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Parco Monti Livornesi

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2019

vedi PROGRAMMA primo semestre             vedi PROGRAMMA primo semestre

Si ricorda che le iniziative sono riservate agli associati, i quali, con il tesseramento annuale si rendono tutti compartecipi delle responsabilità e della gestione dell’associazione stessa. Chi non è socio può comunque partecipare una tantum alle escursioni, versando 5 euro che verranno considerate come acconto del successivo tesseramento, da effettuarsi in occasione di una prossima uscita ( €.15 singolo/€.20 familiare ).

L'iscrizione ha validità annuale, con rinnovo entro il mese di aprile dell'anno successivo e si può effettuare o partecipando ad un'iniziativa e versando la quota al referente dell'iniziativa stessa, che poi la consegnerà al tesoriere, oppure contattando direttamente il tesoriere: attualmente Luisa Rocchi - luisa.massimo@gmail.com - 349 7114943

note e regole di partecipazione:

1) tramite una mailing list vengono effettuate comunicazioni di vario tipo agli associati, dai periodici incontri nell'attuale sede (via Roma 230 c/o locali annessi al museo di storia naturale) ad eventi interessanti ma gestiti da altre associazioni etc.etc................chi vorrà ricevere tali informazioni è sufficiente che lo comunichi ad agireverde@tin.it .

2) per partecipare alle diverse attività dell'associazione si deve prendere atto che diventando soci ci si corresponsabilizza nella gestione dell'associazione stessa, divenendo tutti con eguali diritti/doveri essendo quindi tacitamente inteso che, non esistendo accompagnatori professionali e retribuiti, i referenti occasionali (anch'essi soci) che si prestano alla conduzione ed auspicati in ampia rotazione, non saranno mai da considerarsi responsabili per eventuali incidenti possano verificarsi in occasione delle diverse iniziative. E' sottinteso come sia opportuno verificare le proprie condizioni fisiche prima di partecipare alle escursioni, benchè esse siano sempre previste per essere alla portata di tutti, trattandosi sempre di percorsi oggettivamente privi di qualsiasi rischio.

3) Partecipando ad una iniziativa, quando non previsto altrimenti, è opportuno farlo sapere entro il venerdi sera precedente, al più tardi (lasciando nome, numero di partecipanti e telefono) per essere avvertiti di eventuali mutamenti di programma anche all'ultimo minuto, senza correre il rischio di arrivare nel luogo dell'appuntamento quando questo è stato precedentemente annullato per maltempo o altro motivo.

4) Per favorire l'amalgama tra soci e direttivo (rinnovabile a scadenza, a norma di statuto) e far sentire tutti responsabili della crescita dell'associazione, intesa non solo come momento aggregativo ma anche come attrice di cambiamento in tema di politiche ambientali e salvaguardia del territorio, ogni primo mercoledi di ogni mese ( o comunque quando stabilito dal direttivo in carica) è indetto un incontro soci/direttivo in via Roma 230, c/o locali annessi al museo di storia naturale alle h.21.15, come precedentemente specificato.

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Avvertenze: prima di iniziare un trekking, oltre ad auto valutare la propria condizione fisica, senza barare, vi consigliamo la lettura di questo sito, utilissimo per chi ha poca pratica di escursionismo. Da ricordare, quando si affrontano dislivelli, che in media per circa 250/300 metri occorreranno circa 1 ora (ma se anche ce ne mettete h.1,30 va bene lo stesso), non dimenticando comunque eventuali soste di recupero di 15 minuti ogni ora (in escursione non c’è alcun record da battere!).            http://xoomer.virgilio.it/geotrek/page271.htm . Ovviamente è scontato che si debbano calzare scarpe da trekking con suola robusta e non scarpette tempo libero.

Buona lettura e buone scarpinate con Agire Verde.

ps: informatevi sempre e personalmente c/o il referente di eventuali problemi che possano esserci sul percorso, anche in base alla propria condizione fisica, del tipo: dislivelli da superare; cosa fare se, sentendo la stanchezza, non si riesce a tenere passo di chi va più veloce; se c’è acqua per rifornirsi etc.etc.

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2019 primo semestre

Domenica 12 gennaio - Anello di Camaiore

Domenica 26 gennaio - gli arenili tra Donoratico e San Vincenzo

Domenica 17 febbraio - due passi in borgo (Montecarlo)

2 e 3 marzo - week end a ciaspolare

Domenica 31 marzo - andar per borghi - a Casale Marittimo da Poggio Gagliardo

Domenica 14 aprile - in val d'Elsa - la Galleria del Granduca

Domenica 28 aprile - Anello: dal Gabbro al ponte romano sul botro Riardo

Domenica 12 maggio - i trekking di Camaiore Antiqua

Domenica 26 maggio - il Montalbano e Leonardo da Vinci

 Giugno - escursione per amanti della montagna

 dal 20 al 27 luglio - gitone in Alta Valtellina, nel Parco dello Stelvio

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Anello di Camaiore - 12 gennaio

Il camaiorese è una zona ricca di charme e tradizione che si estende dalle vette delle Alpi Apuane fino al mar Ligure, nel cuore della Versilia. Idealmente si può parlare di quattro grandi aree: le colline delle Seimiglia, il capoluogo con la sua valle, la piana di Capezzano ed infine il litorale di Lido di Camaiore e ciascuna di esse ha tipicità particolari, dalle pendici dei monti ricoperti da boschi che, man mano che si sale, divengono pascolo alpino, al piano che divide la costa dalle colline ad ovest o anche alle piccole oasi, con le caratteristiche originali del territorio paludoso tipico delle pianure costiere mediterranee. La possibilità esplorativa quindi è molto ampia ma il percorso definitivo sarà tuttavia comunicato in seguito, molto dipendendo dalle informazioni che ci perverranno sulla manutenzione di alcuni importanti sentieri, ad oggi ancora da rivisitare da parte delle cooperative incaricate di controllarne l’agibilità.info: Laura Malevolti 338 9083212

