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ESCURSIONI ED
ORGANIZZATI DA ![]()
Tutte le iniziative sono riservate agli associati (Euro 15 annui singolo, 20 familiare, associazione U.I.S.P. consigliata ) che in questo modo, con la quota associativa, vengono a rendersi partecipi delle spese di gestione....... francobolli, stampati, canone internet, c/c postale, spese varie in occasioni di manifestazioni, eventi.... etc.etc..............
rendendo così possibile il funzionamento dell'Associazione.l'iscrizione è possibile o in occasione di un'iniziativa oppure con versamento sul c/c postale n° 28804508 intestato a: Agire Verde, via A. Frank 17, 57100 Livorno).
nota: tramite una mailing list vengono effettuate comunicazioni di vario tipo agli associati, dai periodici incontri in sede ad eventi interessanti gestiti da altre associazini etc.etc., chi vuole farvi parte è sufficiente che lo dica ad agireverde@tin.it, comunicando la propria e mail.
regolamento escursioni .......................... chi siamo? "sintesi dell'Associazione"


programma 2010 (elaborazione
trimestrale)
14 marzo,
domenica: Gragnola,
un'idea per Pasqua ( 4 aprile)? vedere la proposta di Silvana
11 aprile, domenica: il Convento di Nicosia a Calci e le magnolie
8/9 maggio: pernottamento al Nello Conti, sulla via Vandelli da Resceto
28 maggio, venerdi:
Venerdi 15 gennaio - gesti della montagna, i gesti dell’uomo: come avvicinarsi alle Alpi Apuane, in sicurezza
Le Apuane, montagne belle, aspre, a tratti paragonabili ai più arditi scenari dell’arco alpino, tanto da godere dell’appellativo di Alpi, sembrano pretendere ogni anno, e soprattutto in inverno, un doloroso contributo in vite umane. Ed i giornali poi si scatenano con i soliti titoli ad effetto “Montagna assassina”, “La Pania uccide ancora”, come se la montagna fosse un pericolo da evitare per il solo fatto di esistere.
Per saperne di più e cercare di analizzare la questione………………….questo uno degli argomenti che saranno trattati nella serata, grazie anche al contributo di membri del Soccorso Alpino, Alpinisti, Guide Ambientali, Ex cavatori, Pastori, contributo sapientemente raccolto ed esposto da Marco Marando, con il quale, la domenica dopo, saremo a fare un’esperienza di trenotrekking in Lunigiana.
Un altro argomento su cui M.Marando sta scrivendo un libro e che verrà trattato nella serata è il modo di raccontare le Apuane ai bambini delle Scuole Elementari e Medie: un progetto che, oltre a valorizzare il nostro territorio, si inserisce perfettamente nel quadro dell'educazione ambientale e in quello delle attività ludiche e sportive inerenti la montagna, rivolto soprattutto ai bambini.
Appuntamento alla sala conferenze della circoscrizione 4, in via Menasci 4 (piazza Damiano Chiesa, di fronte all’Ospedale) h.21.00/21.15 –dettagli sul sito, al link del programma.
Referente Mario Chelli cell. 338 5907320 o 0586 852875 (ore serali)
“Montagna assassina!” - Autore Marco Marando Editore Bandecchi & Vivaldi – Pontedera –
Quante volte abbiamo letto questo titolo sui quotidiani all’indomani di una tragedia. Ma è veramente colpa della montagna se alcune vite vengono spezzate all’improvviso, mentre sono dedite al loro passatempo preferito? Abbiamo cercato di dare risposta a questa domanda coinvolgendo innanzi tutto i familiari o gli amici di alcune vittime; ci siamo poi rivolti agli esperti: alpinisti, guide ambientali, membri del Soccorso Alpino, nel tentativo di sviscerare il tema dell’approccio alla montagna, degli errati comportamenti e delle diverse cause di incidenti. Sono tanti i consigli, le annotazioni, le riflessioni che vanno a comporre un vademecum estremamente utile per tutti gli appassionati delle alte quote e soprattutto delle Alpi Apuane; un gruppo montuoso articolato e complesso, che viene spesso sottovalutato perché è posto vicino al mare e perché le cime non oltrepassano i 2000 metri. Ma è proprio questo mix a renderlo unico, sia in termini di bellezza che di pericolosità, specialmente in inverno, perché in condizioni particolari la neve si trasforma ad una tale velocità che diventa difficile saperla interpretare.
Dalle interviste emergono tantissime storie che s’intrecciano all’entusiasmante storia del Soccorso. All’inizio sono i cavatori, le guide e i portatori ad accorrere in aiuto degli alpinisti, che in pratica facevano dell’autosoccorso: per anni gli interventi sono delle vere e proprie gare di solidarietà, attivate con tanta buona volontà e metodi pionieristici. Occorre quasi mezzo secolo per raggiungere gli elevati ed attuali livelli di professionalità; un traguardo che è stato reso possibile grazie alla progressiva comparsa di nuove tecniche e di alcune innovazioni epocali, come l’uso della radio e dell’elicottero. Una volta andava in montagna chi ci viveva e quindi si spostava liberamente quasi ad occhi chiusi, senza bisogno delle carte. Oggi, soprattutto nei fine settimana, c’è un maggiore afflusso di persone, che vengono sempre più spesso da lontano, senza una conoscenza approfondita del territorio e dell’estrema variabilità meteorologica locale: questa è la prima causa degli incidenti, l’elemento su cui si deve riflettere. Ma allora, c’è ancora spazio per ricollocare i gesti dell’uomo in una dimensione adeguata alle mete da raggiungere?
Noi auspichiamo di sì, investendo sulle nuove leve già in età scolare e al tempo stesso sperando che esse trasmettano ai loro genitori il gusto per passatempi antichi. Solo così il tempo potrà recuperare il suo “passo” più naturale e tornare a scandire la vita dell’uomo: in ogni luogo e in ogni ambito, ovviamente ... .....................in sicurezza.
Altro libro, presentato nella serata da noi dedicata alla montagna, è "Raccontando le Apuane", proprio dedicato alle nuove leve, ai bambini cioè in età scolare...............questa ne è una brevissima recensione di Filippo Zole:
Marco Marando, Linda Griva, Marco Balestri

Non sono molti i
libri di montagna dedicati a bambini ed è un vero peccato, un'occasione
perduta per formare gli uomini di domani all'amore di qualcosa che vale
molto di più di tante piscine, palestre o campi di calcio.
Questo bel libretto è dedicato alle Alpi Apuane, lo splendido massiccio che
tra Liguria e Toscana si erge dal mare, con forme tanto ardite e serie da
meritare il titolo di Alpi, pur essendo in pieno Appennino.
Lo fa un gruppo di autori coordinato da Marco Marando, che delle Apuane è un
ottimo esperto, del quale ricordiamo
Sui sentieri delle Alpi Apuane e anche
Gesti della montagna, i gesti dell’uomo come avvicinarsi alle Alpi Apuane,
in sicurezza.
Le Apuane sono un piccolo gruppo montuoso che si estende tra le coste della
Versilia e l'Appennino Tosco - Emiliano; la natura di questo territorio, il
rapporto dell'uomo con un ambiente genericamente ostile come quello della
montagna, le tradizioni e le feste attese tutto l'anno da una comunità che
dedicava gran parte del proprio tempo al lavoro per sopravvivere,
costituiscono un patrimonio culturale da difendere e divulgare.
Un antropologo con gli occhiali, un esperto di montagna e un simpatico
esemplare di cinciallegra accompagnano i bambini in questo primo viaggio su
e giù per i monti; questo è anche il titolo della nuova collana dedicata ai
ragazzi, ma che strizza l'occhio agli adulti ancora capaci di stupirsi di
fronte alle piccole e grandi magie della natura.
Il volume è arricchito da fotografie, illustrazioni, giochi, quiz e un
vademecum per rispettare l'ambiente e camminare in sicurezza, fornisce
notizie di carattere storico e geografico, racconti di animali, curiosità,
fiabe inedite, i lettori impareranno a conoscere meglio le Apuane e i suoi
segreti; l'età di lettura consigliata parte da 7 anni.
14 marzo, domenica: in Lunigiana con M.Marando (trenotrekking)
questa iniziativa è stata presentata e rinviata già due volte, per il maltempo..........speriamo che questa sia la volta buona
Gragnola da www.lunigiana.com
Avendo come guida Marco Marando, autore del libro “sui sentieri delle Alpi Apuane” e dopo la fotoproiezione di venerdi 15 gennaio, andremo a fare un’esperienza di trekking, con avvicinanamento in treno.

