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Tutte  le iniziative sono riservate agli associati (Euro 15 annui singolo, 20 familiare, associazione   U.I.S.P. consigliata )  che  in questo modo, con la quota associativa, vengono a rendersi partecipi delle spese di gestione....... francobolli, stampati, canone internet, c/c postale, spese varie in occasioni di manifestazioni, eventi.... etc.etc..............rendendo così possibile il funzionamento dell'Associazione stessa. 

l'iscrizione è possibile o in occasione di un'iniziativa oppure con versamento sul c/c postale n° 28804508 intestato a: Agire Verde, via A. Frank 17, 57100 Livorno).

nota: tramite una mailing list vengono effettuate comunicazioni di vario tipo agli associati, dai periodici incontri in sede ad eventi interessanti gestiti da altre associazioni etc.etc., chi vuole farvi parte è sufficiente che lo comunichi con e mail ad   agireverde@tin.it  .

nota 2: per partecipare è necessario leggere ed essere d'accordo col regolamento escursioni e/o iniziative ( vedere a piè pagina) perchè, diventando soci ci si corresponsabilizza nella gestione dell'associazione stessa ed è sempre possibile, nel caso, proporre e modificare modificare. Ricordiamo anche che per partecipare ad una iniziativa, quando non previsto altrimenti, occorre prenotarsi entro il venerdi sera al più tardi, lasciando nome, numero di partecipanti e telefono, per essere avvertiti di eventuali mutamenti di programma anche all'ultimo minuto.

programma del primo semestre 2012, in fase di definizione

 

 

Aspetti  storico- naturalistici  dell’area  costiera  livornese    compresa   fra   Maroccone  e   Quercianella             

Giovedi 12 gen.  F. Sammartino - Bizzarrie della natura a Calafuria 

 Giovedi  19 gen.  M .Bisconti - F. Sammartino -  Impronte fossili nell’arenaria di   Calignaia 

 Giovedi 26 gen.  F .Sammartino- L’uomo preistorico a Calafuria 

Giovedi   2 feb.  R. Branchetti - Testimonianze dimenticate del  passato

  Giovedi    9 feb. B. Bottacchiari - Le antiche miniere di rame di     Quercianella 

  Giovedi 16 feb. L. Cauli-A .Ciampalini - Le cave di arenaria di Calafuria 

  Giovedi 23 feb. M.Taddei -  L’antica via dei Cavalleggeri Giovedi  1 mar. R.Tessari -  Curiosità e cenni storici - Immagini    d’epoca  

Conferenze presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo,

c/o Auditorium gentilmente concesso dalla Provincia di Livorno

Via Roma 234. Livorno.  Orario    17:30    -    Ingresso gratuito

h. 10,30 - giardino Torrigiani, una delle poche grandi aree verdi entro le mura medice ed esempio tipico dello stile romantico dei primi dell’800. Costo del biglietto di ingresso e della visita guidata 10€, da versare direttamente in loco. Tempo libero per il pranzo (ognuno deciderà se farlo al sacco con noi oppure diversamente).

Alle 15 - visita alla Cappella Brancacci, preceduta da un filmato esplicativo - costo del biglietto di 4 €, sempre da corrispondere sul posto. Si ricorda che il sito è uno degli esempi più elevati di pittura del Rinascimento, frutto dell’opera dei maestri Masaccio e Masolino da Panicate.

Nota: la partenza è prevista dalla stazione di Livorno con il treno regionale delle 8.10, è sottonteso              quindi che il ritrovo è previsto nell’atrio della stazione alle ore 8. Possibilità di partecipazione, fino ad esaurimento posti disponibili. Info: Maria Luisa Bonanno 0586-580201 oppure 338 3261176

Giardino Torrigiani: È una delle poche grandi aree verdi, ancora superstiti all'interno delle mura, in stato di conservazione ottimale e costituisce un esempio tipico dello stile romantico che contrassegnò i giardini all'inizio dell'Ottocento. Già nel XVI secolo esisteva una proprietà Torrigiani nella zona detta "il Campuccio". Alla fine del XVIII secolo, con l'estinzione della famiglia, l'eredità del cardinale Ludovico Maria Torriggiani passò al pronipote Pietro Guadagni che assunse allora il nome dello zio e nella piccola proprietà del Campuccio iniziò la costruzione del giardino. Fra il 1802 e il 1817 con successivi acquisti, il nuovo marchese Torrigiani ampliò la proprietà, che da via del Campuccio si estendeva fin a via dei Serragli, alle mura, all'attuale Piazza Tasso, raggiungendo una superficie di circa dieci ettari. L'incarico di progettare il grandioso giardino fu dato a Luigi Cambray Digny (1813-1814), al quale subentrò il giovane Gaetano Baccani. Fu così realizzato un parco all'inglese, ricco di suggestioni legate al mondo dell'Arcadia e soprattutto alla simbologia della Massoneria, della quale faceva parte il marchese Pietro Torrigiani.

La presenza delle mura medicee servì a movimentare il progetto, il quale fu caratterizzato da una ricchezza di piccoli edifici, statue e particolarità botaniche tanto da meritare, poco dopo la sua creazione, di "una guida ad uso dei visitatori". La guida citava oltre trenta punti di interesse, fra i quali l'Ipogeo, la Grotta di Merlino, la Giostra coperta, il Giardino degli agrumi e dei fiori, la Cavallerizza, l'Arcadia, il Romitorio, il Gymnasium, la grande Torre, l'Uccelliera, la Limonaia, il Torrente col magnifico ponte. Oggi il giardino non è così ricco di opere d'arte, tuttavia l'ambiente è rimasto ben conservato ed è uno dei giardini all'inglese più significativi di Firenze.

Filippino Lippi, chiamato a completare l'opera circa cinquant'anni dopo.

Il Torrino del Giardino Torrigiani

La torre quindi, aveva vari valori sia pratici che simbolici.

Fu costruita dal Baccani nel 1824 per un'altezza di circa ventidue metri, ma il fatto di trovarsi su una collinetta artificiale ne aumenta l'impatto visivo.

La torre allude innanzitutto ai Torrigiani, che nello stemma avevano proprio un torrino sormontato da tre stelle. Inoltre i suoi tre livelli alludono ai tre gradi del processo di iniziazione dal mondo profano a quello iniziatico della massoneria.

