci
Quello
che è importante in un’escursione, oltre a godersi il percorso e l’ambiente
in tutta calma, è ovviamente il non perdersi. Per questo occorrerà avere sempre
idea di dove siamo e di dove stiamo andando, se esistono abitazioni vicine,
fonti, etc.etc.etc. Non perdersi è importante, per noi stessi prima di tutto,
poiché non è piacevole trascorrere la notte al buio e con l’oscurità e,
soprattutto in montagna, è meglio aspettare l’alba prima di muoversi……….ma è anche
importante per gli altri, per chi ci aspetta soprattutto e anche per evitare di allertare i
soccorsi, se chi ci aspetta non ci vede tornare e sul posto non c’è campo per
telefonare. È uno dei modi più semplici e naturali ma molto approssimativo. Noi sappiamo che il sole sorge ad Est, tramonta ad Ovest e, alla nostra latitudine, verso mezzogiorno, l'ombra da noi proiettata sul terreno sarà sempre rivolta a Nord, ed ecco qui che con una certa approssimazione abbiamo stabilito i punti cardinali e quindi se in possesso di carte topografiche saremo in grado di orientarle nel modo più giusto.
Con l'orologio non si può ottenere la stessa precisione offerta da una buona bussola, ma il margine di errore è comunque basso. Per procedere con l'operazione si mette in piano un orologio analogico e si appoggia verticalmente uno spillo o uno stecco sul bordo dell'orologio stesso, in corrispondenza della direzione della lancetta delle ore. Si ruoterà l'orologio finché l'ombra proiettata dallo spillo coincida con la lancetta delle ore: ora la bisettrice dell'angolo formato dalla lancetta delle ore e le ore 12 del quadrante, nel verso opposto a quello del Sole, ci darà la direzione del Nord[3].
Si pianta al suolo un bastoncino orientato verso il sole e inclinato in maniera tale che non proietti alcuna ombra (a mezzogiorno sarà quasi verticale: all'alba o al tramonto sarà quasi adagiato al suolo). Si attende 15-20 minuti, in modo che il sole spostandosi proietti l'ombra del bastoncino: questa ombra punta sempre ad Est.
Nel caso in cui sia riconoscibile sulla carta il nostro punto di stazione, basterà individuare sul terreno un altro particolare riportato anche sulla carta e ruotando la stessa in modo da allineare i due punti ne otterremo l'orientamento e sul lato superiore corrisponderà il Nord. Quando invece non si conosce il punto di stazione, si individueranno sulla carta e sul terreno due punti caratteristici della zona, si traccia sulla carta una linea che li unisce e noi mettendoci su questo allineamento sapremo come orientarci.
Con il cielo sereno ci si può orientare cercando la Stella Polare. Per rintracciarla bisogna prima rifarsi all'Orsa Maggiore (grande carro); la Stella Polare si troverà sul prolungamento della congiungente le cosiddette "ruote" posteriori del Gran Carro ad una distanza pari a circa cinque volte l'intervallo tra le due "ruote". La stella polare si trova dunque alla punta del "timone" del Piccolo Carro o Orsa Minore.
Ovviamente si tratta dell'orientamento più efficace in qualsiasi condizione.
Altri particolari che ci possono aiutare nell'orientamento sono:
Per un maggiore approfondimento comunque, vi invitiamo a consultare questi siti (copia ed incolla) e……… buone passeggiate............in sicurezza!
http://www.trekkingapiedi.it/POrientamento.htm (consigli semplici ed illustrazioni su quanto sopra esposto)
http://www.unuciavezzano.it/lezioni.htm (in dettaglio, trattazione dei vari argomenti più approfondita)
http://it.wikipedia.org/wiki/Bussola (tutto sulla bussola)
UNA CORRETTA ALIMENTAZIONEquesto è uno schema dell’intervento del prof.Scalise, effettuato il 31.01.2010, in occasione della giornata di studio sulla corretta alimentazione, tenuta dall’associazione Agireverde.