A Gragnola, una volta, ci si arrivava solo per mulattiere e nei giorni di festa si andava in piazza per un gelato oppure al cinema e, sempre per mulattiere, al buio, si ritornava a casa. Il nostro itinerario prevede una visita a questo borgo dei tempi andati, a prendere coscienza di come sia mutato da allora il nostro modo di vivere. Dal paese prenderemo il sentiero per il castello dell’Aquila, castrum dei Malaspina e via di transumanza per Fosdinovo e Luni ed il mare, inoltrandoci per castagneti prima e per pinete poi, fino a raggiungere un’ampia radura coltivata a vigneto che, quasi all’improvviso, ci rivelerà la parete nord del Pizzo d’Uccello. Uno scenario imponente, veramente splendido in inverno. Da qui, ripreso il cammino per l’agglomerato semi abbandonato di Fazzano, ma con bellissimi portali in pietra ed oltrepassata una edicola religiosa, incorniciata dai cipressi, si scenderà quindi verso Equi Terme per un’ampia mulattiera. Escursione semplice e di notevole interesse paesaggistico - h-2.50 circa-.(Equi Terme da www.terredilunigiana.com)
Note di viaggio: essendoci varie opzioni verranno comunicate dal referente, al momento del contatto: Mario Chelli cell. 338 5907320 o 0586 852875 (ore serali)
Domenica 31.01 - L’alimentazione: giornata di studio su una errata cultura del cibo e cena, con assaggi di cucina regionale toscana e vino rosso genuino
L'esperienza dell'economia solidale come soluzione immediata e concreta alla questione dell'accesso al cibo nel mondo; le proposte e le esperienze di slow food, per imparare a godere della diversità delle ricette e dei sapori, riconoscendo la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, nel rispetto dei ritmi delle stagioni e del convivio; la dieta mediterranea, per una alimentazione sana, composta da cibi naturali, senza additivi o conservanti chimici; I frutti della terra nella prospettiva biblica ………………di questo e di altro, sempre inerente una sana alimentazione, verrà illustrato e discusso (dalle h.15.30 in poi) c/o la sala della chiesa Valdese in via Verdi – vicino ex Odeon- . Prima ci sarà la visione di filmati a tema, poi la presentazione delle relazioni e quindi una cena con piatti tipici regionali.

“Tra Terra e uomo”
c/o la Sala della Chiesa Valdese
Via Verdi,15
Livorno (accanto ex Odeon)
Perché un forum sull’alimentazione?
Abbiamo deciso di organizzare un convegno sul tema, perché esso è diventato centrale per un rapporto sostenibile con la terra. L’accesso e il diritto al cibo, come all’acqua, una equa e ecologica filiera agro-alimentare, la cultura per una corretta alimentazione con la valorizzazione delle tradizioni locali, la sovranità alimentare dei singoli distretti economici e non ultimo la ri-scoperta dei valori spirituali degli alimenti, possono essere il mezzo per riaffermare un nuovo e antico modo di essere e di amare la terra.
Programma:
Dalle 15.30 alle 17.00 (stiamo cercando il cd , ma, nel caso non si riuscisse ad avere, perché è recentissimo, le proiezioni alternative saranno qualitative ed altrettanto pregnanti ed inerenti al tema).
Paolo Barsotti: ore 17.30
L’accesso al cibo:
la situazione mondiale
Renato Nesi:
Slow food,
una proposta, un’esperienza
Davide Scalise:
La tradizione,
La dieta mediterranea
Klaus Langeeneck (Pastore valdese) :
La spiritualità negli alimenti della Bibbia
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Antipasti :
Bruschetta con olio nuovo,
affettati, pecorini e crostini
Assaggi di minestre:
Ribollita , Zuppa di farro,
Secondo:
Arista di maiale
Contorni:
Patate arrosto,rapini e
fagioli
Dolci
Cantuccini e Vin Santo
Castagnaccio
Ponce alla Livornese
ISCRIZIONE ALL’INIZIATIVA -
Telefonare entro il 16 gennaio 2010 a Salvatore Picardi al 3473637538 o al 0586/867563 in orario ufficio, dalle 21 in poi al 0586/861138.
Nota: La cena è riservata ad un massimo di 30 persone ed ha un costo di € 20, che in parte andranno ad autofinanziare l’associazione. I posti saranno riservati in base all’ordine di iscrizione, con prelazione agli iscritti ed è necessario il pagamento anticipato.
info: Salvatore Picardi 0586 867563 in orario ufficio, dalle h.21 in poi al 0586 861138 cell. 347 3637538
07 febbraio: Metato-Casoli-Metato, tra castagneti ed antichi mulini

Dal paese che deve il nome agli essiccatoi di castagne, detti metati, scenderemo per boschi secolari in un ambiente splendido, ricco di ampi scorci panoramici, aperti, di volta in volta, ora verso le montagne Apuane ora verso la sottostante piana di Camaiore ed il mare. Con passo lento, dall’ ampia zona dei castagneti guadagneremo il canalone scavato dal rio Lombricese, proprio sotto il paesino di Casoli, arroccato alle propaggini del m.Matanna e risaliremo per un po’ il torrente, a cercare alcuni vecchi mulini, ruderi di un passato non troppo lontano ma ormai perduto per sempre, che vale la pena di riscoprire prima che la natura li faccia scomparire del tutto. Il ritorno sarà poi con una nuova risalita per i castagneti, trovando prima la zona dei coltivi e degli oliveti ed infine ancora il paese di Metato, dopo un trekking di circa 4 ore, non difficile ma da farsi con scarpe robuste (ci sarà anche da guadare il torrente!).
Dislivello Metato mt.414-Casoli 403-Candalla 142- Metato 414.
nota: castagne e metato -
Gli antichi
Greci chiamavano le castagne “ghiande di Giove” ed i Romani diffusero anche
nel Nord Europa il castagno, pianta di origini antichissime, proveniente
dall’Asia. Soprattutto nei tempi andati, visto il loro largo uso alimentare,
le castagne erano molto utilizzate per farne farina ma, per essere macinate,
dovevano prima essere seccate ed in Toscana questo avveniva appunto nei
metati.
Il metato è una costruzione
rustica costruita sul posto di raccolta delle castagne,
composto da due piani dove il superiore è separato da una serie di travetti
di legno, da una parte all’altra della stanza, a un metro circa di distanza
l’uno dall’altro. La preparazione del metato è semplice e consiste nel
chiudere lo spazio vuoto esistente fra i travetti, appoggiandovi sopra delle
cannicce disposte molto vicine, nell’altro senso, ad evitare che cadano al
piano inferiore.
Quando sopra alle cannicce c’è uno strato di castagne sufficiente, a piano
terra si accende il fuoco che però deve consumarsi lentamente, senza che
la fiamma divampi mai.
In Italia la castagna ebbe fin dall'antichità una grandissima diffusione, prevalentemente sull'Appennino, fra i 300 e i 1000 metri di altezza.
Dal medioevo poi e fin quasi ai nostri giorni ha costituito la base del nutrimento delle popolazioni della montagna, come dimostrano i numerosi interventi legislativi succedutisi nei secoli, relativi alla tutela e alla regolamentazione dello sfruttamento dei castagneti ( gli Statuti di Gavinana del 1540, ad esempio, prevedevano che la raccolta delle castagne da parte del proprietario terminasse col mese di novembre, dopo di che i poveri potevano andare liberamente a raccogliere i frutti che restavano). Una volta seccate, riprendendo il discorso, le castagne vengono sgusciate con una energica battitura a triturare i gusci bruciacchiati dentro robusti sacchi oppure in un apposito recipiente detto bigoncia. Oggi questi procedimenti sono stati sostituiti dall'uso di macchine ed i metati rurali sono ormai vestigia del passato, almeno sulle nostre Apuane.
14 febbraio: ad Equi Terme con Marco Marando
20/21 febbraio: ciaspolata sull’ Appennino pistoiese.

È stupendo camminare sulla neve fresca, avvolti da una natura incontaminata che ad ogni sguardo ti regala paesaggi unici e una quiete incontrastata.
Anche quest’anno, visto il successo delle iniziative di questo tipo negli anni passati, riproporremo l’esperienza di una ciaspolata dove, senza prestazioni fisiche particolari o l' uso di attrezzature complesse, vivremo un week end un po' particolare e diverso, tra i faggi e gli abeti ammantati di neve della montagna pistoiese a quota 1300 mt.
Nota: Il pernottamento e la cena saranno alla Tana dell’Orso, rifugio già ottimamente sperimentato, per max 30 persone, con prenotazione obbligatoria entro il 31 gennaio e versamento acconto.
7 marzo, domenica: La rocca della Verruca, seconda parte

