|
Homepage |
Come aderire |
Le foto |
I link |

Agireverde:
la
nostra associazione si pone come occasione di incontro, di riflessione e di
partecipazione civile e sociale, utilizzando l’escursionismo ambientale ed
etico, quale catalizzatore della voglia di esserci, qui ed ora , degli
associati.
Conseguentemente
ed in base alle opinioni raccolte, abbiamo sintetizzato un punto di vista
comune, espresso nelle righe seguenti e portato avanti nei comitati ai quali
l’Associazione partecipa:
Sez.ambiente e territorio,
Per la difesa della terra, per un futuro senza basi di guerra
La
decisione di ampliare la base militare viene imposta contro la volontà delle
popolazioni locali, contraddicendo l’aspirazione
alla pace, maggioritaria nel popolo italiano.
Modificare questa decisione ed ottenere comunque il pronunciamento
vincolante della popolazione, sono gli obiettivi che vengono perseguiti.
Il
fatto:
Vicenza
è stata scelta, all'insaputa dei suoi abitanti, per diventare lo snodo
principale delle politiche militari statunitensi e l'aeroporto Dal Molin di
Vicenza dovrebbe diventare, secondo gli strateghi del Pentagono, la base
logistica più importante dell'esercito americano, come “una specie di
portaerei di terra”, con la 173^ Airborne Brigade, attualmente dislocata tra
Vicenza e la Germania, trasformata in un'Unità d'Azione, pronta in poche ore a
trasferirsi, armi e bagagli, nei vari scenari di guerra.
Le
richieste del movimento:
il
movimento, “sorto dal basso” ed in maniera del tutto autonoma, si oppone a
questo progetto, ponendo al centro della proprie richieste due aspetti
fondamentali e tra loro concatenati: la tutela del territorio e dei beni comuni
(lo spazio cittadino come identità collettiva da difendere ,anche e soprattutto
in nome delle generazioni future) ed in maniera altrettanto forte il no alla
guerra e il rifiuto di diventare complici, più o meno consapevoli, di un
meccanismo che produce lutti, tragedie e sofferenze e che rende la nostra vita
quotidiana sempre più incerta e pericolosa.
Il
motivo della nostra adesione e partecipazione:
Se partecipiamo alla marcia della Pace
Perugina/Assisi, siamo evidentemente contrari alle logiche di guerra sul Territorio.
L'allargamento della base Usa a Vicenza, oltretutto, negherebbe tout court la riconversione ad usi civili di tutte le basi militari Usa e Nato dislocate sul nostro territorio, quella di Camp Darby compresa, il più grande insediamento americano in Europa, con buona pace dell’ utilizzo di questi spazi a favore dello sviluppo, culturale e soprattutto economico, del nostro territorio.
Le foto:
Sabra, Mario, Fiorigia, Graziella, Stefania e molti altri, andati a far festa a Vicenza………non necessariamente si deve essere “contrari a muso duro” ……..hanno scattato alcune istantanee che ci sono pervenute e sotto riportiamo.
Ps: questa relazione esce dal gruppo Gruppo territorio e ambiente, inteso per affrontare tematiche di interesse pubblico, tipo lo smaltimento rifiuti, l’arredo urbano, il piano del traffico, la ripubblicizzazione dell’acqua, come anche per aderire ai comitati, tipo questo del no Dal Molin o quello no gas offshore. Chi fosse interessato, può scriverci ad agireverde@tin.it , come anche se volesse partecipare agli incontri periodici dell’Associazione.
il nostro
punto di vista sulla questione:
Rilevando
il Cantiere dalle cooperative che a loro volta lo avevano rilevato nel ’97, la
Azimut Benetti s.p.a diventava
proprietaria del Cantiere stesso e socio di maggioranza della STU (società di
trasformazione urbana), sorta a guidare e controllare, con partecipazione
pubblica, le trasformazioni nella zona, necessarie per realizzare quello che
avrebbe dovuto essere una struttura industriale, idonea alla attività di costruzione di
maxi-yacht, un centro servizi per la
nautica, un porto turistico ed un complesso immobiliare ricettivo, più un altro
porticciolo.
I dati
relativi al piano regolatore del 1998, non prevedevano la costruzione di
appartamenti e la zona commerciale era di soli 2.000mq (dati che ci sono noti,
pubblicamente diffusi e che mai ci risulta siano stati smentiti).
Il progetto attuale, vede invece 14.538 mq di residenziale e 20.579 mq di commerciale e terziario commerciale, avendosi difficoltà a trovare e la parte cantieristica (come faccia poi a convivere la cantieristica accanto al residenziale?) e quella relativa al porto turistico + il porticciolo.
La
vocazione commerciale ed immobiliare appare invece evidente, ipermercato
compreso.
Ora,
il punto è: La Azimut/Benetti ci guadagna sicuramente (sono terreni che si
incrementano enormemente di valore), il Comune nell’immediato anche ma, a
lungo andare, è un affare che porterà vantaggi alla città e quali,
esattamente?
Non risultano studi di sostenibilità ambientale e quindi è lecito supporre, a maggior ragione, che neppure ricerche di mercato siano state fatte, sulle possibili ricadute economiche a favore della città e allora, quale la logica che dovrebbe portare sviluppo a Livorno:- prendere il primo autobus buono che passa e poi, dove si va lo si appura strada facendo? Si trascura una politica di investimenti volta al futuro (a meno che questa non sia il costruire un semplice nuovo quartiere commerciale e residenziale di lusso) e si sottace l’eventualità che il centro commerciale storico, strozzato e dalla recessione e dagli ampi parcheggi della Porta a Mare, possa andare incontro ad una fine analoga a quella dei cinema livornesi. Insomma, dal tentare di risolvere l’occupazione dei lavoratori del Cantiere Orlando e dell’indotto e dall’originaria intenzione, ottima del resto, di dare impulso alla cantieristica livornese e al turismo, con una nautica da diporto………..si finirà per innescare un processo che creerà ulteriore disoccupazione, senza nessun forte impulso per un nuovo sviluppo, malgrado i massicci investimenti effettuati.
Ecco, questi i motivi del nostro essere inseriti nell’Osservatorio Trasformazioni Urbane, nello specifico Porta a Mare. Con estrema sintesi: in una città che vede diminuire progressivamente i residenti ed invecchiare la popolazione, ben venga un’agitarsi produttivo che costa soldi ma ne fa anche guadagnare, solo vorremmo che questo guadagno fosse prevalentemente a favore dell’intera città di Livorno e non solo a favore di pochi privilegiati privati, soprattutto considerando che Livorno ci mette tanto del suo, ma proprio tanto, tanto.
Ps: magari però, tutti quelli sopra, sono solo cattivi pensieri…………magari Livorno avrà una risorta cantieristica navale da fare invidia ed anche il porto turistico, non servirà ai diportisti unicamente per prendere una pizza e ritornarsene via ma porterà e lavoro e nuovo sviluppo e ricchezza per la città……………….speriamo, intanto il dubbio rimane: importante scommessa sulla cantieristica navale e la nautica da diporto a Livorno o brillante operazione di massiccia cementificazione speculativa?
...........................................................................................................................
A dire il vero a noi piacerebbe avere meno dubbi e più certezze, se non altro sul fatto che tutte queste manovre sul territorio abbiano portato benefici alla collettività ma queste certezze nessuno le dà mai e nessuno conferma, dopo e dati alla mano, la bontà di quanto fatto e che ne valeva la pena.........In ogni caso, senza voler entrare in ulteriori polemiche, lasciamo a voi il giudizio sui fatti, scorrendo le note della pagina OSSERVATORIO PORTA A MARE (cliccare), anche se avere un proprio giudizio adesso conta molto poco, perchè ormai anche questo è stato deciso e fatto, d'imperio........... andate però a vedere quanto costano oggi, sulla carta, le edificande abitazioni del nuovo quartiere!
nota del 2009..............................
Meditate gente, meditate……………………………………
Nel 2004, quando fu avviato il progetto della porta a mare, nutrivamo seri dubbi sul fatto che la città avrebbe ricavato vantaggi dall’operazione, non essendo comunque dimostrabile, come nel caso della Porta a terra, che un progetto edilizio/commerciale porti vantaggi globali ad una città, nel tempo, considerando i posti di lavoro prodotti ma anche quelli perduti e di conseguenza l’aumento o la diminuzione di ricchezza complessiva, seguita a quel progetto…………….eravamo però certi del fatto che qualcuno avrebbe guadagnato di sicuro.
Si pensi solo a quanto poco è stata pagata l’area ex cantiere ed a quanto sia poi lievitata di valore dopo l’urbanizzazione da parte del Comune……………………………
Ed ecco che la questione è scoppiata a cinque anni di distanza: l’avvocato Taormina denuncia “«Su Porta a Mare un’associazione per delinquere» dal Tirreno del 29.12.2009.
Vi invitiamo a leggervi l’articolo di Cristiano Meoni a questo link del Tirreno http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/taormina-denuncia-show/1815650?edizione=Livorno
Sez.ambiente
e territorio,
Due
righe sulla piattaforma gas offshore, notizie dal comitato S.Andrea:
Si dice che
il progetto di rigassificazione off shore, presentato dalla OLT, potrebbe
rappresentare un importante contributo per le necessità energetiche della
Toscana e per ridurre i costi del gas………tuttavia il gas dell'impianto non
è destinato in modo specifico al mercato toscano ma, grazie alla rete fissa di
metanodotti, a quello italiano ed europeo e nei documenti ufficiali e in quelli
della OLT, non c'è alcun impegno di scontare le bollette domestiche.
