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Parco Monti Livornesi

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2019

vedi PROGRAMMA primo semestre             vedi PROGRAMMA primo semestre

Si ricorda che le iniziative sono riservate agli associati, i quali, con il tesseramento annuale si rendono tutti compartecipi delle responsabilità e della gestione dell’associazione stessa. Chi non è socio può comunque partecipare una tantum alle escursioni, versando 5 euro che verranno considerate come acconto del successivo tesseramento, da effettuarsi in occasione di una prossima uscita ( €.15 singolo/€.20 familiare ).

L'iscrizione ha validità annuale e si può effettuare o partecipando ad un'iniziativa e versando la quota al referente dell'iniziativa stessa, che poi la consegnerà al tesoriere, oppure contattando direttamente il tesoriere: attualmente Luisa Rocchi - luisa.massimo@gmail.com - 349 7114943

note e regole di partecipazione:

1) tramite una mailing list vengono effettuate comunicazioni di vario tipo agli associati, dai periodici incontri nell'attuale sede provvisoria (via Roma 230 c/o locali annessi al museo di storia naturale) ad eventi interessanti ma gestiti da altre associazioni etc.etc................chi vorrà ricevere tali informazioni è sufficiente che lo comunichi ad agireverde@tin.it .

2) per partecipare alle diverse attività dell'associazione si deve prendere atto che diventando soci ci si corresponsabilizza nella gestione dell'associazione stessa, divenendo tutti con eguali diritti/doveri essendo quindi tacitamente inteso che, non esistendo accompagnatori professionali e retribuiti, i referenti occasionali (anch'essi soci) che si prestano alla conduzione ed auspicati in ampia rotazione, non saranno mai da considerarsi responsabili per eventuali incidenti possano verificarsi in occasione delle diverse iniziative. E' sottinteso come sia opportuno verificare le proprie condizioni fisiche prima di partecipare alle escursioni, benchè esse siano sempre previste per essere alla portata di tutti, trattandosi sempre di percorsi oggettivamente privi di qualsiasi rischio.

3) Partecipando ad una iniziativa, quando non previsto altrimenti, è opportuno farlo sapere entro il venerdi sera precedente, al più tardi (lasciando nome, numero di partecipanti e telefono) per essere avvertiti di eventuali mutamenti di programma anche all'ultimo minuto, senza correre il rischio di arrivare nel luogo dell'appuntamento quando questo è stato precedentemente annullato per maltempo o altro motivo.

4) Per favorire l'amalgama tra soci e direttivo (rinnovabile a scadenza, a norma di statuto) e far sentire tutti responsabili della crescita dell'associazione, intesa non solo come momento aggregativo ma anche come attrice di cambiamento in tema di politiche ambientali e salvaguardia del territorio, quando il direttivo in carica ha proposte da presentare ai soci oppure quando un socio lo richiede, avendo egli stesso proposte o questioni che desidera affrontare e sviluppare in associazione, viene chiamato un incontro soci/direttivo in via Roma 230, c/o locali annessi al museo di storia naturale alle h.21.15, come precedentemente specificato.

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Avvertenze: prima di iniziare un trekking, oltre ad auto valutare la propria condizione fisica, senza barare, vi consigliamo la lettura di questo sito, utilissimo per chi ha poca pratica di escursionismo. Da ricordare, quando si affrontano dislivelli, che in media per circa 250/300 metri occorreranno circa 1 ora (ma se anche ce ne mettete h.1,30 va bene lo stesso), non dimenticando comunque eventuali soste di recupero di 15 minuti ogni ora (in escursione non c’è alcun record da battere!).            http://xoomer.virgilio.it/geotrek/page271.htm . Ovviamente è scontato che si debbano calzare scarpe da trekking con suola robusta e non scarpette tempo libero.

Buona lettura e buone scarpinate con Agire Verde.

ps: informatevi sempre e personalmente c/o il referente di eventuali problemi che possano esserci sul percorso, anche in base alla propria condizione fisica, del tipo: dislivelli da superare; cosa fare se, sentendo la stanchezza, non si riesce a tenere passo di chi va più veloce; se c’è acqua per rifornirsi etc.etc.

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2019 primo semestre

Domenica 12 gennaio - Anello di Camaiore

Domenica 26 gennaio - gli arenili tra Donoratico e San Vincenzo

Domenica 17 febbraio - due passi in borgo (Montecarlo) e visita al lago di Sibolla

2 e 3 marzo - week end a ciaspolare

Domenica 31 marzo - andar per borghi - a Casale Marittimo da Poggio Gagliardo

Domenica 14 aprile - in val d'Elsa - la Galleria del Granduca

Domenica 28 aprile - i trekking di Camaiore Antiqua

Domenica 12 maggio - Anello: dal Gabbro al ponte romano sul botro Riardo

Domenica 26 maggio - il Montalbano e Leonardo da Vinci

 Giugno - escursione per amanti della montagna

20/27 luglio - gitone in Valtellina nel Parco dello Stelvio

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Anello di Camaiore - 12 gennaio

Il camaiorese è una zona ricca di charme e tradizione che si estende dalle vette delle Alpi Apuane fino al mar Ligure, nel cuore della Versilia. Idealmente si può parlare di quattro grandi aree: le colline delle Seimiglia, il capoluogo con la sua valle, la piana di Capezzano ed infine il litorale di Lido di Camaiore e ciascuna di esse ha tipicità particolari, dalle pendici dei monti ricoperti da boschi che, man mano che si sale, divengono pascolo alpino, al piano che divide la costa dalle colline ad ovest o anche alle piccole oasi, con le caratteristiche originali del territorio paludoso tipico delle pianure costiere mediterranee. La possibilità esplorativa quindi è molto ampia ma il percorso definitivo sarà tuttavia comunicato in seguito, molto dipendendo dalle informazioni che ci perverranno sulla manutenzione di alcuni importanti sentieri, ad oggi ancora da rivisitare da parte delle cooperative incaricate di controllarne l’agibilità.

info: Laura Malevolti 338 9083212

Domenica 26 gennaio - Gli arenili tra Donoratico e San Vincenzo

Il trekking sulla spiaggia tra Donoratico e San Vincenzo si sviluppa su un tracciato diverso dagli altri, di recente progettazione e contrassegnato da cartelli sulle distanze, diventando in breve un prezioso servizio per bagnanti e turisti, oltre che percorso escursionistico classico della costa degli etruschi. La spiaggia è di sabbia dorata e fine e si estende per chilometri e chilometri, punteggiati, oltre all’antica Torre di San Vincenzo, da suggestive fortificazioni e vedette di avvistamento, un tempo utilizzate per la difesa della costa dagli assalti dei pirati. Da dire infine che saremo prossimi all’oasi floro-faunistica del Parco di Rimigliano, dove fiorisce il giglio di mare e le dune sabbiose sono ricoperte di ginepri, di mirto e di lentisco, con boschi di lecci e sugheri e la folta pineta che lambiscono l’arenile. Info: Laura Malevolti 338 9083212

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Domenica 17 febbraio - a spasso per borghi medioevali (Montecarlo) e visita alle zone umide toscane (lago di Sibolla)    - la mattina al lago ed il pomeriggio al borgo.   

Montecarlo di Lucca è un piccolo borgo fra la Lucchesia e la Valdinievole che val la pena di visitare per numerosi motivi, primo tra tutti il paesaggio poiché si erge su un colle che domina tutto il territorio circostante, regalando un panorama davvero unico, ipnotizzante per la sua bellezza. Altro protagonista del suo fascino particolare sono poi le imponenti mura che la circondano le quazli, nonostante il tempo passato sono in ottime condizioni, come lo sono i suoi vicoli stretti  dove è piacevole  perdersi in un girovagare senza mèta, andando a zonzo a partire dalla piazza principale, una bellissima terrazza di pietra antica. Da ricordare anche il  Museo del Vino  (presso il Club Enoteca La Lavagna), fornito di testimonianze fotografiche e descrittive con attrezzi di quell’epoca che raccontano dalla raccolta dell’uva al suo imbottigliamento. E’ la fortezza però che domina l'abitato medievale, nota anche come Rocca del Cerruglio dal nome delle più antiche fortificazioni che sorgono sul luogo, che merita un’occhiata, anche da fuori. Il primo complesso militare, a pianta triangolare, nasce probabilmente tra il XII° ed il XIV° secolo, quando ancora non esisteva il borgo fortificato, fondato nel 1333 per volere della potente e vicina Lucca e di Giovanni e Carlo di Boemia (da cui il nome di Montecarlo), venuti in aiuto dei Lucchesi contro i Fiorentini. Fino a quel momento in un'altra zona del colle sorgeva il Castello di Vivinaia, residenza della contessa Matilde di Canossa, distrutto dai Fiorentini nel 1332-33 durante la fuga dovuta all’arrivo di Giovanni e Carlo ed i cui resti si trovano oggi sotto l’attuale cimitero, poco al di fuori del borgo e della cinta muraria.  .

 

Da vedere, scendendo da piazza d’Armi:

1) Il convento di S. Anna, costruito nel 1614 inglobando nella costruzione anche l'antico palazzo pretorio (stemmi su Piazza Francesco Carrara- il più antico è del 1338- ed alcune case private verso la metà di quel secolo.

2) La Chiesa di S.Andrea fu costruita entro la prima metà del secolo XIV e completamente ristrutturata e trasformata secondo il gusto dell'epoca sul finire del secolo XVIII (1783).
Della chiesa trecentesca, oltre alla parte inferiore della facciata, restano soltanto un pezzo dell'architrave dell'antico portale (attualmente murato in fondo al corridoio della Prepositura) ed una sezione del fregio dipinto che anticamente correva sotto il tetto (visibile dalla scaletta che sale al pulpito, nel passaggio fra la seconda e la terza Cappella, a destra di chi entra). Da vedere anche la Fonte Battesimale di S. Andrea, nel battistero situato all'interno della base del vecchio campanile, si trova il fonte battesimale della Pieve di S. Andrea. Costruito a partire dal 1580, grazie alle donazioni di Annibale Tolomei e Pietro Bocciantini, presenta una vasca altamente simbolica, di forma ottagonale costruita in marmo bianco di Carrara, intarsiato con altro marmo colorato e ricavata in un unico blocco alto circa un metro. Nella parte anteriore del fonte vi è un disco raggiato con un cherubino, sormontato dallo Spirito Santo. Sui fianchi, l'antico stemma del Comune di Montecarlo con le catene incrociate ed il simbolo dell'Opera Maggiore della Chiesa. La cappella circolare, in stile tardorinascimentale fu costruita nel 1596, i pilastri sono in pietra serena e sorreggono il motto "venite sitientes".