Antica roccaforte della repubblica di Pisa, teatro di cruente battaglie tra Pisani e Fiorentini, fu edificata nel XIII secolo su una precedente fortificazione della fine del 700 e venne abbandonata come struttura militare alla caduta definitiva di Pisa nel 1503. Era il nucleo di un sistema di fortificazioni sparse sul territorio circostante, come il castello di Caprona e quello di Buti, che comunicavano a vista tra loro con lenzuola, stendardi, fumo, fuochi o colpi di artiglieria attraverso un codice, per informare immediatamente sui movimenti delle truppe nemiche in avvicinamento.
La sua importanza strategica ben la si comprende poiché da lassù si domina tutta la piana d’Arno, ed è un peccato che ai giorni nostri la si lasci divorare da frassini e lecci che le crescono intorno ed addosso.
Vi accederemo tramite una breve ma ripida scalinata scavata nella roccia ed alla fine potremo godere dello splendido panorama che si aprirà al nostro sguardo, col mare ad ovest e la piana pisana sottostante, fin quasi a san Miniato.
La fortezza è raggiungibile essenzialmente attraverso tre percorsi, due dei quali si uniscono nel loro tratto finale e l’escursione di oggi integra e completa quella da noi stessi già proposta nello scorso ottobre.
info: Davide Orsi; dopo cena. (ore 21,15 in poi) tel: 329-9754774 o anche e mail: docfd1@virgilio.it
venerdi 12 marzo: le Apuane, fotoproiezione di Marco Marando
Prima dell’escursione di domenica prossima, 14 marzo, Marco Marando ci illustrerà le Apuane, attraverso il suo abile ed esperto occhio fotografico: luoghi incantevoli o caratteristici o particolari che anche noi abbiamo già visitato in anni ed anni di escursioni o che andremo sicuramente a conoscere in un futuro prossimo. Verrà offerto castagnaccio e vin brulè per allietare la serata, anche se verrà poi richiesto un contributo libero di 2 euro…………………..che comunque saranno accantonati a titolo di autofinanziamento per le prossime iniziative dell’associazione (affitti, materiali etc.etc.). c/o la Sala della Chiesa Valdese - Via Verdi,15 - Livorno (accanto ex Odeon). Per info ci si può rivolgere a tutti i referenti delle iniziative, presenti in questo stesso link
Domenica 28 marzo: sotto al Roccandagia, dalla frazione di Roggio a Campocatino
Marc
L’esplorazione di oggi ci condurrà in un posto incantato: la conca di Campocatino, proprio sopra al lago di Vagli e proprio sotto il m.Roccandagia. A partire dalla frazione di Roggio, 900 metri s.l.m, e dai suoi castagneti, godremo di uno dei percorsi più belli delle Apuane, specialmente in questo momento dell'anno, quando sulle pareti del Roccandagia indugiano le ultime lingue di neve ghiacciata e nei prati fanno capolino i primi timidi fiori. Ritrovo alle ore 9,30 al Bar Il Pescatore di Borgo a Mozzano. Per arrivare all’appuntamento si va a Lucca, ci si dirige verso la Garfagnana e si arriva a Borgo a Mozzano,

non entrando in paese ma continuando verso la Garfagnana (il bar è sulla nostra destra e davanti c’è una rotonda con il bivio Abetone/Castelnuovo- tempo occorrente in auto circa h.1,30 – in autostrada meno.
Info: si prega di contattare Marco entro il giovedì precedente (max.venerdi), per confermare la propria presenza e/o sentire che difficoltà ci sono, oppure scrivendo a marco.marando@alice.it (sempre entro giovedì) oppure telefonando al n° 0586 863615 o 338 2136707 (idem).
domenica 11 aprile: Il convento di Nicosia a Calci (a cura del gruppo culturale dell’associazione)
La camelia, da sempre simbolo di bellezza e di esotico, è
stata ed è tuttoggi elemento essenziale in molti parchi di ville signorili,
come pure in giardini di serene case coloniche sparse nella campagna e in
chiostri di conventi e monasteri.
Anche il chiostro del convento di Nicosia, assieme agli agrumi, offre due
secolari piante di camelie, una a fiore rosa e l’altra a fiore bianco.
Il chiostro, solitamente chiuso, aprirà per l’occasione il
suo cancello ed i suoi spazi per far ammirare queste camelie nel loro magico
splendore primaverile. Una festa che vedrà quindi protagonista il convento
di Nicosia, le sue camelie, ma anche il territorio calcesano.
Storia del Convento
Si era nell'anno 1263 quando iniziarono i lavori per la costruzione del convento di Nicosia.
Fondato da Ugo da Fagiano, secondo la più tarda tradizione erudita egli avrebbe scelto questo "luogo aspro e selvaggio" sulle pendici della Verruca e rifugio di ladri, briganti e meretrici, proprio per bonificarlo e proteggere i viandanti che spesso venivano molestati e talvolta uccisi. Volle chiamarlo Nicosia in ricordo del suo passato vescovado nella lontana Nicosia di Cipro.
La prima pietra fu posta e benedetta, con una solenne cerimonia, il 21 dicembre dall'arcivescovo di Pisa Federico Visconti.
Nel 1267 il convento e la chiesa intitolati a "S.Agostino, alla Vergine e a S. Tommaso apostolo" erano terminati: da subito al complesso, messo sotto la protezione e la difesa del governo della Repubblica, venne accordata l'esenzione fiscale.
L'8 dicembre dello stesso anno l'arcivescovo di Pisa vi celebrò la messa pontificale, durante la quale presero le vesti 11 monaci, tutti pisani, i cui nomi ci sono stati tramandati da un antico codice oggi perduto: Giovanni da Ceppato, Antonio Lambertuccio, Pietro Mosca, Niccolaio Pellegrini, Paolo Pandolfini, Giovanni da Carmignano, Nicolao di ser Geri (speziale), Simone di Betto da Sancasciano, Benedetto d'Antonio, Stefano da Putignano, Agostino di Bonaccorso e Domenico Della Quercia (converso).
Anche se sotto la regola di S. Agostino, il fondatore volle dare un particolare statuto (Constitutiones canonicorum nicosiensium) ai suoi confratelli: stabilì norme relative all'abito e al letto, al numero dei monaci, dei conversi e dei diaconi, e regole come il divieto di fare lavori agricoli e manuali, e di uscire dal chiostro.
Dopo la morte di Ugo da Fagiano (28 agosto 1268) il priorato passò al monaco Guido e nelle sue mani rimase per molto tempo: ancora nel 1301 una bolla papale delegò il priore Guido a giudicare una disputa tra Guelfo di Pandolfino e il monastero di San Felice in Vada.
Il priore Guido venne sepolto a Pisa, nella chiesa di San Paolo all'Orto, dove purtroppo il tempo ha quasi completamente usurato l'iscrizione sepolcrale; questo testimonia l'unione tra le due chiese, documentata in seguito da diversi atti (del 1346, 1357 e 1367 sono infatti dei documenti nei quali viene ricordato il canonico Ugolino, priore di ambedue i monasteri).
Attraverso alterne vicende, il patrimonio e le proprietà del convento crebbero molto negli anni: esistono numerosi scritti che attestano di compere da parte dei monaci e di lasciti da parte di signori, nobildonne, ma anche di gente comune. Solo per citare un esempio, nel 1403 Guiduccia del fu Bencio da Appiano dispose di erigere una cappella nella chiesa conventuale, assegnando nello stesso tempo tutti i suoi beni al monastero.
Oltre all'acquisto di terreni, case, dell'acquedotto di Sant'Agata e dell'aggregazione al convento di alcune altre chiese del circondario, in questo clima quattrocentesco di floridezza economica furono eseguiti alcuni importanti ampliamenti riguardanti, ad esempio, il chiostro e l'infermeria.
Inoltre, i privilegi e le esenzioni fiscali che avevano contraddistinto la nascita del monastero vennero riconfermati nel XV secolo dalla Signoria di Pisa (nella persona di Gabriello Maria Visconti) e nel XVI secolo dalla Signoria di Firenze.
Risale al 1503 un avvenimento importante per Nicosia: in tale anno infatti il convento si unì con i Canonici regolari della Congregazione Renana del Santissimo Salvatore in Bologna; con tale unione, approvata il 20 ottobre 1504 da papa Giulio II, si ebbe la prima canonica dei Roccettini in Toscana, che veniva governata dall’abate generale eletto ogni tre anni dal Capitolo Generale.
Nel 1778, quando il convento era ancora affidato ai canonici Roccettini di Santa Maria del Reno, vivevano ancora nel monastero cinque sacerdoti, un converso professo, un chierico secolare e tre secolari di servizio. L'anno successivo un decreto del granduca Leopoldo I ne decise la soppressione, visto che il convento si era "reso scarso". Le sue rendite, detratte pensioni e obblighi, furono donate alle scuole di Pisa.
Nel 1782 il complesso fu affidato ai Francescani delle SS. Stimmate, che postularono fin dal 1783 la necessità di un nuovo cimitero (ancora oggi esistente e funzionante) portato a compimento nel corso dello stesso anno. Risale a questi tempi l'istituzione della parrocchia di S.Agostino di Nicosia (24 ottobre 1782).
Dopo la soppressione dei conventi attuata dal regime napoleonico, nel 1815 il monastero ormai povero venne ripristinato e, in seguito, affidato ai frati della riforma di San Francesco.
Nel 1833 Nicosia contava 463 abitanti: da ciò si può ben comprendere il rimodernamento della chiesa che si rese necessario per il nuovo ruolo che l’edificio si apprestava a svolgere all’interno della comunità calcesana; in tale spirito grande rilevanza ebbero alcune famiglie nobili con il loro supporto economico.
Nel 1881, infine, vi si stabilirono i frati minori riformati, rimasti fino ai primi anni '70 del secolo scorso. Da allora il convento, non più abitato né curato, è caduto in un progressivo stato di abbandono e di degrado. La chiesa, ancora animata dalla comunità parrocchiale, è stata invece restaurata pochi anni orsono.
Un percorso classico e di notevole interesse paesaggistico che verrà rivisitato in questo mese di aprile, non ancora affollato dai turisti come lo è invece d’estate. Il sentiero, comprendendo la famosa via dell’amore, unisce i paesi di Riomaggiore e Monterosso, passando per le altre tre Terre, Manarola, Corniglia, Vernazza e viene percorso in complessive cinque ore, però , essendo ben collegati i diversi borghi da una linea ferroviaria locale, volendo, non sarà necessario farselo tutto a piedi, potendosi interrompere l’escursione per poi riprenderla dal paese successivo, godendosi tranquillamente i diversi panorami ad uno ad uno, che ne vale veramente la pena. PS: a La Spezia sarà necessario acquistare la trenocard, per spostarsi in treno ed accedere al Parco, il costo è di €.8.50.
Il Sentiero si suddivide in quattro segmenti: il primo è conosciuto in tutto il mondo
come La Via dell’Amore, che unisce Riomaggiore a Manarola; poi il Sentiero
Azzurro prosegue e collega Manarola e Corniglia; Corniglia e Vernazza;
Vernazza e Monterosso, come sotto specificato.
La Via dell'Amore
Riomaggiore-Manarola
Difficoltà nessuna
Km 1 - Durata 30'
Era il percorso pedonale, scavato nella roccia tra il 1926 e il 1928,
usato dai ferrovieri per spostarsi tra le Stazioni di Riomaggiore e
Manarola. Oggi è una piacevole, romantica passeggiata, alla portata di
tutti. Sul percorso, nei pressi di Manarola, si trova il Bar dell’Amore, un
punto di ristoro molto suggestivo, con balconata a picco sul mare.
Manarola-Corniglia
Difficoltà lieve
Km 2 - Durata 1h
Dalla Stazione di Manarola si percorre il tunnel e poi si svolta a
sinistra verso la Marina, dove si può scegliere: o salire per l’antico
selciato che passa accanto al cimitero, oppure percorrere la passeggiata a
mare Birolli di Punta Bonfiglio, sino allo scalo di Palaedo, e da qui
risalire per il nuovo “Sentiero delle Trasparenze Marine”, sino ad
incrociare l’originario sentiero n. 2 in località Laghi(alt. mt 35). Qui la
via pedonale assume un andamento dolce per tutta la lunghezza del
sottostante Spiaggione di Corniglia. Superato il sottopasso ferroviario, il
sentiero risale per arrivare in Stazione, dove c’è un punto di ristoro, e
poi si arriva ai piedi della scalinata Lardarina, che porta al paese di
Corniglia.
Corniglia-Vernazza
Difficoltà lieve
Km 4 - 1h 30'
A Corniglia si attraversa la strada carrozzabile e si imbocca il Ponte del
Canale, sotto il quale scorre il Rio della Groppa. Si rasenta le mura di
Casa Zattera e poi un uliveto ( da dove parte il sentiero /b che sale a Case
Fornacchi) e si raggiunge un suggestivo punto panoramico. a strapiombo sulla
spiaggia di Guvano. Si attraversa tutta la conca di Guvano, incontrando una
piccola sorgente sotto la strada, e si trova un’area attrezzata. Ci si
inerpica quindi sino alla quota più alta del Sentiero Azzurro, ai 208 metri
del borgo di Prevo, provvisto di un punto di ristoro. Ha poi inizio la
discesa (la prima parte in scalinata) verso Vernazza, tra gli oliveti prima
e i vigneti poi.
Vernazza-Monterosso
Difficoltà media
Km 3 - durata 2h
Dalla piazzetta di Vernazza si sale, passando sotto un arco, per la
panoramica Costa Messorano, tra vigneti e ulivi e si prosegue per la valle
di Cravarla, tra quota 150 e quota 200 metri, e poi si percorre la Costa
Linaro e la piccola valle del Fosso Mulinaro. Si arriva così alla conca
dell’Acquapendente, dove alcune famiglie residenti continuano a coltivare
ulivi, viti, limoni e ortaggi. Si attraversa un ponticello, sotto il quale
scorre un ruscello che poco dopo va a tuffarsi in mare da un’alta parete
rocciosa. Dopo Acquapendente si scende per una ripida scalinata tra vigneti
ed orti di limoni protetti da alte mura, e si procede verso Punta Corone e
quindi si scende a Monterosso, con due diramazioni: a destra verso il
paese, con sbocco in piazza Garibaldi; a sinistra verso la scogliera Corone
e sino al limite della spiaggia. Da piazza Garibaldi il percorso torna unico
sino al capolinea di Fegina, davanti alla Stazione.
info: Luciano Suggi 0586 ore serali o 339 8700530
8/9 maggio: La via Vandelli da Resceto