Perché mai dunque la bolletta del gas delle famiglie toscane dovrebbe ridursi,
grazie all'impianto OLT ? (Vero invece che già oggi i consorzi industriali
d'acquisto ottengono sostanziosi sconti)
Si
dice che bisogna guardare al futuro…………ma nel futuro ci sono le fonti
rinnovabili ed investendo in questo settore potremmo rendere meno pesante il
deficit della nostra bilancia commerciale, migliorare l'ambiente, produrre ed
esportare nuova tecnologia, creare nuovi posti di lavoro. Il gas invece è un
ripiego, in questa fase di transizione nell'uso delle risorse energetiche, da
usarsi con moderazione perché contribuisce all'effetto serra, ci fa sborsare
ingenti capitali, ci fa dipendere dall'estero e favorisce il clima di guerra per
il controllo delle fonti.
Si
dice che l'impianto potrebbe accelerare la conversione a gas della centrale Enel
di Livorno e migliorare così l'ambiente……… esistono però documenti
ufficiali che leghino la conversione della centrale alla realizzazione
dell'impianto OLT? (Da tenere presenti che questa riconversione – una centrale
a gas da 780 megawatt - produrrebbe tante polveri fini quante quelle prodotte
dal traffico di una città come Bologna.)
Insomma, il progetto OLT, se realizzato, sembrerebbe di danno per il mare,
l'ambiente, il turismo, la nautica mercantile e da diporto e la
pesca……..anche se sicuramente vantaggioso per chi sarà riuscito a
ritagliarsi uno spazio nell'affare.
Per
concludere, messa la questione come sopra, non sembrerebbero maggiori gli
svantaggi dei vantaggi, realizzando la piattaforma? Mah! Certo che dovrebbe
essere un diritto del cittadino essere adeguatamente informato da chi amministra
“il bene pubblico” ed essere rassicurato, dati alla mano oggi e verificabili
poi domani, che “questo bene pubblico” viene utilizzato anche (anche!!!!)
nell’interesse del cittadino………siamo adeguatamente informati, ci
domandiamo ed anche rassicurati……e se così non fosse, perché no?
Nota
a margine: per vedere chi “si azzuffa” per farci ridurre la bolletta del
gas, vi rimandiamo all’art.di A.Guarducci, sul Tirreno del 27.10.2005
”Guerra Belleli Falk sul gas offshore”.
La riflessione che però ci viene spontanea è se su
un progetto da 400 milioni di euro, avrebbe veramente voce in capitolo la volontà
popolare, fosse anche attraverso un referendum che comunque “non s’ha da
fare”, sembrerebbe. Sia come sia, c’è tuttavia di che essere molto
perplessi sul rigetto di un qualsiasi confronto, volto alla ricerca di chiarezza
e trasparenza nel rapporto pubblico/privato, quasi ci fosse qualcosa da
nascondere e come se il mare non fosse un patrimonio comune, del cui destino
doversi giustamente interessare e preoccupare, bensì un “fatto privato”
che non deve assolutamente riguardare i…..…...non addetti
all’affare.Ma il mare, ci domandiamo, può essere considerato un fatto solo
privato tra chi gestisce per delega il territorio e chi investe capitali?
Sez.ambiente
e territorio, su
Camp Darby
LETTERA APERTA ALLE ASSOCIAZIONI
PACIFISTE, AI PARTITI, ALLA REGIONE TOSCANA , AL COMUNE E ALLA PROVINCIA DI
LIVORNO
Con l’avvicinarsi della scadenza della marcia per la pace Perugina Assisi, convocata per il giorno 11 Settembre, a cui parteciperemo come associazione Agire Verde, insieme a molti di voi, sentiamo l’esigenza di esprimerci sui contenuti che tale giornata, qualificano.
Pur nella ricerca della maggiore unità possibile tra diversi, assolutamente necessaria sul tema della lotta per la pace e la giustizia, riteniamo necessario enucleare alcune battaglie locali fondamentali e che costituiscono una cartina al tornasole per contraddistinguere un pacifismo di pura facciata da una prassi di incisiva operatività anti-bellica.
Ci auguriamo sinceramente di poter iniziare un percorso insieme a voi, non astratto o velleitario ma concreto, che possa portarci ad introdurre nella realtà del nostro territorio incisivi elementi di liberazione da logiche militariste esterne .
La questione che vogliamo porre con questa lettera è quella delle servitù militari a cui è sottoposto il nostro territorio con la base Statunitense di Camp-Darby e lo stesso porto di Livorno, classificato tra gli 11 porti italiani che possono ospitare sommergibili nucleari.
Sappiamo benissimo che tale questione sfugge alle logiche della sola politica locale, in quanto coinvolge accordi internazionali fortemente secretati ma ciò, lungi dall’essere un alibì per tutti noi, deve costituire uno stimolo per innescare un processo di liberazione del territorio da tali servitù .
In tal senso la nostra Regione e il nostro Comune se vogliono essere rappresentativi, devono essere in prima fila nelle grandi battaglie che contribuiscono a disinnescare le ragioni della guerra .
Una politica “contro l’avvelenamento militare e civile del territorio” è sicuramente una battaglia primaria da portare avanti a livello sia tattico, impostando una trattativa con il governo italiano per la conoscenza degli accordi segreti che regolano tale presenza, sia strategico, richiedendo la liberazione del territorio della base.
La funzione geo-strategica di Camp Darby
La base fu frutto di un accordo siglato tra Roma e Washington nel 1951, da quel momento un’area di 1000 ha del litorale tirrenico “la pineta di Tombolo” è diventata un segreto americano. L’unica cosa certa è la sua importanza geo-strategica sempre ribadita sia per le sue dotazioni infrastrutturali che per la sua funzione di deposito di armi, munizioni e vettovaglie.
Infatti è una delle poche basi che dispone di un canale navigabile, il canale dei Navicelli che permette un trasporto diretto di materiali verso il porto.
«E' una posizione ideale - dichiara il responsabile dei magazzini in una rivista dell'Us Army -. Siamo vicini al porto, allo scalo di Pisa, all'autostrada e abbiamo una linea ferroviaria che arriva dentro la base» .
Essa è la Santa Barbara ideale, unica fuori dalla patria, che permette di evitare il viaggio verso gli Stati Uniti per il rifornimento delle missioni all’estero.
“Ventimila tonnellate di munizioni per artiglieria, missili, razzi e bombe d'aereo con 8.100 tonnellate di alto esplosivo ospitate in 125 bunker. E, ancora, gli equipaggiamenti completi per armare una brigata meccanizzata: 2.600 tra tank, blindati, jeep e camion. Nella lista ci sono tutti i migliori sistemi dell'esercito statunitense, inclusi 35 carri armati M1 Abrams e 70 veicoli da combattimento Bradley. Ma l'inventario prosegue con un elenco impressionante, sintetizzato da una cifra: ci sono materiali bellici del valore di due miliardi di dollari (l'equivalente in euro), missili e ordigni esclusi.” Da Nexus
Le sue attività sono talmente segrete che è interessante rammentare una storia di cinque anni fa.
“A Camp Darby ci sono enormi depositi sotterranei refrigerati, per proteggere dal calore gli apparati più sofisticati destinati ai caccia e ai bombardieri. Furono costruiti negli anni Settanta ma hanno cominciato presto a mostrare problemi strutturali. Dieci anni dopo i tecnici della base li hanno rinforzati con lastre d'acciaio: un intervento che forse ha peggiorato la situazione. Le crepe si sono allargate, inesorabilmente. Nel maggio 2000 pezzi di cemento cominciano a cadere dal soffitto sulle armi e i genieri fanno scattare l'allarme. Con cautela estrema tra giugno e luglio vengono sgomberati dodici bunker, contenenti 100 mila ordigni con 23 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale. L'operazione viene descritta come delicatissima dagli stessi esecutori, che l'hanno realizzata utilizzando robot telecomandati: nella loro rivista la chiamano «un piccolo miracolo». “ Da Nexus.
Tale storia è emblematica del livello di autonomia e di informazione che le nostre stesse autorità hanno avuto sui pericoli che abbiamo corso.
“Nessun pericolo, quindi. Ma anche nessuna informazione alle nostre autorità: in genere in Italia si fanno evacuare aree gigantesche solo per disinnescare un residuato bellico con una carica di pochi chili. Che precauzioni sarebbero state adottate per muovere migliaia di ordigni a ridosso delle spiagge più affollate? “
C’è da dire però che da tale base sono partite anche operazioni di aiuto umanitario in caso di catastrofi naturali in Kurdistan, nei Balcani, in Africa, in Turchia.
“A sorvegliarla ci sono pochi soldati statunitensi: 350 militari professionisti, 700 della Guardia nazionale. Manutenzione, pulizia e manovalanza invece sono appaltate ad aziende italiane, con 580 dipendenti, per i quali però esistono zone off limits . Ma le presenze americane si moltiplicano in estate: 50 mila solo nel 2000. Perché - come recitano le brossure del Pentagono - «la spiaggia privata di Camp Darby offre sole, mare, giochi e relax riservato al personale autorizzato». Il tutto accanto ai bunker più esplosivi d'Europa.”