4) Teatro dei Rassicurati

La storia del settecentesco TEATRO montecarlese è legata a quella dell'ACCADEMIA degli "ASSICURATI" (poi a partire dal 1795, dei "Rassicurati") che ne fu la creatrice e la proprietaria e che lo gestì fino al 1966, quando il teatro, da lungo tempo inattivo e abbandonato al saccheggio e alle intemperie, fu, in extremis , strappato alla demolizione, già decretata, dall'indignazione popolare. L' ACCADEMIA degli ASSICURATI fu fondata nel 1702 ad iniziativa di 19 notabili montecarlesi e ricevette in dono dal conte Muzio della famiglia de' BARDI di VERNIO la sua prima sede, al n. 60 di Via GRANDE, sopra l'attuale sede della Cassa di Risparmio di Lucca. Cinquant'anni dopo, i locali di Via Grande vennero definitivamente abbandonati ed il 4 novembre 1750 ventidue rappresentanti delle più notevoli famiglie montecarlesi, acquistate le due case contigue di Agostino Francesco BIANUCCI in PESCHERIA, dettero incarico al socio G. Domenico NALDI di provvedere all'allestimento di un SALONE - TEATRO, con palchi a ringhiera. Infine nel 1795, acquistate altre due case (GIORGI e PANCANI), a cura di G. Pietro BERNARDINI e su disegno dell'ingegnere Antonio CAPRETTI, il vecchio teatro fu completamente ristrutturato e trasformato, secondo i gusti e il costume dell'epoca, in teatro d'opera, con due ordini di palchetti, complessivamente in numero di 22.
Per tutto il secolo XIX il TEATRO dei RASSICURATI fu particolarmente attivo e richiamò frequentatori - a volte perfino illustri quali il sommo musicista GIACOMO PUCCINI che veniva a Montecarlo in visita alla sorella Ramelde - anche dei centri vicini: sul minuscolo palcoscenico passarono quasi tutti i capolavori del melodramma italiano, alternati a spettacoli di prosa talvolta veramente notevoli. Nel 1894 infine, con l'aggiunta dei quattro palchetti di proscenio e con il raddoppio del palcoscenico, il teatro venne di nuovo ingrandito ed assunse la forma e le dimensioni attuali.

Torre "il Fortino" e sotterranei medioevali
Ad un tiro di balestra dal maschio della rocca del Cerruglio si trovano i resti di una torre medioevale di avvistamento detta comunemente "Il Fortino". Essa, pur mozzata, misura in pianta cinquanta metri quadri. La leggenda narra che qui uscisse il passaggio segreto proveniente dalla fortezza per le sortite dei soldati assediati. Sono accertate, a Montecarlo, anche gallerie sotterranee sotto il bastione a scarpa a fianco della piazza d'armi, che proseguono nell'altro bastione prospiciente la rocca. Tali opere difensive furono fatte costruire da Cosimo I de Medici nel 1556. Un altro sotterraneo a volta ha l'ingresso dalla via della Pubblica Fonte e si indirizza sotto l'abitato del centro storico

La cinta muraria, nel suo complesso, risale all'epoca della fondazione del paese (1333): in qualche punto non corrisponde più però a quella originaria: la parte meglio conservata e più agevolmente visibile è quella che va dalla PORTA NUOVA alla cosiddetta "Tomba", alla TORRE DEL BELVEDERE e quindi alla PORTA FIORENTINA. All'interno della cinta muraria correva un tempo la "Via delle MURA

 Le Porte del Castello originariamente erano quattro:
- LA PORTA FIORENTINA: risalente, come le altre, all'epoca della costruzione delle Mura, ma successivamente (sec. XVI) rialzata: sono ancora visibili i merli frontali che definivano il culmine originario.
- LA PORTA NUOVA (poi PORTA DELL'ALTOPASCIO): riaperta e rialzata nel 1598: deve a questo fatto il suo nome attuale.
- LA PORTA A LUCCA o PORTICCIOLA: originariamente di più piccole dimensioni, fu ricostruita ed allargata fra il1570 e il 1594.
- LA PORTA A PESCIA: chiusa da epoca immemorabile, è tuttavia visibile sullo spigolo nord delle Mura (discesa per PIAZZA D'ARMI).

in auto: Livorno, lucca, capannori, porcari, montecarlo

La Fortezza è visitabile da Maggio ad Ottobre, sabato e domenica con orario 16-19.30.

Ingresso 5 Euro, 8 Euro con visita guidata (anche in lingua inglese e francese).Informazioni: 0583 22401 –

approfondimenti -

http://www.promontecarlo.it/cartina_montecarlo.html

http://www.promontecarlo.it/galleria_immagini_montecarlo.html

http://www.castellitoscani.com/italian/montecarlo.htm  vedi questo per la storia

 Tempo stimato per la visita al borgo h.1.30 + 0,30 percorso mura

     La Riserva Naturale del Lago di Sibolla

nasce per proteggere una piccola ma significativa zona umida che si estende per circa 60 ettari nel comune di Altopascio e rappresenta, dal punto di vista floristico, uno dei più importanti biotopi palustri della Toscana. 
Per un'ampia parte l'area palustre è circondata da prati incolti e campi tuttora coltivati, mentre nelle parti sudorientale e orientale del bacino si trovano i boschi. 
Il Lago di Sibolla, rimasto incontaminato negli anni e rende bene l'idea di come dovevano apparire i vicini Paduli di Fucecchio e di Bientina prima delle bonifiche del secolo scorso. Sulle rive dello specchio d'acqua si possono ammirare diverse specie di uccelli acquatici, tra cui una colonia di 
aironi coloniali.

dettagli:

Il bacino della Sibolla, situato a circa 2,5 km. a nord-est di Altopascio, e’ costituito da un piccolo specchio lacustre  circondato da un territorio paduloso. Qui infatti si sono mantenute condizioni ambientali che hanno permesso la conservazione di una flora interessantissima, ormai quasi totalmente scomparsa altrove. Il laghetto di Sibolla presenta una forma allungata ed e’ diviso da una strozzatura.  Lungo circa 400 metri e largo  50, non e’ mai profondo piu’ di 3 metri. Non vi sono emissari e l’alimentazione dipende in massima parte dalle acque meteoriche. Esiste invece un fosso di scolo, il cosiddetto “fosso di Sibolla”,  e si tratta di un emissario artificiale, come testimonia un decreto del podesta’ di Lucca datato 22 Agosto 1263. Circonda lo specchio d’acqua una caratteristica formazione che prende il nome di aggallato o pollino.Tali formazioni vegetali erano un tempo comuni in tutte le paduli della Toscana e la loro pecularieta’ ha attirato l’attenzione dei naturalisti fin dal Settecento.

Gli aggallati durante i periodi di magra del Sibolla si posano sul fondo, contribuendo al naturale processo di interramento del lago che va infatti lentamente evolvendosi in torbiera. Dal punto di vista botanico, sono presenti sia specie palustri che acquatiche. In copiosa quantita’ vi si trovano le ninfee sia gialle che bianche; le brasche, l’erba vescia, le callitriche, il mirofillo,eccetera. Sebbene piu’ rara, e’ presente  anche l’aldrovanda, che e’ da considerarsi un relitto terziario accantonatosi a Sibolla poiche’, durante piu’ mesi dell’anno, le acque raggiungono una elevata temperatura – fino a 30°  – e sono poverissime di calcio. Durante la visita naturalmente incontreremo anche numerose specie di uccelli, tra le quali garzette,  aironi, falchi, oche eccetera.

 Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Sibolla

http://angoliditoscana.it/altopascio-lucca-riserva-naturale-del-lago-di-sibolla/

http://www.regione.toscana.it/documents/10180/14438515/Riserva_Naturale_Regionale_Lago_di_Sibolla_LU.pdf/a6f9205a-6985-46c0-9299-3c2fc5db69e1

galleria fotografica -

Tempi: visita al borgo h.1,5 – sosta pranzo h.1 -  visita Sibolla h. 2 a/r  tramonto alle h. 17.50  

Scheda di viaggio con direzione indicativa: andata – Livorno-Arnaccio-Fornacette-Vicopisano-Bientina-Altopascio- lago di Sibolla (Riserva Naturale del Lago di Sibolla, Via dei Sandroni, 15, 55011 Altopascio LU. (h.1.00). Dopo Sibolla- Montecarlo e ritorno da Montecarlo x medesimo percorso andata o autostrada

Info: Luciano Suggi - 0586 406468 (ore serali) o 339 8700530

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Ciaspolare che passione! Il 2 e 3 marzo

Quest’anno non ci allontaneremo troppo per la ciaspolata, sia per rendere meno disagevole il viaggio di ritorno che per avere il rifugio del pernottamento prossimo a dove sosteremo con l’auto e la nostra mèta sarà l'Abetone.  Soprattutto andremo lungo i sentieri dei tracciati per lo sci di fondo, per faggete ed abetaie ghiacciate e silenziose ma chi vorrà  potrà però anche aggregarsi a chi andrà per percorsi meno piani, come quelli verso il lago Nero.

Alcuni esempi di percorsi possibili (da https://www.abetone.com/ciaspolate-abetone.asp):

o  Anello del Maiori: tempo di percorrenza 2 ore, passeggiata non impegnativa che parte dalla piazza di Abetone e raggiunge le pendici del monte Libro Aperto.

o  Abetone – Verginetta – Boscolungo: tempo di percorrenza 2 ore e 30 minuti, passeggiata non impegnativa fra i boschi del Monte Maiori.

o  Anello del Doni: tempo di percorrenza 1 ora e 30 minuti, passeggiata facile attorno al paese dell’Abetone.

o  Lago Nero: tempo di percorrenza 1 ora e 30 minuti, passeggiata non impegnativa ma con qualche tratto tecnico che dall’Orto Botanico raggiunge il Lago Nero. Nota: prenotazione necessaria entro il 10 febbraio

     Info: Rossano Poggi - 0586 375131 (ore serali) o 331 1131900--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

    

     Domenica 31 marzo -

    da Poggio Gagliardo a Casale Marittimo (andar per Borghi)

a casale M.moIn Val di Cecina, nella parte meridionale della provincia di Pisa ed a 15 minuti dalla costa tirrenica, felicemente posizionato per le terre e la campagna, andremo da Poggio Gagliardo a Casale Marittimo seguendo quel percorso tra vigneti, colline e storia che abbiamo dovuto rimandare per maltempo, in occasione della nostra visita enologica dello scorso novembre. 

L’escursione avrà inizio dalla fattoria di Poggio Gagliardo e, tagliando per i vigneti, ci condurrà ad alcune grotte utilizzate come rifugio nella seconda guerra mondiale, su un tratto di strada di epoca romana ed infine a Casale Marittimo, borgo medievale tra i più belli d’Italia, come attestato dall’assegnazione della Bandiera Arancione del Touring Club. Non ci sono difficoltà particolari da superare e quindi è un’iniziativa per tutti, in un contesto naturalistico di grande bellezza Info e dettagli: Laura Malevolti 338 9083212

Casale Marittimo - Su una collina, nel bel mezzo della Toscana,  improvvisamente sembra di entrare nel Medioevo. E' quello che succede se si visita Casale Marittimo, un piccolo borgo che sorge nella zona di Cecina, nella provincia di Pisa. Nonostante il suo nome, questo minuscolo villaggio, non è sul mare, ma si  trova a circa sei miglia di distanza dal litorale. Tra le stradine di pietra che si inerpicano intorno al centro storico regna il silenzio, sorvegliati dal castello, cuore della città, dove si aprono delle terrazze che offrono una spettacolare vista fino al mare. Nelle giornate limpide è possibile vedere le isole dell'arcipelago toscano: Elba, Capraia e Gorgona. Anche se le vacanze a Casale Marittimo sono perfette per "non fare nulla", ci sono molte cose da vedere. Ovviamente il Castello è una delle attrazioni più forti, di questo oggi  si possono ammirare solo alcuni resti delle mura. Da vedere la casa del Camarlingo, che si trova nelle mura difensive ed è senza dubbio uno degli edifici più antichi della città, in quanto il camarlingo era una specie di tesoriere addetto alla riscossione delle tasse e nominato direttamente dal feudatario.

Da:   https://travel.fanpage.it/casale-marittimo-un-minuscolo-borgo-in-toscana/

Altro: https://it.wikipedia.org/wiki/Casale_Marittimo

 

         https://www.visittuscany.com/it/localita/casale-marittimo/

Domenica 14 aprile: La galleria del Granduca in val d'Elsa.