Nella pratica era adibita a "specola" astronomica e nei suoi piani erano ospitate una biblioteca, una raccolta di strumenti astronomici, di armi, e sulla sommità una terrazza scoperta per l'osservazione del cielo.

Corredo scultoreo

Tra le sculture presenti nel giardino si ricordano l'opera barocca del Baratta, il gruppo marmoreo "di greco scalpello" raffigurante un Toro abbattuto da un leone, la statua di Osiride adiacente l'ingresso di via de' Serragli, la colonna marmorea dedicata al grande botanico Pier Antonio Micheli che in questa località lavorò assiduamente nei primi del '700, le statue di Giano e di Esculapio.

Essenze arboree e vegetali

La storia di questo giardino è importante non solo da un punto di vista architettonico, ma anche da quello botanico, testimoniato dalla presenza di vecchie e nuove serre, limonaie, tepidari, oltre ad un gran numero di piante.

Nel 1839 venne redatto da A. Pucci un inventario delle essenze in cui risultava che erano presenti 5.500 piante in vaso (ananas, camelie, rododendri, agrumi, ecc.) e oltre 13.000 piante in terra tra cui alberi da frutto, magnolie, pini e cipressi.

 Tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Giardino_Torrigiani

 

 

La Cappella Brancacci, situata all'interno della chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze rappresenta uno degli esempi più elevati di pittura del Rinascimento (1424-1428). Essa è frutto della collaborazione di due dei più grandi artisti dell'epoca Masaccio e Masolino da Panicale, ai quali deve aggiungersi la mano di Filippino Lippi, chiamato a completare l'opera circa cinquant'anni dopo.

 

info più dettagliate in:

http://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_Brancacci

 


 

 

 

Il Parco delle Biancane, inserito nei Siti dell'UNESCO nella rete dei Geoparchi ,  è situato nelle Colline Metallifere Grossetane ed è dedicato agli amanti della natura ed a coloro che vogliono conoscere e scoprire i segreti  della geotermia  e dei suoi innumerevoli usi. Spettacolare l’ambiente, per i colori insoliti di rocce, gialle e grigie e rosse, degradate dall’azione di solfatare, mofete e geyser, continuamente attive con le loro emissioni di vapore sulfureo. Nel pomeriggio, in base alla luce ancoradisponibile, decideremo poi se scendere a Sasso Pisano ad ammirare altri aspetti delle fumarole oppure tornare a Monterotondo a visitare il paese, anch’esso di notevole fascino.

 

 

    info: Luciano Suggi e Adriana Brontesi 0586 406468 ore serali oppure 339 8700530

 

25/26 febbraio:

ciaspolata al rifugio Lagdei

 

 

Nascosto tra  boschi di faggi e conifere ed a 1250 metri di quota e suggestivo per le ricche nevicate invernali, questo rifugio si presta ottimamente per comode ciaspolate e panoramiche salite in funivia (è zona sciistica), oltrechè  ovviamente per immancabili e memorabili escursioni nei luoghi intorno: siamo nell’appennino tosco emiliano, prossimi al Parco nazionale dei cento laghi, nel comune di Parma.

Per info e prenotazioni, fino a capienza massima possibile:  - Davide Orsi 329 9754774 (ore serali) oppure docfd1@virgilio.it

 

Domenica 11 marzo (pomeriggio insieme):

video proiezione alle ore 16 c/o sala valdesi – ex Odeon Livorno.

Sempre sul  tema dell’accoglienza verrà contattato ed invitato un esperto di una comunità straniera di Livorno e l’argomento in discussione verterà sulla cittadinanza dei figli degli immigrati nati in Italia.

25 marzo: la cascata dell’Acquapendente nei dintorni di Pruno.

Da Pruno, splendido borgo dell'Alta Versilia, dominato dalla mole della Pania della Croce e proprio di fronte al Procinto ed al Forato, scenderemo verso la zona delle cave di marmo dimesse per poi risalire al ponte medioevale in pietra sul torrente Deglio, quello stesso ponte che salvò il mulino sottostante dall’ondata di piena del ’96, frapponendosi come ostacolo. Da qui saliremo quindi al salto d’acqua dell’Acquapendente, per chiudere poi un anello escursionistico di rara bellezza tornando nuovamente a Pruno. Escursione di media difficoltà: mettere scarponcini.

Info: Luciano Suggi 0586 406468 ( ore serali) o 339 8700530

 

 

 

 

1) Scorcio del borgo, prima della zona delle cave

2) cascata dell'Acquapendente (dettaglio)

L'escursione segue un torrentello sopra Cardoso e ci conduce entro un ambiente rupestre che, seppur gravemente modificato dall'alluvione del ’96, tuttavia mantiene ancora un aspetto selvaggio ed un fascino notevole. Qui, proprio sotto i monti della Pania, del Forato, del Nona, del Procinto e dei Bimbi, che da lì appaiono insieme, a semicerchio ed in tutto il loro splendore, molto vicini a noi, benché più in alto, troveremo la Cascata dell'Acqua Pendente, un salto d’acqua poco conosciuto ma sicuramente apprezzabile.

Il sentiero è davvero bello, usato com'è anche dalla gente del luogo per spostarsi a piedi tra Pruno ed Orzale e per raggiungere le piane coltivate ed  in breve ci porta ad una bellissima ed antica costruzione che collega la sponda di Orzale con quella di Pruno, il ponte di Pruno appunto,  dove c'inoltriamo nel bosco lungo un sentiero abbastanza ripido.

In prossimità di una vecchia costruzione dove è il bivio, ben segnalato, che ci conduce alla nostra mèta.. La cascata si mostra improvvisamente preannunciata da un discreto scrosciare d'acqua e lo spettacolo è notevole con un salto d'acqua di molte decine di metri.

Domenica 15 aprile: sui Monti Pisani

I Monti Pisani, costituiti da una serie di rilievi di modeste dimensioni di cui il più elevato è il Monte Serra, si snodano in versanti ripidi, dolci declivi e vallate percorse da torrenti, dando vita a preziosi scorci paesaggistici ed aree naturalistiche di pregio che offrono al visitatore un patrimonio di flora e di fauna all’insegna della biodiversità.