E’ una strada di notevole importanza storica, poichè metteva in comunicazione Modena con Massa, valicando l’Appennino e le Apuane e fu costruita nel 1738 , in occasione del matrimonio fra Ercole Rinaldo d’Este, erede del Duca di Modena, e Maria Teresa, figlia del Duca di Massa, Malaspina.
Doveva favorire le comunicazioni tra i due Ducati e soprattutto avrebbe dovuto assicurare uno sbocco sul mare, evitando però l’attraversamento sia dello Stato Pontificio come del Granducato di Toscana e di Lucca ma la sua frequentazione non fu mai agevole sia per l’asprezza del terreno nel versante apuano che per il clima, soprattutto invernale, come per la presenza di briganti, tant’è progressivamente fu in seguito abbandonata. Sotto: panorama in quota - Davide Orsi -
Da Modena andava a Pavullo
nel Frignano, quindi saliva a Sant’Anna Pelago, valicava l‘Appennino al
passo di San Pellegrino in Alpe, scendeva verso la Garfagnana, girava prima
di Castelnuovo per andare verso la valle dell’Edron a Fabbriche di Careggine,
transitando per il paese di Vagli, proprio quello che oggi è un paese
fantasma che emerge dalle acque del lago, ogni 10 anni circa.Da qui la strada saliva poi verso la Valle di Arnetola, oltre Vagli di Sopra, per affrontare la ascesa al Passo della Tambura e scendere infine verso Massa.

Il nostro percorso trekking, ovviamente, ne vedrà solo una parte e precisamente quella che da Resceto (485 mt.) porta alla “finestra Vandelli” , a circa 1400 mt, dove adesso sorge il rifugio Nello Conti del CAI di Massa e dove invece, ai tempi del Duca d’Este, esisteva uno spiazzo utilizzato sia come area di sosta che come di eventuale scambio delle diligenze.
La strada è perfettamente agibile, grazie soprattutto alla tecnica di costruzione impiegata dal Vandelli, con massicciate in pietra realizzate a secco che nel tempo hanno superato le infiltrazioni degli agenti atmosferici e le scosse sismiche e verrà seguito il sentiero C.A.I n° 35.
il tempo di percorrenza è di circa 3 ore (dislivello 1000 mt.circa) per andare ed altrettante a scendere e quindi, per rendere agevole l’escursione ed apprezzare il paesaggio come merita, si è deciso di frazionare l’iniziativa in due giorni, con pernottamento al rifugio.
Per maggiori info sulla via Vandelli, con notizie storiche, particolarità, aneddoti ed immagini, vi rimandiamo al sito
http://it.wikipedia.org/wiki/Via_Vandelli