Domenica 26 gennaio - Gli arenili tra Donoratico e San Vincenzo

Il trekking sulla spiaggia tra Donoratico e San Vincenzo si sviluppa su un tracciato diverso dagli altri, di recente progettazione e contrassegnato da cartelli sulle distanze, diventando in breve un prezioso servizio per bagnanti e turisti, oltre che percorso escursionistico classico della costa degli etruschi. La spiaggia è di sabbia dorata e fine e si estende per chilometri e chilometri, punteggiati, oltre all’antica Torre di San Vincenzo, da suggestive fortificazioni e vedette di avvistamento, un tempo utilizzate per la difesa della costa dagli assalti dei pirati. Da dire infine che saremo prossimi all’oasi floro-faunistica del Parco di Rimigliano, dove fiorisce il giglio di mare e le dune sabbiose sono ricoperte di ginepri, di mirto e di lentisco, con boschi di lecci e sugheri e la folta pineta che lambiscono l’arenile. Info: Laura Malevolti 338 9083212

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Domenica 17 febbraio - a spasso per borghi: Montecarlo        

Montecarlo di Lucca è un piccolo borgo fra la Lucchesia e la Valdinievole che val la pena di visitare per numerosi motivi, primo tra tutti il paesaggio poiché si erge su un colle che domina tutto il territorio circostante, regalando un panorama davvero unico, ipnotizzante per la sua bellezza. Altro protagonista del suo fascino particolare sono poi le imponenti mura che la circondano le quazli, nonostante il tempo passato sono in ottime condizioni, come lo sono i suoi vicoli stretti  dove è piacevole perdersi in un girovagare senza mèta, andando a zonzo a partire dalla piazza principale, una bellissima terrazza di pietra antica.

Da ricordare anche il  Museo del Vino  (presso il Club Enoteca La Lavagna), fornito di testimonianze fotografiche e descrittive con attrezzi di quell’epoca che raccontano dalla raccolta dell’uva al suo imbottigliamento. E’ la fortezza però che domina l'abitato medievale, nota anche come Rocca del Cerruglio dal nome delle più antiche fortificazioni che sorgono sul luogo, che merita un’occhiata, anche da fuori. Il primo complesso militare, a pianta triangolare, nasce probabilmente tra il XII° ed il XIV° secolo, quando ancora non esisteva il borgo fortificato, fondato nel 1333 per volere della potente e vicina Lucca e di Giovanni e Carlo di Boemia (da cui il nome di Montecarlo), venuti in aiuto dei Lucchesi contro i Fiorentini. Fino a quel momento in un'altra zona del colle sorgeva il Castello di Vivinaia, residenza della contessa Matilde di Canossa, distrutto dai Fiorentini nel 1332-33 durante la fuga dovuta all’arrivo di Giovanni e Carlo ed i cui resti si trovano oggi sotto l’attuale cimitero, poco al di fuori del borgo e della cinta muraria.  .

Da vedere, scendendo da piazza d’Armi:

1) Il convento di S. Anna, costruito nel 1614 inglobando nella costruzione anche l'antico palazzo pretorio (stemmi su Piazza Francesco Carrara- il più antico è del 1338- ed alcune case private verso la metà di quel secolo.

2) La Chiesa di S.Andrea fu costruita entro la prima metà del secolo XIV e completamente ristrutturata e trasformata secondo il gusto dell'epoca sul finire del secolo XVIII (1783).
Della chiesa trecentesca, oltre alla parte inferiore della facciata, restano soltanto un pezzo dell'architrave dell'antico portale (attualmente murato in fondo al corridoio della Prepositura) ed una sezione del fregio dipinto che anticamente correva sotto il tetto (visibile dalla scaletta che sale al pulpito, nel passaggio fra la seconda e la terza Cappella, a destra di chi entra). Da vedere anche la Fonte Battesimale di S. Andrea, nel battistero situato all'interno della base del vecchio campanile, si trova il fonte battesimale della Pieve di S. Andrea. Costruito a partire dal 1580, grazie alle donazioni di Annibale Tolomei e Pietro Bocciantini, presenta una vasca altamente simbolica, di forma ottagonale costruita in marmo bianco di Carrara, intarsiato con altro marmo colorato e ricavata in un unico blocco alto circa un metro. Nella parte anteriore del fonte vi è un disco raggiato con un cherubino, sormontato dallo Spirito Santo. Sui fianchi, l'antico stemma del Comune di Montecarlo con le catene incrociate ed il simbolo dell'Opera Maggiore della Chiesa. La cappella circolare, in stile tardorinascimentale fu costruita nel 1596, i pilastri sono in pietra serena e sorreggono il motto "venite sitientes".