I perché di tale battaglia
Qualcuno potrebbe obbiettare del perché scegliere una finalità di tale portata che sfugge al potere locale e alle possibilità del movimento della pace, quando vi sono altre battaglie più facili.
Le risposte sono molteplici:
-si tratta di una battaglia giusta contro un centro propulsore di azioni di guerra, come è stato chiaro nel periodo più caldo della guerra all’Iraq; infatti da essa sono partite gran parte delle armi e delle munizioni che hanno seminato morte;
-si tratta di una battaglia sui diritti per riaprire ai cittadini della Toscana una zona di territorio che è sparita dalla vita, nel senso che in essa tutto (persone, ecosistema) è asservito ad un potere militare che risponde ad una logica imperiale esterna;
- si tratta di una battaglia per la libertà soprattutto di noi abitanti di questa zona della Toscana,che ci viene negata come cittadini che si riconoscono nella Costituzione Italiana che con l’art. 11 ripudia la guerra.
Le servitù militari sono un buco nero sul territorio col loro alone di segreto, ma rischiano di esserlo anche per il movimento per la pace se non si affronta il problema del loro progressivo dissolvimento ed anche per le istituzioni che finiscono per subire uno stato di fatto senza futuro.
La lotta deve essere pacifica ma decisa, non estremista ma risoluta.
Gli enti locali e la base
La dichiarazione del Presidente della Regione Toscana Martini dell’8 marzo 2004 sull’argomento delle servitù militari costituì una apertura, una vittoria del movimento per la pace che in qualche modo aveva contagiato le istituzioni toscane : <<Dobbiamo cominciare a pensare a una riconversione ad uso civile della base che dovrà perdere le sue caratteristiche esclusivamente militari e assumere invece quelle di peace-keeping per garantire la pace, la cooperazione e gli aiuti umanitari nel mondo>>.
Rimane poco chiara la funzione di “peace-keeping per garantire la pace “ che Egli vuole affidare a quella parte del territorio perché a nostro parere occorre promuovere una pacifica ma incisiva pressione per una totale liberazione dell’area che rimane l’obbiettivo finale.
Ultimamente è apparso sulla stampa la precisazione di un vecchio progetto di ampliamento di tale base, con l’indicazione nella zona di Guasticce per tale polo di espansione….”Già all'inizio degli anni `90 viene concepito in sede Nato un piano (il "Cp 340019") da 52 milioni di dollari per l'ampliamento della base che prevede la costruzione di sette magazzini climatizzati, di una grande officina, e di varie infrastrutture per 450mila metri cubi complessivi e 9 ettari di superfici coperte o impermeabilizzate. Nel 1992 il progetto viene presentato al Comipar (il Comitato misto paritetico sulle servitù militari di cui fa parte anche la Regione Toscana) che lo approverà il 10 ottobre 1996. Il 2 luglio 2003, lo stesso Comipar approva all'unanimità pure i due dossier Usa "Pn 58497" e "Pn 58493", praticamente identici a quello già approvato nel 1996 ma con la differenza che nei 7 anni intercorsi è cambiato il proponente: non più la Nato ma gli Stati uniti” ( il Manifesto 12 Agosto 2005 ).
A tal proposito vi sono stati pronunciamenti di diverso tenore tra il sindaco di Livorno e di Pisa.
E’ certo che accettare anche solo un tavolo di discussione sull’ampliamento della base di Camp Darby sarebbe un grave passo indietro.
Tale terreno di discussione va assolutamente rifiutato, in qualsiasi modo venga presentato il problema. Anche se apparentemente possa sembrare un investimento produttivo di un “contractor” privato che lavora per la logistica a servizio dell’amministrazione U.S.A. e delle sue varie operazioni militari che si svolgono nel sud- est o in qualsiasi parte dello scenario globale.
A maggior ragione se in cambio venisse offerto un investimento fortemente appetibile per il nostro territorio come il dragaggio del canale dei Navicelli per renderlo navigabile (vedi art. su il Tirreno del 11 Agosto 2005).
Cadere nel tranello dello scambio utilitario sarebbe una logica assolutamente perdente per la Toscana.
La futura destinazione del territorio liberato
Ci piace pensare ad una progressiva liberazione dell’area di Camp Darby per destinarla ad una utilizzazione vitale per il territorio, all’insediamento di attività in rete con le altre attività presenti nel comprensorio..
Ci piacerebbe progettare in questi 1000 ha liberati dalla servitù militare piste ciclabili nella pineta di Tombolo per un turismo ecologico, ippovie collegate a quelle del parco di Migliarino Massaciuccoli e delle Colline Livornesi nell’ambito di uno sviluppo agrituristico, percorsi su canoa che solcano il canale dei Navicelli fino al porto, una grande area dedicata allo sport ed al tempo libero.
Si ipotizza una grande area di cerniera tra Livorno e Pisa che si inserisca nell’Area Vasta che sta nascendo e che incrementi anche lo sviluppo economico, che con l’insediamento dell’interporto nella piana di Guasticce ha fame di zone produttive.
Un’area su cui anche i privati oltre che il pubblico possano investire nell’ambito di una cornice di sviluppo disegnata in modo partecipato.
Ci piacerebbe proporre alla Regione Toscana, al Comune di Pisa, al Comune di Livorno di ritagliare all’interno di essa, anche uno spazio per costruire una “Cittadella dell’Altra Economia” di valenza regionale da destinare ad associazioni non profit, del commercio equo e solidale, del volontariato, che possano autogestirla ed avviare anche attività eco-compatibili quindi anche attività produttive artigianali di tipo leggero,di promozione delle energie alternative, di ricerca.
Un esempio in corso di realizzazione è quello che già il Comune di Roma ha avviato e di cui si prevede l’apertura per l’inizio 2006 all'interno del Campo Boario nell'ex Mattatoio di Testaccio.
Ovviamente tale idea richiederebbe per il suo sviluppo integrale la redazione di un piano urbanistico attuativo ( o studio di fattibilità) del quale le amministrazioni locali avviino lo studio con specifiche norme di attuazione sia per la fase transitoria che finale che progetti la reimmissione definitiva dell’area nel circuito vitale.
Anche la strada di avviare uno studio urbanistico che cancelli quell’unico retino nel quale attualmente è accomunata tutta la zona sulle mappe e disegni le prospettive di questo territorio ora negato potrebbe essere un modo per far pressione sul governo nazionale ma soprattutto per capire le grandi opportunità economiche che il nostro territorio perde continuando ad accettare tale stato di fatto.
Potrebbe essere un grande esperimento di partecipazione democratica tramite una gestione con assemblee pubbliche nelle quali i cittadini Toscani possano vivere in diretta il sogno della rinascita di una grande parte del proprio territorio.
Le modalità di avvio di un tale piano o studio di fattibilità (atipico per il fatto che interessa un’area di cui non si dispone) andrebbero concordate a livello amministrativo in quanto si studierebbe su uno spazio che dovrà essere contrattato, conquistato. Insomma potrebbe essere una frontiera da conquistare anche un po’ alla volta.
La riconversione in parco di tutta l’area richiederà una approfondita bonifica che si renderà necessaria data la sua funzione di stoccaggio di armi nucleari con i problemi di rilascio radioattivo anche se per bassi dosaggi.
Tale aspetto dovrà essere trattato e riveste un’importanza grandissima sotto l’aspetto ambientale,sanitario ed economico.
Chi pagherà i costi di tale decontaminazione ?
Abbiamo studi sul livello di inquinamento dei suoli?
Tale argomento sarà il banco di prova per far rinascere il territorio di cui parliamo.
In definitiva impostare tale problematica in modo concreto fin da ora è fondamentale per le Istituzioni Toscane, per il Movimento della Pace e per tutti i cittadini.
questo il nostro punto di vista sulla questione, per chi volesse approfondire poi, il nostro rimando è direttamente ai comitati, dove sarà possibile approfondire le differenti possibilità alternative: lettera aperta e comitato (cliccare)
Solidarietà
con la Val di Susa:
adesso, estate 2008, la questione sembrerebbe superata con l'assenso da parte dei Sindaci, rappresentanti della popolazione interessata, al progetto sull'alta velocità. Il nostro pensiero restando tuttavia immutato, non sulla necessità o meno delle linee, anche se ci sarebbe da discutere sulle priorità, quanto sul fatto (vedi per il rigassificatore a Livorno) che, quando si incide fortemente sul territorio, il consenso agli abitanti dovrebbe essere chiesto assolutamente, non fosse altro che a titolo di informazione.
La questione tuttavia non essendo totalmente definita, decidiamo di lasciare comunque le nostre riflessioni (nostro comunicato stampa del dicembre 2005) e le testimonianze di chi era presente durante la protesta legittima e la repressione violenta della medesima, nello stesso mese.............che poi sta accadendo la stessa cosa per le discariche nel napoletano, oggi.