L' Itinerario, di grande interesse storico e religioso, ha inizio da Fungaia (siamo in Val d’Elsa) e, con dislivelli di poco conto, transita da S. Colomba e S. Leonardo al Lago, importante eremo medievale, come testimoniano i cicli di affreschi che decorano le pareti interne della Chiesa. Da qui raggiungeremo l'ingresso della Galleria del Granduca, importante scolmatore sotterraneo fatto costruire dal Granduca Leopoldo (a.1.766) per la bonifica del Pian del Lago che, stagnando per 156 ettari circa e con altezza talvolta anche di oltre tre metri, rendevano estremamente insalubre la zona. L’imponente e grandiosa opera idraulica ha una lunghezza di mt.2.173 e come caratteristiche principali una  “volta a botte” in mattoni ed una pavimentazione in pietra serena, con pendenza del 2 per mille.

Itinerario:  sentiero c.a.i n16 in zona val d'Elsa a Monteriggioni - lunghezza km. 8(12 - percorrenza ca 3 ore

Descrittivo - Il sentiero n° 116 si stacca dal sentiero n° 113 (che da Caldana conduce a S. Colomba) presso una radura con quattro grandi querce, poco sotto il podere Pastine di Sotto. Si segue la carrareccia che sale in breve alla suddetta casa colonica, aggirandola sulla destra. Dopo l’edificio si continua per una stradina di bosco dal fondo assai disconnesso, che procede in lieve salita. Più in alto questa s’immette in una strada bianca che va seguita verso destra, in direzione di Bellaria. Dopo l’ultima casa di Pastine di Sopra (m 350), in prossimità di un bel cipresso solitario emergente da un gruppo di lecci si devia a sinistra, imboccando una mulattiera: questa scende per il lecceto, costeggiata all’inizio da un vecchio muro a secco. Oltrepassata un’abitazione (destra), si giunge all’Eremo di S. Leonardo al Lago (m 292), che va aggirato sulla sinistra, raggiungendo così la parte posteriore del complesso. Qui prende avvio a destra il sentiero n° 117 che porta alla Strada del Ferratore. Il sentiero n° 116 prosegue invece diritto, in direzione Nord-Est, ed esce ben presto sulla strada bianca presso la località Osteriaccia. Qui si deve imboccare un sentiero che ha inizio sull’altro lato della strada, poco a destra dell’edificio. Si passa subito a monte dell’Inghiottitoio del Mulinaccio e, attraversato il bosco di cerri, si esce infine nei campi del Pian del Lago, a breve distanza dall’obelisco denominato “Guglia”, fatto erigere dal Granduca Leopoldo di Lorena. Dietro la stele ha inizio la galleria di bonifica del Pian del Lago, detta “Galleria del Granduca”. Si scende dunque nel canale e, muniti di torcia elettrica e stivali di gomma, si va a percorrere i 2173 metri di galleria (attenzione: dopo periodi molto piovosi la traversata non è effettuabile). All’uscita del tunnel si guada il Torrente Rigo e si sbuca sulla Strada Provinciale del Ferratore (Volte Basse – Pian del Lago). Il tempo di percorrenza di questo itinerario è leggermente più alto della media, dato che per l’attraversamento del Canale del Granduca occorre un’ora abbondante. Volendo tornare a piedi a S. Leonardo al Lago, è consigliabile seguire il sentiero n° 117, che inizia dalla Strada del Ferratore, a breve distanza dal punto in cui termina il sentiero n° 116 (in sostanza, usciti sulla strada bisogna dirigersi verso destra – Nord).

http://www.terresiena.it/it/itinerari-trekking/item/sentiero-del-cai-n-116

                       sentieri della val d'Elsa

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Dal Gabbro al “ponte romano” sul botro Riardo (anello)  Domenica 12 maggio

Utilizzando la nuova segnaletica del Parco dei monti livornesi, realizzata e messa in opera grazie al lavoro delle associazioni aderenti al “progetto occhisullecolline”, oggi percorreremo un interessante anello che si sviluppa ora in zone boschive, ora per tratte agresti ora infine nella valle del botro Riardo, sotto i rilievi di Monte Carvoli e del Monte Pelato, nel Parco di Camaiano, arrivando al cosi detto “ponte romano di Castelnuovo della Misericordia”, benchè le sue origini siano più recenti, verosimilmente tardo settecentesche,  costruito per rendere raggiungibile una fornace di mattoni oltre il botro Riardo, anche durante eventuali periodo di piena. L’escursione inizierà dal paese del Gabbro per raggiungere i vecchi lavatoi, un itinerario che veniva seguito dalle donne del Gabbro per andare ad attingere l’acqua ed a lavare i panni dalla seconda metà del 1600 fino alla seconda del 1900. Saremo parzialmente sul “sentiero del mille” (tracciato altomedioevale che collegava i borghi collinari a Vada e quindi al mare, anche se la costa era tuttavia raggiungibile ben prima, prendendo per la via vecchia della Marina del m.Pelato), per boschi e viottoli di campagna che si alternano piacevolmente, in un trekking di circa h.4/4.30, escluse le soste.

Dettaglio: Dal parcheggio del Gabbro saliamo all’asfaltata e prendiamo subito per via della Rosa, di fronte a noi e ben riconoscibile per la presenza di un ambulatorio veterinario. Andiamo avanti per circa 10 minuti, uscendo dal paese e trovando prima un’edicola votiva a sinistra e quindi un bivio che ci indica Colognole andando avanti e Ricaldo invece a destra.Scendiamo per Ricaldo, ora nel bosco, ora uscendo verso i coltivi ed in altri 20 minuti siamo ai lavatoi del Gabbro, di cui si ha notizia fin dal tardo ‘600. Una breve visita e risaliamo quindi per una

 stradina sterrata (a destra) che ci riporta sull’asfaltata in circa 20 minuti. Prendiamo ancora a destra per altri 10 minuti sulla provinciale ed iniziamo l’avvicinamento al ponte romano, facendo attenzione a scendere alla nostra sinistra (ben evidenti i cartelli che indicano la direzione da seguire, seguendo il sentiero 199). Ci aspetta adesso un saliscendi di circa h.1, per zone boschive, sterrati e canneti e viottoli lastricati di massi, vestigia degli antichi tracciati, finchè, dopo aver guadato il botro Riardo, saremo ad un cancello grigio dove gireremo a sinistra per altri 45 minuti, per raggiungere il “ponte romano”. Il ritorno sarà per questo stesso sterrato, altre h.0,45 dunque, ma andando questa volta a diritto per h.0,20 finchè, alla nostra sinistra, troveremo un breve stradello a fondo chiuso dove noi gireremo invece alla prima carrareccia a destra. In altre h.0,30 saremo al botro Sanguigna ed ai suoi mulini e, girando a destra e seguendo il corso d’acqua termineremo la nostra passeggiata, risalendo per circa h.0,20 (unica salita impegnativa) ed arrivando al campo sportivo prima e dopo ancora al parcheggio dove avremo lasciato le auto. Tot. Prima parte h.1 + seconda parte h.1.45/.Ritorno circa h.1.45 Calcolare le soste al ponte h.1 (sosta pranzo). Trekking di h.4.30/5 + soste.

Altre note descrittive :

1) Gabbro - Sorto sul versante orientale dei monti livornesi ha origini medievali: mai citato dalle fonti come castello – nel ‘300 è definito ‘comune rurale’ - l’agglomerato ereditò probabilmente la popolazione dei vicini castelli di Torricchi e Contrino, forse distrutti già nel corso del basso-medioevo. Il toponimo, dal latino glabrum, allude alla sterilità del suolo, ricco di rocce di origine vulcanica - il “gabbro” appunto, così battezzato in onore del paese, trovando un curioso parallelo nell’appellativo ‘Pelato’ dato al poggio su cui il paese sorge.

La zona fu oggetto, dal 1547  - con Cosimo I° de Medici - in poi, di ripetuti tentativi di colonizzazione voluti dai Medici allo scopo di accrescere la produzione agricola necessaria allo sviluppo del centro di Livorno. L’interesse granducale è testimoniato anche dai resti di numerosi mulini ad acqua, risalenti allo stesso periodo e che sorgevano lungo l’alta valle del Botro Sanguigna, facenti parte di un più ampio sistema produttivo creato proprio allo scopo di approvvigionare di grano la nascente e vicina città di Livorno. Dal 1886 visse a Gabbro il pittore macchiaiolo Silvestro Lega che nella sua opera si è ispirato più volte al paesaggio di questo ridente paese.

2) I vecchi lavatoi:

Situata fra Gabbro e Torricchi, per secoli è stata usata da uomini e donne per l'acqua da bere e per lavare i panni. Da Piazza Cavour, seguendo Via Rialto che scende verso la vallata orientale si ha occasione di percorrere un sentiero molto suggestivo che si snoda fra alberi di sughero ai margini della boscaglia. Questo itinerario veniva seguito dalle donne del Gabbro per andare ad attingere l’acqua e a lavare i panni alla fonte di Rialto. Tale fonte fu ristrutturata nel 1609 e nel 1682 quando vennero costruiti i lavatoi e gli abbeveratoi per gli animali. Prima di arrivare alla fonte è possibile scorgere una edicola votiva originaria del 600, che custodisce un quadro della Madonna, ed alcuni cunicoli nei quali i Gabbrigiani si nascondevano per sfuggire ai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale. Si ha notizia dei lavatoi fin dal 1682, quando vengono stanziati dalla Comunità del Gabbro: "25 scudi per fare un arco e muro attorno alla Fonte del Ricaldo, per far venire l'acqua a doccio, fare un abbeveratoio per le bestie.Il rifornimento di acqua potabile avveniva presso le due fonti distanti un chilometro dal paese sulla parte destra della strada che porta a Castelnuovo della Misericordia. Veniva anche attinta a una fonte situata nella località Riardo, anche questa distante oltre un chilometro dal paese, lungo una strada secondaria che porta verso la località di Staggiano. Dopo il 1945 la fonte fu chiusa e l'acqua incanalata, a mezzo di un piccolo acquedotto, fu fatta affluire alla Fornace Serredi per le necessità della lavorazione. L'acqua veniva trasportata giornalmente alle abitazioni dalle donne che portavano sulla testa brocche o canestre piene di fiaschi e da ragazzi con carrettino, con corbellini anche questi pieni di fiaschi. La lontananza delle fonti causava fatica e perdita di tempo specialmente nell'estate quando si doveva fare la fila perchè il getto dell'acqua diminuiva. Le donne spesso si recavano, portando sempre grosse canestre in testa, a lavare i panni ai due lavatoi pubblici, cioè a quello di Rialdo e a quello che si trova dalla parte opposta, sulla via che dal Gabbro porta a Castelnuovo della Misericordia. Due fonti di incerta potabilità, una chiamata fonte di Giomo sulla via Taversa Livornese per Castelnuovo poco prima della località Stregonie e l'altra situata nelle vicinanze, fornivano acqua, per far fronte alle diverse necessità degli agricoltori e dei possidenti, i quali riempivano damigiane e botticelle che trasportavano con carri trainati da buoi o con barrocci trainati da cavalli o di ciuchi. Dopo il 1945 il comune di Rosignano Marittimo, dietro le insistenti richieste dei paesani, deliberò di fare l'acquedotto per portare l'acqua potabile in paese. Fu allora incanalata l'acqua delle due fonti e, utilizzate altre sorgenti a mezza costa della collina di Poggio d'Arco, fu creato un deposito sul Poggio Pelato. Col passar del tempo le fonti del paese furono integrate da altre direttamente installate nelle case avendo così gli utenti l'acqua sempre a disposizione senza fatica, con vantaggi igienici e senza perdita di tempo. Purtroppo quando il Comune, per approvvigionare l'acqua potabile al paese di Nibbiaia, decise di alimentare l'acquedotto con altra acqua presa lungo il fiume Sanguigna, in località Bucafonda, la situazione peggiorò sia come qualità sia come quantità. testo da - http://www.lungomarecastiglioncello.it/

Domenica 28 Aprile: Itinerari trekking di “CAMAIORE antiqua”

GREPPOLUNGO - LA CULLA – ROCCIA DEI PENNATI – GREPPOLUNGO. Il percorso ha Inizio dal parcheggio di Greppolungo (quota m 340), prosegue sul sentiero del Castellaccio per raggiungere la località La Culla (quota 450) e svolta a destra sul sentiero 107, in forte salita. Dopo circa km. 1 attraversiamo le case di Soppenna (quota m 670) e torniamo a Greppolungo, arrivando prima ad una deviazione che ci condurrà ad alcune antiche incisioni rupestri. Le difficoltà sul percorso sono rappresentate da alcuni tratti in forte salita e, nel tratto che dal Castellaccio conduce alla Culla, dal dover superare un breve tratto stretto e tra le rocce, da affrontarsi con prudenza, soprattutto se non si è molto allenati. I dettagli dell’itinerario sono sul sito a PROGRAMMA, è importante però consultarsi col referente prima di partecipare.