4) Teatro dei Rassicurati

La storia del settecentesco TEATRO montecarlese è legata a quella dell'ACCADEMIA degli "ASSICURATI" (poi a partire dal 1795, dei "Rassicurati") che ne fu la creatrice e la proprietaria e che lo gestì fino al 1966, quando il teatro, da lungo tempo inattivo e abbandonato al saccheggio e alle intemperie, fu, in extremis , strappato alla demolizione, già decretata, dall'indignazione popolare. L' ACCADEMIA degli ASSICURATI fu fondata nel 1702 ad iniziativa di 19 notabili montecarlesi e ricevette in dono dal conte Muzio della famiglia de' BARDI di VERNIO la sua prima sede, al n. 60 di Via GRANDE, sopra l'attuale sede della Cassa di Risparmio di Lucca. Cinquant'anni dopo, i locali di Via Grande vennero definitivamente abbandonati ed il 4 novembre 1750 ventidue rappresentanti delle più notevoli famiglie montecarlesi, acquistate le due case contigue di Agostino Francesco BIANUCCI in PESCHERIA, dettero incarico al socio G. Domenico NALDI di provvedere all'allestimento di un SALONE - TEATRO, con palchi a ringhiera. Infine nel 1795, acquistate altre due case (GIORGI e PANCANI), a cura di G. Pietro BERNARDINI e su disegno dell'ingegnere Antonio CAPRETTI, il vecchio teatro fu completamente ristrutturato e trasformato, secondo i gusti e il costume dell'epoca, in teatro d'opera, con due ordini di palchetti, complessivamente in numero di 22.
Per tutto il secolo XIX il TEATRO dei RASSICURATI fu particolarmente attivo e richiamò frequentatori - a volte perfino illustri quali il sommo musicista GIACOMO PUCCINI che veniva a Montecarlo in visita alla sorella Ramelde - anche dei centri vicini: sul minuscolo palcoscenico passarono quasi tutti i capolavori del melodramma italiano, alternati a spettacoli di prosa talvolta veramente notevoli. Nel 1894 infine, con l'aggiunta dei quattro palchetti di proscenio e con il raddoppio del palcoscenico, il teatro venne di nuovo ingrandito ed assunse la forma e le dimensioni attuali.

Torre "il Fortino" e sotterranei medioevali
Ad un tiro di balestra dal maschio della rocca del Cerruglio si trovano i resti di una torre medioevale di avvistamento detta comunemente "Il Fortino". Essa, pur mozzata, misura in pianta cinquanta metri quadri. La leggenda narra che qui uscisse il passaggio segreto proveniente dalla fortezza per le sortite dei soldati assediati. Sono accertate, a Montecarlo, anche gallerie sotterranee sotto il bastione a scarpa a fianco della piazza d'armi, che proseguono nell'altro bastione prospiciente la rocca. Tali opere difensive furono fatte costruire da Cosimo I de Medici nel 1556. Un altro sotterraneo a volta ha l'ingresso dalla via della Pubblica Fonte e si indirizza sotto l'abitato del centro storico

La cinta muraria, nel suo complesso, risale all'epoca della fondazione del paese (1333): in qualche punto non corrisponde più però a quella originaria: la parte meglio conservata e più agevolmente visibile è quella che va dalla PORTA NUOVA alla cosiddetta "Tomba", alla TORRE DEL BELVEDERE e quindi alla PORTA FIORENTINA. All'interno della cinta muraria correva un tempo la "Via delle MURA

 Le Porte del Castello originariamente erano quattro:
- LA PORTA FIORENTINA: risalente, come le altre, all'epoca della costruzione delle Mura, ma successivamente (sec. XVI) rialzata: sono ancora visibili i merli frontali che definivano il culmine originario.
- LA PORTA NUOVA (poi PORTA DELL'ALTOPASCIO): riaperta e rialzata nel 1598: deve a questo fatto il suo nome attuale.
- LA PORTA A LUCCA o PORTICCIOLA: originariamente di più piccole dimensioni, fu ricostruita ed allargata fra il1570 e il 1594.
- LA PORTA A PESCIA: chiusa da epoca immemorabile, è tuttavia visibile sullo spigolo nord delle Mura (discesa per PIAZZA D'ARMI).

in auto: Livorno, lucca, capannori, porcari, montecarlo

La Fortezza è visitabile da Maggio ad Ottobre, sabato e domenica con orario 16-19.30.

Ingresso 5 Euro, 8 Euro con visita guidata (anche in lingua inglese e francese).Informazioni: 0583 22401 –

approfondimenti -

http://www.promontecarlo.it/cartina_montecarlo.html

http://www.promontecarlo.it/galleria_immagini_montecarlo.html

http://www.castellitoscani.com/italian/montecarlo.htm  vedi questo per la storia

 Tempo stimato per la visita al borgo h.1.30 + 0,30 percorso mura

  Info: Luciano Suggi - 0586 406468 (ore serali) o 339 8700530

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Ciaspolare che passione! Il 2 e 3 marzo

Quest’anno non ci allontaneremo troppo per la ciaspolata, sia per rendere meno disagevole il viaggio di ritorno che per avere il rifugio del pernottamento prossimo a dove sosteremo con l’auto e la nostra mèta sarà l'Abetone.  Soprattutto andremo lungo i sentieri dei tracciati per lo sci di fondo, per faggete ed abetaie ghiacciate e silenziose ma chi vorrà  potrà però anche aggregarsi a chi andrà per percorsi meno piani, come quelli verso il lago Nero.

Alcuni esempi di percorsi possibili (da https://www.abetone.com/ciaspolate-abetone.asp):

o  Anello del Maiori: tempo di percorrenza 2 ore, passeggiata non impegnativa che parte dalla piazza di Abetone e raggiunge le pendici del monte Libro Aperto.

o  Abetone – Verginetta – Boscolungo: tempo di percorrenza 2 ore e 30 minuti, passeggiata non impegnativa fra i boschi del Monte Maiori.

o  Anello del Doni: tempo di percorrenza 1 ora e 30 minuti, passeggiata facile attorno al paese dell’Abetone.

o  Lago Nero: tempo di percorrenza 1 ora e 30 minuti, passeggiata non impegnativa ma con qualche tratto tecnico che dall’Orto Botanico raggiunge il Lago Nero. Info : Rossano Poggi - 0586 375131 (ore serali) o 331 1131900--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

    

     Domenica 31 marzo -

    da Poggio Gagliardo a Casale Marittimo (andar per Borghi)

a casale M.moIn Val di Cecina, nella parte meridionale della provincia di Pisa ed a 15 minuti dalla costa tirrenica, felicemente posizionato per le terre e la campagna, andremo da Poggio Gagliardo a Casale Marittimo seguendo quel percorso tra vigneti, colline e storia che abbiamo dovuto rimandare per maltempo, in occasione della nostra visita enologica dello scorso novembre. 