Passando per il foro di San Giuliano, la nostra passeggiata di oggi ci porterà a santa Maria del Giudice, da dove, prima accanto ad un antico eremo e poi lungo la dorsale dei monti, con il mare a vista nel fondovalle, scenderemo verso Passo Dante per poi salire proprio sopra il foro.

Villa Bosniasky ed il relativo parco, il miglior belvedere verso la pianura e la città di Pisa, saranno la successiva tappa e, nelle vicinanze, sarà anche possibile una visita al sito archeologico etrusco del Monte Castellare. Pranzo al sacco e scarponcini robusti da trekking per un terreno molto sassoso e, a tratti, scivoloso.

Info: Giovanna Massidda 0586 404786 -333 9055927

Mercoledì 25 aprile: marcia per la pace nel Parco dei monti livornesi

Diventata ormai una tradizione, parteciperemo alla marcia per la pace organizzata dal Comune di Collesalvetti nel Parco dei monti livornesi, con partenza dal parcheggio presso il tiro a segno ed arrivo presso il Romitorio della Sambuca. I partecipanti all'evento che si svolge sotto forma di happening sono in genere centinaia e, anche se al momento in cui viene spedito questo notiziario non sono ancora note le modalità operative ( in genere però, il Comune di Collesalvetti organizza un concerto e offre il pranzo), la proponiamo come testimonianza di intenti e come occasione d'incontro e di festa.

Info: Salvatore Picardi 0586 861138  - 347 3637538

Sabato 12 e domenica 13 maggio: Due giorni al Villaggio Anemone (Capanne di Sillano)

Il Centro di educazione ambientale Villaggio Anemone, sulla strada per il passo di Pradarena ed in località Capanne di Sillano, questa è la nostra iniziativa di soggiorno prevista in maggio, contornati da una splendida faggeta ed alloggiati in baite di legno,  sotto le alte vette dell’appennino tosco emiliano. La nostra proposta: partenza sabato alle ore 8.00 dalla Guglia e poi per Lucca e Castelnuovo, fino al bellissimo lago di Pontecosi, con breve sosta. Quindi a San Romano, con visita al borgo ed al castello delle Verrucole ed infine al villaggio Anemone per il pranzo. Nel pomeriggio invece, escursione nei dintorni e quindi cena in baita,  la domenica poi saremo al Passo di Pradarena ed a Ligonchio ed a Castelnuovo nei Monti, per un panorama bellissimo sia sulle Apuane che sull’Appennino. In ultimo, per concludere il nostro giro, toccheremo anche la Pietra di Bismantova ed il relativo santuario. Una due giorni affascinante, come lo sono i luoghi che visiteremo ed il cui costo sarà contenuto in circa €.40.

Nota: i posti sono purtroppo limitati e quindi è necessario prenotarsi entro la fine di marzo/primi aprile, fino alla massima disponibilità possibile. Info: Giovanna Massidda 0586 404786  o 333 9055927

24/31 Maggio SARDEGNA INSOLITA la Barbagia e la Gallura  

programma:

giovedi 24 Ritrovo dei partecipanti al porto di Livorno. Partenza per la Sardegna. Sbarco e trasferimento in pullman GT. Arrivo e sistemazione in hotel nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

Venerdi 25 Trattamento di pensione completa in hotel. Intera giornata a disposizione per relax al mare o per attività libere. Cena serata di animazione e pernottamento.

Sabato 26 Trattamento di pensione completa in hotel. Intera giornata a disposizione per relax al mare o per attività libere. Nel corso della giornata sarà effettuata la seguente escursione facoltativa (con pranzo incluso in corso di visita): la BARBAGIA, terra millenaria circondata dai Monti del Gennargentu, dove si potranno scoprire paesaggi aspri ed insoliti, d’incomparabile bellezza. Dopo una panoramica sulla zona di Fonni si arriverà a Mamoiada il paese famoso per i “Mamuthones”. Visita del museo delle Maschere e dei principali luoghi d’interesse, con testimonianze archeologiche Nuragiche. Proseguimento per la spettacolare zona del Supramonte e pranzo tipico con i pastori che vivono in questa bellissima ed incontaminata zona della Sardegna. Dopo il pranzo, panoramica in pullman della zona con soste nei principali luoghi d’interesse. Rientro in hotel. Cena, serata di animazione e pernottamento.

Domenica 27 Trattamento di pensione completa in hotel. Intera giornata a disposizione per escursioni facoltative e relax  al mare. Cena e escursione serale al caratteristico mercatino di San Teodoro. Rientro in villaggio e  pernottamento.

Lunedi 28 Trattamento di pensione completa in hotel Intera giornata a disposizione per relax al mare o per attività libere. Nel corso della giornata sarà effettuata la seguente escursione facoltativa (con pranzo incluso in corso di visita): L’ARCIPELAGO DELLA MADDALENA. Minicrociera dell’intera giornata alle favolose isole dell’arcipelago maddalenino: Spargi, circondata di bianchissime spiagge, Budelli, famosa per la spiaggia rosa, Razzoli dalle coste frastagliate e S. Maria con i fondali marini di incomparabile bellezza. In corso d’escursione, snack a bordo con spaghettata ai frutti di mare. Al termine dell’escursione, sbarco e trasferimento in pullman per il rientro in hotel. Cena e pernottamento.

Martedi 29 Trattamento di pensione completa in hotel. Intera giornata a disposizione per relax al mare o per attività libere. Nel corso del pomeriggio sarà effettuata la seguente escursione facoltativa: COSTA SMERALDA. Visita di PORTO CERVO con la passeggiata, la piazzetta delle Chiacchiere e il Sottopiazza è un insieme di strette viuzze, finestre e balconcini multicolori costruiti nel tipico stile della Costa Smeralda e PORTO ROTONDO che rappresenta una delle più importanti realtà del turismo sardo, italiano ed internazionale. Rientro in serata in hotel con cena e pernottamento.

Mercoledi 30 Trattamento di pensione completa in hotel. Intera giornata a disposizione per relax al mare. Cena e pernottamento.