Per i dettagli vi rimandiamo al link: http://www.agireverde.it/programma.htm
MODELLO ALIMENTARE MEDITERRANEO
1) IL GIUSTO SIGNIFICATO DEL TERMINE DIETA
Con il termine dieta si intende un regime alimentare equilibrato e vario, che
soddisfa i fabbisogni nutritivi e possibilmente ci permetta di mangiare con
piacere.
Per impostare un corretto regime alimentare si possono tenere presenti 3 parole
chiave :
MODERAZIONE perché gli eccessi alimentari si pagano con sovrappeso e obesità
VARIETÀ per non avere nessuna carenza;
EQUILIBRIO perché una buona dieta deve essere ben bilanciata.
Un modello alimentare della nostra tradizione è la DIETA
MEDITERRANEA:
La scoperta della dieta mediterranea è da attribuire al nutrizionista americano
Ancel Keys , vissuto per 40 anni in Italia.
Egli notò, per primo, che malattie cardiovascolari, in funzione
dell’alimentazione tipicamente mediterranea, erano molto limitate.
Studi dimostrarono che in soggetti, che si discostavano dagli schemi
mediterranei, era maggiore l’incidenza di malattie del “benessere”(diabete,arterosclerosi,
ecc..).
Da qui il successo internazionale e la popolarità della dieta mediterranea che
ripartisce in modo ottimale il quotidiano apporto calorico dei differenti
nutrienti.
Prodotti vegetali, primi fra tutti, cereali e i loro derivati:
Legumi, ortaggi, verdure, frutta e grassi vegetali (soprattutto l’olio d’oliva):
alimenti che integrano l’apporto proteico dato dai cereali, che
equilibrano la razione lipidica con le giuste quantità di acidi insaturi e
che forniscono una quantità fisiologicamente adeguata di fibra
alimentare.
Tale modello comprende anche alimenti del mondo animale, prediligendo carni
alternative a quelle bovine (pollo, coniglio, tacchino…).
Particolarmente favorito è il consumo di pesce; ugualmente importante è
l’abitudine al consumo del latte e dei suoi derivati, nonché un uso moderato del
vino.
IN CHE COSA CONSISTE IL MODELLO ALIMENTARE MEDITERRANEO?
Una caratteristica importante degli alimenti tipici della tradizione
mediterranea è la loro capacità a formare piatti unici (portata capace di
assicurare da sola tutti gli apporti nutritivi forniti da un primo e da un
secondo piatto; ad es. pasta con fagioli, pasta con ragù e formaggio…)
Il modello alimentare della nostra tradizione è un programma alimentare che
tende a favorire una minore assunzione di energia a parità di volume.
COME SEGUIRE IL MODELLO ALIMENTARE MEDITERRANEO NELLA VITA DI TUTTI I
GIORNI?
1: Suddividere l’alimentazione giornaliera in 5-6“appuntamenti”; ciò consente di
digerire più facilmente e di utilizzare al meglio i principi nutritivi contenuti
negli alimenti.
2: Consumare giuste porzioni di pasta, preferendo come condimento pomodoro e
olio d’oliva.
3: Usare come condimento l’olio d’oliva.
4: Ricorrere frequentemente a carni alternative.
5: Consumare pesce con regolarità (principalmente pesce azzurro)
6: Completare il pasto con verdure e frutta
fresca.
7: Accompagnare con modiche quantità di vino.
PIRAMIDE DELLA DIETA MEDITERRANEA
CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI ED EFFETTI BENEFICI DEI PRINCIPALI ALIMENTI
PRESENTI NELLA DIETA MEDITERRANEA
PASTA
La pasta è un alimento che apporta soprattutto amido (glucidi) e , in misura
molto inferiore, proteine con valore biologico non particolarmente elevato.
La farina di grano e di semola ha un basso contenuto di aminoacidi essenziali,
soprattutto di lisina (fattore limitante).
La pasta, comunque, non si mangia da sola, solitamente è associata ad una serie
di condimenti che ne migliorano il valore nutritivo, attraverso un meccanismo di
complementarizzazione del complesso aminoacidico.