L’escursione avrà inizio dalla fattoria di Poggio Gagliardo e, tagliando per i vigneti, ci condurrà ad alcune grotte utilizzate come rifugio nella seconda guerra mondiale, su un tratto di strada di epoca romana ed infine a Casale Marittimo, borgo medievale tra i più belli d’Italia, come attestato dall’assegnazione della Bandiera Arancione del Touring Club. Non ci sono difficoltà particolari da superare e quindi è un’iniziativa per tutti, in un contesto naturalistico di grande bellezza Info e dettagli: Laura Malevolti 338 9083212

Casale Marittimo - Su una collina, nel bel mezzo della Toscana,  improvvisamente sembra di entrare nel Medioevo. E' quello che succede se si visita Casale Marittimo, un piccolo borgo che sorge nella zona di Cecina, nella provincia di Pisa. Nonostante il suo nome, questo minuscolo villaggio, non è sul mare, ma si  trova a circa sei miglia di distanza dal litorale. Tra le stradine di pietra che si inerpicano intorno al centro storico regna il silenzio, sorvegliati dal castello, cuore della città, dove si aprono delle terrazze che offrono una spettacolare vista fino al mare. Nelle giornate limpide è possibile vedere le isole dell'arcipelago toscano: Elba, Capraia e Gorgona. Anche se le vacanze a Casale Marittimo sono perfette per "non fare nulla", ci sono molte cose da vedere. Ovviamente il Castello è una delle attrazioni più forti, di questo oggi  si possono ammirare solo alcuni resti delle mura. Da vedere la casa del Camarlingo, che si trova nelle mura difensive ed è senza dubbio uno degli edifici più antichi della città, in quanto il camarlingo era una specie di tesoriere addetto alla riscossione delle tasse e nominato direttamente dal feudatario.

Da:   https://travel.fanpage.it/casale-marittimo-un-minuscolo-borgo-in-toscana/

Altro: https://it.wikipedia.org/wiki/Casale_Marittimo

 

         https://www.visittuscany.com/it/localita/casale-marittimo/

Domenica 14 aprile: La galleria del Granduca in val d'Elsa.

L' Itinerario, di grande interesse storico e religioso, ha inizio da Fungaia (siamo in Val d’Elsa) e, con dislivelli di poco conto, transita da S. Colomba e S. Leonardo al Lago, importante eremo medievale, come testimoniano i cicli di affreschi che decorano le pareti interne della Chiesa. Da qui raggiungeremo l'ingresso della Galleria del Granduca, importante scolmatore sotterraneo fatto costruire dal Granduca Leopoldo (a.1.766) per la bonifica del Pian del Lago che, stagnando per 156 ettari circa e con altezza talvolta anche di oltre tre metri, rendevano estremamente insalubre la zona. L’imponente e grandiosa opera idraulica ha una lunghezza di mt.2.173 e come caratteristiche principali una  “volta a botte” in mattoni ed una pavimentazione in pietra serena, con pendenza del 2 per mille.

Itinerario:  sentiero c.a.i n16 in zona val d'Elsa a Monteriggioni - lunghezza km. 8(12 - percorrenza ca 3 ore

Descrittivo - Il sentiero n° 116 si stacca dal sentiero n° 113 (che da Caldana conduce a S. Colomba) presso una radura con quattro grandi querce, poco sotto il podere Pastine di Sotto. Si segue la carrareccia che sale in breve alla suddetta casa colonica, aggirandola sulla destra. Dopo l’edificio si continua per una stradina di bosco dal fondo assai disconnesso, che procede in lieve salita. Più in alto questa s’immette in una strada bianca che va seguita verso destra, in direzione di Bellaria. Dopo l’ultima casa di Pastine di Sopra (m 350), in prossimità di un bel cipresso solitario emergente da un gruppo di lecci si devia a sinistra, imboccando una mulattiera: questa scende per il lecceto, costeggiata all’inizio da un vecchio muro a secco. Oltrepassata un’abitazione (destra), si giunge all’Eremo di S. Leonardo al Lago (m 292), che va aggirato sulla sinistra, raggiungendo così la parte posteriore del complesso. Qui prende avvio a destra il sentiero n° 117 che porta alla Strada del Ferratore. Il sentiero n° 116 prosegue invece diritto, in direzione Nord-Est, ed esce ben presto sulla strada bianca presso la località Osteriaccia. Qui si deve imboccare un sentiero che ha inizio sull’altro lato della strada, poco a destra dell’edificio. Si passa subito a monte dell’Inghiottitoio del Mulinaccio e, attraversato il bosco di cerri, si esce infine nei campi del Pian del Lago, a breve distanza dall’obelisco denominato “Guglia”, fatto erigere dal Granduca Leopoldo di Lorena. Dietro la stele ha inizio la galleria di bonifica del Pian del Lago, detta “Galleria del Granduca”. Si scende dunque nel canale e, muniti di torcia elettrica e stivali di gomma, si va a percorrere i 2173 metri di galleria (attenzione: dopo periodi molto piovosi la traversata non è effettuabile). All’uscita del tunnel si guada il Torrente Rigo e si sbuca sulla Strada Provinciale del Ferratore (Volte Basse – Pian del Lago). Il tempo di percorrenza di questo itinerario è leggermente più alto della media, dato che per l’attraversamento del Canale del Granduca occorre un’ora abbondante. Volendo tornare a piedi a S. Leonardo al Lago, è consigliabile seguire il sentiero n° 117, che inizia dalla Strada del Ferratore, a breve distanza dal punto in cui termina il sentiero n° 116 (in sostanza, usciti sulla strada bisogna dirigersi verso destra – Nord).

http://www.terresiena.it/it/itinerari-trekking/item/sentiero-del-cai-n-116

                       sentieri della val d'Elsa

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Dal Gabbro al “ponte romano” sul botro Riardo (anello)

Utilizzando la nuova segnaletica del Parco dei monti livornesi, realizzata e messa in opera grazie al lavoro delle associazioni aderenti al “progetto occhisullecolline”, oggi percorreremo un interessante anello che si sviluppa ora in zone boschive, ora per tratte agresti ora infine nella valle del botro Riardo, sotto i rilievi di Monte Carvoli e del Monte Pelato, nel Parco di Camaiano, arrivando al cosi detto “ponte romano di Castelnuovo della Misericordia”, benchè le sue origini siano più recenti e  verosimilmente tardo settecentesche, costruito per rendere raggiungibile una fornace di mattoni oltre il botro Riardo, anche durante eventuali periodo di piena.