Giovedi 31 Prima colazione in hotel. Sistemazione in pullman GT e trasferimento al porto di Olbia. Arrivo a Livorno e trasferimento in pullman G.T. per il rientro.

Nota a margine:

la settimana, non organizzata da noi,  viene inserita in lettura nel programma poichè segnalataci da una socia (si ricorda che chi avesse proposte personali, è socio e desidera che venga messa in comune, può farlo) e perchè particolarmente interessante. Facendo parte di un folto gruppo di iniziative e non avendo tuttavia lo spazio necessario per inserirle tutte, vi rimandiamo al suo recapito e mail, per ogni info in merito, come per tutte le altre da lei elaborate.

l'indirizzo cui rivolgersi direttamente, per ricevere anche il  programma completo delle altre sue iniziative simili a questa, è:

silvana.malevolti@virgilio.it

27 maggio: Mulini ad acqua del torrente Ugione: a Livorno, il vento e l’acqua dei fiumi hanno azionato per secoli dei mulini, che poi, con l’avvento della rivoluzione industriale e delle macchine a vapore e dall’elettricità, sono andati lentamente in disuso tra la fine dell’800 ed i primi del secolo scorso. Alcuni di questi mulini erano proprio lungo il torrente Ugione e sono questi che andremo a visitare oggi ed a conoscere, grazie anche alla

guida del prof.Branchetti, autore del libro “Antichi mulini del territorio livornese”. Inoltre, visto che sarà di strada, l’escursione ci porterà anche alle ghiacciaie, conserve di ghiaccio dal XVI° fino alla prima metà del XIX secolo.

per approfondimenti: Mappa mulini del territorio livornese

http://www.comune.pisa.it/gr-archeologico/musvir/mulini/ambie.htm

caratteristiche ambientali:

Il percorso si snoda attraverso l’alta valle del torrente Ugione e ci conduce  dal poggio Corbolone  all’eremo della Sambuca. in questa zona sono presenti molte cave di talco, talco che poi era macinato nei molini intorno e, proprio sopra uno di questi molini, troveremo “le ghiacciaie”, strutture fabbricate in pietra ed intonacate, che sprofondano nel terreno per circa 7-8 metri, leggermente coniche, con un diametro di circa 6 metri ed uno scarico sul fondo, per drenare l’acqua.

Riempite con ghiaccio e neve e strati di paglia come coibente, erano coperte con intavolati e rifornivano Livorno di ghiaccio nel periodo estivo, nel 1800 e fino agli inizi del 1900. Ecco dunque, oltre alle cave, un altro punto caratteristico del Parco, da valorizzare (ad informarci in modo approfondito, abbiamo invitato il prof.Branchetti, del gruppo archeologico del museo di storia naturale) .

Il bello della passeggiata però, non sono tanto rappresentate dalle emergenze storiche/culturali (i mulini, le ghiacciaie o lo stesso eremo) oppure geologiche (le cave) quanto l’ambiente naturale: pini mediterranei messi a dimora nel dopoguerra, la macchia originaria che sempre rispunta dopo gli incendi a ricostruire il bosco, il pino marittimo che colonizza facilmente scarpate ed aree di cava e poi il ginepro, il cerro, il cisto, il corbezzolo, il mirto, l’alloro, l’agrifoglio etc.etc.etc. e tutto un moltiplicarsi di emergenze floreali che meriterebbero sicuramente percorsi didattici ad hoc, che purtroppo mancano, come anche manca la segnaletica sui sentieri e la cartellonistica nei punti di interesse.

Dettaglio del percorso: attraverso la media ed alta valle del Torrente Ugione, verso la vecchia ed abbandonata Abbazia della Sambuca.
Dalla Strada provinciale delle Sorgenti, in auto e dopo circa un chilometro, si raggiunge il Tiro a Segno di Poggio Corbolone (m. 110) dove, lasciate le auto ed incamminandoci oltre la sbarra, iniziamo a percorrere una carrareccia sterrata grigia che solca il versante ovest del Poggio Corbolone. Fatti poche centinaia di metri lo sguardo potrà spaziare sulla città di Livorno, il porto ed il mare, con la Gorgona in lontananza ed un’ampia e bella panoramica che vale la pena di ammirare.

Percorsi circa 1,5 km incontriamo quindi un quadrivio: ad ovest (a sinistra) si va verso La Puzzolente, ad est ad una vecchia Cava di talco steatite, noi veniamo da nord ed a sud si andrà verso la Sambuca. Le Colline Livornesi in questa zona presentano molte cave di talco e magnesite che veniva macinato nei molini attivi in zona e lavorato infine in città.
A questo punto saranno trascorsi circa 20/30 minuti e possiamo quindi permetterci una breve visita alla Cava di talco steatite, che non ci prenderà troppo tempo (15 minuti). L’attività mineraria si concluse qui negli anni ‘50 ed adesso la miniera è chiusa, restando solo alcuni vecchi macchinari arrugginiti, a testimoniare le andate attività. Torniamo sul sentiero principale e lo seguiamo fino ad una casa disabitata, dove, lasciando il segnavia 00 che ci porterebbe direttamente a Villa Cristina, prendiamo il sentiero in discesa, per arrivare al Molino di Sotto del Torrente Ugione.
Ancora ben identificabile il bottaccio lungo 75 metri con la sua gora d’alimentazione dal torrente ed   ancora visibili una parte delle serrande d’alimentazione e di scarico con la cascatella, dove una steccaia sbarrava il torrente (fare attenzione perché la zona non è in sicurezza).  

Poco sopra il Molino e un po’ più avanti, alla nostra destra, c’erano le 3 Ghiacciaie che sono ancora visibili e recintate per ragioni di sicurezza.
Fabbricate in pietra ed intonacate, sprofondano nel terreno per circa 7-8 metri e sono leggermente coniche con un diametro di circa 6 metri. Nota: erano riempite con ghiaccio e neve e strati di paglia come coibente ed erano coperte con intavolato, rifornivano Livorno con ghiaccio nel periodo estivo, nel 1800 ed fino ad inizio 1900 ed avevano uno scarico sul fondo, per drenare il ghiaccio, convogliando l’acqua di scarico nel bottaccio, nei pressi del quale, sull’argine a monte della strada, è ancora visibile una buca nel terreno con l’interno in pietra e mattoni.
Si guada adesso il torrente Ugione  e si sale verso l’Eremo della Sambuca, costeggiando l’Ugione, e ci arriviamo dopo aver valicato un piccolo ponte (dal quadrivio a qui sono passati circa 40 minuti). La struttura è stata completamente risanata, anche se l’intonaco esterno ne ha rovinato l’aspetto, ed è chiusa con lamiere di ferro alle finestre ed alle porte per evitare scassi e deturpazioni. Lasciamo l’Eremo, oltrepassando un secondo  ponte, e saliamo dolcemente per circa 20 minuti, fino ad incontrare la strada che scende dalla Valle Benedetta (segnavia 00) e procedendo in direzione nord, per andare a villa Cristina.