Tutto sul rifugio Nello Conti invece, oltre ad interessanti info su escursioni, particolarità, mappe etc.etc., è reperibile invece al link………….. http://www.rifugionelloconti.it/ dove si trovano anche ottimi rimandi specifici.
Nota: l’iniziativa sarà inserita in calendario per l’ 8/9 maggio allo scopo di permettere di godersi tranquillamente il panorama, che dai Campaniletti è splendido, ma anche per non rendere la passeggiata troppo faticosa, spezzandola in due giorni.
Si prega chi fosse interessato, di prendere contatto con Davide Orsi con ampio anticipo poiché, essendo solo una ventina i posti letto del rifugio, il gestore pretende da noi una prenotazione (acconto 10 euro) almeno entro la fine di marzo.
info: Davide Orsi- dopo cena (ore 21,15 in poi) - tel: 329-9754774 o anche e mail: docfd1@virgilio.it
16 maggio 2010
Marcia per la pace Perugia-Assisi
Come ogni volta, condividendone le motivazioni, aderiamo all'iniziativa, invitando gli associati a venire con noi, a quella che, al di là dei temi molto impegnativi è anche e soprattutto una grande festa, colorata da gente di tutta Italia e di tutte le etnie.
Perchè andare alla marcia?
Perchè c’è troppa violenza in giro,
nel
mondo, in TV, contro gli immigrati, gli “altri”, i diversi, contro le donne
e contro i bambini, nelle nostre città, nei rapporti tra le persone, nel
mondo del lavoro, nella politica, nell’informazione, nel rapporto che
abbiamo con la natura, gli animali, l’ambiente che ci circonda: la violenza
sembra non conoscere limiti e confini. C’è troppa violenza e c’è troppa
indifferenza. Che è la forma più alta di violenza. In nome della nostra
“pace”, troppo spesso siamo pronti a condonare la violenza sugli altri. E
davanti al loro dolore chiudiamo cuore, occhi e orecchi. Il prezzo di tanto
cinismo è altissimo. E lo paghiamo tutti, indistintamente. Una società
chiusa e insensibile non ha futuro.
Perchè è tempo di reagire,
non potendo
permettere che violenze, egoismo, razzismo, mafie, censure, paure e guerre
di ogni genere abbiano il sopravvento! . Ci può essere una vita e un’Italia
migliore, ci può essere un mondo migliore!
Domenica 16 maggio, anche per questo, partecipiamo alla Marcia per
la pace Perugia-Assisi ed anche perchè, secondo noi,
dobbiamo ri-mettere al centro
della nostra vita quei valori condivisi, scolpiti nella
nostra bella Costituzione e nel Diritto internazionale dei diritti umani,
che soli possono aiutarci a superare positivamente questa profonda crisi e
accrescere la qualità civile della nostra società.
Abbiamo bisogno di un’altra cultura e dobbiamo sostituire l’io con il noi, la disoccupazione con il lavoro, l'esclusione con l'accoglienza, lo sfruttamento con la giustizia sociale, l’egoismo con la responsabilità, l'individualismo con l’apertura agli altri, l’intolleranza con il dialogo, il razzismo con il rispetto dei diritti umani, il cinismo con la solidarietà, la competizione selvaggia con la cooperazione, il consumismo con nuovi stili di vita, la distruzione della natura con la sua protezione, l’illegalità con il rispetto delle regole democratiche, la violenza con la nonviolenza, i pregiudizi con la ricerca della verità, l’orrore con la bellezza, i “miei interessi” con il bene comune, la paura con la speranza. Dobbiamo riscoprire il significato autentico di questi valori, approfondirne la conoscenza, rigenerarli in un grande progetto educativo, permettergli di sprigionare tutta l’energia positiva che contengono. Dobbiamo esigere che ad ogni valore, oggi ribadito anche nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, corrispondano atti politici concreti e coerenti a partire dalle nostre città fino all’Europa e all’Onu. Per quanto possa apparire difficile, cambiare è possibile!
E, in ogni
caso, è indispensabile.
Non possiamo disinteressarci del
mondo che ci circonda. Più ce ne disinteressiamo, più ci
isoliamo, più saremo colpiti dai suoi drammi e meno riusciremo a cogliere le
opportunità che ci offre. Ci sono grandi problemi che non rispettano i
confini nazionali e che si aggravano di giorno in giorno. Se continueremo ad
essere miopi ed egoisti ci distruggeranno. Siamo ormai parte di una comunità
globale. Lottare contro la povertà nel mondo, farla finita con le tante
guerre, fermare il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, promuovere
tutti i diritti umani per tutti, ridurre le disuguaglianze, garantire pari
opportunità, costruire un’economia sociale di giustizia, costruire l’Europa
dei cittadini, rafforzare e democratizzare l’Onu ci conviene! Più di quanto
riusciamo ad immaginare. Per questo è urgente che chi gestisce le nostre
istituzioni e i nostri soldi, dai Comuni all’Unione Europea, ponga questi
programmi al centro del proprio impegno quotidiano. Per questo dobbiamo
darci una politica nuova e una nuova agenda politica fondata sui diritti
umani.
Stiamo vivendo cambiamenti difficili e profondi, destinati a durare nel
tempo. Dobbiamo decidere in quale
società vogliamo vivere. Non ci sono abbastanza soldati, né
muri abbastanza alti per difenderci dalla sciagurata illusione di poterci
salvare da soli. Se davvero desideriamo la pace, per noi e per i nostri
figli, non possiamo negarla agli altri. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo
imparare a riconoscere e gustare la pluralità umana nella dimensione
dell’uguaglianza e della giustizia, della legalità e del rispetto dei
diritti umani e della terra madre. Ciascuno faccia i conti con le proprie
responsabilità.
appello condiviso da http://www.perlapace.it
Nota: per organizzare al meglio o direttamente o indirettamente il viaggio a Perugia, ci necessita assolutamente una prenotazione entro e non oltre il 31 aprile, con deposito cauzionale di 10 euro. Info: Salvatore Picardi 0586 861138 ore serali o cell. 3473637538
Venerdi 28 maggio: fotoproiezione di Roberto Branchetti sul Parco dei monti livornesi
Domenica 30 andremo a visitare, insieme al gruppo archeologico ed al wwf livorno, una zona del Parco, quella dell’acquedotto del Poccianti, a partire dalla Valle Benedetta…………ma tanti e tanti sono gli aspetti del Parco che meriterebbero visite e spiegazioni e questa sarà una buona occasione per una veduta d’insieme, tanto più interessante in quanto presentata da un esperto. Dove? Appuntamento alla sala conferenze della circoscrizione 4, in via Menasci 4 (piazza Damiano Chiesa, di fronte all’Ospedale) h.21.00/21.15 –dettagli sul sito, al link del programma.
ps: anche questa iniziativa ci vedrà in collaborazione col wwf livorno e potrà contare sulla presenza del Presidente della circ.4, Federico Pini e sull'intervento della sig.ra Ruggeri, come esperta dei regolamenti del Parco, per la Provincia. Per info ci si può rivolgere a tutti i referenti delle iniziative, presenti in questo stesso notiziario.
30 maggio: Dalla valle Benedetta all'acquedotto di Colognole, anello (l'iniziativa sarà sviluppata unitamente al wwf, sezione di Livorno)
Punto di partenza e arrivo:
Valle Benedetta
Distanza: 7 km
Durata: 3 ore e mezzo
Tipo di Tracciato: carrarecce e sentieri
Dislivello: 340 metri
Difficoltà: medio facile
note: Itinerario senza difficoltà tecniche che si sviluppa in
un’area di grande interesse paesaggistico. Unica criticità dell’itinerario
per l’orientamento è il tratto che segue la dorsale dal Calvario al
torrente, ma seguendo la descrizione non dovrebbero esserci problemi