Dettagli del percorso da:

http://www.comune.camaiore.lu.it/it/sezioni-turismo-e-cultura/344-itinerari/1000-anello-3-greppolungo-la-culla-roccia-dei-pennati-greppolungo

ANELLO N. 3

GREPPOLUNGO  - LA CULLA – ROCCIA DEI PENNATI – GREPPOLUNGO

Grado di difficoltà CAI: T=turistico, EE=escursionisti esperti

Km. 8 circa

Tempo di percorrenza ore 3,30

Percorso su strade e sentieri

Quota iniziale metri 340 (Greppolungo)

Quota massima metri 680 (Bacino Setriana)

Inizio dal parcheggio di Greppolungo (quota m 340), prosegue sul sentiero del Castellaccio per raggiungere la locvalità La Culla (quota 450) . Svolta a destra sul sentiero 107 in forte salita, dopo circa km. 1 svolta a destra per il sentiero di Soppenna che conduce a Greppolungo, attraversa le case di Soppenna (quota m 670) e giunge alla deviazione delle incisioni rupestri che si raggiungono svoltando a sinistra seguendo un sentiero in forte salita. Ritorno sulla via di Greppolungo e al punto di deviazione delle incisioni si prosegue sulla destra sul sentiero che scende e che ci consente di raggiungere il paese.
Difficoltà sul percorso: Ci sono alcuni tratti in forte salita. Nel tratto che dal Castellaccio conduce alla Culla si deve superare un breve tratto stretto e tra le rocce, da affrontare con prudenza, soprattutto se non si è molto allenati. Nei periodi caldi è necessario portarsi una buona riserva di acqua, perché soprattutto dopo Greppolungo non ci sono sorgenti.
Dove parcheggiare: Paese di Greppolungo (limitato nel periodo estivo)

PUNTI DI INTERESSE

BORGO DI GREPPOLUNGO, nel XIII secolo fu sede di un castello feudale, poi ripopolato nel XV secolo. Intressanti due macine a bascula poco sopra strada (proprietà privata)

RUDERI CASTELLO DI MONTEBELLO, costruito intorno al XII secolo. Di esso si conserva (proprietà privata), il basamento della torre, due macine a bascula, tratti del muro di cinta e di alcune abitazioni.

VILLAGGIO DEI LECCI, villaggio abbandonato del XVI secolo posto nel Comune di Stazzema. Interessanti i ruderi che ancora conservano tratti murari originali.  

ROCCIA DEI PENNATI, si tratta di un grande masso calcareo dove recentemente il Gruppo Archeologico Camaiore ha individuato diverse incisioni raffiguranti antichi Pennati, probabilmente riconducibili alle popolazioni dei Liguri Apuani che stazionavano sulle montagne camaioresi.

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Domenica 26 maggio: nel Montalbano, terra di Leonardo

L’escursione ci porterà ad attraversare i bellissimi oliveti del Montalbano, nei luoghi che hanno dato i natali a Leonardo, il grande ingegnere, pittore e scienziato italiano. Partiremo da Vinci (97 m s.l.m.) e saliremo verso Anchiano, dove è situata la sua casa natale, proseguendo poi per il crinale boscoso delle colline sovrastanti fino a raggiungere il borgo di Faltognano ed il suo maestoso leccio monumentale, dall’ età stimata in circa 300 anni, proprio di fronte alla chiesetta di S.Maria Assunta, edificata nel XIII secolo, con un bellissimo affaccio panoramico sulla pianura del Valdarno Inferiore e sul sottostante borgo di Vinci. Il trekking non è difficile e ci impegnerà per circa 3 ore a/r, cui si aggiungeranno i tempi necessari per una visita al Museo Leonardiano di Vinci, nelle sedi espositive di palazzina Uzielli e del Castello dei Conti Guidi, alla casa natale di Anchiano ed anche, se aperta, alla “Mostra Impossibile”, a villa Ferrale, con la raccolta di tutte le opere dell'artista, riprodotte in alta definizione. S.14 (Vinci – Anchiano – Santa Lucia – Faltognano – Vinci) lunghezza: 7,5km | tempo di percorrenza a/r: 3h | Difficoltà: media

http://www.marcopolo.tv/articoli/vinci-toscana/   info varie

Variante breve:

Siccome molti sentieri sono spesso in manutenzione ed i tratti dei percorsi sono ora su sterrato, ora su asfaltata di collegamento, consigliamo questa variante, più breve ma altrettanto soddisfacente, che ci permetterà nello stesso (e meno faticoso!) modo di apprezzare questi luoghi -

Vinci, città di Leonardo

L’escursione ci porterà ad attraversare i bellissimi oliveti del Montalbano, nei luoghi che hanno dato i natali a Leonardo, il grande ingegnere, pittore e scienziato italiano. Da Vinci saliremo verso Anchiano, dopo aver visitato il borgo, il Museo in palazzina Uzielli e la terrazza panoramica della torre nel castello dei conti Guidi,  per un percorso botanico immerso nel verde di vigne ed olivi. Sosta alla casa natale e quindi il ritorno, passando per villa Ferrale e la sua mostra impossibile: l’esposizione delle opere pittoriche di Leonardo a grandezza naturale ed in altissima risoluzione, tant’è che si percepiscono le pennellate come fosse il quadro autentico. In ultimo raggiungeremo il borgo di Faltognano ed il suo maestoso leccio monumentale, dall’ età stimata in circa 300 anni. L’escursione è di tipo storico/naturalistico e da gustarsi rigorosamente senza fretta.

Tempi: in auto h.1 // visita al museo e al borgo h.1,30// sentiero verde e casa natale h.1,30// discesa a villa Ferrale e visita h.1,30// in auto a Faltognano h.0,20// al leccio (a piedi) h.0,20 + 0.20// ritorno in auto h.1.

 

Leonardo da Vinci

« Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira [...] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava, ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove. » (Anonimo Gaddiano, 1542)

Per approfondimenti su Leonardo da Vinci, andare alla pagina:

1)  https://www.google.com/search?q=la+vita+di+leonardo+da+vinci&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-b    

2)  https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_da_Vinci

Il Montalbano

Il paesaggio del Montalbano racchiude insieme i caratteri di un’antica bellezza, quasi solenne, fatta di storia e memoria, e quelli di un’evoluzione vitale che nel corso dei secoli fino ai giorni nostri è visibile sia nelle testimonianze materiali e immateriali del territorio che nelle attività della sua gente.

Gli elementi strutturali di questo, come di ogni paesaggio storicizzato, sono riscontrabili negli elementi fondanti della morfologia del luogo, nella sua composizione geologica e nel suo sistema territoriale (aree naturali e boscate, reticolo idrico e sistema insediativo) che appaiono saldamente evidenti e riconoscibili. Ed è in questa loro riconoscibilità, in questa loro capacità di essere stati tramandati attraverso i secoli e nel sapersi porre ancora oggi come capisaldi fondativi e costitutivi dei luoghi che va letta la particolarità essenziale, il genius loci del Montalbano.

Un paesaggio che si presenta al tempo stesso dolce e rude: dolce come l’icona del paesaggio toscano con le “colline create perché sovra ognuna vi fosse un castello… coi pendii coperti di cipressi, …boschetti di querce, boschetti di acacie, ghirlande di vite” (K.Capek 1923), ma anche solido come la terra in cui l’uomo ha saputo indurre le forme dell’economia e delle tecniche “organicamente adeguate al nuovo grado di sviluppo che le forze produttive e sociali hanno raggiunto in agricoltura” (Sereni, 1961) senza per questo disperderne l’innata bellezza.

Un paesaggio modellato dalla sapiente saggezza e contadini-artigiani, dove “il potare gli olivi e le viti, il piegare i capi, è un’arte” (R. Bianchi Bandinelli, 1964), ma anche usato per il tempo libero e lo svago ed anche per la caccia,  praticata per fame, per diletto e dal Rinascimento ad oggi, regolamentata e limitata ad ambiti ristretti e definiti dagli enti locali. Una tradizione che continua nel tempo. Così i Barchi si susseguono ai campi, i giardini alle ville ai paesi in un continuum che ha la naturalezza di un paesaggio costruito con amore e fatica nei secoli.

La catena collinare del Montalbano, è una diramazione dell’Appennino Tosco Emiliano, estesa per circa 16000 ettari, che si diparte dal Passo di Serravalle, si snoda in direzione Nord Ovest – Sud Est ed arriva sino alle Gole della Gonfolina, fungendo da spartiacque tra due ampie pianure, la Pianura Pistoiese-Fiorentina e la Valdinievole.

Il crinale è relativamente basso, senza forti variazioni altimetriche e si attesta a quote introno i 400 -600 m: più in particolare il tratto compreso tra il Passo di Serravalle ed il Valico di San Baronato ha cime di minore altitudine oscillanti mediamente tra i 300 e i 400 m s.l.m. anche se si raggiunge quote più elevate in corrispondenza di tre promontori e si scende a quote inferiori in corrispondenza dei valichi , mentre il tratto a sud di San Baronto si attesta tutto sopra i 500 m s.l.m., raggiungendo l’altezza massima in corrispondenza del Monte Cupola con 633 m s.l.m. Tale promontorio insieme alla cime del Monte Capolino (644 m s.l.m.) e al Poggio Ciliegio (615 m. s.l.m.) costituiscono la sommità indicata dal Repetti, nel suo dizionario Dizionario Geografico Fisico della Toscana (1833) in Pietra Marina e S.Alluccio.