Ci saremo in altri 20 minuti, ricordandosi al bivio di andare a destra perché di indicazioni non ce ne sono e, non avendo bussola, si rischia di perdere la strada.

Da Villa Cristina, gestita dagli scouts di Livorno (anche adesso, non essendoci indicazioni, prendere a destra per lo sterrato in piano), raggiungiamo nuovamente prima la casa disabitata e quindi il Tiro a segno (15 minuti al quadrivio ed altri 15 alla sbarra del parcheggio..Nota: procedendo oltre, fin dove la strada sterrata spiana , e deviando verso destra, il sentiero scende fino alla Cascata dell’Infernaccio, un luogo ameno che conclude degnamente una degna passeggiata per le Colline.  Totale percorrenza dell’intero anello circa 2 h. , senza interruzioni né soste alla cava ed all’Infernaccio.

 i luoghi: Le ghiacciaie _ Nel Granducato di Toscana, l’attività di produzione, conservazione e vendita del ghiaccio e della neve ricadeva sotto il monopolio del granduca ed era regolata dallo Scrittoio delle Regie Possessioni, ufficio istituito da Cosimo I. Nel 1777 l’abolizione della privativa, con conseguente liberalizzazione della produzione e del commercio del ghiaccio, fu un incentivo per molti imprenditori che decisero di investire in quest'affare.  Se inizialmente per conservare il ghiaccio si utilizzarono cavità naturali, col passare del tempo furono costruite strutture specifiche finalizzate a questo scopo. Una ghiacciaia era composta di un pelago, area naturale o artificiale destinata alla formazione del ghiaccio e dalle conserve, aree destinate alla conservazione del ghiaccio costruite secondo diversi metodi e stili. Generalmente la raccolta del ghiaccio si eseguiva su un terreno asciutto, possibilmente poco esposto al sole, in cui si scavava una fossa di forma circolare tendente a restringersi man mano che si procedeva in profondità. La buca era rivestita dal basso verso l’alto con pietre ben intonacate oppure si ricorreva ad un rivestimento di legno. Sul fondo era scavato un pozzo, provvisto di grata, destinato a raccogliere l’acqua che si creava a causa del parziale scioglimento del ghiaccio. La parte superiore della ghiacciaia era ricoperta da legna e paglia conferendo alla struttura una forma piramidale. La parte interna invece era totalmente rivestita con paglia. L’introduzione del ghiaccio all’interno della cavità doveva essere eseguita in modo da non creare troppi spazi vuoti tra i diversi pezzi di ghiaccio. In tal caso s’introduceva acqua nelle fessure affinché si creassero piccoli ghiaccioli all’interno degli spazi vuoti in modo da formare un unico blocco di ghiaccio che successivamente sarebbe stato rotto a pezzi per prendere la porzione necessaria. Una volta introdotto il ghiaccio, lo si ricopriva con paglia e vi si ponevano sopra assi di legno e pietre. Il sentiero necessario per entrare nella ghiacciaia, solitamente volgeva verso nord ed era provvisto di due porte. All’interno delle ghiacciaie, oltre al ghiaccio, era conservata anche la neve, che veniva raccolta in luoghi erbosi, in modo che non fosse mescolata con la terra.

Anche se molte di queste ghiacciaie non sono state individuate sul territorio, la cartografia ed i documenti risalenti al XVIII secolo ci tramandano toponimi relativi alla parola diaccio.  Nella pianta della macchia di Suese, ad esempio, ritroviamo i toponimi collina dei diacci, gronde dei diacci, la strada dei diacci che va alle Guasticce ecc., dai documenti risulta che la tenuta includeva cinque conserve ed una grande area adibita a pelaghi. In un documento del 1826 vengono mensionati due complessi di ghiacciaie nella zona di Collesalvetti uno dei quali in località Badia. Altri due depositi di ghiaccio nel territorio comunale si trovano in prossimità della Sambuca (lungo il torrente Ugione); anche se non conosciamo l’anno in cui sono state costruite queste ghiacciaie abbiamo note datate al 1779 relative alla vendita del ghiaccio.

Eremo della Sambuca

Il Romitorio della Sambuca (Santa Buca), situato nella Valle del torrente Ugione, è posto tra il Monte Masso, il Monte Corbolone e la Valle Benedetta e prende il nome dalla suggestiva posizione e dalla presenza dei religiosi. E’ raggiungibile attraverso quattro strade: la prima discende dalla Valle Benedetta, la seconda passa dalle Vallicelle, la terza si dirama dalla via di Nugola ed infine la quarta passa da Parrana San Martino.

Questo luogo inizialmente fu la sede di eremiti agostiniani che vi costruirono un romitorio ed una chiesetta (Santa Maria di Parrana). Intorno ai primi anni del 1300 l’edificio fu abbandonato e nel 1318 il romitorio e la chiesetta furono donati ad alcuni frati di penitenza. Fu in quella circostanza che il romitorio cambiò il suo nome in Santa Maria della Sambuca.  Tra il 1374 ed il 1375, Michele da Firenze e Luca Laterini (o della Terrina), appartenenti entrambi all’Ordine dei Gesuati, edificarono il convento dedicato alla Vergine. Le celle erano poche e potevano accogliere non più di venti religiosi. Nel 1442 il Vescovo Ricci di Pisa consacrò la cappella, affidando ai Gesuati anche la cura del Santuario di Montenero e fu proprio in quegli anni che il patrimonio dei Gesuati aumentò considerevolmente grazie alle elargizioni.