La pasta non può essere considerata un importante
apportatore di minerali o di vitamine.
ORTAGGI E FRUTTA
Di rilievo la presenza di vitamina A, vitamina C, potassio, calcio, magnesio e
ferro (circa 1/5 della quantità raccomandata).
Sono ricchi di antiossidanti.
Regolano il bilancio idrico del nostro corpo (80-90% d’acqua).
Ricchi di FIBRA solubile (abbassa la concentrazione del glucosio e del
colesterolo nel sangue) ed insolubile (normalizza le funzioni intestinali) :
- mele con buccia , kiwi , patate , carote sono ricche di entrambe;
- insalate crude solo di quella insolubile;
- agrumi , carciofi , pesche solo di quella solubile.
ALCUNI ORTAGGI:
PATATE
Sono relativamente ricche di carboidrati (amido); contengono moderate quantità
di vitamina C, potassio e fosforo.
POMODORI
Sono fonte notevole di vitamina A e C, le cui funzioni essenziali sono
assicurare il buono
stato delle ossa, dei denti, dei vasi sanguigni e svolgere un azione
antiossidante e di protezione nei confronti delle infezioni.
CAROTE
Particolarmente allo stato crudo sono fonte di
carotene, essenziale per la protezione dei
tessuti e per assicurare la visione.
ALCUNI FRUTTI:
MELE
è un alimento utile per la salute, perché contiene vitamina B1 e C; ha
abbondante fibra; un modesto apporto calorico; il potassio prevale sul sodio;
svolge un azione antidiarroica e di regolazione del
colesterolo.
PERE
Sono adatte per chi soffre di intestino pigro e a chi non vuole ingrassare,
perché presentano molta
acqua .
FRAGOLE
Ottima fonte di vitamina C, buona fonte di potassio e zucchero, poco caloriche.
UVA
Ha alcune azioni terapeutiche: antichetogeniche, diuretiche e di stimolo
dell’appetito.
LEGUMI
Consumati più frequentemente nel nostro
Paese: fagioli, piselli, lenticchie, ceci e fave.
OLIO D’OLIVA
Composizione: 99% trigliceridi, 1% frazione insaponificabile.
Buona fonte di acidi grassi essenziali, (70-80%di ac oleico, 10%di ac.linoleico/linolenico,
7-15% di ac. Palmitico, 2-3% di ac. Stearico) sostanze antiossidanti(tocoferoli
Fenoli), che gli consentono di
mantenere una certa stabilità.
Possiede una concentrazione elevata di B-sistirolo, che riduce l’assorbimento
intestinale del colesterolo.
Tra gli alcoli terpenici di particolare interesse è il cicloartenolo, che
favorisce l’escrezione fecale del colesterolo.
Facilita la Digestione mediante la liberazione di colecistochinina che fa
contrarre la cistifellea ed attivare la peristalsi dell’intestino tenue
migliorandone l’azione della bile sull’emulsione dei
grassi.
LATTE E SUOI DERIVATI
robiola
stracchino
fontina
CARNE
La composizione della carne fresca dipende da: specie, età, sesso, stato
fisiologico e alimentazione dell’animale.
I costituenti che maggiormente variano sono l’acqua e il grasso.
Il VINO
Il vino se bevuto in dose moderate e in maniera frazionata, prima e dopo i
pasti, svolge un azione
favorevole sulle attività digestive, stimolando la secrezione salivare e la
secrezione gastrica mediata
dalla gastrina.
Effetti Benefici: dilatazione delle arterie coronarie, diminuzione dei
trigliceridi, rimozione dal sangue del colesterolo, effetti antitrombotici con
un ridotto rischio di coronaropatia.
CONCLUSIONI
UNA SANA DIETA deve ripartire in modo ottimale il quotidiano apporto calorico dei differenti nutrienti. La Dieta Mediterranea rappresenta un valido strumento di prevenzione nei confronti deL rischio da malattie cardiovascolari e di altre malattie degenerative in espansione nelle moderne società industriali.
antipolitica? MOVIMENTO A 5 STELLE
Si sente spesso dire che non c’è molta differenza tra PD e PDL, tant’è che benché la politica governativa attuale non abbia portato che chiacchiere, lasciando che la crisi devastasse impunemente il Paese, le ultime elezioni regionali hanno detto che PDL (che comunque si è preso Piemonte e Lazio) no…………….ma neppure PD.