Sempre Repetti sottolinea “La natura del terreno partecipa nella massima parte di quello di sedimento inferiore, coperto nella base orientale da sedimenti palustri, e nel suo fianco occidentale da immensi depositi di ciottoli e ghiaje che ricuoprono una marna ricca di fossili terrestri e marini. Alla parte australe di questa diramazione fu dato il nome dei monti del Barco Reale per un vasto parco vestito di selve, fatto circondare di mura dal Gran-Duca Ferdinando II ad uso di Caccia.” (Tomo, Albano Monte, pag. 60)

I due versanti, orientale ed occidentale, presentano una netta differenziazione dal punto di vista dell’acclività: il versante occidentale infatti si presenta più uniforme degradando dolcemente sino a lasciare posto alle basse colline (tutte intorno ai 100 m ) denominate “Cerbaie” alla cui base si trova la pianura occupata dal Padule di Fucecchio.

Il versante orientale, invece, presenta lungo quasi tutta la sua lunghezza una scarpata più ripida che dal crinale arriva sino a mezza costa dove viene sostituita da un’alternanza irregolare di pendii più dolci.

testo da www.montalbano.toscana.it

per esplorare percorsi - 1) http://www.montalbano.toscana.it/trekking

                                      2) http://www.toscananelcuore.it/i-sentieri/

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GIUGNO – escursione per amanti della montagna (da concordare col referente)

Questo mese è dedicato all’escursionismo di montagna, per toccare vette che solitamente non vengono interessate dalle nostre iniziative, elaborate per essere alla portata di tutti i soci. Attualmente si sta pensando alla Pania della Croce, passando per il rifugio Rossi, come ai m.1946 del Pisanino ma anche sia alla Tambura per la Vandelli come al Pizzo d’Uccello in val Serenaia ed al m.Altissimo, per il passo degli Uncini. La data esatta, come anche la mèta, saranno concordate tra i partecipanti, una volta contattato il referente, i primi di giugno. Nota: poiché il dislivello da superare sarà impegnativo ed anche è presumibile che l’escursione sia lunga, si invita alla partecipazione solo chi se la sente ed ha buona gamba. Info : Rossano Poggi - 0586 375131 (ore serali) o 331 1131900

Dal 20 al 27 luglio: luglio -  gitone in Alta Valtellina, nel Parco naturale dello Stelvio Il Parco Nazionale dello Stelvio è il più grande dei parchi storici italiani, tuttora il più esteso dell’Arco Alpino ed occupa gran parte del territorio dell'alta Valtellina, toccando tre regioni: la Lombardia, il Trentino e l’Alto Adige, confinando a nord con il Parco Nazionale Svizzero ed a sud con il Parco Regionale dell’Adamello. Impossibile non lasciarsi sorprendere dall'inestimabile patrimonio naturale che è possibile scoprire sia grazie alle numerose escursioni fattibili durante tutto l'arco dell'anno, come pure per l’ ampia varietà morfologica del territorio, determinata da cospicui dislivelli altimetrici che consentono l’esistenza di ampi ecosistemi con numerose specie rare e di animali e di piante. 
Villaggi, contrade e tipiche baite completano poi lo scenario, costituendo delle affascinanti testimonianze di architettura rurale e sacra, in completo equilibrio con l’ambiente. Il nostro programma, prevede diversi tipi di iniziative escursionistiche che spaziano dalla Valfurva, dove troveremo il ghiacciaio di tipo vallivo più esteso in Italia, il ghiacciaio dei Forni, alla Val Zebrù, una delle zone con la più alta concentrazione di cervi ma anche ai passi dello Stelvio o di Gavia oppure al gruppo montuoso Ortles-Cevedale,
 con parecchie cime che oltrepassano ampiamente i 3000 metri di quota ed ai suoi ghiacciai, anche pensando al trenino rosso del Bernina che da Tirano ci porta a St.Moritz. Da dire poi che frequentemente e sfruttando le funivie, si potranno evitare lunghe camminate, come anche che vengono previste, per i più pigri, interessanti visite a località vicine e tipiche, come Livigno o S.Caterina Valfurva o Bormio stesso dove alloggeremo. Nota: prenotazione obbligatoria, con versamento acconto, entro e non oltre il 31 marzo. Il programma in dettaglio verrà illustrato in un incontro tra i partecipanti, verso fine giugno. Info e prenotazioni: Rossano Poggi - 0586 375131 (ore serali) o
331 1131900

Altre da riproporre:

La valle del Chioma e la grotta dei banditi

L’escursione ci porterà dove il torrente Chioma è raggiunto dall’affluente Quarata, per proseguire nell’ampia valle collinare che lo conduce a Quercianella, ampio ed in un letto ben scavato. L’itinerario è naturalistico, poiché passeremo per una delle zone dove iniziò l’esondazione del Chioma, nel settembre ’17 , ma anche storico, poiché da Nibbiaia ripercorreremo i sentieri che portavano alla macchia i partigiani del Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa della Terza Brigata Garibaldi e quindi alla così detta “grotta dei banditi”, dove trovavano momentaneo rifugio.

La “grotta dei banditi” è a neanche un paio di chilometri dal Castellaccio ed era il luogo dove si rifugiavano i partigiani del Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa della Terza Brigata Garibaldi, insieme ai tanti giovani alla macchia che, dopo l'8 settembre’43, fuggivano dal reclutamento forzato fra i repubblichini e dai rastrellamenti dei tedeschi (ricordiamo che la strage di Sant’Anna di Stazzema avvenne nell’agosto del’44 e quindi che la guerra era tutt’altro che finita). La zona “Quarata” è impervia e boscosa ma, conoscendone i sentieri, non sarà difficile arrivarci a partire da Nibbiaia. L’escursione ha una notevole valenza paesaggistica ed evidentemente anche storica, sviluppandosi per i 2/3  nel folto del sottobosco collinare e per 1/3 su strade vicinali, ad uso dei numerosi poderi della zona. Dettaglio: seguendo il sentiero 00 in discesa (segni bianco/rossi), si arriva al podere del Gorgo dove, per una carrareccia, prenderemo la direzione Quarata per salire verso una casa colonica bianca, in alto sulla collina e a destra. Ci addentreremo quindi nella macchia, arrivando ad uno spiazzo aperto con evidente bivio da dove, in discesa, ci porteremo alle grotte (dei banditi dal tedesco banditen), da dove, visitati questi anfratti naturali, sempre in discesa,  chiuderemo il nostro anello in circa h.4.30 di cammino.

A scuola di natura al museo della geotermia di Larderello.

Piccolo centro in provincia di Pisa, si presenta al viaggiatore con colonne di vapori bianchi che si alzano dal terreno, acqua che ribolle ed un panorama suggestivo che ricorda la superficie lunare. Qui, per la prima volta in tutto il mondo, si è iniziato a sfruttare l’energia geotermica, ovvero il calore che fuoriesce dalla terra per produrre elettricità. Larderello si trova nel comune di Pomarance, al centro della cosiddetta "Valle del Diavolo", chiamata così proprio per la presenza dei soffioni boraciferi, che erano famosi già all’epoca di Dante Alighieri il quale si ispirò proprio a questo paesaggio per descrivere l’Inferno nella "Divina Commedia". La nostra proposta prevede una visita guidata al Museo della Geotermia in un percorso che, partendo dagli utilizzi della risorsa nel periodo etrusco e medievale, ci porta allo sviluppo industriale ed alla sfida odierna delle energie alternative. Successivamente sarà anche possibile visitare un soffione e la centrale geotermoelettrica, permettendoci una completa comprensione dei fenomeni geotermici e del loro utilizzo.  

       Per la vecchia cremagliera a Saline di Volterra

L’ escursione di oggi ci vedrà attorniati dalla splendida cornice delle colline metallifere, poiché saremo sul tracciato della vecchia ferrovia a cremagliera che si arrampicava fino alla pittoresca cittadina etrusca e medievale  di Volterra, con partenza da Saline. Lungo il percorso incontreremo alcuni caselli e varie case coloniche, immersi in un panorama straordinario, su cui spiccano le mulattiere dell’antica viabilità poderale. Dopo la sosta pranzo, sarà poi fattibile un prolungamento della nostra camminata in un trekking urbano sulle tracce delle civiltà storiche che si sono avvicendate nel territorio, raggiungendo il centro della città di Volterra e la bellissima piazza dei Priori. Il ritorno a Saline lo faremo nel pomeriggio, ripercorrendo a ritroso il tragitto dell’andata. Nota: possibile anche unalternativa per il ritorno, in base tuttavia al tempo necessario per dare almeno un’occhiata a Volterra, obbligatorio quindi informarsi c/o il referente.

Dettagli - http://www.ferrovieabbandonate.it/linea_dismessa.php?id=57

                 http://www.volterracity.com/volterra-saline-ferrovia/

                 https://sentieridautore.it/2016/02/13/volterra-una-volta-cera-una-cremagliera/

Descrizione: Un lungo tragitto che nella prima parte ripercorre lo storico tracciato della vecchia ferrovia a cremagliera, che per quasi 60 anni, dall’inizio del 1900 ha collegato col famoso ‘trenino’, Saline alla città etrusca di Volterra.

Un’escursione priva di qualsiasi difficoltà che si snoda sui dolci pendii delle colline di creta che col variare delle stagioni si colorano di mille sfumature che caratterizzano da sempre il paesaggio volterrano.

Abbiamo scelto di provare il percorso in piena primavera, quando ad allietare il nostro cammino, sarà la costante presenza delle fioriture di molteplici specie, su tutte le acacie e le ginestre che renderanno l’intero tragitto piacevolmente profumato.

Per comodità abbiamo pensato di non compiere un anello completo, rinunciando ad un ultimo tratto altrimenti percorribile su asfalto.  Lasceremo perciò un’auto in località Scornello, poco meno di 1 km dopo l’abitato di Saline, in direzione Pomarance, mentre con un’altra auto ci dirigeremo al posteggio all’inizio del paese, proprio a ridosso della ferrovia.

Ci incamminiamo lungo la vecchia massicciata ferroviaria dove per circa 400 metri è ancora presente il binario e costeggeremo una serie di pollai, piccoli orti, capanni e baracche, da cui l’assordante abbaiare dei cani, ci accompagnerà per qualche centinaio di metri. Il cammino quasi totalmente pianeggiante fino ad ora, continua sul vecchio tracciato ferroviario, che ha mantenuto sia la dimensione che il pietrisco originale.

Pian piano la strada inizia a salire dolcemente, costantemente accompagnati  dalle fioriture delle acacie che con il loro  profumato richiamo attirano le api delle numerose arnie, che qualche apicoltore ha posizionato negli spazi adiacenti alla ferrovia.

Continuando a salire, si delinea davanti a noi l’inconfondibile possente struttura del Mastio di Volterra, mentre se ci voltiamo indietro, potremmo spaziare con lo sguardo su tutta la vallata del Cecina e le sue morbide colline.

Dopo aver camminato per circa km 1,700, sulla nostra sx, seminascosti dalla vegetazione noteremo i ruderi di un primo casello ferroviario, che conserva appena la struttura perimetrale. Poco dopo 1 km e mezzo, dal primo, in prossimità di un crocevia,  incontreremo un secondo casello, sempre invaso da rovi, acacie e  timide rose antiche, che una volta abbellivano le aiole adiacenti la costruzione. Da qui aveva inizio la tratta ancorata con la cremagliera.