Cioè: a volte discariche o tunnel o anche rigassificatori sono necessari, se però ce li devono mettere sotto casa che almeno ci garantiscano in modo assoluto dell'assenza di rischi per la nostra salute fisica e per il territorio da noi abitato.........e le garanzie si possono dare unicamente in confronti aperti ed informati, programmati con largo anticipo e democratici, non zittendo la gente con il "si fa così, punto e basta!" , aiutati da polizia o esercito......questo almeno pensiamo noi....... l'abc di uno stato di diritto.
testimonianze: (dicembre 2005)
sembrandoci necessaria una
nostra presa di posizione sui recenti fatti della Val di Susa ed anche volendo
esprimere solidarietà a persone che vivono da anni in un grande cantiere, temono
l’amianto degli scavi, affermano che la nuova linea ferroviaria non serve e
prevedono una nuova Tangentopoli, con tutte le conseguenze del
caso…………..abbiamo affidato il nostro pensiero ad un comunicato stampa,
quello che segue, sintetizzato per motivi di spazio.
COMUNICATO STAMPA
L’Associazione
ambientalista AGIRE VERDE di
Livorno, da anni impegnata nella difesa e valorizzazione del patrimonio
naturale, storico e artistico del territorio e nella partecipazione a iniziative
volte alla costruzione della pace e di una società basata sui principi della
democrazia e della nonviolenza
| per
la volontà di imporre un’opera su un territorio con l’opposizione
dell’intera popolazione della valle e dei suoi amministratori,
rappresentanti dell’intero arco delle forze politiche; |
| per
la militarizzazione del territorio; | |
| per
l’ostinazione di voler portare avanti un progetto senza aver ascoltato il
parere di molti esperti (docenti universitari super partes, che non hanno
alcun tornaconto personale) che hanno sollevato perplessità per le falde
acquifere, per la salute (amianto e uranio), per lo smantellamento di
tonnellate di materiale risultante
dalle escavazioni per il tunnel; | |
| per
non aver preso in considerazione i progetti alternativi proposti da studi
commissionati a esperti dalla popolazione locale, che prevedono il
potenziamento della linea ferrata già esistente, all’interno di un
riordino della politica dei trasporti, attraverso l’arco alpino E con un
costo assai inferiore per la comunità; |
RITIENE NECESSARIA L’APERTURA DI UN TAVOLO DI DISCUSSIONE TRA IL GOVERNO E LE POPOLAZIONI E AMMINISTRAZIONI LOCALI, NONCHÉ L’IMMEDIATA SMILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO.
ESPRIME
PIENA SOLIDARIETA’
alla
protesta della popolazione, degli amministratori pubblici e dei movimenti della
Val di Susa che da anni si battono contro la TAV Torino – Lione, una megaopera
destinata a stravolgere l’equilibrio storico e naturale di quella vallata ed a
minacciare la stessa salute degli abitanti e dei lavoratori.
IL DIRETTIVO AGIREVERDE
Livorno 8
dicembre 2005
alle redazioni del “Il Tirreno”, “La Nazione”, “La Stampa”, “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera”; “Il Manifesto”, “Liberazione”.
Per una più completa informazione sulla questione, vi rimandiamo ad alcune note pervenuteci e che vi sottoponiamo, come avute:
Da Diario.it
www.diario.it/index.php?page=inc.home&redir=last
Inchiesta vecchio stile/1 - Noi della Valsusa? Siamo fuori dal tunnel
Altro che egoisti e localisti. Vivono da vent'anni in un grande cantiere. E
ora hanno detto basta. Perché la nuova linea ferroviaria non serve. Perché
temono l'amianto degli scavi. Perché sanno che i lavori stanno aprendo una
nuova Tangentopoli, con vecchi protagonisti
di Gianni Barbacetto
Il più grande scontro mai avvenuto in Italia tra interessi generali e
interessi particolari. Tra i bisogni del Paese, anzi dell'Europa, e le
richieste dei Nimby («not in my backyard»), quelli che dicono: ovunque, ma
non nel mio cortile. Questo è Valsusa, secondo la vulgata corrente. C'è da
fare una grande opera utile per il Paese, anzi per l'Europa. Il più lungo
tunnel ferroviario del continente. La meraviglia - nome in codice: Corridoio
5 - che permetterà di unire Lisbona a Kiev. La soluzione che passando sotto
le Alpi ridurrà da quattro ore a un'ora e mezzo i tempi di percorrenza tra
Torino e Lione. Ma di più: il miracolo che permetterà di togliere un fiume
di camion inquinanti dalla strada e di convogliarli su rotaia; il portento
che quadruplicherà le capacità della ferrovia.
Di fronte a queste meraviglie, che dovrebbero far gongolare anche i verdi
più verdi, un manipolo di oppositori si schiera invece inspiegabilmente
contro, rifiuta il progresso, minaccia di fare le barricate. Nemici della
modernità, Nimby, inguaribili egoisti: dal vescovo ai sindaci, dal
presidente della Comunità montana all'ultimo dei valligiani. In questi
chiari di luna, compito delle forze politiche responsabili, di destra e di
sinistra, da Berlusconi a Fassino, è far capire che gli egoismi localistici
non possono fermare i grandi progetti. Tutto chiaro, dunque, e fine dell'
inchiesta vecchio stile.
Ma è proprio così? No. Perché chi voglia capire senza preconcetti che cos'è
l'Alpetunnel del Frejus, chi provi senza partito preso né preclusioni
ideologiche ad addentrarsi nel mare di cifre, tabelle, disegni, cartine,
progetti, rapporti, finisce per scoprire che l'operazione Valsusa è (anche)
una grande manovra di disinformazione. Ma procediamo con ordine.
Una valle paziente. Nimby? Venite qui a spiegarglielo, a quelli che in
Valsusa ci abitano, che sono egoisti. Vivono da vent'anni in un cantiere. Ne
hanno visti, di funzionari romani e di burocrati torinesi. Ne hanno sentite,
di mirabolanti promesse. Hanno assistito al raddoppio della ferrovia
(concluso nel 1977), che nei progetti doveva avere un traffico di 15 milioni
di tonnellate di merci l'anno (mai raggiunto). Hanno visto crescere l'
autostrada (aperta al traffico nel 1992), costruita nel loro fondovalle,
ricavata nel letto della Dora. Hanno aspettato l'edificazione dei nuovi
argini, che ancora non sono finiti. Hanno visto scavare le gallerie
autostradali sul fronte di frana. Hanno subìto l'alluvione del 2000, perché
il fiume si è alla fine vendicato. Hanno visto sorgere l'elettrodotto di
Venaus. La centrale elettrica di Pont Ventoux. E hanno constatato che cos'è
successo a Bardonecchia: l'unico Comune del Nord sciolto per mafia, perché i
cantieri e i subappalti all'italiana hanno portato la 'ndrangheta al potere,
con seguito di richieste di pizzo e traffici di eroina e cocaina e
occupazione delle istituzioni.
Con tutto ciò, alcuni abitanti della Val di Susa stanno ancora aspettando i
rimborsi degli espropri compiuti vent'anni fa per tracciare l'autostrada:
molti soldi non sono ancora arrivati... Ne hanno viste di cose, ne hanno
sentite di promesse, ne hanno conosciute di facce di bronzo. E oggi non si
fidano più, racconta Claudio Giorno, ambientalista e sindacalista, per anni
considerato troppo verde dai rossi e troppo rosso dai verdi. Aggiungeteci un
piccolo particolare: nell'area tra Borgone e Bussoleno, dove dovrebbe essere
costruito l'interscambio tra la vecchia e la nuova linea ferroviaria,
continua a funzionare la Beltrame, un'acciaieria di seconda fusione, che
ricicla cioè rottame e materiali ferrosi e che provoca tassi d'inquinamento
(e di mortalità) tra i più alti d'Italia. È un giocattolino che pesa sull'
ambiente 80 volte l'inceneritore di Brescia. E che libera nell'aria non
soltanto diossina (prodotto dalla combustione), ma anche Pcb: da dove viene
questo veleno? Non certo dal ferro: ma allora qualcuno sta facendo il furbo
e usa la vecchia Beltrame per smaltire rifiuti proibiti? Questa però è un'
altra storia e un'altra inchiesta.
Ma la pazienza dei valsusini è una, e i loro polmoni solo due. Come stupirsi
se si allarmano quando vengono a sapere che, oltre alla diossina e al Pcb,
nel loro cielo potrebbe arrivare anche l'amianto? A Balangero c'è la più
grande cava d'amianto a cielo aperto d'Europa, ora naturalmente inattiva.
Ora si viene a sapere che i detriti di scavo estratti dalle montagne (lo
«smarino») saranno oltre 15 milioni di metri cubi: come dieci piramidi di
Cheope. Dove metterle? Anche perché, secondo uno studio ufficiale dell'
università di Siena, potrebbero contenere significative quantità d'amianto:
«La possibilità che si verifichino condizioni di rischio sanitario è
assolutamente rilevante», scrive l'oncologo Edoardo Gays dell'Azienda
ospedaliera San Luigi d'Orbassano. L'amianto potrebbe infatti finire per
essere disperso nell'aria.
Infine c'è l'uranio. Il cuore della montagna che, in futuro, sarà trivellata
è radioattivo. Ma qui siamo fin troppo avanti. Meglio tornare al presente.
Una linea (abbastanza) inutile. La nuova linea ferroviaria del Frejus è una
superopera che inizia a nord di Torino, imbocca la Valsusa, scompare per due
volte nella montagna, ad Alpignano e a Bussoleno, con due gallerie (di 21 e
12 chilometri). Poi vola sul viadotto di Venaus, per infilarsi infine nel
supertunnel, quel «tunnel di base» di 53 chilometri che sbuca in Francia, a
Saint Jean de Maurienne. Poi altre due gallerie sul versante francese,
Belledonne e Chartreuse, portano la linea a collegarsi con l'alta velocità
che arriva a Lione.