L’escursione inizierà dal paese del Gabbro per raggiungere i vecchi lavatoi, un itinerario che veniva seguito dalle donne del Gabbro per andare ad attingere l’acqua ed a lavare i panni dalla seconda metà del 1600 fino alla seconda del 1900. Saremo parzialmente sul “sentiero del mille” (tracciato altomedioevale che collegava i borghi collinari a Vada e quindi al mare, anche se la costa era tuttavia raggiungibile ben prima, prendendo per la via vecchia della Marina del m.Pelato), per boschi e viottoli di campagna che si alternano piacevolmente, in un trekking di circa h.4/4.30, escluse le soste.

Dettaglio: Dal parcheggio del Gabbro saliamo all’asfaltata e prendiamo subito per via della Rosa, di fronte a noi e ben riconoscibile per la presenza di un ambulatorio veterinario. Andiamo avanti per circa 10 minuti, uscendo dal paese e trovando prima un’edicola votiva a sinistra e quindi un bivio che ci indica Colognole andando avanti e Ricaldo invece a destra.

Scendiamo per Ricaldo, ora nel bosco, ora uscendo verso i coltivi ed in altri 20 minuti siamo ai lavatoi del Gabbro, di cui si ha notizia fin dal tardo ‘600. Una breve visita e risaliamo quindi per una stradina sterrata (a destra) che ci riporta sull’asfaltata in circa 20 minuti. Prendiamo ancora a destra per altri 10 minuti sulla provinciale ed iniziamo l’avvicinamento al ponte romano, facendo attenzione a scendere alla nostra sinistra (ben evidenti i cartelli che indicano la direzione da seguire, seguendo il sentiero 199). Ci aspetta adesso un saliscendi di circa h.1, per zone boschive, sterrati e canneti e viottoli lastricati di massi, vestigia degli antichi tracciati, finchè, dopo aver guadato il botro Riardo, saremo ad un cancello grigio dove gireremo a sinistra per altri 45 minuti, per raggiungere il “ponte romano”. Il ritorno sarà per questo stesso sterrato, altre h.0,45 dunque, ma andando questa volta a diritto per h.0,20 finchè, alla nostra sinistra, troveremo un breve stradello a fondo chiuso dove noi gireremo invece alla prima carrareccia a destra. In altre h.0,30 saremo al botro Sanguigna ed ai suoi mulini e, girando a destra e seguendo il corso d’acqua termineremo la nostra passeggiata, risalendo per circa h.0,20 (unica salita impegnativa) ed arrivando al campo sportivo prima e dopo ancora al parcheggio dove avremo lasciato le auto.

Tot. Prima parte h.1 + seconda parte h.1.45/.Ritorno circa h.1.45 Calcolare le soste al ponte h.1 (sosta pranzo). Trekking di h.4.30/5 + soste.

Altre note descrittive :

1) Gabbro - Sorto sul versante orientale dei monti livornesi ha origini medievali: mai citato dalle fonti come castello – nel ‘300 è definito ‘comune rurale’ - l’agglomerato ereditò probabilmente la popolazione dei vicini castelli di Torricchi e Contrino, forse distrutti già nel corso del basso-medioevo. Il toponimo, dal latino glabrum, allude alla sterilità del suolo, ricco di rocce di origine vulcanica - il “gabbro” appunto, così battezzato in onore del paese, trovando un curioso parallelo nell’appellativo ‘Pelato’ dato al poggio su cui il paese sorge.

La zona fu oggetto, dal 1547  - con Cosimo I° de Medici - in poi, di ripetuti tentativi di colonizzazione voluti dai Medici allo scopo di accrescere la produzione agricola necessaria allo sviluppo del centro di Livorno. L’interesse granducale è testimoniato anche dai resti di numerosi mulini ad acqua, risalenti allo stesso periodo e che sorgevano lungo l’alta valle del Botro Sanguigna, facenti parte di un più ampio sistema produttivo creato proprio allo scopo di approvvigionare di grano la nascente e vicina città di Livorno. Dal 1886 visse a Gabbro il pittore macchiaiolo Silvestro Lega che nella sua opera si è ispirato più volte al paesaggio di questo ridente paese.

2) I vecchi lavatoi:

Situata fra Gabbro e Torricchi, per secoli è stata usata da uomini e donne per l'acqua da bere e per lavare i panni. Da Piazza Cavour, seguendo Via Rialto che scende verso la vallata orientale si ha occasione di percorrere un sentiero molto suggestivo che si snoda fra alberi di sughero ai margini della boscaglia. Questo itinerario veniva seguito dalle donne del Gabbro per andare ad attingere l’acqua e a lavare i panni alla fonte di Rialto. Tale fonte fu ristrutturata nel 1609 e nel 1682 quando vennero costruiti i lavatoi e gli abbeveratoi per gli animali. Prima di arrivare alla fonte è possibile scorgere una edicola votiva originaria del 600, che custodisce un quadro della Madonna, ed alcuni cunicoli nei quali i Gabbrigiani si nascondevano per sfuggire ai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale. Si ha notizia dei lavatoi fin dal 1682, quando vengono stanziati dalla Comunità del Gabbro: "25 scudi per fare un arco e muro attorno alla Fonte del Ricaldo, per far venire l'acqua a doccio, fare un abbeveratoio per le bestie.