Nel 1668 Papa Clemente IX soppresse l’ordine dei Gesuati, i quali una volta deposto l’abito rimasero alla Sambuca e a Montenero. Nel 1688, probabilmente i Gesuati non dovevano più esser presenti alla Sambuca, poichè ci si doveva rivolgere ai Vallombrosani per celebrare la messa nella chiesetta.  Il passaggio del Romitorio in mano ai privati va a coincidere con l’inizio del periodo di decadenza dell’edificio che, dopo una serie di modifiche, acquista una connotazione rurale. La struttura passò dalla famiglia Tonci alla famiglia Mangani, per poi esser venduto alla famiglia Cipriani che s'impegnò nel restauro.

Furono messe a vista le costruzioni originarie, stonacati gli ambienti ed eliminate le cause delle infiltrazioni. Durante i molti lavori di restauro, ritornò alla luce l’affresco dell’Annunciazione, fino a quel momento coperto da un contraltare di legno ex voto delle corporazioni del porto di Livorno. Nel 1912 il Romitorio fu dichiarato monumento nazionale e l’anno successivo la chiesa fu riaperta al culto. La Sambuca più tardi passò nelle mani della famiglia Bugliesi e poi del signor Bernini. Negli ultimi anni sulla struttura sono stati eseguiti due interventi di restauro: uno nel 1983, operato dal Genio Civile su delega dalla Soprintendenza con il quale si è intervenuti sul campanile e sulla copertura dell’ala destra dell’edificio; l’altro, nel 1994 eseguito dal Comune di Collesalvetti grazie a finanziamenti della comunità europea.

Le cascatelle dell’Infernaccio, nella valle dell’Ugione  La zona è uno dei luoghi più solitari e pittoreschi del Parco delle Colline livornesi, nel cuore della foresta della valle Benedetta e, seguendo per alcuni tratti il corso del torrente Ugione, troveremo una delle cascatelle che si formano nella sua discesa a valle: quella più spettacolare, detta dell’Infernaccio. Il paesaggio geologico è qui molto variegato, con rocce formatesi nei fondali marini di 25 milioni di anni fa e  poi emersi per processi tettonici, andando a generare oltre che i monti livornesi, anche l’Appennino. Numerose le cave, sia  per l’estrazione di gabbriccio (utilizzato per sottofondi stradali) come per quello di rocce ricche di calcare (usate per produrre calce) e di serpentinite (roccia magmatica verdastra), ma oramai abbandonate. Scarsi invece i coltivi, a causa di terreni argillosi, poco profondi ed aridi, poco adatti all’agricoltura. L’ambiente vegetale è quello caratteristico del clima temperato ed umido, con caducifoglie (Carpino, Acero, Nocciolo, Cerro) e conifere (Pino, Cipresso), largamente usate nei rimboschimenti degli anni ’50.

03 giugno: la valle del Chioma (zona di Quercianella)

Nel Parco naturale dei monti livornesi, il Chioma è un corso d'acqua a regime torrentizio, completamente secco in estate ed a regime elevato in inverno e dà il nome ad una delle valli più ampie e suggestive dell’intero comprensorio livornese, nascendo sul versante sud del Monte Maggiore (454 metri), presso la località Palazzine ( praticamente un confine tra il comune di Livorno e Rosignano Marittimo, secondo gli antichi confini del Capitanato Vecchio, già stabiliti durante il Quattrocento). Questa la zona che andremo ad esplorare quest’oggi, per sterrati e facili sentieri, tra macchie di lecci e di eriche e di corbezzoli e pini, con lo sguardo che andrà a spaziare dal verde delle colline fin verso le isole dell’arcipelago toscano, all'orizzonte.

dettagli:

Vallata del Chioma -  località Quercianella

L’escursione  si svilupperà nel Parco delle Colline del Chioma, per sterrati e facili sentieri, con accesso da Via De Amicis – Via del Gabbiano. Caratteristiche: percorso panoramico, soleggiato e per buona parte in piano; seguendo la valle del torrente omonimo (Chioma) e quindi, senza troppi problemi, continuando in direzione Casine del Gabbro, fino al  podere basso del Cerretella.   

Tempo di percorrenza circa tre ore e mezza/ quattro.

Nota: presso questo podere i bambini potranno  provare l'ebrezza di cavalcare i piccoli Pony, qui allevati, mentre noi potremo allestire un barbecue per il pranzo.

La rete dei sentieri si snoda su di un sistema collinare che non supera i 200 metri di quota, direttamente prospiciente al mare ed il suolo è composto da rocce calcaree dette “calcari palombini” a causa del loro colore grigio scuro che ricorda il piumaggio del piccione selvatico (Colomba palumbus).

Queste formazioni rocciose, prodottesi oltre 100 milioni di anni fa in ambiente sottomarino, sono state poi sollevate ed ammassate come grosse falde di ricoprimento durante l’orogenesi dell’ Appennino, verso la metà dell’era terziaria (circa 40 milioni di anni fa), a formare l’ emergenze montuose di Quercianella. La forte vicinanza al mare, l’esposizione ai venti marini e la scarsa piovosità, consentono lo sviluppo della macchia mediterranea, un tipo di copertura vegetale composto di piante che si sono adattate ai climi caldi ed aridi, soprattutto durante la stagione estiva e le prolungate esposizioni al sole: lecci, eriche, corbezzoli, cisti marini e pini marittimi. La fauna poi, è quella tipica dell'ambiente mediterraneo, il cui animale più rappresentativo è sicuramente il cinghiale. Durante l’ escursioni sarà comunque possibile osservare scoiattoli, merli, cinciallegre, assioli e molti altri animali selvatici di cui la zona è popolata.