Il tutto costa come quattro ponti sullo Stretto di Messina. Spiega Andrea
Debernardi, di Polinomia, consulente della Comunità montana della Valsusa:
il preventivo è di 2,4 miliardi di euro per la tratta nazionale italiana,
6,7 per il «tunnel base», 6,1 per la tratta nazionale francese. Totale: 15,2
miliardi di euro. Previsione dei tempi di realizzazione: 15 anni. Ma in
letteratura, spiega il professor Marco Ponti del Politecnico di Milano,
costi e tempi si dilatano almeno del 20 per cento. Viste le prevedibili
difficoltà, la superlinea potrebbe costare una ventina di miliardi di euro
ed essere pronta, se tutto andrà bene, nel 2023. Finché non sarà posata l'
ultima traversina, la ferrovia sarà solo un costo, senza apportare alcun
beneficio almeno parziale, senza poter aver alcuna utilizzazione intermedia.
E poi che cosa succederà?
Il tunnel sotto la Manica è costato meno, 13 miliardi, ed è fallito non una,
ma due volte. Per mancanza di traffico. E serve a unire Parigi e Londra, non
(con tutto il rispetto) Torino e Lione. La superlinea che scavalcherà le
Alpi è del tutto sovradimensionata, rispetto ai bisogni. Potrebbe
convogliare su rotaia merci addirittura per 100 milioni di tonnellate l'
anno, con previsione di farne passare 40 milioni: ci vorrebbero 350 treni al
giorno, uno ogni quattro minuti, alla velocità di 120 chilometri all'ora,
alternati a treni passeggeri da 220 chilometri all'ora. Così il gioco
varrebbe forse la candela.
Peccato però che il traffico ferroviario transalpino sia in calo costante
dal 2000, fatta eccezione per il Sempione e il Gottardo. Dal Frejus oggi
passano merci per appena 7 milioni di tonnellate l'anno (erano 10 milioni
nel 1997) e non c'è alcun segnale di svolta, né realistiche previsioni di
una crescita così vertiginosa. Gli scambi Italia-Francia sono da lungo tempo
consolidati, sono un business maturo in cui non si prevedono nuovi,
clamorosi sviluppi. Del resto è già in corso il potenziamento della linea
esistente che porterà a triplicare la sua capacità, fino a oltre 20 milioni
di tonnellate: a che cosa servirà, allora, la nuova linea? E comunque,
perché far arrivare le merci dalla Francia a 120 chilometri all'ora, quando
poi, arrivate in Italia, si fermerebbero in qualche stazione e
riprenderebbero la velocità media nazionale per i treni merci, che è di 19
chilometri all'ora?
E poi il 70 per cento delle merci che ora passa dal Frejus non corre lungo
la direttrice est-ovest, ma quella nord-sud: vanno e vengono da e per
Digione, Bruxelles, Londra. Su questa direttrice, le nuove linee svizzere
del Gottardo e del Sempione sono più competitive. Quanto agli scambi
continentali sull'ipotetica linea Lisbona-Kiev, tranquilli: si spinge tanto
sulla Val di Susa come se da essa dipendessero per intero le gloriose sorti
e progressive dello sviluppo continentale, ma a est di Trieste non si mette
giù neppure un metro di rotaia.
Niente paura, dicono i fautori della Grande Opera: non ci sono solo le
merci, ci sono anche i passeggeri. E così la linea nata come «alta velocità»
per i passeggeri e poi diventata «ad alta capacità» per le merci ridiventa
magicamente una linea «ad alta velocità» capace di spostare le persone lungo
il mitico «Corridoio 5». Ma la grande corsa Lisbona-Kiev sarà difficile da
fare, non foss'altro per il fatto che le ferrovie spagnole hanno uno
scartamento diverso dal resto d'Europa. «E poi l'alta velocità c'è già. E
non costa un centesimo allo Stato: si chiama Ryan Air», taglia corto il
professor Marco Ponti. «Un biglietto aereo low cost ha un prezzo inferiore
ai biglietti ferroviari, ma soprattutto non richiede denaro pubblico, quello
che le ferrovie invece inghiottono in dosi pantagrueliche».
Difficile infine poter definire «ad alta velocità» una linea quasi tutta in
galleria, intasata dai treni merci, che correrà non a 300, ma al massimo a
120 chilometri all'ora. Alla fine, come dimostra Debernardi, la tanto
sbandierata «alta velocità» tra Lione e Torino farà risparmiare soltanto un'
oretta. Anche perché - udite udite - per poter entrare in Torino i treni
veloci dovranno correre non sulla nuova superlinea, ma sulla vecchia
ferrovia già esistente.
In compenso, il nodo torinese entro cinque anni scoppierà. Anche Milano non
sta benissimo quanto a sistema dei trasporti. Ma per risolvere il problema
Torino e il problema Milano non ci saranno soldi: tutti impegnati nel
supertunnel che piace tanto al ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi.
Treni? No, tunnel. L'architettura societaria per fare l'Alpetunnel è un'
invenzione che supera perfino quella dell'alta velocità o del ponte sullo
Stretto, con apparenza privata e soldi tutti pubblici. Per il nuovo Frejus
si sono alleate le ferrovie francesi (Rff) e quelle italiane (Rfi) che
insieme, al 50 per cento, hanno costituito la Ltf, Lyon Turin Ferroviaire,
con il compito di progettare la superlinea e appaltare i lavori. In questo
caso non hanno fatto neppure finta di tirare in ballo investimenti privati,
project financing, redditività futura: paga Pantalone e basta. Con quali
soldi, visti i conti dello Stato, resterà un mistero.
Ma l'importante è mettere in moto la macchina dei finanziamenti, che poi si
autoalimenterà. A nessuno interessa veramente il risultato, che arriverà
(forse) tra vent'anni. «Treni? Qui non si parla di treni, ma di tunnel»,
ripetono i funzionari delle ferrovie. L'importante è scavare, e cominciare
il più presto possibile. Aprire cantieri. Far girare i soldi. Oggi, subito.
Che cosa importa che il tunnel sotto la Manica sia già fallito due volte? E
che l'Alpetunnel (200 chilometri complessivi) costi 15 miliardi di euro,
mentre il molto più utile Gottardo (270 chilometri) ne costi solo 12? In
tutto ciò, Ltf è il Pantalone che pagherà. Un Pantalone asimmetrico: benché
il controllo della società sia al 50 per cento dei francesi e al 50 per
cento degli italiani, per decisione presa da Lunardi gli italiani pagheranno
di più, il 63 per cento della tratta internazionale (4,2 miliardi) più l'
intera tratta nazionale (2,4 miliardi), per un totale di 6,6 miliardi di
euro; eppure la supergalleria è solo 8 chilometri in territorio italiano e
45 in suolo di Francia.
Ma che importa? A incassare, tanto per cominciare, sarà la Rocksoil della
famiglia Lunardi, incaricata dei «sondaggi» (le prime trivellazioni) in
Francia: così sarà ipocritamente aggirato il conflitto d'interessi del
signor ministro delle Infrastrutture. In Italia incasserà la Cmc di Ravenna,
già pronta a iniziare i «sondaggi» sul territorio nazionale. Con la Cmc,
cooperativa rossa, la Grande Opera diventa bipartisan. Benedetta anche dai
vertici dei Ds, da Piero Fassino in giù, fino all'uomo degli affari della
Quercia a Torino, il molto attivo capogruppo alla Provincia Stefano
Esposito. E benedetta malgrado la fiera opposizione dei diessini della
Valsusa, sindaci compresi e con in testa Antonio Ferrentino, presidente
della Comunità montana Bassa Valle di Susa. Ma, del resto, responsabile
nazionale delle Infrastrutture per i Ds è quel Cesare De Piccoli che fu
indagato e processato (e poi salvato dalla prescrizione) per aver incassato
mazzette dalla Fiat, ai bei tempi di Tangentopoli, sui conti Accademia,
Carassi, Linus...
Costi (tanti) e benefici (pochi). Dunque il (poco) tempo risparmiato dai
(pochi) passeggeri non giustifica un investimento così massiccio. Il
promesso incremento delle merci che potranno essere trasportate con i treni
non combacia con previsioni attendibili su un reale aumento delle merci da
trasportare. Che cosa resta, allora, della grande impresa? Ci saranno grandi
benefici ambientali, ribattono i sostenitori del tunnel, perché le merci
potranno passare dai camion (inquinanti) al treno. Illusione, sostiene più d
'uno studioso. Il professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino,
consulente dei comitati NoTav, ricorda che in Italia soltanto il 17 per
cento delle merci viaggia su rotaia e la quota non è purtroppo molto
incrementabile. Per spostare piccoli numeri dalla gomma al ferro, bisogna
sopportare costi pubblici immensi. Le ferrovie, del resto, nel loro
complesso sono costate in 15 anni all'Italia quanto il Progetto Apollo agli
Stati Uniti. E non abbiamo mandato nessuno sulla Luna.