Sia PD che PDL però, sono sempre stati uniti nel definire la politica del movimento a 5 stelle una antipolitica………………………….ecco, questo è il programma del movimento, vi sembra antipolitica? (aprile 2010)

PROGRAMMA
L'organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente. Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere il candidato, ma solo il simbolo del partito La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio. - Abolizione delle province - Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti - Abolizione del Lodo Alfano - Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico - Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica - Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo - Divieto per i parlamentari di esercitare un'altra professione durante il mandato - Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali - Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato) - Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati - Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web, come già avviene per Camera e Senato - Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action - Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum - Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare - Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria - Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini
Se venisse applicata rigorosamente la legge 10/91, per riscaldare gli edifici si consumerebbero 14 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno. In realtà se ne consumano di più. Dal 2002 la legge tedesca, e più di recente la normativa in vigore nella Provincia di Bolzano, fissano a 7 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno il consumo massimo consentito nel riscaldamento ambienti. Meno della metà del consumo medio italiano. Utilizzando l’etichettatura in vigore negli elettrodomestici, nella Provincia di Bolzano questo livello corrisponde alla classe C, mentre alla classe B corrisponde a un consumo non superiore a 5 litri di gasolio, o metri cubi di metano, e alla classe A un consumo non superiore a 3 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato all’anno. Nel riscaldamento degli ambienti, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2, anche per evitare le sanzioni economiche previste dal trattato di Kyoto nei confronti dei Paesi inadempienti, deve articolarsi nei seguenti punti: - Applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici - Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti - Riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti - Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava - Elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini, come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei. Il rendimento medio delle centrali termoelettriche dell’Enel si attesta intorno al 38%. Lo standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del 55/60%. La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale energetico del combustibile fino al 97%. Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente, sia per gli effetti devastanti sugli ambienti, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili, sia perché comportano un loro accaparramento da parte dei Paesi ricchi a danno dei Paesi poveri. Non è accettabile di per sé togliere il necessario a chi ne ha bisogno, ma se poi si spreca, è inconcepibile. Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire nuove centrali, di nessun tipo. La prima cosa da fare è accrescere l’efficienza e ridurre gli sprechi delle centrali esistenti, accrescendo al contempo l’efficienza con cui l’energia prodotta viene utilizzata dalle utenze (lampade, elettrodomestici, condizionatori e macchinari industriali). Solo in seguito, se l’offerta di energia sarà ancora carente, si potrà decidere di costruire nuovi impianti di generazione elettrica. Nella produzione di energia elettrica e termica, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2 anche accrescendo l’offerta, deve articolarsi nei seguenti punti: - Potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti - Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire dagli edifici più energivori: ospedali, centri commerciali, industrie con processi che utilizzano calore tecnologico, centri sportivi ecc. - Estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW - Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kW riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote - Applicazione rigorosa della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano - Eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 alla combustione dei rifiuti in base al loro inserimento, privo di fondamento tecnico-scientifico, tra le fonti rinnovabili - Legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò - Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale - Incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici.
L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo. L’informazione quindi è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano. Le proposte: - Cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano - Eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche - Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l'azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10% - Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un'asta pubblica ogni cinque anni - Abolizione della legge del governo D'Alema che richiede un contributo dell'uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisione - Nessun quotidiano con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l'azionariato diffuso con proprietà massima del 10% - Abolizione dell'Ordine dei giornalisti - Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici - Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale,indipendente dai partiti - Abolizione della legge Gasparri - Copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale - Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia, e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico - Introduzione dei ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso alla Rete - Eliminazione del canone telefonico per l’allacciamento alla rete fissa - Allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee - Tetto nazionale massimo del 5% per le società di raccolta pubblicitaria facenti capo a un singolo soggetto economico privato - Riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni - Abolizione della legge Urbani sul copyright - Divieto della partecipazione azionaria da parte delle banche e di enti pubblici o para pubblici a società editoriali - Depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all'atto della querela) - Abolizione della legge Pisanu sulla limitazione all'accesso wi fi.