Domenica 10 giugno: Il sentiero dei mufloni, da Piglionico al rifugio Rossi

Un bel percorso in un’ampia faggeta che ci porterà al rifugio Rossi (proprio sull’”Omo morto”, il profilo dell’uomo disteso che tante volte abbiamo notato nelle nostre escursioni nella zona di Cardoso e Pruno). La salita è di circa h.2/2.30 e dalla foce di Piglionico (mt.1120) ci porta alle praterie di altitudine (mt.1609), dove pascolano i mufloni che danno il nome al sentiero. Da apprezzare anche, sia le aree di carsismo superficiale che incontriamo lungo il cammino, benissimo spiegate da cartelli posti dall’ente parco, come il panorama in vetta, entusiasmante, col rifugio incastonato tra le due Panie della Croce e Secca ed il Pizzo delle Saette. Il ritorno sarà in circa h.1.30. Nota: scarponcini obbligatori.

info: Luciano Suggi e Adriana Brontesi 0586 406468 ore serali oppure 339 8700530

 

30 giugno e 1 luglio: dal Passo di Pradarena al Rifugio Bargetana.

Dal Passo di Pradarena, iniziamo la traversata seguendo lo stradello che porta al Passo della Comunella. Dal monte Sillano, raggiunta la vetta, seguiremo il crinale fino al Passo di Romecchio, dove lasceremo lo spartiacque per imboccare il sentiero 633, che scende al Passo di Lama Lite, arrivando al Rifugio Bargetana.

Itinerario: Passo di Pradarena 1575m - Passo della Comunella 1619m, Le Porraie 1835m, Passo di Romecchio 1680m Passo di Lama Lite 1781m, rifugio Bargetana.

Rifugio a mezza pensione; portare attrezzatura adeguata all’escursione.

Dislivelli e tempi: salita mt. 500, discesa mt. 350 - Ore di cammino: 5,00

Info: Davide Orsi cell: 329-9754774 ore serali.

Ps: prenotare entro e non oltre fine di aprile

LUGLIO

Cena di fine stagione, con video proiezione delle uscite svolte.

Luogo e data da definire. Info. Mario Chelli.

Cell: 338-5907320

 

 

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In fase di studio:

Dal Passo Croce, per Fociomboli, al rif.del Freo (anello)

(In auto) Si seguono le indicazioni per Seravezza, raggiunta la quale si prosegue lungo la SP10 del Cipollaio, fino ad oltrepassare le deviazioni per Levigliani e per Terrinca, poi, poco dopo (1Km circa), si prende la strada sulla destra, che, salendo tortuosamente, ci porta in circa 6 km, dapprima, al Passo Croce, e quindi allo sterrato, dove, in uno degli spiazzi che si trovano ogni tanto sulla sinistra, si può lasciare l'auto.  h.1.45 da Livorno. Dal traliccio, se non si vedono troppe auto, si può percorrere lo strabello fin dove è possibile.
escursione

Si sale lungo lo sterrato dove si è parcheggiato la macchina, sotto le guglie del Monte Corchia  ed in breve si arriva al passo Croce (mt.1147).
Un palo con le indicazioni dei sentieri ed i tempi di percorrenza  ci indica sulla sinistra lo stradello della forestale che scende in comune con il sentiero nr.11, tra il versante Sud-Est del Monte Freddone e quello Nord del Corchia.
Si percorrono alcune decine di metri, finchè, appena oltrepassata una marginetta sulla sinistra, notiamo, sulla destra, il segnale biancorosso del sentiero 11, una scorciatoia per evitare i tornanti dello stradello. Poco più in basso si trova ,sulla nostra destra,  una seconda marginetta ed  a questo punto abbandoniamo definitivamente lo sterrato che prosegue dritto  e prenderemo al ritorno, per scendere  sulla sinistra,  sempre seguendo il segnavia nr.11, arrivando alla torbiera di Fociomboli (m.1150), unica area umida delle Apuane  che, grazie agli strati impermeabili del suo sottosuolo, raccoglie e trattiene le acque reflue dai monti intorno. Sempre seguendo il sentiero 11, scendiamo ancora fino ai prati di Puntato (m.1050), borgo ora abbandonato ed un tempo pascolo estivo dei pastori di Terrinca, vasto declivio erboso e soleggiato da cui si gode la vista del Pizzo delle Saette, della Pania della Croce e del Corchia. Arrivati alla chiesina del Puntato  si svolta a destra e, percorso un sentiero alberato per circa 10 minuti e lasciato definitivamente il sentiero 11, che prosegue per col di Favilla e poi per Isola Santa, prendiamo il 128 in salita, arrivando al rifugio del Freo (mt.1180).

Una volta al rifugio, dove è splendida la vista sulla Pania della Croce, dopo una meritata sosta, torneremo  per il sentiero 129 e quindi, seguendo delle tracce di vernice gialla, ben evidenti e frequenti, saremo di nuovo ai declivi erbosi di Fociomboli prima e allo sterrato della forestale, che avevamo lasciato prima di scendere per il sentiero 11, poi.

Tempi di percorrenza: la salita al passo Croce, dalle auto, 0.30/0.45 minuti (variabile per dove si lascia l’auto).

Dal Passo Croce a Puntato h.1.30 (discesa). Da Puntato al rifugio x il n°128 h.1.15 (salita). Dal rifugio ai prati di Fociomboli h.0.30 (discesa).Per lo sterrato fino alla marginetta (leggera salita) h.0.45  poi, dalla marginetta, per lo sterrato,  al Passo Croce (salita) h.0.30 e h.0.30 (discesa) per arrivare alle auto (variabile). Tot. circa 4 ore, da passo Croce a passo Croce.

 Da Farnocchia a sant'Anna di Stazzema (anello)

Il M.Lieto è una cima delle Apuane meridionali vicinissima al mare, un punto panoramico di prim’ordine, non solo sulla conca di Camaiore e la Versilia ma anche sulle altre vette delle Apuane. In più, se la giornata è tersa, lo sguardo spazia tranquillamente fino al golfo di La Spezia e oltre, distinguendosi molto bene sia la Palmaria che il Tino.

L’itinerario parte da Farnocchia, devia verso il Lieto e ridiscende a Farnocchia, descrivendo un anello intorno al monte e proprio sotto il M.Gabberi.