Marco Ponti taglia corto: «La ferrovia è una tecnologia dell'Ottocento, è
ottima per trasportare per lunghi tratti merci pesanti, che produciamo
sempre meno, o grandi numeri di passeggeri nelle aree metropolitane;
legname, non microchip o abiti di Armani. E poi ha bisogno di immensi
finanziamenti dello Stato, che oggi non ci sono più. Ora, invece, varrebbe
la pena di ridurre le emissioni differenziando i pedaggi e le tassazioni per
i camion: far pagare molto quelli che inquinano di più, così da rendere
economico il rinnovo del parco mezzi circolante. Così il beneficio
ambientale sarebbe diffuso, non limitato a una sola tratta. Se proprio poi
si volesse aumentare la capacità di trasporto merci, allora converrebbe
realizzare il raddoppio del tunnel stradale del Frejus: costa un decimo e le
emissioni possono essere ridotte con i pedaggi fortemente differenziati».
Non ci saranno neppure grandi benefici occupazionali: lo scavo di tunnel è
un lavoro ormai molto automatizzato. «Si metterebbe molto di più in moto l'
economia e l'occupazione con un grande piano di ristrutturazione delle
periferie urbane», valuta Ponti.
I furbetti del tunnellino. Tangentopoli ci ha insegnato che quando girano
soldi pubblici, spesso c'è chi ne approfitta. L'alta velocità è la
Tangentopoli del futuro, prevedeva in un suo libro, qualche anno fa, lo
studioso bolognese Ivan Cicconi. Il futuro è già qui, anche se ancora non
conosciamo nei particolari il nuovo sistema della corruzione. Conosciamo
però il curriculum di alcuni degli uomini impegnati nella grande festa dei
tunnel e delle linee ferrate. Di Lunardi, ministro e progettista, sono
pubblici i coinvolgimenti nei lavori (mediante società di famiglia), anche
se la Ltf li nega decisamente. Alcune inchieste giudiziarie, poi,
evidenziano l'attivismo negli appalti di Ugo Martinat, esponente di An e
viceministro delle Infrastrutture, gran burattinaio degli affari piemontesi
ora indagato per turbativa delle gare per la Torino-Lione, oltre che per i
Giochi olimpici. L'inchiesta sta evidenziando la regia discreta, negli
appalti sabaudi, del costruttore Marcellino Gavio, attorniato da una cupola
di ex funzionari di una delle sue aziende, la Sitaf, che oggi hanno fatto
carriera in proprio e da democristiani o socialisti si sono «riposizionati»
in area An.
Le intercettazioni telefoniche realizzate dalla Guardia di finanza svelano i
retroscena dei maneggi compiuti da questi ex uomini di Gavio, tra cui
Vincenzo Procopio, oggi titolare della Stef, la società che ha progettato l'
autostrada Torino-Bardonecchia, Walter Benedetto, responsabile della
direzione lavori di Ltf, e Gianni Desiderio, del comitato direttivo dell'
Agenzia olimpica. Non sospettando di essere intercettati, parlano tra loro e
con Paolo Comastri, numero uno italiano della società mista Ltf: chiacchiere
tutte da verificare, da furbetti del tunnellino. Desiderio, per esempio,
racconta al telefono che la società Stone è del ministro (vorrà dire
Lunardi?) e che si è alleata con l'Alpina di Milano, una «scatola vuota» che
sarebbe stata messa in campo da Gavio: «Ci ha fottuti, vi ha fottuto», dice
Desiderio a Benedetto. Procopio, che nelle conversazioni telefoniche viene
definito «il cassiere di Martinat», s'arrabbia nei confronti di Gavio, lo
sospetta di brogli nelle gare e progetta di far arrivare contro di lui
interpellanze in Parlamento. Poi lo va a trovare, si tranquillizza e il
giorno seguente spiega la situazione a Benedetto. Infine riferisce a
Desiderio «di aver appreso dai comuni amici della Metropolitana milanese che
non è stato fatto un bel lavoro e che si aspettavano un aiuto più concreto».
Prosegue il rapporto dei finanzieri: «Vincenzo (Procopio) aggiunge che
"serve una botta" e si rende necessario "fare un
intervento". Gianni
(Desiderio) gli dice di andare a parlare con Walter (Benedetto), dato che
lui è il presidente della commissione, per verificare se è necessario
intervenire presso Comastri, per poi passare la cosa a Ugo (Martinat)».
Quando Benedetto riferisce a Martinat che teme grane giudiziarie «per il
cantiere di Modane» e lo informa che c'è di mezzo la Rocksoil della famiglia
Lunardi, Martinat risponde: «Uh, cacchio!». E poi: «Vabbe', pazienza, nella
vita non si vince sempre...». Comastri e Benedetto brigano per far vincere a
Procopio la gara d'appalto per la «discenderia» di Venaus (una delle
gallerie d'accesso ai tunnel). Quando appare ben piazzata, invece, la
società Geodata, i due sospendono la gara: «Geodata ha la maglia rossa, è
vicina alla sinistra». La Guardia di finanza va allora nella sede di Ltf a
sequestrare i documenti dell'appalto, ma i due li fanno sparire: «Li
mandiamo su a Chambery». Comodo, lavorare alla frontiera.
Dalle intercettazioni emerge una certa arietta d'intese bipartisan per gli
appalti ferroviari e stradali piemontesi, con Gavio ben introdotto anche
negli affari che dipendono da Comune, Provincia e Regione, tutti di
centrosinistra. Ma in questa storia d'appalti di rito sabaudo spunta anche l
'ambasciatore Umberto Vattani, che ha contribuito a definire in sede
internazionale l'architettura societaria per la gestione della Torino-Lione.
E spuntano anche alcuni protagonisti della vecchia Tangentopoli. Quell'
Ercole Incalza che fu travolto dallo scandalo di Lorenzo Necci (a lungo
numero uno delle Ferrovie italiane), ma che fu poi subito riciclato
nientemeno che come responsabile del gruppo Economia della commissione
intergovernativa italo-francese che ha preparato l'iter per l'approvazione
del supertunnel da parte dei rispettivi governi: oggi Incalza è consigliere
del ministro Lunardi e membro del «gruppo Van Miert» in sede Ue. E quell'
Emilio Maraini che insieme a Incalza fu il dirigente Fs più vicino a Necci,
per anni numero uno della Italfer, la società incaricata della progettazione
e della vigilanza sull'alta velocità.
Nel 1993 Maraini fu arrestato a Milano dal pool Mani pulite e negli
interrogatori ammise le tangenti pagate come amministratore delegato di
Ansaldo Trasporti per partecipare ai lavori delle metropolitane di Roma e di
Milano. Poi, con un paio di rinvii a giudizio sul groppone, fu messo da
Necci al vertice dell'Italfer, finché finì di nuovo in cella, nel 1998, per
ordine dei magistrati di Perugia, in una delle tante inchieste sull'alta
velocità. Forte di questo know-how, oggi Maraini è consigliere di Lunardi
per gli affari internazionali.
Martinat e Gavio sospendono ogni conflittualità e fanno fronte comune quando
si tratta di pretendere soldi pubblici. Martinat: «Tremonti vuol tagliare le
spese. Noi sosteniamo la tesi opposta, bisogna sfondare ulteriormente.
Andiamo a Bruxelles e diciamo affanculo... Abbiamo bisogno di soldi da
investire quest'anno, il prossimo e quello seguente, se vogliamo vincere le
elezioni! Secondo Tremonti, questo ministero dovrebbe spendere il 10 per
cento in meno in strade, ferrovie eccetera». Gavio: «Roba da matti!». Così
si decidono le grandi infrastrutture e le sorti del Paese. Le teste calde
della Valsusa sono avvisate: non fermeranno il Progresso.
Le diverse versioni dei fatti………….a ciascuno di noi le valutazioni del caso:
Notizie ANSA:
>TORINO - La resistenza dei manifestanti ''e' stata
superata dalle forze
> > dell'ordine senza l'effettuazione di alcuna carica''. Lo afferma in
una
> > nota
> > il Viminale sottolineando che ''negli inevitabili contatti con i
> > manifestanti si sono verificati comunque incidenti con alcuni contusi
e
> > lievi feriti da entrambe le parti''. Tra i manifestanti, prosegue il
> > Viminale, c'erano anche ''antagonisti anarchici''.
>
>(notizia ANSA)
Testimonianza di chi era presente:
>Gianni Ascheri
>6 dicembre 2005
>
>La testimonianza di Carlo Grande, giornalista de La Stampa
>
>VENAUS. Questa notte ero dentro il presidio Anti-TAV e ho visto con i miei
> > occhi quello che è successo: poco dopo le 3.30 celerini, polizia e
> > carabinieri sono arrivati in forze (almeno cinquanta tra furgoni e
> > camionette, più di 500 persone, a occhio e nella concitazione del
> > "momento",
> > che è stato lunghissimo), hanno caricato e picchiato a sangue freddo
> > ragazzi
> > e anziani. Uno stava dormendo, era avvolto nelle coperte e sdraiato
per
> > terra, un'altra, il tipo più imbelle che abbia mai conosciuto, con un
> > collare medico al collo, colpita in fronte, sanguinante, un anziano,
avrà
> > avuto settant'anni, buttato per terra e picchiato.
>
>Ci hanno chiusi nella baracca che la gente usava per scaldarsi, mi hanno
> > tenuto lì quasi un'ora - la tensione era altissima e c'erano feriti -
> > nonostante dicessi che ero giornalista. E' arrivato il sindaco di
Venaus,
> > ho
> > chiesto ancora di uscire e mi hanno fatto andar via. Gli altri sono
> > rimasti
> > lì fino a stamattina alle sette, mi hanno detto che hanno ancora
caricato.