- Introduzione della class action - Abolizione delle scatole cinesi in Borsa - Abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate - Introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate - Abolizione della legge Biagi - Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno - Vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale - Introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite - Impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati - Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia) - Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato - Abolizione delle stock option - Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato - Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei - Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari - Vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa - Favorire le produzioni locali - Sostenere le società no profit - Sussidio di disoccupazione garantito - Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia).
- - Disincentivo dell'uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane - Sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana - Istituzione dii spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette - Istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane - Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo - Potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti - Blocco immediato del Ponte sullo Stretto e della Tav in Val di Susa - Proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane - Sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo - Copertura dell'intero Paese con la banda larga - Incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro - Sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici - Incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet - Incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio - Corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane - Piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale.
- L'Italia è uno dei pochi Paesi con un sistema sanitario pubblico ad accesso universali. Due fatti però stanno minando alle basi l'universalità e l'omogeneità del Servizio Sanitario Nazionale: la devolution, che affida alle Regioni l’assistenza sanitaria e il suo finanziamento e accentua le differenze territoriali, e la sanità privata che sottrae risorse e talenti al pubblico. Si tende inoltre ad organizzare la Sanità come un’azienda e a far prevalere gli obiettivi economici rispetto a quelli di salute e di qualità dei servizi. GRATUITÀ DELLE CURE ED EQUITÀ DI ACCESSO - Garantire l’accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e gratuito - Ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali - Monitorare e correggere gli effetti della devolution sull’equità d’accesso alla Sanità FARMACI - Promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, equivalenti e meno costosi rispetto ai farmaci “di marca” (che in Italia costano spesso di più che all'estero) e più sicuri rispetto ai prodotti di recente approvazione - Prescrizione medica dei principi attivi invece delle marche delle singole specialità (come avviene ad esempio in Gran Bretagna) INFORMAZIONE - Programma di educazione sanitaria indipendente pubblico e permanente sul corretto uso dei farmaci, sui loro rischi e benefici - Politica sanitaria nazionale di tipo culturale per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione delle malattie) e l’automedicazione semplice - Informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva), ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali - Sistema di misurazione della qualità degli interventi negli ospedali (tassi di successo, mortalità, volume dei casi trattati ecc.) di pubblico dominio MEDICI - Proibire gli incentivi economici agli informatori “SCIENTIFICI” sulle vendite dei farmaci - separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentire a un medico che lavora in strutture pubbliche di Operare nel privato - Incentivazione della permanenza dei medici nel pubblico, legandola al merito con tetti massimi alle tariffe richieste in sede privata - Criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari ORGANIZZAZIONE - Liste di attesa pubbliche e on line
- familiari - Limitare l'influenza dei direttori generali nelle ASL e negli ospedali attraverso la reintroduzione dei consigli di amministrazione LOTTA PER IL DOLORE - allineare l’Italia agli altri Paesi europei e alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta al dolore. In particolare per l'uso degli oppiacei (morfina e simili) RICERCA - Possibilità dell'8 per mille alla ricerca medico-scientifica - Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare - Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’in- Istituzione di centri unici di prenotazione on line - Convenzioni con le strutture private rese pubbliche e on line - Investire sui consultori quinamento ambientale dando priorità ai ricercatori indipendenti - Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all'estero in assenza di strutture nazionali - Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione AMMINISTRATORI PUBBLICI - Eliminazione degli inceneritori - Introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e nazionali che comportano malattie e decessi nei cittadini nei confronti degli amministratori pubblici (ministri, presidenti di Regione, sindaci, assessori).