Da Valle
Benedetta si prende la via della Sambuca. Si segue la strada che diventa
sterrata e, dopo un primo tratto in salita, nei pressi di un evidente
incrocio si piega a sinistra potendo osservare, sulla collina a sinistra i
ruderi di un mulino a vento. Dopo circa di mezzora si esce dal bosco in una
zona panoramica. In breve si raggiungono, sulla destra, i ruderi (cumulo di
pietre) di un vecchio podere in posizione panoramica, in loc. Calvario. Da
qui si prosegue il cammino in discesa avendo come riferimento direzionale un
grande e unico pino solitario. Dal pino si continua sulla dorsale: non
essendoci segnalazioni si seguono all’inizio le tracce dei cacciatori, poi
seguendo le incerte tracce si punta al fondovalle mantenendosi leggermente
sulla sinistra della dorsale: questo è il tratto dell’itinerario che
richiede maggior attenzione per l’orientamento e l’avanzamento attraverso
una fitta vegetazione. Alla fine della discesa, dopo circa 10 - 15 minuti,
si interseca un evidente sentiero con un incrocio a T: si piega a destra
fino al semplice guado del torrente. Quasi subito si raggiunge una baita in
legno poco distante da un casale in pietra. Da questo momento si segue
l’evidente carrareccia fino ad uno scollinamento che sbuca dalla macchia: si
va sinistra in discesa e al successivo vicino bivio si tiene la destra,
scendendo nella fitta vegetazione fino ad un vecchio mulino. Oltrepassato il
torrente, si gira subito a destra (vernice bianco rossa del C.A.I.),
lambendo la struttura del mulino alla nostra sinistra.
L’itinerario prosegue risalendo la valle lungo la struttura in pietra
dell’acquedotto di Colognole, fino a una strada sterrata dove si gira a
sinistra per giungere nei pressi della strada asfaltata per Collesalvetti
che non si attraversa. Sulla destra è ben visibile la traccia di una
carrareccia dal fondo sconnesso in salita che raggiunge prima un bivio dove
si va a destra proseguendo fino a Casa Pianone. Si percorre il vialetto di
cipressi e, giunti al cancello dell’abitazione, si gira a sinistra seguendo
la recinzione fino all’immissione su una mulattiera, che, passando nella
fitta vegetazione (l’ultimo tratto segue i pali dei cavi elettrici), giunge
sulla sterrata, già percorsa all’inizio dell’itinerario, chiudendo l’anello
e tornando a Valle Benedetta.
note storiche e brevi cenni sull'acquedotto di Colognole:
Molta della documentazione relativa alla costruzione dell’Acquedotto di Colognole, durante la direzione dei lavori dell’ingegnere Giuseppe Salvetti (1793-1801), relativa alla fornitura dei materiali e le prestazioni di lavoro, è a tutt’oggi conservata negli archivi e ne permette così una interessante ricostruzione storica.
Alla fine del 1700 la situazione idrica della città di Livorno era molto preoccupante in quanto l’approvvigionamento idrico era del tutto insufficiente.
Sul finire del governo di Pietro Leopoldo in Toscana, il 13 aprile 1790 veniva incaricato l’ingegnere Giuseppe Salvetti di esprimersi su un progetto, effettuato precedentemente dell’ingegnere Francesco Bombici, per il tracciato dei nuovi acquedotti livornesi.
Si intendeva allacciare le sorgenti di acqua rinvenute nelle valle di Popogna alle sorgenti iniziali del rio Ardenza e dei suoi affluenti, per incanalarle lungo la vallata, con un condotto che sarebbe penetrato in città in direzione della via di Salviano. Si prevedeva anche di unire le acque delle sorgenti di Colognole, immettendole nel condotto, con un traforo attraverso il monte Maggiore, proprio in prossimità delle sorgenti stesse.
Questo traforo, lungo più di un chilometro e mezzo, fu valutato imprudente dal Salvetti, sia per il rischio di deviazione delle sorgenti, sia per la pericolosità ed il disagio dei lavori.
Egli propose di fare affidamento solo alle sorgenti di Colognole, più abbondanti, e di seguire un tracciato alle spalle della città, dopo un accurato studio di livellazione.
L’approvazione del progetto del Salvetti e l’incarico della direzione dei lavori, si ebbero sotto FerdinandoIII l’11 novembre 1792.
Con Notificazione Governativa del 23 gennaio 1793 si dava inizio ufficiale ai lavori.
Il tracciato dell’acquedotto, lungo circa diciotto chilometri, fu diviso in undici tronchi.
Punti chiave per lo svolgersi del condotto, oltre che per l’impegno costruttivo, erano gli attraversamenti su archi della valle del Rio dell’Acqua Puzzolente e della fornace vicino a Livorno, della Valle della Tanna prima di Cordecimo, della valle del Rio Corsara o Mulinaccio nelle Parrane. I lavori comincia appunto in queste località.
I lavori procedettero con alacrità e notevoli spese fino al 27 marzo 1799, quando il Granduca Ferdinando III, a causa della complicata situazione politica internazionale, fu costretto ad abbandonare la Toscana.
A quel momento erano state eseguite: le arcate dell’acqua Puzzolente e della valle della Fornace, nei pressi della città; le arcate sul Rio Tanna, quelle sul Botro della Casa, la doppia arcata sul Rio Mulinaccio ed altre due più piccole, queste ultime tutte nelle Parrane.
Restava comunque da costruire una parte notevole del condotto, compreso l’allacciamento alle sorgenti.
I tempi previsti per la costruzione dell’acquedotto erano stati stabiliti in 4 anni e la spesa preventivata in scudi 193.000.
Negli oltre sette anni trascorsi dall’inizio dei lavori, la spesa raggiunta ammontava a 261.575 scudi, molto di più di quanto era stato preventivato.
A causa della scarsità dei finanziamenti, la costruzione dell’acquedotto venne sospesa ed i lavori rimasero sostanzialmente fermi, tranne alcune opere di mantenimento e consolidamento.
Con la sospensione dei lavori e la relativa assenza di personale, iniziarono i furti ed i danneggiamenti. I furti continuarono anche dopo la ripresa dei lavori.
Si deve arrivare al 1806 perche Maria Luisa, reggente di Carlo Ludovica, disponga della ripresa dei lavori ed incarichi l’ingegnere Neri Zocchi ed il matematico Pietro Paoli, per la parte idraulica.
Questi rimasero alla direzione dell’opera sino al 1809.
Nel 1808 la direzione dei lavori venne affidata all’architetto Pasquale Poccianti, che nel ruolo di ingegnere del Comune di Livorno, ebbe l’incarico di occuparsi anche dell’acquedotto portando a termine i lavori dall’allacciamento delle acque.
Nel 1814, dopo la” restaurazione” ed il ritorno di Ferdinando III sul trono granducale, la costruzione dell’acquedotto riprese a pieno ritmo ed il 30 maggio 1816, da una fonte a quattro zampilli, alla cosiddetta Pina d’Oro, sgorga per la prima volta l’acqua dell’imponente acquedotto di Colognole.
La costruzione continuò ancora per molti anni; infatti il Poccianti aveva apportato importanti modifiche al progetto del Salvetti.
Le opere eseguite dal Poccianti, nei primi anni della sua direzione, furono di fatto interamente rivolte al miglioramento della tenuta del sistema idraulico alle sorgenti e lungo il condotto.
Tra le opere ideate in questi anni vi sono anche alcuni “casotti” la cui funzione era quella di ridurre la velocità delle acque e di consentire l’ispezione dei condotti. A lui si devono il Purgatoio o Costernino di Pian di Rota, Il Cisternone ed il Costernino, Oggi in fase di restauro e nuova destinazione d’uso.
L’acquedotto fu terminato dopo circa 590 anni.
Il Poccianti mantenne la direzione dei lavori fino al 1858, quando gli subentrò l’architetto Angiolo Della Valle.
L’ingegnere Pasquale Poccianti, sul percorso dell’acquedotto di Colognole, aveva progettato di costruire una passeggiata, al fine di indurre gli abitanti di Livorno “alla scoperta” della sua opera e, per questo motivo, aveva ampliato la larghezza della fascia di terreno di pertinenza dell’acquedotto, portandola a 24 braccia, con spazi più ampi in prossimità dei pozzetti di areazione e di ispezione.
Il tracciato della nuova via delle Sorgenti venne costruito lungo il percorso dell’acquedotto, come il Poccianti aveva più volte caldeggiato e, ancora oggi, percorrendo questa strada, potremmo ammirare questa splendida opera, se non fosse completamente ricoperta dai rovi.
Nel 1854 il nuovo percorso, in molti punti aderente a quello della vecchia via livornese, venne ultimato dal fiume Tanna fino in località Torciano.
Qui i lavori si fermarono.
Tratto da "Vita civile e religiosa nel territorio di Collesalvetti La Sambuca, le Parrane
ed altri luoghi collinari fra il XVI e il XX secolo"
Clara Errico e Michele Montanelli- Felici Editori .
per ulteriori approfondimenti, vi rimandiamo a http://it.wikipedia.org/wiki/Acquedotto_Leopoldino
Domenica 6 giugno: mare/monti nel Parco delle colline livornesi. Il percorso urbano del lungomare labronico termina in prossimità del Castello del Boccale, nella zona più meridionale di Antignano. Da qui, lungo la via Aurelia (che assume la denominazione di via del Littorale), si apre un tratto di costa a strapiombo sul mare particolarmente suggestivo, conosciuto indicativamente come “Il Romito”, dove emergono i segni delle antiche postazioni d'avvistamento (la Torre di Calafuria e il Castello Sonnino) ed è questa la zona che andremo a visitare oggi. Risaliremo per le Colline sovrastanti (di cui la scogliera è parte integrante) a partire dal Marroccone, e, dalla "voltina" , per uno stradello bianco arriveremo fino al "semaforo" (tempo h. 1-1,30) facendo un percorso non troppo impegnativo e breve che, arrivando sopra Calafuria ed al Catellaccio, ci porterà infine a scendere a Calignaia, per capire, se ci si riesce, godendo dall’alto del bellissimo panorama sulle isole dell'Arcipelago Toscano, il motivo per cui un territorio di così ampio interesse paesaggistico e ambientale non venga ancora valorizzato, come del resto tutto il Parco delle Colline livornesi, come sen’altro meriterebbe.Info: Luciano Suggi 0586 406468 ore serali o 339 8700530 –
Due iniziative di ampio respiro (Pasqua 2010 a Napoli e settimana verde in Austria , a luglio), non gestite dall’Associazione ma proposte da Silvana. Essendo Silvana un’associata ed essendo le proposte “un qualcosa in più”, che poi starà ai singoli valutare, le inseriamo in visione nel programma, rimandandovi però, per ogni info in merito a Silvana Malevolti: silvana.malevolti@virgilio.it o 335 7833238.