Prima di proseguire ci fermeremo per le immancabili foto e per raccogliere qualche mazzolino di camomilla, rigogliosa lungo l’argine dei vicini campi; poi continueremo per altri 2 km, prima di incontrare il terzo casello, senza cambiare mai direzione. La salita diventerà pian piano più costante e più ripida e noteremo che in mezzo alla ghiaia della vecchia massicciata, compaiono ogni tanto, alcuni monconi ferrosi che ancoravano la cremagliera.  Passando da un viottolo, aggireremo l’arco di un piccolo ponte che sosteneva la strada ferrata, ma che alcuni vistosi cartelli, ora ne vietano l’attraversamento perché pericolante. Riguadagneremo di nuovo il vecchio tracciato ghiaioso, sempre sovrastati dalla mole del Mastio di Volterra, incorniciato dal verde dei campi e saliamo ancora ignorando i piccoli incroci. Ci manterremo sempre sul tracciato, che lambisce ora piccoli orticelli e oliveti e oltrepasseremo una grande casa colonica sulla nostra sx. Salendo ancora incroceremo una strada rurale, attraverseremo un ponte a tre arcate, fino a intravedere la sagoma della vecchia stazione. Abbandoniamo qui il percorso della ferrovia, perché sommerso dalla vegetazione, per seguire un breve e tortuoso viottolo che in pochi metri ci condurrà alle prime case della periferia di San Lazzero. Da qui proseguiremo lungo la via asfaltata, portandoci prima verso sx, poi verso dx in ripida salita,  che con ancora poche centinaia di metri ci condurrà alla strada regionale per Colle Val d’Elsa.

Volteremo a dx in prossimità di una scuola e benché costretti a percorrere un breve tratto della trafficata regionale, avremmo modo di ammirare il vasto panorama che si apre di fronte a noi, lasciando alle nostre spalle l’arco dei grandi ponti di regresso che conduceva il trenino al punto estremo della tratta.

Raggiunto l’imbocco della strada dello Zambra o di Scornello, inizierà la seconda parte del nostro percorso, che scendendo verso Saline, si snoderà attraverso una piacevole campagna tra calanchi, biancane e verdissime colline tondeggianti.

Camminando ora comodamente lungo la piccola strada asfaltata che costeggia poderi e casali ristrutturati, passeremo a margine di numerose olivete, dove le fioriture primaverili colorano e contrastano il verde diffuso in tutta vallata. Di fronte a noi la magnifica vista spazia fino ai fumi della Valle del Diavolo, mentre voltandoci indietro  non ci stancheremo di osservare la severa sagoma di Volterra e più in basso quello che rimane dei ponti e delle strutture ferroviarie. Camminando per circa km 3,200 dall’inizio della discesa, devieremo leggermente il nostro cammino a sx per curiosare tra i resti della grande colonia agricola (Tanzi) dell’ospedale psichiatrico volterrano.

L’intera zona che stiamo attraversando, fino agli anni 1970 era infatti di esclusivo utilizzo del manicomio. L’innovativa ‘ergoterapia’, che lo psichiatra Luigi Scabia sperimentava coi ricoverati, prevedeva che questi venissero curati anche con un costante impegno lavorativo, a seconda della gravità della patologia. All’interno dell’ospedale vi erano laboratori di ogni genere e nella zona che da San Lazzero, costeggia l’antica villa di Scornello, era sorta una  vera e propria azienda agricola, comprendente i fabbricati della Tignamica, il Caggio, con nuove costruzioni e tanti poderi già esistenti adattati  per ospitare gli ammalati i medici e tutto il personale necessario. Nella grande azienda oltre alla produzione agro-alimentare, i ricoverati si dedicavano all’allevamento di ogni tipo di bestiame, da stalla e da cortile.

La grande struttura a cui ci stiamo avvicinando è conosciuta popolarmente con il nome di ‘Tignamica’ e anche se in condizioni di fatiscente abbandono, conserva un inquietante e misterioso fascino. Data la precarietà degli edifici è sconsigliabilissimo addentrarci, ma sbirciando attraverso le aperture delle porte e delle finestre rotte, ci sembrerà di sentire voci provenire dai disegni che colorano le pareti e il fruscio del vento che smuove la polvere sulle suppellettili abbandonate.  Scattate le immancabili foto, riprendiamo di nuovo il nostro percorso tornando sui nostri passi o tagliando liberamente per il campo sottostante.

Da qui la strada non è più asfaltata, ma si presenta inghiaiata e un po’ sconnessa a causa dei recenti lavori del nuovo acquedotto.

Oltrepassati i ruderi di ‘Casa Gattera’ inizieremo a salire lungo i tornanti che portano verso la villa di Scornello, importante residenza secentesca degli Inghirami, nobile famiglia volterrana. Con una deviazione di circa 6/700 metri dedicheremo una breve visita alla villa per apprezzarne il fascino un po’ decadente delle sue strutture esterne. (43°21’28,6’’N  10°51’07,4’’E)

Nel ‘Dizionario Geografico, Fisico, Storico della Toscana’, Emanuele Repetti descrive la villa adagiata su un piccolo promontorio di un poggio cretoso, cosparso di filoni di gesso, sotto i quali scorre l’acqua salata delle Moje vecchie di San Giovanni.

 La villa, su una carta del 1700 appare sovrastata da una torre a tre piani con tetto a capanna e attorno si era costituito in senso longitudinale, un borgo denominato ‘Citernino’. Dal 1777 al 1794 la proprietà comprendeva 9 poderi, passati a 30 negli anni intorno al 1940. Ancora oggi, la villa di Scornello, in parte attrezzata come agriturismo, appartiene agli eredi della famiglia Inghirami.

Torniamo di nuovo sulla nostra strada che si snoda sotto due file di grandi cipressi, per percorrere il tratto finale che ci riporterà all’auto. Qui il fondo stradale è costituito da un selciato abbastanza ampio, ancora in buono stato di conservazione e questo ci fa notare in maniera evidente, la tecnica, ma soprattutto la cura e la meticolosità, che veniva riservata una volta alla costruzione delle strade, anche se di campagna.     

Rimangono ora circa km 3 alla fine del nostro giro che continueremo a percorrere sulla medesima strada, accompagnati nell’ultimo tratto da evidenti tracce dell’attività industriale del sale, come resti di pozzetti e di tubazioni. Giunti in prossimità di un vecchio podere, vicino al quale abbiamo parcheggiato l’auto, possiamo scorgere in direzione di Saline la zona delle ‘Moje Vecchie’ che biancheggiano nel paesaggio fin dal tempo degli Etruschi.

Non ci resta che riprendere l’auto e raggiungere l’abitato di Saline da cui ha avuto inizio questa nostra  escursione.

Più che una lunga passeggiata, è stato come ripercorrere un viaggio attraverso i particolari di una storia recente un po’ dimenticata, che dall’inizio del 1900 per circa 70 anni, ha caratterizzato la vita e l’economia di una grande zona, geograficamente periferica e di un’intera città:   Volterra, conosciuta per la sua storia fatta dagli Etruschi e dai Vescovi, ma anche dal suo alabastro, dal suo manicomio e dal suo sbuffante trenino.

Dal sito:   http://carrozzadergambini.it/volter/c-era-una-volta-un-trenino.html  (con possibili varianti dopo ricognizione del percorso)

Altra: Due passi nel verde, a Pomezzana

Pomezzana - mt. 600
Il paese, circondato da castagneti, sorge sulle pendici del monte Matanna ed offre suggestive vedute delle Alpi Apuane (sul Procinto ed il Matanna, in particolare) e dei paesi del comprensorio stazzemese, quando si sale per il sentiero che conduce al Rifugio Forte dei Marmi. Attualmente e come segnalato sul percorso, arrivarci è pericoloso per la presenza di alberi, frane e smottamenti, ma noi non avremo problemi nel raggiungere le vecchie cave di ardesia sopra il borgo, perché il sentiero è pulito. Ci arriveremo dopo circa h.1/1.30 di cammino, attardandoci anche a raccogliendo le castagne cadute.

Nel pomeriggio ci riporteremo poi in paese, dove è da visitare la Chiesa di S. Sisto, che conserva opere d’arte sacra e pregevoli arredi (in particolare una croce parrocchiale opera di argentieri lucchesi del 1200 ed una pala processionale del 1400. Se eventualmente fosse rimasto del tempo faremo anche un salto alla vicina Farnocchia
Info sui borghi: 
http://www.contadolucchese.it/Stazzema.htm

La strada asfaltata ci porta a un parcheggio non molto distante dalla chiesa principale di Pomezzana, dedicata a S. Sisto, col suo grande campanile.
Il luogo è panoramico su Farnocchia, Stazzema e il Monte Lieto e il Gabberi.
Il sentiero 106, ben segnato, inizia da questa piazzetta: saliamo pochi scalini lasciandoci alle spalle la chiesa e siamo nel paese.
Percorriamo alcune strade salendo prima lievemente poi più decisamente.
A 10’ inizia una mulattiera lastricata con ardesia che corre parallela all’abitato di Pomezzana, il quale si allunga sul crinale ben esposto al sole.
A 17’ siamo su una strada e il sentiero si dirige a sinistra.
C’è una casa e il sentiero continua in lieve discesa (evitare la salita verso destra), tra gli alberi si scorgono, verso sinistra, Stazzema e di fronte il gruppo del Procinto.
Il sentiero poi prende a salire e a 30’ siamo presso una zona di cave di ardesia, di tentativi di cave e di ripari sotto roccia.
A 37’ incontriamo una casa in muratura e subito dopo l’edificio principale delle cave, ormai semi distrutto. Dietro esso ci sono gli ingressi della miniera parzialmente coperti da edere che formano una cortina discendente, diamo un’occhiata e poi proseguiamo il cammino.
A 50’ siamo a un luogo molto panoramico, anche se ci sono rami di alberi a ostacolare la visibilità, su Procinto, Nona, Matanna e la zona delle Panie.
Continuiamo con saliscendi mantenendo sulla sinistra Procinto e Nona mentre il Matanna rimane di fronte. A 01h a destra c’è un’altra miniera presso la quale c’è un immenso blocco di ardesia coperto in parte da edere.
Subito dopo superiamo un canalino e poi riprendiamo a salire.
A 01h 08’ troviamo dei ruderi, forse di un’antica maestà e a 01h 16’ superiamo un altro ruscello che scende dai monti scavando un ripido canale.
Subito dopo un’altra antica costruzione che sembra una calchera (struttura per produrre calce).
Il sentiero prende a salire e per qualche minuto la salita si fa più ripida per strette voltoline per poi addolcirsi e a 01h 41’ siamo presso il Rifugio Forte dei Marmi.

Sosta e ritorno per la stessa via.

Altra: I mulini lungo il torrente Lòmbrici. Alle pendici delle montagne che circondano Camaiore si trova un luogo incantevole, in una zona ad alto valore paesaggistico e storico la cui natura è incontaminata, con il torrente che crea piscine naturali e cascatelle di rara bellezza. Sulle pareti rocciose laterali esistono poi alcune tra le palestre di roccia più interessanti dell’Italia centrale e lungo la via d’acqua, riccamente verde, sono disseminati numerosi opifici di epoca pre-industriale. Dei 40 mulini, pastifici e frantoi, tutti azionati tramite l’energia idraulica ricavata dalla forza propulsiva del torrente ed uno dei quali troviamo addirittura documentato a Casoli sin dal 1347, rimangono tuttavia ad oggi soltanto dei ruderi, benchè ne sia previsto un recupero strutturale. L’escursione non presenta difficoltà e viene abbinata alla raccolta delle castagne nei boschi sovrastanti che raggiungeremo in auto nel pomeriggio, lasciando tuttavia la possibilità, per chi volesse camminare un po’ di più, di raggiungere il borgo di Metato per il "Sentiero do Saudade" (h.1.30), dedicato ai soldati brasiliani che lo percorsero nel 1944 per scollinare il monte Prana, dove ci ricongiungeremo tutti insieme. 