Il rifornimento di acqua potabile avveniva presso le due fonti distanti un chilometro dal paese sulla parte destra della strada che porta a Castelnuovo della Misericordia. Veniva anche attinta a una fonte situata nella località Riardo, anche questa distante oltre un chilometro dal paese, lungo una strada secondaria che porta verso la località di Staggiano. Dopo il 1945 la fonte fu chiusa e l'acqua incanalata, a mezzo di un piccolo acquedotto, fu fatta affluire alla Fornace Serredi per le necessità della lavorazione. L'acqua veniva trasportata giornalmente alle abitazioni dalle donne che portavano sulla testa brocche o canestre piene di fiaschi e da ragazzi con carretti o

      

con corbellini anche questi pieni di fiaschi. La lontananza delle fonti causava fatica e perdita di tempo specialmente nell'estate quando si doveva fare la fila perchè il getto dell'acqua diminuiva. Le donne spesso si recavano, portando sempre grosse canestre in testa, a lavare i panni ai due lavatoi pubblici, cioè a quello di Rialdo e a quello che si trova dalla parte opposta, sulla via che dal Gabbro porta a Castelnuovo della Misericordia. Due fonti di incerta potabilità, una chiamata fonte di Giomo sulla via Taversa Livornese per Castelnuovo poco prima della località Stregonie e l'altra situata nelle vicinanze, fornivano acqua, per far fronte alle diverse necessità degli agricoltori e dei possidenti, i quali riempivano damigiane e botticelle che trasportavano con carri trainati da buoi o con barrocci trainati da cavalli o di ciuchi. Dopo il 1945 il comune di Rosignano Marittimo, dietro le insistenti richieste dei paesani, deliberò di fare l'acquedotto per portare l'acqua potabile in paese. Fu allora incanalata l'acqua delle due fonti e, utilizzate altre sorgenti a mezza costa della collina di Poggio d'Arco, fu creato un deposito sul Poggio Pelato. Col passar del tempo le fonti del paese furono integrate da altre direttamente installate nelle case avendo così gli utenti l'acqua sempre a disposizione senza fatica, con vantaggi igienici e senza perdita di tempo. Purtroppo quando il Comune, per approvvigionare l'acqua potabile al paese di Nibbiaia, decise di alimentare l'acquedotto con altra acqua presa lungo il fiume Sanguigna, in località Bucafonda, la situazione peggiorò sia come qualità sia come quantità. testo da - http://www.lungomarecastiglioncello.it/

Domenica 12 Maggio: Itinerari trekking di “CAMAIORE antiqua”

GREPPOLUNGO - LA CULLA – ROCCIA DEI PENNATI – GREPPOLUNGO. Il percorso ha Inizio dal parcheggio di Greppolungo (quota m 340), prosegue sul sentiero del Castellaccio per raggiungere la località La Culla (quota 450) e svolta a destra sul sentiero 107, in forte salita. Dopo circa km. 1 attraversiamo le case di Soppenna (quota m 670) e torniamo a Greppolungo, arrivando prima ad una deviazione che ci condurrà ad alcune antiche incisioni rupestri. Le difficoltà sul percorso sono rappresentate da alcuni tratti in forte salita e, nel tratto che dal Castellaccio conduce alla Culla, dal dover superare un breve tratto stretto e tra le rocce, da affrontarsi con prudenza, soprattutto se non si è molto allenati. I dettagli dell’itinerario sono sul sito a PROGRAMMA, è importante però consultarsi col referente prima di partecipare.

Dettagli del percorso da:

http://www.comune.camaiore.lu.it/it/sezioni-turismo-e-cultura/344-itinerari/1000-anello-3-greppolungo-la-culla-roccia-dei-pennati-greppolungo

ANELLO N. 3

GREPPOLUNGO  - LA CULLA – ROCCIA DEI PENNATI – GREPPOLUNGO

Grado di difficoltà CAI: T=turistico, EE=escursionisti esperti

Km. 8 circa

Tempo di percorrenza ore 3,30

Percorso su strade e sentieri

Quota iniziale metri 340 (Greppolungo)

Quota massima metri 680 (Bacino Setriana)

Inizio dal parcheggio di Greppolungo (quota m 340), prosegue sul sentiero del Castellaccio per raggiungere la locvalità La Culla (quota 450) . Svolta a destra sul sentiero 107 in forte salita, dopo circa km. 1 svolta a destra per il sentiero di Soppenna che conduce a Greppolungo, attraversa le case di Soppenna (quota m 670) e giunge alla deviazione delle incisioni rupestri che si raggiungono svoltando a sinistra seguendo un sentiero in forte salita. Ritorno sulla via di Greppolungo e al punto di deviazione delle incisioni si prosegue sulla destra sul sentiero che scende e che ci consente di raggiungere il paese.
Difficoltà sul percorso: Ci sono alcuni tratti in forte salita. Nel tratto che dal Castellaccio conduce alla Culla si deve superare un breve tratto stretto e tra le rocce, da affrontare con prudenza, soprattutto se non si è molto allenati. Nei periodi caldi è necessario portarsi una buona riserva di acqua, perché soprattutto dopo Greppolungo non ci sono sorgenti.
Dove parcheggiare: Paese di Greppolungo (limitato nel periodo estivo)

PUNTI DI INTERESSE

BORGO DI GREPPOLUNGO, nel XIII secolo fu sede di un castello feudale, poi ripopolato nel XV secolo. Intressanti due macine a bascula poco sopra strada (proprietà privata)

RUDERI CASTELLO DI MONTEBELLO, costruito intorno al XII secolo. Di esso si conserva (proprietà privata), il basamento della torre, due macine a bascula, tratti del muro di cinta e di alcune abitazioni.