>
>
>A parte TUTTE le altre considerazioni, che sono tante, dico solo una cosa:
> > NON C'ERA BISOGNO DI PICCHIARE, NON C'ERANO FACINOROSI, NON "CI
SONO STATI
> > "SCONTRI", "TAFFERUGLI", MA UNA CARICA CON
PESTAGGI, MANGANELLATE su
> > persone
> > che non opponevano resistenza fisica, ma solo tende, qualche fuoco per
> > scaldarsi, stufe a legna. In quelle ore lo Stato e la democrazia sono
> > state
> > una parola vuota.
>
> >> carlo.grande@lastampa.it
e ancora,
un presidiante (da mail a noi girata ed integralmente riportata):
>Cosa e successo e cosa penso...Ciao a tutti...
>Volevo scrivere alcune osservazioni...l'email è un po' lunga, ma vi
>pregherei di leggerla tutta... martedì notte ero a Venaus... Ero fra quelle
>70-80 persone che presidiavano nella notte delle cariche.... In questo
>momento mi sento INDIGNATO, UMILIATO e INCAZZATO.
>
>Quello che è successo quella notte è un chiaro segnale che siamo in un
paese
>privo di democrazia.
>In quella notte siamo stati picchiati, maltrattati e derisi... In quella
>notte siamo stati trattati come delinquenti.... In quella notte siamo stati
>trattati come bestie (volevano a tutti i costi rinchiuderci nella
>baracca-presidio, anche se fisicamente non ci stavamo e dentro c'erano già
>alcune persone ferite gravemente dalle manganellate... e loro spingevano e
>urlavano per farci entrare.... come alcuni farebbero con le bestie... o
>anche peggio)....
>
>In quella notte ho sentito comandanti della polizia urlare
"massacrateli!!!"
>e mentre urlavano avevano gli occhi pieni di odio.... Ho visto sguardi di
>poliziotti che erano chiaramente sotto stato di anfetamine o coca.... ho
>visto inveire su chi fotografava e picchiarli violentemente (un giornalista
>che fotografava è stato ricoverato in ospedale).... Ho visto una ragazza
con
>un collare al collo essere picchiata fino a spaccarle letteralmente il
>naso... In quella notte ho visto la polizia che con odio devastava tutto ciò
>che incontrava nel passaggio.... Ho visto distruggere con i calci tende da
>campeggio con dentro persone che dormivano..... Ho visto un anziano con
>barba grigia trascinato a terra per metri e poi abbandonato urlando
"è solo
>un vecchio!"....
>
>Ma ho anche visto che tutti noi presidianti ci siamo mossi in maniera
>TOTALMENTE NON-VIOLENTA.... Dopo le manganellate, mentre eravamo sequestrati
>dalla Polizia di Stato che ci teneva chiusi in un cordone per più di 1 ora,
>ci guardavamo negli occhi.... Guardavo gli occhi dei poliziotti... non
>esprimevano nulla... Sentivano le nostre voci che gli spiegavano che cosa
>avevano fatto.... perché noi eravamo lì, cosa ci muoveva... Gli facevamo
>vedere la ragazza con il collare e la faccia piena di sangue.... l'anziano
>agitato tutto sporco di terra e i vestiti sbrandellati.... cercavamo di
>farli sentire dei vermi.... Gli ho chiesto più volte di guardarci negli
>occhi... e nessuno di loro l'ha fatto.... non riuscivano...
>
>Noi invece avevamo lo sguardo di chi fa le cose pulite... di chi si muove
>disinteressatamente perché crede a degli ideali... Fra di noi ci si
guardava
>intensamente, sapendo di avere davanti uno che come te in quel momento
>soffre.... soffre perché si rende conte di vivere una grossa ingiustizia...
>soffre perché in poco tempo si è perso ciò che i nostri anziani hanno
>conquistato donando anche la propria vita.... soffre perché si rende conto
>che non siamo assolutamente più in democrazia.... Fra di noi ci capivamo,
>senza bisogno di parole.... Tutto era chiaro.... e come se si fosse sentito
>il cuore battere di tutti noi...
>
>E sentivamo anche che fuori da quel cordone migliaia di persone erano con
>noi... Veniva la voglia di abbracciarsi, perché eravamo li per una causa
>comune ed avevamo tutti lo stesso sdegno e la stessa collera.... e la stessa
>delusione per le istituzioni e lo stato.... mi sono arrivati sms alle 4,30
>di notte che dicevano "tenete duro, stiamo arrivando...siamo con
voi!!!"....
>E infatti alle 5 del mattino migliaia di persone erano a Venaus... tenute
>distante da noi con i manganelli della polizia....
>
>E poi guardavamo gli agenti..... occhi sempre più spenti... inquieti... di
>chi l'ha fatta grossa e se ne reso conto.... alcuni lucidi.... ma mai
>esprimevano orgoglio o felicità... Forse perché finito l'effetto delle
>anfetamine ci si rende conto? Forse perché anche dopo averci picchiati ed
>umiliati nessuno di noi ha reagito violentemente (e questo non era
>preventivato)?
>In un certo senso mi facevano anche pena, perché il loro sguardo esprimeva
>quanto gli hanno svuotati di personalità, di intenzionalità, di
>sensatezza... quanto non erano più esseri umani.... ma molto vicino a delle
>bestie da guerra.
>
>Quella notte non siamo stati aggrediti ed umiliati solo noi... ma tutta
>l'Italia!!! Quella notte (come anche nei casi di Genova, o aprendo i CPT o
>precariezzando i lavoratori, o umiliando gli extracomunitari o tanti altri
>casi) ci si è resi conto della totale mancanza di democrazia!!! Le
decisioni
>si prendono non per gli interessi della popolazione, ma per avvantaggiare o
>arricchire le banche, le grandi holding e rafforzare chi detiene il potere
>economico.
>
>Ci siamo resi conto, in anni di attività controcorrente, che le due
>coalizioni politiche hanno una sola direzione mentale: il neoliberismo (o
>neofascismo). La differenza fra il polo delle libertà e la falsa sinistra
>che è in Parlamento è veramente sottile: la destra ti fa passare il
>neoliberismo in maniera esplicita, l'Unione facendoti credere che lo hai
>scelto!!! Sul tema NOTAV questo è chiaro!!! Tutti lo vogliono!
>
>Noi del Partito Umanista vogliamo proporvi alcune cose, senza arroganza, ma
>perché ci crediamo:
> a.. Continuare a resistere sul fronte NOTAV con qualsiasi
metodo purché
>non-violento, con metodi di disobbedienza e resistenza civile.
> b.. Trovare qualsiasi metodo non-violento per boicottare le
olimpiadi (non
>si possono fare le olimpiadi nella stessa Valle dove vengono negati dei
>diritti alle persone, come il diritto di libera circolazione o di
>manifestare; in Val di Susa, dove non viene ascoltata una contestazione così
>radicata nella popolazione, dove non c'è democrazia, ma violenza delle
forze
>dell'ordine).
> c.. Chiediamo di strappare le tessere dei sindacati
espressamente proTAV.
> d.. Chiediamo a tutti (sindaci ed amministratori compresi), di
strappare
>le tessere dei loro partiti, in quanto complici di questo svuotamento di
>democrazia e di senso!
> e.. Chiediamo ai vertici dei Verdi e di Rifondazione Comunista
di uscire
>dalla giunta regionale, provinciale e della città di Torino, questo per
>coerenza, se veramente sono contrari al TAV, altrimenti rischiano di dire
>solo parole incoerenti che illudono solo le persone.
> f.. Chiediamo a tutte le forze contrarie (non a parole) al
neoliberismo,
>al neofascismo e all'autoritarismo (proprie delle due coalizioni
>parlamentari e delle giunte sopra citate) di unirsi per formare un terzo
>polo non-violento e propositivo che lotti per la mancanza di democrazia e di
>libera espressione in Italia.
>
>
>A tutti voi che avete letto mi scuso per la mia prolissicità e vi abbraccio
>tutti quanti.
>Saluti NOTAV
>A lé dùra!!! Ma ce la faremo!!!
>
>
>Oscar Peroglia (347.26.03.269)
Lettera al Sindaco sull'inquinamento
Al Sindaco del Comune di Livorno Gianfranco Lamberti
e p.c.
Al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica U.S.L. 6 Livorno
Al Responsabile del Dipartimento A.R.P.A.T. di Livorno
Al Sig. Prefetto della Provincia di Livorno
Al Presidente della Provincia di Livorno
Al Presidente della Regione Toscana
Alla Redazione de "II Tirreno"
Alla Redazione de "La Nazione"
Alla Redazione di "Telegranducato"
Alla Redazione RAI
OGGETTO: Lettera aperta al Sindaco di Livorno. Gianfranco Lamberti
Signor Sindaco,
ci rivolgiamo a Lei poiché negli ultimi tempi sono sempre più frequenti i segnali di allarme e talvolta di preoccupazione relativi alla situazione ambientale nella città di Livorno. Non passa giorno che i quotidiani locali non riportino notizie di nubi maleodoranti, intossicazioni da gas di scarico (?), fanghi contaminati dispersi dalle attività di dragaggio, antenne installate selvaggiamente sul tessuto urbano ecc. ecc. ...