L'Isola di Pianosa, perla del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, permette la balneazione solo su una spiaggia, anche se con dei fondali splendidi e ricchi di pesce, e, grazie al penitenziario ed ai vincoli dati dal Parco, é rimasta praticamente incontaminata da almeno 150 anni. Questo, il territorio, in gran parte a macchia ed in piccolissima parte coltivato ad olivo, che andremo ad esplorare oggi, con sosta e bagno a Cala San Giovanni, gioiellino dalla sabbia bianca e con ancora visibili i ruderi di una villa romana.
Note geografiche: la quinta, per estensione, delle sette isole dell'Arcipelago Toscano, situata a 13 km a Sud-Ovest (SW) dell'isola d'Elba con superficie di 10,3 Km quadrati ed un perimetro costiero di circa 18 km. Attorno all'isola, nel raggio di 1 miglio sono vietati navigazione e pesca e l'accesso è demandato ad un permesso rilasciato dalla Direzione del Parco.

Note storiche: Nel 1858 viene istituita dal Granducato di Toscana "la colonia penale agricola della Pianosa" e vi fu detenuto, nel 1932, per motivi politici, anche il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. In epoca moderna l'isola è nota per aver ospitato un penitenziario di massima sicurezza, dove erano detenuti soprattutto pericolosi esponenti della mafia e appartenenti a organizzazioni terroristiche. Il carcere fu chiuso nell'agosto 1998 ed ha contribuito a conservare l'ambiente naturale marino e terrestre assolutamente intatto.

Note di viaggio: imbarco da Piombino, Prenotazione necessaria entro il 30 aprile perché si devono chiedere permessi e garantire il noleggio della guida e dell’imbarcazione, in tempo utile. Mario Chelli cell. 338 5907320 o 0586 852875 (ore serali) .
nb: l'imbarco non sarà a Marina di Campo come normalmente avviene ma a Piombino e quindi tutto sarà semplificato.
per maggiori info su Pianosa, vi rimandiamo a questi due siti dedicati all'isola:
http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Pianosa