VILLAGGIO DEI LECCI, villaggio abbandonato del XVI secolo posto nel Comune di Stazzema. Interessanti i ruderi che ancora conservano tratti murari originali.  

ROCCIA DEI PENNATI, si tratta di un grande masso calcareo dove recentemente il Gruppo Archeologico Camaiore ha individuato diverse incisioni raffiguranti antichi Pennati, probabilmente riconducibili alle popolazioni dei Liguri Apuani che stazionavano sulle montagne camaioresi.

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Domenica 26 maggio: nel Montalbano, terra di Leonardo

L’escursione ci porterà ad attraversare i bellissimi oliveti del Montalbano, nei luoghi che hanno dato i natali a Leonardo, il grande ingegnere, pittore e scienziato italiano. Partiremo da Vinci (97 m s.l.m.) e saliremo verso Anchiano, dove è situata la sua casa natale, proseguendo poi per il crinale boscoso delle colline sovrastanti fino a raggiungere il borgo di Faltognano ed il suo maestoso leccio monumentale, dall’ età stimata in circa 300 anni, proprio di fronte alla chiesetta di S.Maria Assunta, edificata nel XIII secolo, con un bellissimo affaccio panoramico sulla pianura del Valdarno Inferiore e sul sottostante borgo di Vinci. Il trekking non è difficile e ci impegnerà per circa 3 ore a/r, cui si aggiungeranno i tempi necessari per una visita al Museo Leonardiano di Vinci, nelle sedi espositive di palazzina Uzielli e del Castello dei Conti Guidi, alla casa natale di Anchiano ed anche, se aperta, alla “Mostra Impossibile”, a villa Ferrale, con la raccolta di tutte le opere dell'artista, riprodotte in alta definizione. S.14 (Vinci – Anchiano – Santa Lucia – Faltognano – Vinci) lunghezza: 7,5km | tempo di percorrenza a/r: 3h | Difficoltà: media

http://www.marcopolo.tv/articoli/vinci-toscana/   info varie

Variante breve:

Siccome molti sentieri sono spesso in manutenzione ed i tratti dei percorsi sono ora su sterrato, ora su asfaltata di collegamento, consigliamo questa variante, più breve ma altrettanto soddisfacente, che ci permetterà nello stesso (e meno faticoso!) modo di apprezzare questi luoghi -

Vinci, città di Leonardo

L’escursione ci porterà ad attraversare i bellissimi oliveti del Montalbano, nei luoghi che hanno dato i natali a Leonardo, il grande ingegnere, pittore e scienziato italiano. Da Vinci saliremo verso Anchiano, dopo aver visitato il borgo, il Museo in palazzina Uzielli e la terrazza panoramica della torre nel castello dei conti Guidi,  per un percorso botanico immerso nel verde di vigne ed olivi. Sosta alla casa natale e quindi il ritorno, passando per villa Ferrale e la sua mostra impossibile: l’esposizione delle opere pittoriche di Leonardo a grandezza naturale ed in altissima risoluzione, tant’è che si percepiscono le pennellate come fosse il quadro autentico. In ultimo raggiungeremo il borgo di Faltognano ed il suo maestoso leccio monumentale, dall’ età stimata in circa 300 anni. L’escursione è di tipo storico/naturalistico e da gustarsi rigorosamente senza fretta.

Tempi: in auto h.1 // visita al museo e al borgo h.1,30// sentiero verde e casa natale h.1,30// discesa a villa Ferrale e visita h.1,30// in auto a Faltognano h.0,20// al leccio (a piedi) h.0,20 + 0.20// ritorno in auto h.1.

 

Leonardo da Vinci

« Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira [...] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava, ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove. » (Anonimo Gaddiano, 1542)

Per approfondimenti su Leonardo da Vinci, andare alla pagina:

1)  https://www.google.com/search?q=la+vita+di+leonardo+da+vinci&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-b    

2)  https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_da_Vinci

Il Montalbano

Il paesaggio del Montalbano racchiude insieme i caratteri di un’antica bellezza, quasi solenne, fatta di storia e memoria, e quelli di un’evoluzione vitale che nel corso dei secoli fino ai giorni nostri è visibile sia nelle testimonianze materiali e immateriali del territorio che nelle attività della sua gente.

Gli elementi strutturali di questo, come di ogni paesaggio storicizzato, sono riscontrabili negli elementi fondanti della morfologia del luogo, nella sua composizione geologica e nel suo sistema territoriale (aree naturali e boscate, reticolo idrico e sistema insediativo) che appaiono saldamente evidenti e riconoscibili. Ed è in questa loro riconoscibilità, in questa loro capacità di essere stati tramandati attraverso i secoli e nel sapersi porre ancora oggi come capisaldi fondativi e costitutivi dei luoghi che va letta la particolarità essenziale, il genius loci del Montalbano.

Un paesaggio che si presenta al tempo stesso dolce e rude: dolce come l’icona del paesaggio toscano con le “colline create perché sovra ognuna vi fosse un castello… coi pendii coperti di cipressi, …boschetti di querce, boschetti di acacie, ghirlande di vite” (K.Capek 1923), ma anche solido come la terra in cui l’uomo ha saputo indurre le forme dell’economia e delle tecniche “organicamente adeguate al nuovo grado di sviluppo che le forze produttive e sociali hanno raggiunto in agricoltura” (Sereni, 1961) senza per questo disperderne l’innata bellezza.

Un paesaggio modellato dalla sapiente saggezza e contadini-artigiani, dove “il potare gli olivi e le viti, il piegare i capi, è un’arte” (R. Bianchi Bandinelli, 1964), ma anche usato per il tempo libero e lo svago ed anche per la caccia,  praticata per fame, per diletto e dal Rinascimento ad oggi, regolamentata e limitata ad ambiti ristretti e definiti dagli enti locali. Una tradizione che continua nel tempo. Così i Barchi si susseguono ai campi, i giardini alle ville ai paesi in un continuum che ha la naturalezza di un paesaggio costruito con amore e fatica nei secoli.