- - Abolizione della legge Gelmini - Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti - Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale - Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo - Abolizione del valore legale dei titoli di studio - Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica - Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti - Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri(obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza) - Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie - Investimenti nella ricerca universitaria - Insegnamento a distanza via Internet - Integrazione Università/Aziende - Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti.
Per tenersi aggiornati immediatamente sui fatti del giorno, inseriamo alcuni indirizzi consultabili........... se ne volete altri, indicateceli via e mail e saranno inseriti:
http://www.ilfattoquotidiano.it/ il fatto quotidiano
http://www.repubblica.it repubblica
http://www.corriere.it corriere della sera
http://iltirreno.gelocal.it/ il Tirreno
http://tg.la7.it/ Tg La 7
http://espresso.repubblica.it/ L'espresso
http://www.ilsole24ore.com ilsole24ore
MONITORAGGIO CETACEI TIRRENO MERIDIONALE
http://fidest.wordpress.com/2010/07/18/monitoraggio-di-cetacei/
Parte
a luglio 2010 il monitoraggio di cetacei lungo i circa 700 chilometri della
rotta dell’autostrada del mare da Catania a Civitavecchia. Ricercatori
dell’Associazione Ketos (http://www.ketos.sicily.it/)
e dell’Università di Catania, imbarcati a bordo delle navi della Grimaldi Lines
esploreranno una delle regioni marine meno conosciute in Italia, scopo
principale della campagna di monitoraggio è, infatti, quello di incrementare le
conoscenze delle popolazioni di cetacei del mari dell’Italia meridionale. Molte
specie di cetacei che vivono nei nostri mari sono protette da leggi nazionali o
accordi internazionali. Queste normative richiedono informazioni e programmi di
monitoraggio anche al fine di attivare azioni specifiche di tutela e
conservazione.
Il gruppo di ricerca entra così nel network Italiano di monitoraggio coordinato dall’ISPRA. Dal 2007, infatti, il Dipartimento Difesa della Natura, ha attivato un network con una rete di enti per realizzare un progetto di monitoraggio dei cetacei in simultanea e su larga scala che copre ad oggi i mari che vanno dal Tirreno al Mar Ligure occidentale. I diversi gruppi di ricerca, che sono responsabili per una o più tratte, sono: Università di Genova e Fondazione CIMA per la Savona-Bastia e Nizza-Calvi; Università di Pisa per la Livorno-Bastia; Accademia del Leviatano-CARICIV, Università La Sapienza di Roma per la Civitavecchia-Golfo Aranci. La rete in Italia è destinata ad ampliarsi e parteciperà al network europeo condividendo metodologia e dati raccolti.
Il progetto si avvale della preziosa collaborazione della Corsica-Sardinia Ferries e, dal luglio 2010, della Grimaldi Lines che ospitano i ricercatori a bordo delle proprie navi; anche Confitarma ha una parte attiva nel programma. Il metodo è relativamente semplice ed economico ma efficace: dai 2 ai 4 ricercatori esperti si imbarcano settimanalmente su alcune rotte fisse trans-regionali percorse da navi o traghetti di linea registrando la presenza delle diverse specie di cetacei incontrate, tutti i dati ambientali ed il traffico nautico. I risultati disegnano nel tempo tanti fotogrammi, che indicano quali specie sono più frequenti e dove e come cambia la situazione nel corso dei mesi e degli anni. Informazioni che permettono di “monitorare” sincronicamente e spazialmente lo stato delle popolazioni, correlandolo ai diversi fattori antropici ed ambientali che possono influenzare la presenza di questi animali, i loro ritmi migratori ed il loro diverso utilizzo degli habitat. Inoltre, il monitoraggio permette di individuare, lungo le principali rotte commerciali (le autostrade del mare) quali sono le aree ad alta densità di cetacei. La mappatura di queste aree permetterà, insieme a indicati comportamenti di navigazione, di prevenire collisioni le navi e le grandi balene.
Sarà possibile seguire gli avvistamenti di cetacei sul blog: http://lericerchedelleviatano.blogspot.com/
Foto Mario Tringali
Associazione Scientifica KETOS
Info: 347 474086749
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