Il timore e lo sgomento salgono. E la cittadinanza risponde come può. Ad esempio, spuntano come funghi comitati cittadini come quello in difesa dalle antenne e dall'inquinamento, oppure quello "Salute e Ambiente di Livorno", così come il susseguirsi di interventi anche su carta stampata (vedi il mensile "Concittadino" di questo mese) oltre alle innumerevoli e costanti lettere di preoccupazione sulla qualità dell'aria che respiriamo o i rumori molesti cui migliaia di persone sono sottoposte.
Adesso ci sembra che la situazione sia arrivata al limite.
Ci rivolgiamo a Lei, caro signor Sindaco, perché la legge La vede il tutore della salute pubblica per eccellenza. Dunque, solo per riferirci al problema dell'inquinamento atmosferico da traffico veicolare, vorremmo ricordare che secondo il Centro Europeo Salute e Ambiente (appartenente all'Organizzazione Mondiale della Sanità), il traffico automobilistico in Italia è responsabile di dieci morti al giorno, 4.600 ricoveri ospedalieri all'anno, 31 mila attacchi di bronchite acuta nei bambini e 30 mila di asma. L'Agenzia Nazionale per l'Ambiente afferma che i trasporti nelle aree urbane causano oltre il 60% delle emissioni di ossidi di azoto (responsabili di affezioni alle vie respiratorie immunodepressione, malattie cardiovascolari e nefriti croniche), il 90% di monossido di carbonio (che si sostituisce all'ossigeno nell'emoglobina e causa vertigini, cefalea, indolenzimento generale, riduzione delle funzioni mentali e peggioramento di malattie cardiovascolari), il 75% di benzene (noto cancerogeno di I classe) e tra il 30 e il 50% delle polveri, le famigerate Pm10, quelle più dannose perché più 'fini' e quindi con la capacità di penetrare nelle zone profonde dei polmoni trasportando un'estesa gamma di batteri, virus e particelle volatili potenzialmente cancerogene. Infine gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), i quali possono danneggiare il tessuto alveolare producendo effetti sistemici su organi bersaglio ed essendo liposolubili, possono essere assorbiti nel tessuto adiposo.
Per non parlare delle conseguenze attribuite al rumore urbano: aumento dell'aggressività, effetti negativi sul sistema cardiaco, disturbi del sonno, effetti antisociali e fonte di gravi forme di stress. Come sicuramente saprà, è stato dimostrato un incremento del consumo di psicofarmaci (tranquillanti e sonniferi), nelle aree urbane situate in prossimità delle principali arterie stradali. Gli stessi effetti sono stati registrati sulla popolazione esposta a campi elettromagnetici. In Danimarca si è rilevato che nelle zone caratterizzate da un livello di rumore superiore a 70 dB, la popolazione esposta tende a consumare più tranquillanti ed a ricorrere più frequentemente alla consulenza di uno psicologo o di uno psichiatra, rispetto ad una popolazione con caratteristiche confrontabili, ma residente in aree urbane caratterizzate da livelli diurni nettamente inferiori.
E a Livorno cosa accade?
Sappiamo per certo che è una delle città italiane a più alta incidenza di tumore al polmone, che nubi maleodoranti costringono decine di cittadini a recarsi urgentemente all'Ospedale; senza parlare dei 'buchi' sulle carrozzerie delle auto parcheggiate in prossimità della centrale dell'Enel, causati molto probabilmente dall'acido fosforico; oppure le auto 'verniciate' vicino al cantiere navale "L. Orlando", il quale, inserito nella zona più densamente popolata della città, sabbia e vernicia a cielo aperto migliaia di metri quadrati di superfici navali con sostanze antivegetative altamente tossiche. E poi ci sono altri due inceneritori: "Picchianti", che brucia rifiuti urbani e scarti industriali e "Agip", che brucia pure rifiuti industriali. Non è un caso che Livorno sia stata inserita tra le città ad alto rischio e appartenga all'elenco dei Comuni toscani per condizioni critiche tra pressione ambientale ed emissioni di inquinanti nell'atmosfera.
Insomma, Signor Sindaco, adesso siamo stufi. Stufi di essere tranquillizzati. Stufi di sentirci dire che "tanto a Livorno c'è il vento". Stufi di non avere alcun dato disponibile circa l'inquinamento benché esista una precisa legge che sancisce l'informazione ai cittadini.
Dov'è la rete di monitoraggio per l'inquinamento atmosferico da traffico veicolare? Dove sono le mappe dell'inquinamento acustico? Dove la 'famosa' zonizzazione in base al rumore? Quale il piano dei rischi sulla popolazione, rischi provenienti dall'attività industriale? Questi sono solo alcuni esempi.
Ci si chiede come l'Amministrazione comunale, per esempio, possa approntare una qualsiasi forma di intervento sul traffico senza essere a conoscenza dello "stato dell'arte" cioè senza possedere dati sulla situazione attuale (per esempio mancano i dati relativi agli incidenti stradali a Livorno che risalgono al 1996, oppure, è stato attuato un Piano del Traffico senza sapere quanti veicoli, auto e ciclomotori, insistono sul tessuto cittadino!). Dovremmo affermare che l'Amministrazione non riesce ad avere il controllo del territorio? Che la situazione ambientale le è sfuggita completamente di mano?
I cittadini vogliono vera informazione, precisa, e non più rassicurazioni fondate su dati inconsistenti o addirittura inesistenti. Vorremmo inoltre ricordarle che in alcuni Comuni della Toscana stanno 'volando' denunce e diffide alle Amministrazioni per non attuare una seria e attenta politica di tutela della salute pubblica. Sperando che possa darci alcuni chiarimenti, rimaniamo nell'attesa di una risposta.
La replica. «Ambiente, ecco cosa fa l'amministrazione»
IL TIRRENO 20 marzo 2001
LIVORNO. L'amministrazione comunale replica alla lettera aperta di "Agire verde", pubblicata sul Tirreno con il titolo "Smog, il Comune non ci rassicura più".
"Il Comune di Livorno pone, da tempo, particolare attenzione alle problematiche ambientali; negli ultimi anni infatti sono stati attuati numerosi interventi di pianificazione, risanamento e riqualificazione finalizzati alla valorizzazione generale della nostra città ed in particolare del lungomare e del centro storico.
Tale politica si è basata anche sull'attivazione di un monitoraggio delle varie matrici ambientali particolarmente attento ed approfondito; il Comune, assumendone gli oneri, ha infatti sottoscritto con Arpat specifica Convenzione per il monitoraggio ambientale ed è stato così possibile implementare le attività di rilevamento e di controllo, già normalmente svolte come compito istituzionale da Arpat e dall'Azienda Usi 6.
Relativamente all'inquinamento elettromagnetico, la città di Livorno dispone del censimento delle sorgenti e, in questo settore, ha attuato interventi basati sul principio della cautela.
Relativamente all'inquinamento atmosferico, la città dispone di una rete di monitoraggio della qualità dell'aria per gli inquinanti industriali, di un mezzo mobile e del Centro Operativo Provinciali cui afferiscono tutti i dati acquisiti. Sono state inoltre attivate estese campagne per la determinazione del benzene e, entro tempi brevi, la Provincia completerà la rete di rilevamento con l'installazione delle centraline per il traffico urbano (le relative concessioni sono state rilasciate dal Comune il 14 marzo a fronte delle richieste inoltrate dalla Provincia il 7 marzo 2001).
Relativamente alle aree critiche ad elevata concentrazione industriale, Livorno dispone del Piano di risanamento, approvato dal Comitato di Coordinamento e, in parte, già finanziato dal Ministero dell'Ambiente e dalla Regione Toscana.
Relativamente al problema del rumore, il Comune di Livorno ha ottenuto (dal Ministero dell'Ambiente e dalla Regione Toscana) specifici finanziamenti per la predisposizione del clima acustico, della classificazione acustica del territorio e del piano di risanamento. In merito sono stati completati vari elaborati tecnici, ora all'attenzione della Giunta Comunale.
Relativamente al problema dei rifiuti, la città dispone di un termovalorizzatore regolarmente autorizzato (in merito a tale impianto non è pervenuta all'Azienda ASL 6 alcuna segnalazione per inconvenienti igienico-sanitari nel corso del 2000). In attuazione a quanto previsto dal Piano Provinciale dei rifiuti, l'impianto sarà ampliato, in pratica sostituito da tecnologie più avanzate, con forte riduzione dell'impatto ambientale.
L'Amministrazione Comunale intende proseguire su questa base, continuando l'azione di monitoraggio per programmare interventi finalizzati al contenimento dell'inquinamento ambientale. Nella consapevolezza di dover riuscire a passare sempre più dal governo dell'emergenza ad una pianificazione generale di tutti i vari problemi ambientali, intende mettere in atto tutti i possibili strumenti e quindi utilizzare non solo le indicazioni normative, ma anche processi innovativi quali quello dell'Agenda Locale 21. Un processo nuovo che prevede il coinvolgimento di tutti gli "attori interessati", compreso quindi il nuovo Comitato "Agire Verde" che potrà portare un proprio contributo nell'ambito di una politica partecipata, e consapevole che una corretta azione locale porta benefici non solo immediati e sul proprio territorio, ma su ecosistemi più estesi e per i periodi in cui vivranno le nostre generazioni future".
|
Homepage |
Come aderire |
Le foto |
I link |