Descrizione percorso:

L’escursione inizia dal paese di Farnocchia (m.646), situato sul versante settentrionale del M. Gabberi, tra boschi di castagni. Si sale la mulattiera che inizia nei pressi della chiesa parrocchiale e attraversa diagonalmente il bosco di castagni – sentiero 3 -, con un’ottima veduta sui gruppi del m. Procinto e del m. Forato. Superata una marginetta, si raggiunge la località “ Castagno “ (sul crinale nord est del m. Lieto) e, valicata la costa del monte, si inizia a salire sulla sinistra, per  un sentieretto che segue lo spartiacque fino alla cima del m. Lieto ( m. 1016 ), contrassegnata da un cippo di cemento. Un’ora fino alla deviazione, un’ora per salire e 0,40 per scendere. Dal crinale la vista si estende fino al mare, al golfo di La Spezia a nord e a quello della Versilia a ovest , mentre in basso sono visibili l’abitato di S. Anna di Stazzema ed il monumento ossario, in ricordo dell’eccidio nazista nell’ultima guerra. Discesi dalla vetta del monte Lieto,  proseguiremo per  l’antica mulattiera che unisce Farnocchia con S. Anna di Stazzema, fino a raggiungere la prima casa abitata sulla nostra sinistra. Fatti poi ancora un centinaio di metri, svoltiamo a sinistra, prendendo un sentieretto laterale e lasciando la mulattiera che stiamo percorrendo (dopo un bivio evidente), a cercare la strada asfaltata e la parte abitata più a monte del paese di S.Anna di Stazzema. Poche centinaia di metri su asfalto (a scendere) ed incontriamo una trattoria _ in località Sennari – dove, evidentissimo sulla sinistra, c’è un cartello che indica la salita per il Gabberi e per Farnocchia (sentiero n°4). Dal bivio per il Lieto a qui, 0.45 minuti. Saliamo adesso una serie di scalini che conducono nel bosco, con il sentiero che si inerpica fino ad incontrare una marginetta, dalla quale il panorama sulla costa è splendido, si continua nel bosco, sino al valico delle Focette (m.873), che mette in comunicazione Sant'Anna di Stazzema (Alta Versilia) con Farnocchia (Val di Serra) e per boschi, spazi aperti sul Gabberi e ancora boschi, arriviamo a vedere il paese dall’alto.Da qui, in breve,   saremo di nuovo in paese (sentiero n°4). Durata: ore 4.30/5

Nota: sosta alla chiesa del paese dove ci fu l’eccidio.

Da Pomezzana al rifugio Forte dei Marmi

La strada asfaltata ci porta a un parcheggio non molto distante dalla chiesa principale di Pomezzana, dedicata a S. Sisto, col suo grande campanile.
Il luogo è panoramico su Farnocchia, Stazzema e il Monte Lieto e il Gabberi.
Il sentiero 106, ben segnato, inizia da questa piazzetta: saliamo pochi scalini lasciandoci alle spalle la chiesa e siamo nel paese.
Percorriamo alcune strade salendo prima lievemente poi più decisamente.
A 10’ inizia una mulattiera lastricata con ardesia che corre parallela all’abitato di Pomezzana, il quale si allunga sul crinale ben esposto al sole.
A 17’ siamo su una strada e il sentiero si dirige a sinistra.
C’è una casa e il sentiero continua in lieve discesa (evitare la salita verso destra), tra gli alberi si scorgono, verso sinistra, Stazzema e di fronte il gruppo del Procinto.
Il sentiero poi prende a salire e a 30’ siamo presso una zona di cave di ardesia, di tentativi di cave e di ripari sotto roccia.
A 37’ incontriamo una casa in muratura e subito dopo l’edificio principale delle cave, ormai semi distrutto. Dietro esso ci sono gli ingressi della miniera parzialmente coperti da edere che formano una cortina discendente, diamo un’occhiata e poi proseguiamo il cammino.
A 50’ siamo a un luogo molto panoramico, anche se ci sono rami di alberi a ostacolare la visibilità, su Procinto, Nona, Matanna e la zona delle Panie.
Continuiamo con saliscendi mantenendo sulla sinistra Procinto e Nona mentre il Matanna rimane di fronte. A 01h a destra c’è un’altra miniera presso la quale c’è un immenso blocco di ardesia coperto in parte da edere.
Subito dopo superiamo un canalino e poi riprendiamo a salire.
A 01h 08’ troviamo dei ruderi, forse di un’antica maestà e a 01h 16’ superiamo un altro ruscello che scende dai monti scavando un ripido canale.
Subito dopo un’altra antica costruzione che sembra una calchera (struttura per produrre calce).
Il sentiero prende a salire e per qualche minuto la salita si fa più ripida per strette voltoline per poi addolcirsi e a 01h 41’ siamo presso il Rifugio Forte dei Marmi.

Sosta e ritorno per la stessa via.

regolamento iniziative:

l fine di razionalizzare la partecipazione alle iniziative e sapere chi viene e quanti siamo, quando ci si iscrive ad una iniziativa, occorre lasciate nome, numero partecipanti ed eventuale recapito telefonico, entro il venerdi precedente, per essere comunque avvertiti anche all’ultimo momento qualora l’iniziativa si dovesse rimandare per maltempo o contrattempi vari. Per partecipare poi, occorre essere in regola con il tesseramento (controllate quindi la data di scadenza sul tesserino o anche sull'indirizzo in busta) perchè la quota del tesseramento serve a coprire le spese vive di gestione....... francobolli, stampati, canone internet, c/c postale, spese varie in occasioni di manifestazioni, etc.etc…. ).

In ultimo, si ricorda anche che non essendoci un guadagno da parte di nessuno, né l’Associazione né i referenti occasionali - del resto anch'essi soci e non accompagnatori professionali -  saranno mai da considerarsi responsabili per eventuali incidenti ( anche se improbabili) che possano verificarsi in occasione delle diverse iniziative, essendo le medesime da considerarsi come un fatto tra amici e potendo ciascun socio indistintamente trovarsi egli stesso ad essere accompagnatore, senza una particolare o specifica delega in merito.

NB: L’accettazione di questo regolamento è condizione indispensabile per poter partecipare alle diverse attività e partecipando se ne diviene di fatto e consapevoli e d’accordo. Si raccomanda comunque di verificare sempre le proprie condizioni fisiche prima di ogni iniziativa, se ci si considera a rischio, benchè le singole iniziative siano comunque verificate per essere alla portata di tutti.

 

AGIREVERDE Associazione per l'Ambiente,  

via Anna Frank 17  57124 Livorno

www.agireverde.it    mail: agireverde@tin.it