21.03 - S. Anna di Stazzema - Anello del M. Lieto (E) Ritrovo ore 10,30 direttamente al parcheggio del Museo di S. Anna di Stazzema.
05.04 : Stazzema - Foce di Petrosciana - Casa del Monte - Foce di Valli (E/L) Ritrovo ore 9,30 al Palazzo Mediceo di Seravezza
18.04 : Una giornata al lago e dintorni: Pontecosi (T) Ritrovo ore 10,30 al Bar Il Pescatore di Borgo a Mozzano.
01.05 : Colonnata - Foce Luccica - Casa Pisani (Ontani Napoletani) (E/L) Ritrovo ore 9,30 Autogrill Versilia est
02.05 : Pruno - Mosceta (E/L) Ritrovo ore 9,30 al Palazzo Mediceo di Seravezza
16.05 : Isola Santa - Col di Favilla - Puntato - Rif. La Quiete (E) Ritrovo ore 9,30 al Palazzo Mediceo di Seravezza
23.05 : Sambuca Pistoiese: sulle tracce degli antichi carbonai (con visita museo e bottega cianfrusaglie) (T) Ritrovo da definire.
13.06 : Stazzema - Foce delle Porchette - Anello M. Croce (E/L) Ritrovo ore 9,30 al Palazzo Mediceo di Seravezza
11.07 : Alpe S. Antonio - Colle Panestra - M. Rovaio (E) Ritrovo ore 10 al Bar Il Pescatore di Borgo a Mozzano.
18.07 : Monzone - Aiola - Vinca (E/L) Ritrovo ore 10 all’Autogrill Magra Est
NAPOLI SOPRA E SOTTO
Positano e Amalfi
Sabato 3 aprile: LIVORNO/CASERTA/NAPOLI
Partenza in prima mattinata da Quercianella e Livorno con Autopullman Gt. Percorso autostradale con brevi soste. Pranzo libero durante il percorso. Arrivo a Caserta e visita guidata del Palazzo Reale e dello splendido Parco . Al termine proseguimento per Napoli Sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.
Domenica 4 Aprile: COSTIERA AMALFITANA IN NAVE
Prima colazione in hotel. Partenza in traghetto da Napoli per Positano e visita di questo meraviglioso antico borgo marinaro dalle bianche case pittorescamente scaglionate a terrazze. Partenza per Amalfi. Arrivo e pranzo Pasquale in ristorante. Visita di Amalfi: il Duomo che domina dall’alto di una scalinata la pittoresca piazza omonima ed il Chiostro del Paradiso. Rientro in nave a Napoli. Cena e pernottamento.
Lunedi 5 Aprile: NAPOLI SOTTERRANEA/LIVORNO
Prima colazione in hotel. Incontro con la guida e visita della Napoli sotterranea. Un viaggio alla scoperta del sottosuolo napoletano, un’esperienza di grande suggestione che rimane scolpita nella memoria. Pranzo in hotel. Nel pomeriggio partenza per il rientro in sede con arrivo previsto in serata.
Note di viaggio:
Viaggio di a/r in Pullman Gt – Sistemazione in hotel 4 stelle a Napoli in camere doppie – Trattamento di pensione come da programma incluso bevande – Trasferimento in traghetto Napoli - Positano ed Amalfi – Pranzo in ristorante a Positano il secondo giorno – Guida a disposizione per la visita della Napoli Sotterranea e per la Reggia di Caserta – Ingresso alla Napoli Sotterranea e alla Reggia di Caserta - Ns. accompagnatore – Assicurazione di viaggio.
PER ISCRIZIONI ED
INFORMAZIONI SILVANA 335 7833238
SETTIMANA VERDE: FULPMES,VALLE DELLO STUBAI – AUSTRIA
24- 31 luglio 2010
Sabato : ITALIA/INNSBRUCK/FULPMES
Ritrovo dei Sigg. Partecipanti a Quercianella e Livorno e partenza in autopullman GT per Innsbruck. Brevi soste durante il percorso e pranzo libero. Arrivo nel capoluogo del Tirolo, la città che conserva tanti bei monumenti come il celebre “Tettuccio d’Oro” e l’Hofburg. Visita libera della città.
Proseguimento perFulpmes.
Questa località di villeggiatura, situata nel cuore della Valle di Stubai a
930 m, è ideale per vacanze con tutta la famiglia. Qui ai piedi della
Schlick 2000 le possibilità per il tempo libero sono infinite. Una piacevole
passeggiata per i prati soleggiati permette di godersi lo scenario naturale
a pieno.
Sistemazione in hotel. Il gruppo verra’ accolto con un gradevole drink di benvenuto e dopodiche’ verranno assegnate le camere, tutte molto grandi, provviste di bagno o doccia, TV-color, radio, telefono, cassaforte, phon e accesso internet. La colazione a buffet comprende cibi caldi e freddi mentre la cena è servita al tavolo e offre tre-quattro portate a scelta più menù vegetariano, sempre diverse ogni giorno e con un gran buffet di antipasti e insalate a disposizione. A disposizione gratuita degli ospiti una splendida zona relax con grande piscina coperta, idromassaggio, sauna, bagno turco (gli accappatoi sono forniti dall’hotel e anche gli asciugamani e i teli piscina...). Cena e pernottamento in hotel.
Domenica : FULPMES E DINTORNI
Nella mattina, dopo la prima colazione, tempo a disposizione oppure partenza in funivia ed escursione facile (a piedi) di circa 1 ora fino al monastero di Maria Waldrast: e’ uno dei più interessanti monasteri del Tirolo, non solo per la sua meravigliosa posizione a 1641 metri di altitudine, ma sopratutto per la famosa sorgente, nota per le sue virtù curative. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio tempo a disposizione. Cena e pernottamento.
Lunedi : LE BELLEZZE DEL TIROLO
Prima colazione in hotel e partenza per la miniera d’argento di Schwaz. La visita si svolge su un piccolo trenino che attraversa la miniera, che fu costruita nel 1491, un avventura unica per grandi e piccoli.. Pranzo in ristorante a Schwaz.
Nel pomeriggio proseguimento per la visita al superbo castello di Tratzberg, un gioiello del Rinascimento nella valle dell’Inn che venne costruito nel XIII secolo, come una vera e propria fortezza di confine, voluta dall'Imperatore Massimiliano I per difendersi dai Bavaresi. Fu solo nell'anno 1847, quando il Conte Enzenberg ne entrò in possesso, che l'edificio tornò ad essere un vero castello tirolese del XVI secolo, finalmente aperto al pubblico. Al termine rientro in hotel. Cena e pernottamento.
Martedi : FULPMES e INNSBRUCK
Prima colazione in hotel. Partenza partenza con il trenino della Valle dell’Inn che da Fulpmes, attraverso i boschi, arriva in centro di Innsbruck. Visita facoltativa dell’ Alpenzoo ed al termine rientro in hotel per il pranzo. Cena e pernottamento.
Mercoledì: SALISBURGO
Dopo la prima colazione escursione a Salisburgo. Visita guidata dell’incantevole città, situata sul fiume Salzach. Di particolare interesse la Cattedrale, la Casa di Mozart, la Fortezza di Hohensalzburg. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio tempo libero per ulteriori visite individuali dopodiché partenza per il rientro in hotel. Cena e pernottamento.
Giovedi : FULPMES
Prima colazione in hotel. Mattina a disposizione per attivita’ individuali. Pranzo. Nel pomeriggio escursione alla gola di Leutasch. Rientro in hotel, cena e pernottamento.
Venerdi : LINDERHOF – Castello di Ludwig
Prima colazione in hotel e partenza per la visita del castello di Linderhof , residenza fiabesca del famoso re Ludwig II di Baviera. Visita degli appartamenti di gala e del parco. Proseguimento per l’abbazia di Ettal. L'abbazia benedettina di Ettal, a pochi km dal castello di Linderhof, è stata fondata nel 1330 e rappresenta una delle testimonianze più notevoli del barocco bavarese. Appena entrato, il visitatore rimane quasi abbagliato dalla grande ricchezza: stucchi dorati, statue di santi e putti, i dipinti degli altari e la straordinaria cupola affrescata dalla quale pende un lampadario di cristallo. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio proseguimento per la cittadina di Oberammergau definita la "cartolina della Baviera", questa piccola cittadina deve la sua fama alle case splendidamente affrescate, ai suoi intagliatori, alla rappresentazione della Passione di Cristo e alle piste da sci. Rientro in hotel. Cena e pernottamento.
Sabato : FILPMES/LIVORNO
Prima colazione in hotel. Al termine inizio del viaggio di ritorno con arrivo alle sedi in serata. Pranzo libero durante il percorso.
Note di viaggio:
Viaggio di a/r in Pullman gt .- Sistemazione in hotel 4 stelle centrale a Fulpmes – Trattamento di pensione completa per tutto il soggiorno - Escursioni e visite come da programma – Pranzi in ristorante ove previsto – Accompagnatore.
Informazioni ed Iscrizioni: Silvana 335 7833238
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Chi
siamo?
Possiamo sentirci di affermare di non essere un’associazione per il turismo, almeno non come comunemente la si potrebbe intendere, perché non avendo finalità di guadagno non siamo interessati “a far cassa” , pensandoci piuttosto -ma non solo- come un gruppo di amici che si ritrovano per uscire insieme ma anche per confrontarsi e per discutere e riflettere...........riportando poi il tutto nei forum, nelle iniziative non solo gite, nei dibattiti, nelle iniziative nazionali etc.etc..........tempo libero ed idee, insomma.
Essere
un punto d’incontro è dopotutto la nostra ambizione, un modo per trascorrere una
domenica ma anche un mezzo per esprimersi liberamente, su
tematiche ambientali o quant’altro ci interessi, aperti e favorevoli alla
circolazione delle idee, potendo ciascun associato proporre problematiche ed
iniziative e diventare da
iniziale utente a parte attiva e dirigente dell’Associazione stessa, con la
massima agilità.
Un
Direttivo esiste, è vero, ma solo per rendere esecutiva la progettazione e
tale Direttivo viene comunque eletto in modo partecipato, come pure
partecipate e concordate in regolari incontri associativi, ai quali ciascun
socio è invitato, sono le linee guida stesse del programma portato avanti
annualmente.
In
“un’ottica di gestione dalla base”, queste le linee guida di ogni
programma :
Seguendo queste linee di tendenza, a parte l'escursionismo e tutte le attività in programma,
abbiamo preso posizione sulle tematiche no gas offshore, Camp Darby, Porta a Mare, Ripubblicizzazione dell’acqua. Per approfondire, potete visionare i link dedicati, su questo stesso sito:
No gas offshore:
indipendentemente da ogni
considerazione in merito (sicurezza, il gas come fonte di energia, esauribile
anch’essa, o fonti alternative etc.etc.etc.) ci sarebbe piaciuto, in una
democrazia, lasciare che fosse la gente a dire se il bene pubblico (il
territorio) può o meno essere utilizzato per un determinato scopo o meno (e per
la T.A.V il concetto è analogo).
Camp
Darby: non pensiamo che le guerre possano essere la soluzione per risolvere
i conflitti, anche perché generalmente si fanno per motivi economici ed il
diritto della forza, nel terzo millennio, dovrebbe essere sostituito dalla forza
del diritto. Proprio per questo però, siamo favorevoli alla riconversione delle
basi militari ad usi civili, restituendo il territorio a questi scopi.
Ampliamento base militare di Vicenza (Dal Molin)
Se partecipiamo alla marcia della Pace Perugina/Assisi,
siamo evidentemente contrari alle logiche di guerra sul Territorio.
L'allargamento della base Usa a Vicenza, oltretutto, negherebbe tout court la riconversione ad usi civili di tutte le basi militari Usa e Nato dislocate sul nostro territorio, quella di Camp Darby compresa, il più grande insediamento americano in Europa, con buona pace dell’ utilizzo di questi spazi a favore dello sviluppo, culturale e soprattutto economico, del nostro territorio.
Porta a
mare: non siamo contrari per principio ad ogni novità che porti lavoro e
benessere alla città di Livorno, un nuovo quartiere con centro commerciale non
ci sembra tuttavia la soluzione migliore, lasciando tutto il resto com’è
adesso: il piccolo commercio che va in malora, gli arredi urbani fatiscenti ed
una città brutta e non turistica, l’ATL allo sbando etc.etc……………fermo
restando che se la Porta a Mare non è prevalentemente una grande opera di
speculazione edilizia ma un’iniezione di benessere per tutti, ben venga
ma…………….quali sono i “dati alla mano” e i prospetti economici in
proiezione che lo dimostrano? In attesa di avere informazioni dettagliate su
questo...... non siamo favorevoli.
ripubblicizzazione dell’acqua:
L'acqua è
una risorsa vitale per le persone ed indispensabile per l'ecosistema,
Queste comunque sono solo alcune delle tematiche partecipate e condivise, scaturite da sollecitazioni degli associati, nulla vietando che se ne possa investigare altre........
E questo è tanto vero che esiste uno spazio aperto nel sito ( e ovviamente nell'Associazione) per coloro che comunque vogliano esprimersi o con le iniziative escursionistiche o con le foto o con poesie o con opinioni.
Per maggiori dettagli sul chi siamo, vi rimandiamo in ogni caso anche ad una nota più ampia reperibile sia in spazio soci al" chi siamo", come anche ai link in home page (attività, obbiettivi, la nostra storia – proprio dagli inizi.
x regolamento escursioni: al fine di razionalizzare la partecipazione alle iniziative e sapere chi viene e quanti siamo, quando ci si iscrive ad una iniziativa, occorre lasciate nome, numero partecipanti ed eventuale recapito telefonico, entro il venerdi precedente, per essere comunque avvertiti anche all’ultimo momento qualora l’iniziativa si dovesse rimandare per maltempo o contrattempi vari. Per partecipare poi, occorre essere in regola con il tesseramento (controlliamo quindi la data di scadenza sul tesserino o anche sull'indirizzo in busta) perchè la quota del tesseramento serve a coprire le spese vive di gestione....... francobolli, stampati, canone internet, c/c postale, spese varie in occasioni di manifestazioni, etc.etc…. ).
In
ultimo, si ricorda anche che non essendoci un guadagno da parte di nessuno, né
l’Associazione né i referenti occasionali - del resto anch'essi soci e non
accompagnatori professionali - saranno mai da considerarsi responsabili
per eventuali incidenti ( anche se improbabili) che possano verificarsi in occasione delle diverse
iniziative, essendo le medesime da considerarsi come un fatto tra amici e
potendo ciascun socio indistintamente trovarsi egli stesso ad essere
accompagnatore, senza una particolare o specifica delega in merito.
NB: L’accettazione di questo regolamento è condizione indispensabile per poter partecipare alle diverse attività e partecipando se ne diviene di fatto e consapevoli e d’accordo. Si raccomanda comunque di verificare sempre le proprie condizioni fisiche prima di ogni iniziativa, se ci si considera a rischio, benchè le singole iniziative siano comunque verificate per essere alla portata di tutti.
La
quota associativa, per coprire i
costi di gestione che esistono, indipendentemente da tutto, è per il
2010 di 15 euro (20 la quota familiare) e può essere
corrisposta contestualmente alla partecipazione ad una iniziativa o con
versamento su c/c 28804508 intestato ad Agireverde Livorno via A.Frank 17
57124 Livorno
A
margine si ricorda che vengono
tenuti regolarmente degli incontri in cui si discute dell’Associazione ed
altro e per partecipare, per essere informato quindi di date ed orari, è
sufficiente o che scriva ad agireverde@tin.it
oppure che telefoni ad uno qualsiasi dei referenti delle diverse iniziative.
AGIREVERDE Associazione per l'Ambiente,
via Anna Frank 17 57124 Livorno
www.agireverde.it
mail: agireverde@tin.it
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