Lasciata l’auto in località Candalla (dove la strada finisce), si attraversa il ponte sul torrente Lombricese e si prosegue lungo il sentiero che costeggia il torrente stesso, e trascurando la deviazione per Casoli a sinistra. Alla destra è ben visibile un’imponente parete di roccia. Trascurare la deviazione a destra (sentiero con balaustra) che conduce al torrente ed alla vicina palestra di roccia. Si incontrano i primi ruderi (ex pastificio) e si prosegue ancora per una decina di minuti lungo la traccia, fino a giungere ad una biforcazione in prossimità di due grossi massi. Pochi metri oltre i massi, un guado facilmente superabile porta ad altri ruderi di vecchi mulini. Se si volesse proseguire verso Metato o verso Casoli, entrambi luoghi caratteristici meritevoli di essere visitati, basta salire a sinistra e superare una grossa pietra sul sentiero per arrivare allo stradello che porta a sinistra a Casoli (h.0,15) ed a destra a Metato (h.1,30)..Per Candalla si chiuderà poi l'anello, in discesa, seguendo le indicazioni nella piazzetta del paese.

Domenica di marzo: l’area boschiva del Cisternino di Pian di Rota ed "il risveglio muscolare"

Spesso andiamo in cerca di aree verdi lontano dalla città quando invece le abbiamo e belle proprio fuori porta, nella zona del Cisternino di Pian di Rota ad esempio. A partire dai Bagnetti, una delle ultime costruzioni di Pasquale Poccianti, costruiti tra il 1843 ed il 1844 nella campagna intorno alla città per rappresentare il nuovo centro di attrazione dei villeggianti dell'epoca, stante la presenza di alcune polle d'acqua solfurea idonee per lo sfruttamento termale, seguiremo il corso del rio Puzzolente nel suo andare a nord verso il torrente Ugione, per sentieri recentemente riadattati all’attività dei taglialegna e, seguendo campi incolti prima e tracciati nella macchia poi, dove il leccio si alterna al Cerro e alla Rovella, descriveremo un anello di circa h.3/3.30. L’escursione è quasi una passeggiata, con percorso pianeggiante e nel verde, appena macchiato da ginestroni e cisto bianco che cominciano a fiorire proprio in questo inizio di primavera e, se non disturberemo troppo con il nostro chiacchiericcio l’avifauna locale, sarà bello sentirsi accompagnati ora dai verso dell’Upupa, ora dal grido d’allarme della ghiandaia che segnalerà la nostra presenza, come anche dal volo della poiana che ci scruterà dal cielo. Nel corso dell'escursione un esperto introdurrà i partecipanti alle metodiche del "risveglio muscolare", esercizi di preparazione e completamento dell'attività motoria Percorso: dai Bagnetti prendiamo a sinistra del ponte e devieremo per la salitella che troveremo alla nostra sinistra. Prima il bosco, poi una radura ed ancora il bosco e saremo in vista degli archi dell’acquedotto dove noi prenderemo a destra, lungo i campi e costeggiando una distesa di grano selvatico. Andiamo adesso sempre a diritto per entrare in un bosco più fitto di lecci e querciformi, trovando un bivio che dovremo prendere a sinistra perché a destra andremmo al monte La Poggia. Il sentiero diviene adesso più largo e battuto e ci riporta alla radura di prima, da dove in poco tempo si ritorna, non prima però di aver seguito un percorso nella macchia molto frequentato dai numerosi cinghiali che vivono in queste selve.

I Bagni nell’Acqua… Puzzolente ………..

"Lasciammo a destra la strada del Limone e da mano sinistra è una pozza o Lagunetta formata da una sorgente di Acqua Sulfurea fredda, la quale a cagione del gran fetore, viene in Livorno chiamata l'Acqua Puzzolente […] L'acqua assaggiata non ha sapore, né acido di alcunasorta in se, ma puzza di Uova sode. Ella fa bene per i Mali cutanei". Così scrisse Giovanni Targioni Tozzetti nelle sue "Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana" del 1786.Per sfruttare le proprietà dell’acqua solforosa i proprietari della tenuta Limone affidarono all'architetto Poccianti la realizzazione dei bagni della Puzzolente, iniziati nel 1843 e inaugurati nel 1844. L’edificio ha pianta rettangolare con due emicicli che contenevano ognuno otto bagnetti. A poca distanza dietro le terme vi è un'altra costruzione a forma di tempietto rotondo dove sono riunite e allacciate tutte le polle. Qui la pompa aspirante raccoglieva l'acqua che veniva riscaldata e diramata nelle diverse cabine. A quell'epoca Livorno, con le sue 12 sorgenti, era un famoso centro termale. Anche la fonte Puzzolente ebbe successo, infatti nell'anno 1876 usufruirono di tali impianti circa 9.720 persone e furono praticati giornalmente oltre 90 bagni. “Molto potremmo dire sopra felici risultati ottenuti dall'uso di quest'acqua e si potrebbero ancora allegare numerosi attestati di persone ammalate che ricuperarono la salute, o trovarono nell'acqua puzzolente alleviamento alle loro sofferenze” (G.Orosi, 1845). Col volgere dei tempi però, con la scoperta di nuove acque simili, con le comodità sempre maggiori che nuovi stabilimenti offrivano ai frequentatori, dopo un lento e graduale decadimento, i bagni della Puzzolente furono chiusi al pubblico nell'anno 1897 ed adibiti ad uso di magazzini e di cantina di vino e le acque furono abbandonate per i fossi adiacenti. Da - http://www.webalice.it/diego.guerri/EeP/guida_boschi_rid.p

altra proposta analoga:

l’area boschiva del Cisternino di Pian di Rota ed "il risveglio muscolare" - Spesso andiamo in cerca di aree verdi lontano dalla città quando invece le abbiamo e belle proprio fuori porta, nella zona del Cisternino di Pian di Rota ad esempio. A partire dai Bagnetti, una delle ultime costruzioni di Pasquale Poccianti, costruiti tra il 1843 ed il 1844 nella campagna intorno alla città per rappresentare il nuovo centro di attrazione dei villeggianti dell'epoca, stante la presenza di alcune polle d'acqua solfurea idonee per lo sfruttamento termale, seguiremo il corso del rio Puzzolente nel suo andare a nord verso il torrente Ugione, per sentieri recentemente riadattati all’attività dei taglialegna e, seguendo campi incolti prima e tracciati nella macchia poi, dove il leccio si alterna al Cerro e alla Rovella, descriveremo un anello di circa h.3/3.30. L’escursione è quasi una passeggiata, con percorso pianeggiante e nel verde, appena macchiato da ginestroni e cisto bianco che cominciano a fiorire proprio in questo inizio di primavera e, se non disturberemo troppo con il nostro chiacchiericcio l’avifauna locale, sarà bello sentirsi accompagnati ora dai verso dell’Upupa, ora dal grido d’allarme della ghiandaia che segnalerà la nostra presenza, come anche dal volo della poiana che ci scruterà dal cielo. Nel corso dell'escursione un esperto introdurrà i partecipanti alle metodiche del "risveglio muscolare", esercizi di preparazione e completamento dell'attività motoria, adesso che questo inizio di primavera comincia ad indurci di nuovo al movimento.

L’Acquedotto del Limone, andando verso il monte La Poggia (colline livornesi)

Nascosti dal bosco e dimenticati ci sono i resti dell'antico Acquedotto di Limone, che diede l'acqua a Livorno fra il '600 e l''800 prima della costruzione dell’Acquedotto Leopoldino.

descrittivo -

All’altezza del ponte in cemento, dopo i vecchi bagni della Puzzolente si va a destra e si procede a diritto per uno stradello che collega tra di loro i diversi poderi e orti della zona e lo si segue per circa h.0,45. Arrivati ad un bivio, lasciamo questa carrareccia e, dove vediamo una sbarra bianco/verde che ci segnala che siamo nel Parco, giriamo ed entriamo nel bosco. Risaliremo adesso il rio dell’acqua puzzolente per circa h.1, dovendolo guadare di traverso per alcune volte. L’ultimo tratto di questo itinerario è in leggera salita per altri h.0,15 (unico tratto con una pendenza noiosa) e ci vede sbucare sotto il monte La Poggia, proprio sotto la zona della cava del Canaccini. A questo punto prendiamo lo stradello asfaltato alla nostra destra e in discesa per circa h.0,20, finchè troveremo un bivio che scende a destra (a sinistra vedremo un viale alberato a cipressi, che sale), prima per h.0.30 di stradello sassoso e dopo, entrando nel bosco per altre h.0.20, uscendone infine sulla sinistra trovando una rete divisoria lunghissima che seguiremo, non lasciando il bosco finchè non arriveremo alla zona degli oliveti. Scendiamo a diritto tra gli olivi, leggermente sulla destra  ed eccoci nuovamente alla fonte della Puzzolente in altri h.0,45 (volendo possiamo anche restare a contatto della rete divisoria ed andare a trovare lo stradello che porta alla fattoria didattica del limone) dove prenderemo a destra per tornare alle auto. Totale circa h.4 a/r (escluse soste) – dislivello ca mt.300

L’acquedotto del Limone e l’approvvigionamento idrico di Livorno

L’acqua di questo acquedotto, proveniente da sorgenti della zona (ancora oggi utilizzate ad uso agricolo locale), non serviva soltanto per la sopravvivenza delle popolazioni residenti, ma anche per il rifornimento di navi ormeggiate presso il vicino porto (porto pisano) e per il retroterra produttivo della zona, certamente fiorente vista l’attività del porto nelle varie epoche. Il termine Limone, con cui si definisce quest’area, non è da ricondursi a coltivazioni dell’omonimo agrume; essendo più probabile invece che derivi dal termine latino limus = fango, viste le caratteristiche del terreno che si presenta particolarmente fangoso.

Edificato seguendo un preesistente acquedotto romano che  testimonianze archeologiche permettono di datare in un periodo compreso fra il I sec. a.C. ed il IV sec. d.C, con un approvvigionamento stimato per circa 8.000 persone, l’acquedotto di Limone venne approvato nel 1601 da Ferdinando I dei Medici, onde sopperire alla continua mancanza d’acqua potabile in cui si trovava Livorno e divenne la maggiore fonte di approvvigionamento idrico della città fino alla fine dell’Ottocento.