La catena collinare del Montalbano, è una diramazione dell’Appennino Tosco Emiliano, estesa per circa 16000 ettari, che si diparte dal Passo di Serravalle, si snoda in direzione Nord Ovest – Sud Est ed arriva sino alle Gole della Gonfolina, fungendo da spartiacque tra due ampie pianure, la Pianura Pistoiese-Fiorentina e la Valdinievole.

Il crinale è relativamente basso, senza forti variazioni altimetriche e si attesta a quote introno i 400 -600 m: più in particolare il tratto compreso tra il Passo di Serravalle ed il Valico di San Baronato ha cime di minore altitudine oscillanti mediamente tra i 300 e i 400 m s.l.m. anche se si raggiunge quote più elevate in corrispondenza di tre promontori e si scende a quote inferiori in corrispondenza dei valichi , mentre il tratto a sud di San Baronto si attesta tutto sopra i 500 m s.l.m., raggiungendo l’altezza massima in corrispondenza del Monte Cupola con 633 m s.l.m. Tale promontorio insieme alla cime del Monte Capolino (644 m s.l.m.) e al Poggio Ciliegio (615 m. s.l.m.) costituiscono la sommità indicata dal Repetti, nel suo dizionario Dizionario Geografico Fisico della Toscana (1833) in Pietra Marina e S.Alluccio.

Sempre Repetti sottolinea “La natura del terreno partecipa nella massima parte di quello di sedimento inferiore, coperto nella base orientale da sedimenti palustri, e nel suo fianco occidentale da immensi depositi di ciottoli e ghiaje che ricuoprono una marna ricca di fossili terrestri e marini. Alla parte australe di questa diramazione fu dato il nome dei monti del Barco Reale per un vasto parco vestito di selve, fatto circondare di mura dal Gran-Duca Ferdinando II ad uso di Caccia.” (Tomo, Albano Monte, pag. 60)

I due versanti, orientale ed occidentale, presentano una netta differenziazione dal punto di vista dell’acclività: il versante occidentale infatti si presenta più uniforme degradando dolcemente sino a lasciare posto alle basse colline (tutte intorno ai 100 m ) denominate “Cerbaie” alla cui base si trova la pianura occupata dal Padule di Fucecchio.

Il versante orientale, invece, presenta lungo quasi tutta la sua lunghezza una scarpata più ripida che dal crinale arriva sino a mezza costa dove viene sostituita da un’alternanza irregolare di pendii più dolci.

testo da www.montalbano.toscana.it

per esplorare percorsi - 1) http://www.montalbano.toscana.it/trekking

                                      2) http://www.toscananelcuore.it/i-sentieri/

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GIUGNO – escursione per amanti della montagna (da concordare col referente)

Questo mese è dedicato all’escursionismo di montagna, per toccare vette che solitamente non vengono interessate dalle nostre iniziative, elaborate per essere alla portata di tutti i soci. Attualmente si sta pensando alla Pania della Croce, passando per il rifugio Rossi, come ai m.1946 del Pisanino ma anche sia alla Tambura per la Vandelli come al Pizzo d’Uccello in val Serenaia ed al m.Altissimo, per il passo degli Uncini. La data esatta, come anche la mèta, saranno concordate tra i partecipanti, una volta contattato il referente, i primi di giugno. Nota: poiché il dislivello da superare sarà impegnativo ed anche è presumibile che l’escursione sia lunga, si invita alla partecipazione solo chi se la sente ed ha buona gamba. Info : Rossano Poggi - 0586 375131 (ore serali) o 331 1131900

Dal 20 al 27 luglio: luglio -  gitone in Alta Valtellina, nel Parco naturale dello Stelvio Il Parco Nazionale dello Stelvio è il più grande dei parchi storici italiani, tuttora il più esteso dell’Arco Alpino ed occupa gran parte del territorio dell'alta Valtellina, toccando tre regioni: la Lombardia, il Trentino e l’Alto Adige, confinando a nord con il Parco Nazionale Svizzero ed a sud con il Parco Regionale dell’Adamello. Impossibile non lasciarsi sorprendere dall'inestimabile patrimonio naturale che è possibile scoprire sia grazie alle numerose escursioni fattibili durante tutto l'arco dell'anno, come pure per l’ ampia varietà morfologica del territorio, determinata da cospicui dislivelli altimetrici che consentono l’esistenza di ampi ecosistemi con numerose specie rare e di animali e di piante. 
Villaggi, contrade e tipiche baite completano poi lo scenario, costituendo delle affascinanti testimonianze di architettura rurale e sacra, in completo equilibrio con l’ambiente. Il nostro programma, prevede diversi tipi di iniziative escursionistiche che spaziano dalla Valfurva, dove troveremo il ghiacciaio di tipo vallivo più esteso in Italia, il ghiacciaio dei Forni, alla Val Zebrù, una delle zone con la più alta concentrazione di cervi ma anche ai passi dello Stelvio o di Gavia oppure al gruppo montuoso Ortles-Cevedale,
 con parecchie cime che oltrepassano ampiamente i 3000 metri di quota ed ai suoi ghiacciai, anche pensando al trenino rosso del Bernina che da Tirano ci porta a St.Moritz. Da dire poi che frequentemente e sfruttando le funivie, si potranno evitare lunghe camminate, come anche che vengono previste, per i più pigri, interessanti visite a località vicine e tipiche, come Livigno o S.Caterina Valfurva o Bormio stesso dove alloggeremo. Nota: prenotazione obbligatoria, con versamento acconto, entro e non oltre il 30 aprile. Il programma in dettaglio verrà illustrato in un incontro tra i partecipanti, verso fine giugno. Info e prenotazioni: Rossano Poggi - 0586 375131 (ore serali) o
331 1131900

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