Da dire che durante il Medioevo la cittadina di Livorno ebbe un forte incremento demografico con un costante aumento del fabbisogno idrico giornaliero, soddisfatto tramite la raccolta dell’acqua piovana in grandi cisterne e col prelievo da pozzi posti nelle vicinanze degli abitati. Nel 1421 a Livorno si contavano circa 1.200 abitanti e l’acqua potabile veniva cercata in fonti sempre più lontane ( gli incaricati che si procuravano e smerciavano quest’acqua erano detti acquaioli). Con la costruzione della Fortezza Vecchia (a.1530 circa) poi ed il conseguente ampliamento dell’abitato di Livorno, la popolazione salì fino a circa 1800 persone e quindi aumentò ulteriormente la necessità di acqua per cui, sotto il governo di Francesco I de’ Medici, fù indispensabile pensare ad un grande acquedotto che poi fu il  Granduca Ferdinando I a realizzare e che entrò in attività nel 1611, con il nome di Acquedotto di Limone o delle Vigne ( sorgenti ubicate sul Monte la Poggia). Questo permise l’ampliamento di Livorno e quindi della sua demografia fino al 1645, quando si raggiunsero gli 8.000 abitanti.  Un grande acquedotto si era reso indispensabile anche perchè agli inizi del 1600, con i lavori necessari per la costruzione dei fossi, furono interrotte numerose falde freatiche locali con in più la salinizzazione di numerosi pozzi all’interno della città. Per sopperire a questo grave problema ci si rivolse a sorgenti sempre più lontane dalla città, in particolare a quelle di Limone, finchè nel 1732, anche l’acqua proveniente da quest’area non si rivelò insufficiente per una popolazione che ormai contava 24.000 persone e che raddoppiò entro il 1789. Fù allora che il sovrano Ferdinando III approvò il progetto dell’Acquedotto di Colognole (1792) che entrò in funzione  nel 1816 per essere infine sostituito agli inizi del ‘900 con quello di Filettole che, con dovuti ammodernamenti, approvvigiona ancora oggi la città.

approfondimenti:

http://www.archart.it/livorno-sorgenti-di-limone.html  archeologia della costruzione

http://www.lalivornina.it/DESCRIZIONI%20PERSONAGGI%20FAMOSI/FERDINANDO%20I.htm   Livorno ai tempi di Ferdinando I

http://wsimag.com/it/economia-e-politica/17471-emergenza-idrica-a-livorno emergenza idrica cittadina nel 1600

Da Farnocchia a sant'Anna di Stazzema (anello)

il M.Lieto è una cima delle Apuane meridionali vicinissima al mare, un punto panoramico di prim’ordine, non solo sulla conca di Camaiore e la Versilia ma anche sulle altre vette delle Apuane. In più, se la giornata è tersa, lo sguardo spazia tranquillamente fino al golfo di La Spezia e oltre, distinguendosi molto bene sia la Palmaria che il Tino. L’itinerario parte da Farnocchia, gira attorno al m. Lieto e ridiscende a Farnocchia, descrivendo un anello.

Descrizione percorso:

A Farnocchia (mt.646), oltrepassata la piazzetta dove si trova il monumento ai caduti della Grande Guerra, prendiamo a destra del negozio di alimentari, e, sulla nostra sinistra, prendamo per il sentiero 3, trovando le indicazioni per la Foce di Farnocchia e Sant’Anna di Stazzema. Saliamo per il castagneto e, dopo h.0.15 troviamo il bivio col sentiero 4, che trascuriamo. Altre h.0,45, sempre sul 3, e troviamo una marginetta. Continuiamo per lo stesso sentiero che diviene francamente sassoso e saliamo ancora per poi scendere, sempre seguendo i segni bianco/rossi, passando accanto ad una palestra di roccia ( con rinvii e spesso scalatori), trovando infine un ampio spiazzo erboso, dopo altre h.0,45. Siamo alla foce di S.Anna (mt.830) e qui possiamo decidere se proseguire per il sacrario (h.0.45) oppure scendere direttamente sotto la chiesa di S.Anna, prendendo per il canalone proprio davanti a noi e l’asfaltata dove finisce (h.0.30) – un bivio ci indicherà l’opzione possibile. Da Farnocchia a qui sono passate circa h.2.15/2.45 (secondo il passo). Sosta alla chiesa dell’eccidio. Il ritorno sarà dalla piazza sotto S.Anna, dove c'è il parcheggio insomma, quando prendiamo il sentiero 4 (inizia con una scaletta) e, dopo circa 30 minuti di salita, siamo sull’asfaltata voltando a destra e, in 10 minuti, passata casa Moco (con cartello commemorativo), siamo in località Case Sennari (mt.720) dove, sulla ns.sinistra, troviamo le indicazioni del sentiero 4 diretto a Farnocchia. Il sentiero, inizialmente in aspra salita, diventa poi un’ ampia mulattiera a pendenza più dolce, sempre nel bosco, con a destra ed in basso l’abitato di S. Anna ed il Monumento alle vittime della strage, ben visibile. In h.1/1,15 arriviamo ad un bivio dove il sentiero 4 sale a sinistra alla Foce di Farnocchia (quello sulla ns.destra, va invece al monte Gabberi e non lo prendiamo). Andiamo invece per il nr.4 essendo subito alla foce di Farnocchia o "Le Focette" (mt.873) dove, tra gli alberi, possiamo ammirare i monti apuani, da sinistra a destra, il m. Corchia, le Panie, il Nona, il Matanna, il Prana ed il m.Piglione. Scendiamo per un bosco a castagni e faggi, e concludiamo il nostro anello con a vista Farnocchia, in circa h.0.45.

Totale, con passo lento e fotografando, andata h.2.45/ritorno h.2.45. Dislivelli: Farnocchia mt.646/Foce S.Anna mt.830/S.Anna mt.660/Casa Sennari mt.720/Le Focette mt.873/ Farnocchia mt.646. Media difficoltà con 200 metri di salita due volte ed altrettante in discesa. nota: scarpe robuste, utili bastoncini e tenere di conto le ore di luce possibili.
 

Da Pomezzana al rifugio Forte dei Marmi

La strada asfaltata ci porta a un parcheggio non molto distante dalla chiesa principale di Pomezzana, dedicata a S. Sisto, col suo grande campanile.
Il luogo è panoramico su Farnocchia, Stazzema e il Monte Lieto e il Gabberi.
Il sentiero 106, ben segnato, inizia da questa piazzetta: saliamo pochi scalini lasciandoci alle spalle la chiesa e siamo nel paese.
Percorriamo alcune strade salendo prima lievemente poi più decisamente.
A 10’ inizia una mulattiera lastricata con ardesia che corre parallela all’abitato di Pomezzana, il quale si allunga sul crinale ben esposto al sole.
A 17’ siamo su una strada e il sentiero si dirige a sinistra.
C’è una casa e il sentiero continua in lieve discesa (evitare la salita verso destra), tra gli alberi si scorgono, verso sinistra, Stazzema e di fronte il gruppo del Procinto.
Il sentiero poi prende a salire e a 30’ siamo presso una zona di cave di ardesia, di tentativi di cave e di ripari sotto roccia.
A 37’ incontriamo una casa in muratura e subito dopo l’edificio principale delle cave, ormai semi distrutto. Dietro esso ci sono gli ingressi della miniera parzialmente coperti da edere che formano una cortina discendente, diamo un’occhiata e poi proseguiamo il cammino.
A 50’ siamo a un luogo molto panoramico, anche se ci sono rami di alberi a ostacolare la visibilità, su Procinto, Nona, Matanna e la zona delle Panie.
Continuiamo con saliscendi mantenendo sulla sinistra Procinto e Nona mentre il Matanna rimane di fronte. A 01h a destra c’è un’altra miniera presso la quale c’è un immenso blocco di ardesia coperto in parte da edere.
Subito dopo superiamo un canalino e poi riprendiamo a salire.
A 01h 08’ troviamo dei ruderi, forse di un’antica maestà e a 01h 16’ superiamo un altro ruscello che scende dai monti scavando un ripido canale.
Subito dopo un’altra antica costruzione che sembra una calchera (struttura per produrre calce).
Il sentiero prende a salire e per qualche minuto la salita si fa più ripida per strette voltoline per poi addolcirsi e a 01h 41’ siamo presso il Rifugio Forte dei Marmi.

Sosta e ritorno per la stessa via.

da Montemarcello a Tellaro (anello)

Dalla cima del promontorio del Caprione, immerso nella vegetazione mediterranea, lascia senza fiato il panorama del golfo di La Spezia a ovest e della fertile piana del fiume Magra, a est. Apprezzata dai Romani, che vi fondarono l'insediamento di Luni, l'area fluviale alterna coltivazioni e zone umide, ove nidificano uccelli acquatici, a settori assai compromessi. Il parco, nato dalla fusione del precedente parco fluviale e dell'area protetta di Montemarcello, rappresenta quindi un esperimento (riuscito!) di riqualificazione di zone degradate, tant’è che la porzione di Parco in cui andremo è veramente bella. Dal borgo di Montemarcello, con le sue viuzze strette che s'intersecano ad angolo retto, ricordano un "castrum" romano, saliremo verso l’orto botanico, splendidamente collocato sulla sommità di Monte Murlo, e sosteremo a Tellaro, piccolo borgo marinaro abbarbicato sopra una penisoletta rocciosa digradante ed ultimo abitato della riva orientale del Golfo dei Poeti. Il ritorno sarà per un sentiero a mezza costa, solo recentemente riaperto, attraverso tratti di macchia mediterranea che si alternano alla folta lecceta. Trekking di media difficoltà ma abbastanza lungo, con tratti segnalati come esposti in cui fare attenzione e salite/discese su terreni sconnessi (in particolare per Tellaro da Zanego). Tempo occorrente circa 5/5,30 ore.

Descrittivo: Una volta giunti a Montemarcello si parcheggia e si entra nel paese attraverso l'antica porta (scegliendo il parcheggio che incontriamo seguendo l'indicazione stradale a destra. A sinistra ne troveremmo un altro che per adesso trascuriamo). Proseguiamo a destra della chiesa parrocchiale dove si scende lungo una scalinata, al termine della quale si attraversa la strada asfaltata, percorrendo circa 100 metri in una stradina tra le case. Attraversata che avremo la strada e trovato un altro parcheggio, quello di cui si diceva prima e che però ci priverebbe della visita al borgo ed anche ai punti panoramici su punta Corvo, si scenderà l’asfaltata in direzione Lerici per 5 minuti, trovando un sentiero segnato ( a destra) che seguiremo fino a Tellaro (n°433).Nota - da adesso seguire sempre il n°433.

Saliamo a destra e ci inoltriamo per 30 minuti in una folta macchia a leccio, uscendone per ritrovare l’asfaltata e, dopo 5 minuti e sempre alla nostra destra, troviamo la continuazione del sentiero 433 per Zanego/Lerici, salendo per altri 15 minuti, in un bosco a pini d'Aleppo e lecci. Altro attraversamento dell’asfaltata ed altri 15 minuti, di salitella col selciato in pietra e due muri a secco che lo delimitano, ed arriviamo ad un punto panoramico, con apertura sul golfo dei poeti, la Palmaria e Porto Venere (siamo ad un bivio col sentiero 437, per l’orto botanico). Noi andiamo a diritto ed in altri 15 minuti siamo a Zanego, nella zona dei coltivi e degli orti e poi tra le case della piccola frazione.

Siamo adesso nuovamente sull’asfaltata che attraversiamo, col ristorante Pescarino davanti a noi, dove, seguendo i segni bianco/rossi tracciati sul muro ( alla nostra destra) scendiamo per 20 minuti il sentiero, tra le abitazioni, arrivando alla segnalazione per Tellaro, davanti a noi ed in discesa ed Ameglia, in discesa ma alla nostra destra. Fin qui sono passate circa h.1.45/2.

Scendiamo per Tellaro, facendo attenzione al fondo sconnesso ed a alcuni punti franati e non troppo larghi. Altri 60 minuti e, passato il bivio per Portesone e Lerici, infine arrivati a Tellaro (borgo incantevole!)in altri 10 minuti, torniamo indietro per il sentiero 444, recentemente riaperto dal CAI di Sarzana e segnalato come con tratti potenzialmente pericolosi e da percorrere con molta attenzione, ed in altre h.1,45 a mezza costa torniamo a Montemarcello e volendo a punta Corvo (bellissimo promontorio ma cui si arriva dopo una scalinata con ben 700 gradini!). Trekking di media difficoltà ma abbastanza lungo, con tratti segnalati come esposti ed in cui fare attenzione. Salite/discese su terreni sconnessi (in particolare per Tellaro da Zanego). Tempo occorrente circa 5/5,30 ore.